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Pastori angolani tagliano i ponti con la Chiesa Universale brasiliana

[La Chiesa Universale angolana cerca di sbarazzarsi della sua parte brasiliana. Screenshot di YouTube TPA] – 27 giugno del 2020, di Dércio Tsandzana.

Tutto è iniziato nel novembre del 2019, quando un gruppo di pastori angolani si è ribellato[pt,come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] alla IURD (Chiesa universale del Regno di Dio, una delle più grandi congregazioni neo-pentecostali del mondo) [it], per il suo modo di gestire la filiale di Angola.

In quel periodo, i pastori angolani hanno sottoscritto un manifesto con il quale accusavano le loro controparti brasiliane di corruzione e razzismo, e denunciavano la richiesta di vasectomie.

Nel giugno 2020, un gruppo di pastori angolani si è separato formalmente dalla IURD brasiliana e ha costituito la Chiesa universale dell'Angola. Il gruppo afferma di aver assunto il controllo del 42% dei luoghi di culto del paese.

BBC Brasil [pt, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] racconta che la Chiesa universale del Regno di Dio dell'Angola ha reagito con una nota ufficiale su ciò che è avvenuto:

Alguns templos no país foram invadidos por um grupo de ex-pastores desvinculados da Instituição por práticas e desvio de condutas morais e, em alguns casos, criminosas e contrárias aos princípios cristãos exigidos de um ministro de culto.

Alcuni templi del paese sono stati invasi da un gruppo di ex pastori che si sono distaccati dall'istituzione a causa di pratiche e condotte immorali, in alcuni casi, anche criminali e contrarie ai principi cristiani, che sono richiesti a un ministro del culto.

La polizia angolana è stata chiamata a rafforzare la sicurezza nelle chiese di diverse città e le autorità angolane hanno avviato un procedimento penale per indagare sulle azioni.

Il 23 giugno, il pastore Agostinho Martins da Silva, portavoce della cosiddetta Commissione di installazione della Chiesa universale del Regno di Dio riformato in Angola, ha dichiarato al giornale nazionale:

Os angolanos continuam a testemunhar actos de discriminação racial, castração, abortos forçados às esposas dos pastores angolanos e usurpação das competências da assembleia geral de pastores.

Tivemos uma reunião com a liderança brasileira, que prometeu fazer reformas em relação ao racismo, evasão de divisas, bem como a inserção de pastores angolanos e das respectivas esposas em postos de maior destaque na igreja, mas sem sucesso.

Os nacionais parecem estrangeiros e os estrangeiros tomaram o lugar dos nacionais no nosso próprio território.

Há pastores angolanos há mais de 18 anos na obra e com 40 anos de idade impedidos de casar por recusarem a vasectomia.

Noi angolani continuiamo ad essere testimoni di discriminazione razziale, castrazione, aborti forzati delle mogli di pastori angolani e dell’usurpazione dei poteri da parte dell'assemblea generale dei pastori.

Abbiamo partecipato ad un incontro con la leadership brasiliana, che ha promesso, tuttavia, senza effettivi risultati, di dare il via a riforme riguardanti il ​​razzismo, l'evasione monetaria e di collocare i pastori angolani e le rispettive mogli in posizioni di maggiore rilevanza nella Chiesa.

I cittadini sembrano stranieri e gli stranieri hanno preso il loro posto nel nostro territorio.

A pastori angolani di 40 anni, con più di 18 anni di lavoro, è stato impedito di sposarsi per aver rifiutato di essere sottoposti ad una vasectomia.

Il gruppo di ex pastori sostiene che sarà il vescovo Valente Bezerra Luiz a prendere il controllo della Chiesa universale in Angola. Il vescovo, secondo il gruppo, infatti, era  il vice presidente della chiesa.

Il 26 giugno, il gruppo dissidente ha annunciato la chiusura delle chiese in tutto il paese per mancanza di garanzie di sicurezza nei confronti di pastori e praticanti.

In un video pubblicato su Twitter il 28 giugno, un pastore angolano ha affermato che i brasiliani stavano promuovendo azioni che violavano i diritti umani e la Costituzione della Repubblica dell'Angola:

I giovani della Chiesa universale dell'Angola 🇦🇴 rivendicano la riforma nella chiesa.

I  pastori della Chiesa universale sono stati espulsi dai templi dell'Angola.
Sono stati cacciati, molti sono finiti per strada.
Vogliono tornare in Brasile.
È così, ciarlatani.

Il 6 luglio, Agência Pública ha spiegato che Edir Macedo ha attribuito a due ex vescovi brasiliani la responsabilità di un “colpo di stato” in Angola:

Em uma live anunciada como “meditação com pastores” publicada nas redes sociais no sábado, 27 de junho, o líder máximo da Igreja Universal do Reino de Deus (IURD), Edir Macedo, culpou os ex-bispos brasileiros João Leite e Alfredo Paulo por um “golpe” em Angola, que teria levado, há 15 dias, religiosos africanos a se rebelar e assumir o controle de 220 dos cerca de 300 templos da instituição no país.

In una trasmissione in diretta chiamata “meditazione con i pastori” e pubblicata sui social media sabato 27 giugno, il massimo leader della Chiesa universale del Regno di Dio (IURD), Edir Macedo, ha accusato gli ex vescovi brasiliani João Leite e Alfredo Paulo di un “colpo di stato” in Angola, attraverso il quale 15 giorni prima si sarebbero ribellati ai religiosi africani per prendere il controllo di 220 dei quasi 300 templi dell'istituzione del paese.

Indizi relativi alle problematiche

La Chiesa universale del Regno di Dio è stata fondata in Brasile alla fine degli anni '70 del secolo scorso ed è arrivata in Angola all'inizio degli anni ‘90. Oggi è una delle più grandi congregazioni religiose del paese africano. La chiesa possiede la RecordTV, una rete di comunicazioni brasiliana con filiali in 150 paesi, tra cui l'Angola.

Nel 2013, le attività IURD sono state sospese in Angola tra febbraio e marzo a seguito della morte di 10 persone, rimaste soffocate e schiacciate durante un’omelia allo stadio Ciudadela, la cui capacità massima era stata fortemente superata.

Nel 2019, la ricercatrice Teresa Cruz e Silva ha affermato che, nel 1992, in Mozambico, la IURD è entrata in un contesto di crisi e sfruttando la guerra civile è riuscita ad ottenere un grande consenso da parte dei fedeli.

È inoltre risaputo che i disaccordi sono sorti anche in altri paesi africani la cui lingua ufficiale è il portoghese: è il caso del Mozambico e di São Tomé e Principe.

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