chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Dopo le elezioni, viene a galla la natura razzista di Trinidad e Tobago

Uno dei versi dell'inno nazionale della Repubblica di Trinidad e Tobago che recita “Qui ogni credo e razza trova gli stessi diritti,” fonte YouTube video di Hardeo Roopan.

Il 10 agosto si sono tenute le elezioni generali nella Repubblica di Trinidad e Tobago. I risultati preliminari [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] hanno mostrato che il Movimento Nazionale del Popolo (MNP), attualmente in carica e rappresentato dal Primo Ministro Keith Rowley ha ottenuto la vittoria con 22 seggi parlamentari contro i 19 del Congresso Nazionale Unito (CNU), attivo all'opposizione. Un seggio in più rispetto al passato.

I due maggiori gruppi demografici della Repubblica di Trinidad e Tobago comprendono individui di origine indiana ed africana e, per la maggior parte, i loro voti sono nettamente suddivisi con gli Afro-Trinbagoniani a supporto del MNP e gli Indo-Trinbagoniani per il CNU.

La campagna elettorale del 2020 è stata breve, ma aspramente contestata. Sebbene nessuno dei due partiti politici sia stato estraneo a giocare la carta razziale, durante la campagna elettorale del 2020 il CNU è stato in più di un'occasione additato per la sua politica razzista.

Ha ricevuto, inoltre, molte critiche per quella che molti utenti dei social media hanno concordato fosse una campagna pubblicitaria razzista. Soprannominata il “Triangolo della Trinità”, ha propagandato il voto dei neri raffigurando una classe afro-trinbagoniana in difficoltà economica, che deve ai sussidi la propria sopravvivenza. Dopo poco dalla sua pubblicazione è stata rimossa dal canale YouTube del partito.

Più di un passo falso?

L'utente Facebook Ancil Valley, che ha postato degli screenshot di diverse campagne pubblicitarie, semplicemente non riusciva a venirne a capo:

The first time I heard the word cosmopolitan I was in primary school, it was used as one of the adjectives to describe the nation of Trinidad and Tobago. A place where people of varied ethnicities live and work together. It stands to reason that within each of these ethnicities there are social hierarchies, some more fortunate than others. […]

La prima volta che ho udito la parola cosmopolita ero alle scuole elementari. Era uno degli aggettivi utilizzati per descrivere la nazione di Trinidad e Tobago. Un posto dove persone di etnie differenti vivevano e lavoravano in armonia. È logico che all'interno di ciascuna di queste etnie vi siano gerarchie sociali, alcune più fortunate di altre […]

How therefore, can a political party in running a national campaign in efforts to become the government of all the peoples of Trinidad and Tobago, consistently portray one race as impoverished and downtrodden? The images […] are taken from three separate campaign ads, the consistency therein dismisses any notion that this was merely cultural insensitivity.

Nel condurre una campagna elettorale che lo dovrebbe portare a diventare il governo di tutti i popoli di Trinidad e Tobago, come può un partito politico rappresentare costantemente una razza come quella più povera e oppressa? Le immagini […] sono tratte da tre differenti campagne pubblicitarie e la loro coerenza porta a dubitare che si tratti unicamente di insensibilità culturale.

Pubblicando una foto di se stessa a figura intera, in una posa orgogliosa ed elegante vestita con un abito floreale e un vivace copricapo giallo, l'utente Facebook Mo Martin ha deciso di prendere posizione creando un hashtag diventato virale:

This is beyond politics now .

In an effort to combat the racist & stereotypical narrative being promoted by the UNC I am asking all people of African descent (Mixed included) to post your qualifications & successes with the hashtag #IAmNotSuffering on your wall. […]

People of all races have people who suffer. Please stop using Afro-Trinidadian ppl ONLY to depict a stereotype & promote this harmful narrative.

“Adesso si va oltre la politica”

Nel tentativo di combattere la narrativa razzista e stereotipata promossa dal CNU, chiedo a tutte le persone di origine africana (etnie miste incluse) di pubblicare le qualifiche ed i successi ottenuti con l'hashtag #IAmNotSuffering (non sto soffrendo) sulla propria bacheca. […]

In tutte le razze ci sono persone che soffrono. Per favore, smettetela di usare SOLO persone afro-trinbagoniane per rappresentare uno stereotipo e promuovere un tipo di narrativa dannosa.

La razza come “merce politica”

La blogger e docente dell'Università delle Indie Occidentali Amilcar Sanatan ha contestato non solo in generale l'uso di immagini di bambini nelle campagne politiche, ma anche l'utilizzo costante dei minori per tematiche di stampo etnico e socioeconomico.

Nel destrutturare alcune campagne pubblicitarie, ha spiegato:

What they do in their targeting is create a narrow view of black life in those circumstances. It focuses singly on poor, black people without an attempt to show how poverty and displacement shapes the life of other racial categories. The ads are cheap and they frame poor black people as a political commodity to compete for. […]

What we need are representations that are closer to life and not to our prejudices. This also demands that we move beyond the racist scorecard that counts what PNM does racist and what UNC does racist. To build a more racially just and equal society, we should be brave enough to speak up and call out what is wrong.

Quello che fanno è creare una visione ristretta della vita dei neri in quelle circostanze. ci si concentra esclusivamente sui poveri, senza un tentativo di mostrare come la povertà e lo sfollamento modella la vita anche di altre categorie razziali. Gli annunci pubblicitari sono mossi da ragioni economiche ed inquadrano i neri in difficoltà come una merce politica per cui competere […]

Ciò di cui abbiamo bisogno sono rappresentazioni più vicine alla vita reale e non ai nostri pregiudizi. Ciò richiede di andare oltre la mera scheda segnapunti per verificare ciò che il MNP o il CNU fanno di razzista. Per costruire una società più giusta ed equa dal punto di vista razziale, dovremmo essere abbastanza coraggiosi per parlare e denunciare ciò che è sbagliato.

In un successivo post su Facebook, Sanatan ha fornito un programma per dimostrare che “l'antirazzismo e una società più equa” potrebbero essere realizzati, assieme al sostegno di istituzioni civiche e movimenti sociali “che svolgono un lavoro solidale di classe e di razza” e che spingono per istituzioni “più eque, democratiche e inclusive”:

What we see which is miserable and unequal cannot only be responded to with our feeling of remorse, it has to be matched with education and political action. Cultural discourse and memory, language, social and economic policy, the racial and spatial division of labour, issues of access require many more people who are governed by principles of human rights, solidarity and justice.

It is the people, not politicians, that move the political needle on issues. Conflict and misunderstanding may always be a part of our society but spaces of engagement, ethics and standards to the way we present ourselves and represent people can change.

Ciò a cui assistiamo è miserabile e ingiusto, ma non può trovare risposta unicamente nel nostro sentimento di rimorso. Deve invece essere affiancato dall'istruzione e dall'azione politica. Il dibattito culturale, la memoria, la lingua, la politica sociale ed economica, la divisione razziale e spaziale del lavoro, le questioni sui diritti umani richiedono l'impegno di molte più persone mosse da solidi principi quali solidarietà e giustizia.

Sono le persone, non i politici, che hanno il potere di muovere l'ago della bilancia su queste tematiche. Conflitti ed incomprensioni potranno sempre essere parte della nostra società, ma l'impegno, l'etica e la modalità con cui ci presentiamo e rappresentiamo le persone attorno a noi possono cambiare.

Reazioni razziste e necessità di un cambiamento

Quando divenne evidente che il CNU aveva perso le elezioni, alcuni sostenitori iniziarono ad esprimere il loro malcontento in un linguaggio razzista, polarizzando ulteriormente la blogosfera locale.

Naila Ramsaran, una dei diversi indo-trinbagoniani che ha condiviso le invettive razziste sui social si riferiva agli afro-trinbagoniani come “scarafaggi [che] continuano a riprodursi”. Il contraccolpo è stato rapido ed ha portato a delle scuse immediate; ma si è trattato di un mea culpa che Garth St. Clair, in un post pubblicato su Wired868, si è rifiutato di accettare:

What you really meant to say was: ‘I am sorry for speaking out loud what I, my circle of friends and family really think about the African community. […] I said what I said, please don’t hurt me or our family business because we still need ‘Your Cockroach money’ to live our best life. So let’s move on.’

This election, we voted against racism especially. This blessed country is way too small to start a race war. Blame your leaders and supporters for your loss, not us.

In realtà quello che volevi dire era: ‘Mi dispiace di aver detto ad alta voce ciò che io, la mia cerchia di amici e la mia famiglia pensiamo veramente della comunità africana. […] Ho detto ciò che ho detto, ma adesso per favore non attaccare me o gli interessi della mia famiglia dato che abbiamo ancora bisogno dei “soldi dei tuoi scarafaggi” per poter vivere al meglio la nostra vita. Quindi voltiamo pagina.

In queste elezioni, abbiamo votato soprattutto contro il razzismo. Questo benedetto paese è fin troppo piccolo per iniziare una guerra razziale. Incolpa i tuoi leader e sostenitori per la tua perdita, non noi.

Massy Stores, la più grande catena di supermercati del paese, da allora ha deciso di “sospendere temporaneamente” le scorte di prodotti acquistati da Ramsaran, l'azienda di bevande della sua famiglia, e l'Associazione dei supermercati di Trinidad e Tobago ha suggerito ai suoi membri di boicottare l'azienda fino a quando non avesse eseguito delle “azioni correttive.”

Il blog di Opinion Box, tuttavia, non era interessato al boicottaggio. Il blogger, un personaggio di colore, ha pubblicato un video su Facebook in cui affermava di non voler contribuire ad alimentare questo “comportamento idiota”. Ha anche chiesto a chi perpetuava nei “disgustosi” insulti razzisti di rendersi conto di come la loro stupidità divideva ulteriormente il paese.

Molti utenti dei social media, come l'avvocato Cordell Salandy, che ha lanciato una petizione online a favore di “una legislazione che penalizzi la discriminazione, le azioni e le parole razziali di qualsiasi tipo”, sono realmente interessati a effettuare un cambiamento.

L'utente e attivista di Facebook Tillah Willah ha osservato:

We are desperate for institutions that can help us process this unchecked rage. We are desperate for safe spaces to work through inherited and generational traumas. We are desperately in need of policies in work places and schools to address what is rotting in our brains.

Siamo alla disperata ricerca di istituzioni che possano aiutarci ad elaborare questa rabbia incontrollata. Siamo alla disperata ricerca di spazi sicuri per affrontare i traumi ereditari e generazionali. Abbiamo un disperato bisogno di politiche nei luoghi di lavoro e nelle scuole per affrontare ciò che sta marcendo nelle nostre menti.

Our politicians clearly don’t have the consciousness nor the inclination to address these problems.

I nostri politici chiaramente non hanno la coscienza né l'inclinazione per affrontare queste problematiche.

We have work to do, in addition to the two days of outrage, the two days of public shaming, the two days of boycotts.

Abbiamo del lavoro da fare, oltre ai due giorni di indignazione, ai due giorni di pubblica vergogna, ai due giorni di boicottaggi.

Poet Shivanee N. Ramlochan ha eloquentemente fatto eco al suo sentimento:

The best we can do, even at the pinnacle of carrying out our democratic gift, is to try to find the least flawed path through the terror: the global health crisis, the violent crime, the invidious bribeocratism, the denuding of the mangroves, the rot at the heart. The rot at *our* heart. Because it is our communal heart, no matter its colour

Il meglio che possiamo fare, anche al culmine della realizzazione della nostra democrazia, è cercare di trovare il sentiero meno imperfetto attraverso il terrore: la crisi sanitaria globale, il crimine violento, l'odiosa corruzione, il denudamento delle mangrovie, il marciume nel cuore. Il marciume nel NOSTRO cuore. Perché stiamo parlando del cuore di noi tutti, indipendentemente dal suo colore.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.