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La Republika Srpska accusata di seppellire il ricordo del genocidio con attrazioni turistiche

Screenshoot della pagina web dell’ Organizazione turistica del muncipio di Višegrad che promuove l'hotel Vilina Vlas, un ex campo di stupri e teatro di altri crimini di guerra, come un ottimo posto di villeggiatura.

Il Vilina Vlas, alle porte di Višegrad, nella Bosnia orientale, non è un hotel come gli altri, ma non si direbbe, visto il modo in cui le autorità del turismo della Republika Srpska propone di andarci in vacanza. 

Cercando informazioni sull'hotel e la spa su TripAdvisor [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] troverete il seguente avviso:

Due to a recent event that has attracted media attention and has caused an influx of review submissions that do not describe a first-hand experience, we have temporarily suspended publishing new reviews for this listing.

A causa di recenti eventi che hanno attirato l'attenzione mediatica e hanno provocato un afflusso di recensioni che non descrivono l'esperienza in prima persona, abbiamo temporaneamente sospeso la pubblicazione di nuove recensioni da questo elenco.

Il messaggio si riferisce probabilmente alla reazione online dei bosniaci dopo che le autorità della Republika Srpska [it], entità federale della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina, il mese scorso hanno iniziato a promuovere [sh] l'hotel come parte di un programma turistico sovvenzionato [sh].

Ma l'evento che ha realmente reso noto il Vilina Vlas è avvenuto durante la guerra in Bosnia (1992-1995), quando l'hotel è stato teatro di orrendi crimini di guerra perpetrati contro i bosniaci, in particolare le donne bosniache.

No, non siamo in The Handmaids Tale, è tutto vero: l'agenzia del turismo serba in Bosnia raccomanda Vilina Vlas, una spa/campo di stupri dove donne e ragazze di Višegrad venivano stuprate fino a restare incinte, molte sono state uccise e solo alcune sono sopravvissute. Nel 1992, in Europa!

Quoted tweet  by @VisitSrpska: If your choice for this year is to visit Višegrad Spa Complex, the Vilina Vlas Hotel enables use of the tourist vouchers for the quests from Republika Srpska, subsidizing part of the expenses for hotel accommodation…

Dal tweet di @VisitSrpska: Se la vostra scelta per quest'anno è di visitare le Spa di Višegrad, l'Hotel Vilina Vlas accetta i voucher turistici per gli ospiti della Republika Srpska, sovvenzionando parte delle spese per l'alloggio in hotel…

Luogo di omicidi e stupri

Nel 1991, quando la Jugoslavia ha iniziato a spaccarsi, l'etnia bosniaca costituiva più di metà della popolazione di Višegrad [it]. I progrom a danno dei bosniaci e l'emigrazione hanno drasticamente modificato questa demografia. I bosniaci tornati in patria compongono meno del 10% della popolazione cittadina.

La città ha visto alcune delle peggiori atrocità del genocidio [it] contro i bosniaci durante la guerra, compresi due roghi dolosi a distanza di appena due settimane nel giugno del 1992, che hanno ucciso complessivamente 123 civili bosniaci.

Tali atrocità sono state opera dei cugini Milan and Sredoje Lukić [it]. Entrambi sono stati condannati per crimini di guerra dal Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia (TPIJ) [it] nel 2009.

Vilina Vlas era uno dei più famigerati campi di detenzione e stupro controllati dai serbi durante il genocidio bosniaco. Centinaia di donne bosniache sono state tenute come schiave e abusate sessualmente ogni giorno da soldati serbi e paramilitari serbi e russi.

Il fatto che il Vilina Vlas resti un resort pienamente all'attivo e accolga turisti ogni anno è già abbastanza brutto per molte persone che sanno cosa vi sia accaduto.

Ma la paritcolare enfasi dei responsabili per il turismo della Republika Srpska per promuovere l'hotel [bosniaco] su Instagram e Twitter nell'ultima settimana di giugno ha provocato l'indignazione tra i bosniaci. Su Twitter, molti hanno usato il termine “turismo genocida” (genocidni turizam [sh]).

Firma questa petizione per chiedere a google di rimuovere la pubblicità di questo campo di stupri come destinazione turistica dal suo sito. Google: rimuovi l'hotel Vilina Vlas (come sito turistico) da Google Search e da Google Maps. – Firma la petizione!

Una simile occultazione non è nuova a Višegrad. Le autorità locali del turismo amano promuovere il vecchio ponte ottomano, una perla dell'architettura ottomana.

Eppure i turisti stranieri imparano raramente durante le visite in città che su quel ponte i musulmani bosniaci sono stati massacrati in massa.

Né imparano che le moschee della città, risalenti alla stessa epoca del ponte, sono state completamente distrutte durante l'assalto dei nazionalisti serbi.

Certe volte, la negazione del genocidio prende una forma ancora più attiva. Nel gennaio del 2014, le autorità della Republika Srpska hanno rimosso la parola genocidio da una pietra commemorativa nel cimitero bosniaco Stražište di Višegrad. Hanno anche cercato di demolire una delle case dove le persone sono state arse vive nel giugno del 1992. Ricostruita dai bosniaci rimpatriati, ora è un monumento commemorativo.

Un genocidio nascosto, lontano dall'attenzione internazionale

L'estrema violenza e depravazione avvenuta a Višegrad, e in generale della valle di Drina, così come in città e borghi nel nord-ovest della Bosnia e Erzegovina, durante quegli anni facevano parte di politiche genocide attuate dall’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia e Erzegovina [it] e vari gruppi paramilitari sotto il comando del generale Ratko Mladić [it], un criminale di guerra condannato.

Il loro successo fu dovuto in parte dal fatto che le attenzioni internazionali erano concentrate sull’assedio di Sarajevo.

Nel 1996, il corrispondente di guerra Ed Vulliamy racconta l’incontro con Nikola Koljević, un tempo associato del criminale di guerra Radovan Karadžić [it], nella hall di un hotel di Belgrado nel 1992.

Koljević ha deriso il giornalista perché lui e i suoi colleghi hanno impiegato così tanto per scoprire la rete di campi di concentramento gestita dai serbi in quella regione: OmarskaTrnopolje e Keraterm

So you found them! Congratulations!  It took you a long time to find them, didn’t it? Three months! And so near to Venice! All you people could think about was poor, sophisticated Sarajevo. Ha-ha!

E così li avete trovati! Congratulazioni! Ci avete messo tanto per trovarli, eh? Tre mesi! E così vicino a Venezia! Voi altri pensavate che fosse solo la povera, sofisticata Sarajevo. Ah-ah!

Prigionieri del campo di concentamento di Trnopolje, vicino Prijedor, Bosnia e Erzegovina, 1992. Foto concessa da ICTY via Wikipedia.

 

Costruire sopra i brutti ricordi

Emir Kusturica [it], regista serbo acclamato a livello internazionale, entrato nel business del turismo [it] dopo lo smantellamento della Jugoslavia, ha anche fondato una casa nella Višegrad post-genocidio.

Entrata principale di Andrićgrad, foto dell'utente di Wikipedia UkiUros, CC BY-SA 3.0.

Nel 2011 ha iniziato un progetto chiamato Andrićgrad (Andrić Town), dal nome del premio nobel Ivo Andrić [it], il cui romanzo storico Il ponte sulla Drina [it] è centrato sul vecchio ponte ottomano di Višegrad. Il complesso, anche noto come Kamengrad (Città di pietra) è progettato come un forte medievale.

Inoltre, il complesso di Andrićgrad è stato costruito affianco a un ex centro sportivo che 10 anni prima era stato utilizzato come campo di detenzione per civili bosniaci durante il genocidio.

La simpatia di Kusturica per il nazionalismo serbo non è molto nota al di fuori delle regioni dell'ex Jugoslavia.

Chi conosce le sue attività politiche, tuttavia, non sarà sorpreso dal fatto che abbia messo su una casa in un luogo in cui la mitologia nazionalista serba attuale e quella del passato si incontrano.

Nel 2012, la corte costituzionale del Montenegro ha rigettato la causa per diffamazione del regista [bosniaco] contro lo scrittore montenegrino Andrej Nikolaidi. Kusturica aveva fatto causa a Nikolaidis per aver insinuato [sh] nel 2004 che i film post-bellici di Kusturica erano finanziati dall'apparato di stato di Milošević o dallo stato serbo post-Milošević con unico obiettivo in mente: appoggiare la narrativa nazionalista serba. Nella Višegrad post-genocidio, Kusturica ha fondato un posto per scolpire questa narrativa nella pietra.

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