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La Nigeria dichiara lo “stato di emergenza” per gli stupri e le aggressioni sessuali

Alcune componenti di Triple G: Girls Go for Greatness di Lagos e dello stato di Ogun al seminario “Guard Against Rape” a Lagos, 13 febbraio 2016, via CEE Hope su Flickr CC BY 4.0.

A giugno, la Nigeria ha dichiarato lo stato di emergenza [en, come i link di seguito, salvo diversa indicazione] per stupri e violenze sessuali in tutti i 36 stati nigeriani.

All'inizio dello stesso mese, alcune attiviste di gruppi femminili hanno marciato e mandato un promemoria alla Camera dei Rappresentanti nigeriana chiedendo alla Nigeria di adottare e applicare in modo adeguato il Violence Against Prohibition Person’s Act (VAPP) del 2015 (Legge contro la violenza alle persone).

A scatenare la manifestazione sono stati dei violenti casi di stupro verificatisi a maggio e a giugno: Barakat Bello è stata stuprata e uccisa nella sua abitazione; Vera Uwa Omozuwa è stata uccisa nella sua chiesa a Benin City, nella Nigeria meridionale; e una dodicenne è stata stuprata da 11 uomini a Jigawa, nel nord della Nigeria.

Nonostante la dichiarazione di questo nuovo stato di emergenza, persiste una cultura dello stupro e della sua impunità; le vittime hanno quindi difficoltà a far condannare i loro aggressori. Secondo le Nazioni Unite, una ragazza o donna su quattro verrà stuprata o aggredita sessualmente prima di compiere 18 anni. Ciò nonostante, la Nigeria registra meno di 80 condanne per stupro.

La VAPP garantisce alle vittime di stupro e aggressione sessuale il diritto di effettuare esami fisici e fisiologici; gli aggressori giudicati colpevoli di un crimine a sfondo sessuale potrebbero scontare dai 14 anni di carcere all'ergastolo.

Per ora, dei 36 stati della Nigeria, solo 17 hanno applicato la VAPP nella legislazione di stato.

Il Vice-Presidente Yemi Osinbajo ha twittato:

Nella nostra società, non c'è posto per la violenza di genere, lo stupro e l'aggressione sessuale. Sono comportamenti inaccettabili e infangano la nostra umanità collettiva e la nostra dignità come popolo e come nazione.

Un caso di stupro altisonante

Il recente e altisonante caso di stupro che ha visto coinvolto il popolare musicista nigeriano D'banj è un richiamo agghiacciante al persistere di una cultura dello stupro, nonostante la dichiarazione dello stato di emergenza.

Il 3 giugno, una donna di nome Seyitan Babatayo ha dichiarato, in una discussione su Twitter poi rimossa, che l'artista Oladapo Daniel Oyebanjo, noto come D'Banj, è entrato nella sua stanza d'hotel e l'ha stuprata.

Seyitan ha deciso di rendere pubblica la sua storia perché voleva mostrare l'ipocrisia di D'banj, dopo che il musicista aveva dichiarato di essere solidale alla campagna #NoMeansNo.

D’banj nega le accuse e su Twitter scrive:

Innocente fino a prova contraria… BASTA PROCESSI SUI SOCIAL MEDIA… DICIAMO NO ALLO STUPRO E ALLE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI

Il 23 giugno, Seyitan ha rilasciato una dichiarazione ufficiale tramite un rappresentante legale con Stand To End Rape (STER), descrivendo nel dettaglio il terribile calvario attraversato dopo le sue affermazioni pubbliche:

COMUNICATO STAMPA: Dichiarazione della signorina Seyitan Babatayo sulla sua denuncia di stupro contro il Sig.Oladapo Daniel Oyebanji e sulla sequenza temporale degli eventi da quando ha condiviso la sua esperienza.

Stando alla sua dichiarazione, Seyitan ha denunciato il suo caso alla polizia il 6 giugno, ma gli agenti non hanno avviato alcuna indagine. Tuttavia, il 16 giugno, Seyitan ha detto di essere stata arrestata nel suo appartamento a Lagos da quattro agenti in borghese, senza un mandato, ed è stata sottoposta a un fermo di 48 ore.

In quello stesso periodo, la polizia avrebbe avuto accesso al suo account Twitter. I suoi tweet accusatori furono cancellati e sostituiti con due nuovi tweet: uno in cui ritrattava le sue dichiarazioni e l'altro in cui promuoveva la nuova musica di D'banj.

In seguito alla dichiarazione della donna, gli utenti di internet e gli avvocati hanno espresso il proprio disappunto verso le forze di polizia. Subito dopo, le forze di polizia nigeriane hanno ufficialmente citato in giudizio D'Banj e hanno aperto le indagini sul caso.

È assurdo. La polizia nigeriana deve perseguire D'Banj anche per sequestro/privazione della libertà (s269/270) per aver ostacolato la giustizia (s97) e per aver mosso accuse false (s93), in base al diritto penale di Lagos.

E dovrebbe anche punire gli agenti che lo hanno favorito.

Lo stato di emergenza implica l'obbligo per la polizia di prendere sul serio i casi e le denunce di stupro, ma le donne hanno riportato incidenti in cui gli agenti di polizia, sia uomini che donne, spesso congedano questi casi, incolpano le vittime o aggrediscono i loro rappresentanti legali.

Protestate e verrete messe a tacere o arrestate

In Nigeria, le donne si stanno attivando sempre di più con movimenti di protesta e denunce sui social media per far condannare i colpevoli. Ma queste azioni a volte possono aumentare il rischio di violenze ai danni delle attiviste che osano far sentire la propria voce.

Nel 2019, Fakhrriyyah Hashim ha coniato l'hashtag #ArewaMeToo, per evidenziare la gravità della violenza domestica e di genere nel nord della Nigeria. Arewa in lingua hausa significa “nord”. Le donne affrontano una vastità di pericoli in tutta la Nigeria patriarcale, ma essere una donna nel nord del Paese è ancora più rischioso, poiché in queste aree la religione e il collettivismo sono spesso usati come strumenti di oppressione.

Nei suoi tweet, Hashim ha affermato che Abubakar Sadiq Aruwa, l'allora consigliere speciale del governatore dello Stato di Kaduna, aveva stuprato o aggredito sessualmente diverse donne e ragazze. Nell'ondata di tweet e post sotto l'hashtag #ArewaMeToo, Aruwa è stato uno degli uomini più in vista della regione settentrionale a essere menzionati:

Da quel che si dice, per anni, @MusadiqZ si sarebbe dato da fare per trovare ragazze vulnerabili e abusare di loro, perché sapeva che l'età era un fattore importante; può spaventarle e costringerle a fare tutto ciò che vuole lui, anche nascondendo loro oggetti personali che poi usa per ricattarle.

Anche Maryam Awaisu, un'amica di Hashim, si è unita al movimento condividendo storie presunte di donne e ragazze vittime di molestie e abusi sessuali nel nord della Nigeria; molte di loro sono minorenni e frequentano le scuole medie o superiori.

Awaisu, che su Twitter usa il nickname “Ice131Queen”, ha scritto:

Verremo a cercarvi per le vostre nefandezze e tutto ciò a cui tenete. Per le vostre reputazioni inesistenti. I vostri lavori. I vostri modi sfacciati. Cari Satana in forma umana, indossate le scarpe da corsa. Perché il tornado #ArewaMeToo è SOLO all'inizio.

Le accuse contro MusadiqZ sono qui, dopo un'indagine accurata (da parte di @FakhuusHashim @fatousky @crankysolicitor @KingNelo2 @AmiraYSalisu @AhmadJaafaru @FatimaSalihijo @_AfricanHippie @Ice131Queen e molte altre). In allegato, c'è la sua foto. Uomo avvisato!

Nota: Tutte le accuse provengono da testimonianze oculari delle sue vittime, prevalentemente ragazze minorenni. Sono state raccolte scrupolosamente nel corso di mesi.

Circostanze contingenti ci hanno imposto di mantenere anonime le identità di queste vittime.

In risposta, Aruwa ha rilasciato una dichiarazione tramite i suoi avvocati, sostenendo che quelle accuse sono “affermazioni diffamatorie” sulla sua persona e “accuse di stupro pretestuose e infondate”, provenienti da una lista di sette profili Twitter menzionati nella lettera.

Il 19 febbraio 2019, Awaisu è stata arrestata dall'unità di Abuja della Squadra speciale nigeriana antirapina, per via del suo coinvolgimento diretto nel movimento #ArewaMeToo. Il suo arresto sarebbe una risposta diretta alla dichiarazione di Aruwa.

Amnesty International ha rilasciato una dichiarazione in difesa di Awaisu, affermando che gli agenti hanno tentato di violare la sua privacy:

While arresting Maryam, the police attempted to gain access to her laptop and mobile phone by force; this is clearly an effort to access the sensitive evidence she and other human rights defenders have been gathering to seek justice for victims of sexual violence.

Mentre arrestavano Maryam, gli agenti di polizia hanno tentato di accedere al suo computer e al suo cellulare con la forza; si tratta chiaramente di un tentativo di accesso a prove sensibili raccolte da lei e altri difensori dei diritti umani per avere giustizia per le vittime di violenza sessuale.

Awaisu venne rilasciata il giorno seguente, dopo un fiume di tweet e dichiarazioni da parte di gruppi di sostegno che ne chiedevano la scarcerazione.

“Le autorità devono rilasciare Maryam Aiwasu immediatamente e senza condizioni, poiché non ha fatto altro che parlare a difesa dei diritti delle donne”.

L'arresto di Awaisu dimostra che in Nigeria la polizia ha la tendenza a favorire le persone dotate di potere finanziario e di un certo status sociale, a danno delle vittime donne.

In una conversazione con Global Voices il 16 giugno, Awaisu ha affermato che è fondamentale riformare la polizia:

We’d have to educate the designated law enforcement on what works and what doesn’t since it’s their duty to escalate these issues. There are only so many people activists can reach, so the police need to be taught and they need to be trained.

Dovremmo educare le forze dell'ordine designate su cosa funziona e cosa no, poiché è loro dovere dare la priorità a queste cose. Gli attivisti possono arrivare a molte persone, perciò la polizia deve essere istruita e formata sul tema.

Organizzazioni come la Mayafi Initiative ora forniscono supporto legale e sociale in quasi ogni stato del nord, cosicché donne e ragazze possano cercare aiuto più facilmente. Ma le forze dell'ordine devono fare dei passi avanti per far condannare gli aggressori.

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