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La Cambogia continua a bloccare le commemorazioni per l’analista assassinato Kem Ley

La polizia ha impedito a una ventina di monaci e giovani attivisti cambogiani di tenere una cerimonia di preghiera buddhista vicino alla stazione di servizio dove il 10 Luglio 2016 venne ucciso un analista politico. Foto dalla pagina Facebook del Cambodian Center for Human Rights.

In Cambogia la polizia e le autorità locali hanno impedito [en, come tutti i link successivi se non indicato diversamente] a singoli cittadini e a gruppi di organizzare commemorazioni per il quarto anniversario della morte dell’analista politico Kem Ley.

Kem Ley è srato ucciso in una stazione di servizio il 10 luglio 2016. Molti sospettano che l’omicidio potrebbe essere riconducibile al suo lavoro di opinionista e analista politico. Il suo assassinio è avvenuto alcuni giorni dopo aver rilasciato un’intervista alla radio a proposito di un servizio di Global Witness che descriveva la corruzione sotto il governo di Hun Sen, al potere fin dal 1985.

L’uomo condannato per l’omicidio ha affermato di aver ucciso Kem Ley poiché quest’ultimo gli doveva del denaro. Ma organizzazioni della società civile hanno sollevato dei dubbi riguardo all’indagine e al processo, insistendo che gli autori del crimine devono essere ancora individuati.

A partire dal 2016 diversi gruppi e singoli cittadini organizzano ogni anno attività per celebrare l’anniversario, mentre le autorità dispiegano decine di poliziotti per disturbare queste cerimonie e importunare i partecipanti.

Quest’anno non è andata diversamente.

Nella mattina di oggi, 8 luglio 2020, circa 20 tra giovani e monaci sono stati ostacolati quando hanno provato a radunarsi presso la stazione di servizio Bokor Caltex a Phnom Pehn per commemorare il quarto anniversario dalla morte del Dott. Kem Ley, colpito a morte in pieno giorno da un uomo armato.

L’8 luglio la polizia ha impedito a un gruppo di monaci e giovani attivisti di celebrare un memoriale presso la stazione di servizio dove venne ucciso l’analista deceduto. Sono invece stati costretti a pregare su un marciapiede situato a più di 100 metri dal luogo.

Quel giorno un giovane che indossava una maglietta raffigurante il volto di Kem Ley è stato arrestato.

Un giovane che indossava una maglietta raffigurante il Dott. Kem Ley con il messaggio “Dott. Kem Ley è la leggenda della libertà di espressione” è stato condotto alla stazione di polizia del distretto Chamkar Morn #KemLey

Il giorno dopo, un gruppo di giovani leader è stato bloccato dalle forze di sicurezza mentre si recava presso la casa della famiglia di Kem Ley a Takeo.

Un altro convoglio di monaci e attivisti è stato fermato il 10 luglio. Ma i sostenitori dell’opinionista assassinato hanno continuato a onorarlo intraprendendo una marcia di diversi chilometri.

Kem Ley, l’uomo che diceva la verità in faccia ai potenti, perseguita ancora le autorità. Benché vi fossero diverse persone per commemorare il quarto anniversario dal suo omicidio, 19 tuk tuk e un bus sono stati bloccati costringendole così a camminare per circa 8 km fino alla sua casa. Mi sono unito a loro per mostrare la nostra solidarietà e chiedere GIUSTIZIA!

Chheang Sinath, autista di tuk tuk (veicolo a tre ruote) e membro della Independent Democracy of Informal Economy Association, ha criticato le azioni delle autorità in un’intervista con VOD News:

We just came to participate and show respect. Just participating and remembering [Kem Ley’s] sacrifice for society is seen as a wrongdoing [by authorities]. This is not appropriate unless we hold a demonstration or protest something. This is just a ceremony to pay gratitude to him, but authorities tried to stop us.

Eravamo solo andati per partecipare e manifestare rispetto. Solo partecipare e ricordare il sacrificio [di Kem Ley] per la società viene visto come un misfatto [da parte delle autorità]. Ciò non è giusto finché non organizziamo una manifestazione o una protesta contro qualcosa. Questa è solo una cerimonia per mostrare gratitudine nei suoi confronti, ma le autorità hanno provato a fermarci.

Il Venerabile Bo Bet, un monaco della pagoda di Phnom Penh, ha espresso la propria frustrazione poiché al suo gruppo di 10 monaci non è stato consentito di rendere omaggio a Kem Ley:

We want to pay respects at the place he was killed, and we will also hold ceremonies at other places. We come here and want to burn incense. We want to hold funeral rites at the site. We want to remember his good deeds here because we do this only once a year.

Vogliamo rendere omaggio nel luogo dove venne ucciso e terremo anche cerimonie in altri luoghi. Veniamo qui e vogliamo bruciare incenso. Vogliamo celebrare riti funebri in questo sito. Vogliamo ricordare le sue buone azioni in questo luogo poiché lo facciamo solo una volta all’anno.

La moglie e i figli di Kem Ley erano stati obbligati a cercare asilo politico in Australia in seguito alla sua morte. Bou Rachana ha ringraziato per il loro impegno i sostenitori del marito assassinato:

I admire them the most because they know that every year when there is any celebration [of Kem Ley], authorities will always ban [gatherings] and use violence against them, but they still strongly participate. I respect their kind hearts.

Li ammiro tantissimo poiché sanno che ogni anno quando c’è una qualsiasi celebrazione [di Ken Ley], le autorità proibiscono [i raduni] e usano violenza contro di loro, ciononostante continuano ancora a partecipare con fermezza. Rispetto i loro cuori gentili.

Le autorità di Takeo fermano le associazioni e i gruppi di giovani a metà strada mentre stanno andando a partecipare al quarto memoriale della morte del Dott. Kem Ley.

Oltre 30 organizzazioni della società civile hanno firmato una dichiarazione per chiedere al governo cambogiano di costituire una commissione indipendente e imparziale per indagare a fondo sull’omicidio.

Hanno anche condannato le continue persecuzioni contro i sostenitori di Kem Ley:

The Cambodian government’s continued harassment of human rights defenders, labor activists, monks, journalists, members of the political opposition, and others critical of the government reflects a systematic culture of impunity that protects those responsible for the death of Kem Ley, and cracks down on any form of expression or information deemed critical of the government.

Le continue persecuzioni da parte del governo cambogiano contro difensori dei diritti umani, sindacalisti, monaci, giornalisti, membri dell’opposizione politica e altri critici del governo, riflettono una cultura sistematica di impunità che protegge i responsabili della morte di Kem Ley, e reprimono qualsiasi forma di espressione o informazione ritenuta critica nei confronti del governo.

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