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I nigeriani combattono il negazionismo sulla COVID-19 con campagne sui social media

Il centro statale di isolamento per la COVID-19 di Ogun. Fotografia della Dottoressa Opeyemi Adeyemi. Uso autorizzato.

I nigeriani stanno riducendo l'effetto delle narrative negazioniste sulla COVID-19 con efficaci campagne su Twitter quali #MyCOVID19NaijaStory (La mia storia nigeriana sulla COVID-19) e #COVIDStopswithMe (la COVID si ferma con me).

Queste contro-narrative vogliono dimostrare che il letale coronavirus non è una bufala e, cosa ancor più importante, vogliono incoraggiare le persone ad adottare buone pratiche di sanità pubblica per attenuarne la diffusione.

Al 29 di luglio, la Nigeria ha registrato [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione41.804 casi confermati di COVID-19, 18.764 ricoveri e 868 morti.

Il negazionismo della COVID-19 in Nigeria

Molti nigeriani credono che la pandemia di coronavirus sia una bufala, stando a quanto riporta Yemisi Adegoke, una giornalista di BBC Africa che ha girato un documentario d'inchiesta all'Ospedale Didattico dell'Università di Lagos, dove vengono trattati i pazienti COVID-19.

Il negazionismo nasce da una mancanza cronica di fiducia, esacerbata da anni e anni di promesse mancate da parte dell’attuale e del precedente governo.

I casi di #COVID19 in Nigeria stanno aumentando, ma ci sono persone che ancora non credono che il virus sia reale.

Le riprese all'Ospedale Didattico dell'Università di Lagos raccontano tutta un'altra storia.

Io e @josh_akinyemi abbiamo avuto accesso ai reparti COVID e abbiamo incontrato i dottori e gli infermieri che sono in prima linea.

Il video completo uscirà l'08/07/20.

Inoltre, è opinione diffusa che la pandemia sia un'invenzione straniera abbracciata dai politici nigeriani e dai loro compagni di merende, che la vedono come una gallina dalle uova d'oro.

Bill Gates, ad esempio, ha recentemente donato 1 milione di dollari (383 milioni di naira) alla Nigeria per combattere la COVID-19. Inoltre, molte amministrazioni statali nigeriane continuano a ricevere fondi per la COVID-19 dal governo federale.

Sfortunatamente, poiché i funzionari pubblici hanno davvero rubato i fondi destinati alla lotta alla COVID-19, questa percezione ha preso piede.

Il 27 luglio, Aderemi Ojekunle di Dataphyte, un laboratorio d'idee multimediale, ha riferito che l'incontrollabile cleptomania di alcuni enti federali ha portato a una cattiva gestione di un fondo COVID-19 per mascherine e sapone liquido dal valore di 1.69 miliardi di naira, circa 4.4 milioni di dollari.

Analogamente, a Enugu, nella Nigeria sud-orientale, il pacchetto di aiuti COVID-19 destinato ai poveri e ai vulnerabili durante il lockdown non è mai stato ricevuto, come riporta il quotidiano Ripples.

Altri cittadini, poi, pensano che il coronavirus colpisca soltanto le classi più agiate e benestanti o che la cosa sia stata ingigantita.

Sebbene questo non giustifichi il negazionismo del coronavirus, spiega perché tale mentalità si sia diffusa tra la maggior parte dei nigeriani e perché queste due campagne stiano compiendo sforzi concreti per reclamare una narrativa fattuale e maggiormente basata sulla fiducia.

#MyCOVID19NaijaStory

#MyCOVID19NaijaStory (La mia storia nigeriana sulla COVID-19) ha valenza popolare, poiché riunisce i nigeriani di ogni estradizione sociale che sono guariti dalla malattia o che stanno lavorando per limitare o curare i pazienti contagiati, umanizzando la conversazione attraverso il focus su persone reali nelle lingue locali.

Come parte della campagna #MyCOVID19NaijaStory, l'account Twitter del Ministero della Salute nigeriano ha condiviso il video di una donna contagiata dalla COVID-19 che racconta la sua storia in pidgin nigeriano:

Molte persone non credono nell'esistenza della COVID-19 in Nigeria. #MyCOVID19NaijaStory ci fa capire in che modo la malattia abbia colpito persone di tutta la nazione.

Non tutti quelli che vengono contagiati presentano sintomi. #AssumitiLeTueResponsabilità e rispetta le misure preventive. Guarda e condividi.

Nel video, la donna afferma:

I did not believe that COVID exists. They brought the coronavirus samples collection unit to my area and asked us to get tested. I accepted and did the test. I did not believe that COVID was real because I thought our government was using this as another new means to embezzle funds. 

After three days, they [health officials] called, informing me that my test result was out. I was told I was positive. […] I also did not travel. That's why I'm puzzled how I got the virus. When I was told that I have the disease, I said that it was impossible, that I don't have it. Being infected is real. But that's not a death sentence. 

Non credevo nell'esistenza della COVID. Nella mia zona è arrivata un'unità di raccolta di campioni di coronavirus e ci è stato chiesto di sottoporci al test. Ho accettato e l'ho fatto. Non credevo che la COVID fosse reale, perché pensavo che fosse un'altra trovata del nostro governo per intascare fondi.

Dopo tre giorni, [i funzionari sanitari] mi hanno chiamata e mi hanno comunicato che avevano il risultato del test. Mi hanno detto che ero positiva. […] Non viaggiavo nemmeno. Ecco perché sono confusa, non so come ho preso il virus. Quando mi hanno detto che ero infetta, ho detto che era impossibile, che non ero malata. Il contagio è reale, ma non è una sentenza di morte.

In Nigeria, il negazionismo sulla COVID-19 non è limitato al solo ceto basso.

L'avvocato di Abuja Damilare Ojo è risultato positivo alla COVID-19 il 18 maggio ed è stato dimesso dal centro di isolamento di Gwagwalada dopo sette giorni, il 25 maggio. L'8 giugno, Ojo ha condiviso la sua storia su Facebook con l'ammonimento “il virus COVID-19 è reale in Nigeria”.

In un breve thread su Twitter, un medico residente ad Abuja, in Nigeria, condivide la sua storia di COVID-19, compresi i suoi sintomi, il trattamento e il modo in cui lo ha affrontato. Il thread termina con un appello assertivo alla buona igiene e alle misure protettive ed esorta gli ascoltatori a opporsi al negazionismo della COVID-19:

Ho iniziato ad avere sintomi da COVID-19 23 giorni fa. Ho fatto il test e sono risultato positivo.
Ho passato un periodo torbido di 14 giorni con sintomi quali febbre, mal di testa, mal di gola, dolori al petto, vomito, diarrea, ingrossamento dei linfonodi ed eruzioni cutanee simili alla varicella.

#MyCOVID19NaijaStory rende anche omaggio ai coraggiosi operatori sanitari nigeriani che sono in prima linea, come la Dottoressa Opeyemi Adeyemi, che lavora in un centro di isolamento per la COVID-19 nello Stato di Ogun, nel sud-ovest della Nigeria.

#MyCOVID19NaijaStoryof Dottoressa Opeyemi Adeyemi, centro di isolamento per la COVID-19 nello Stato di Ogun, in Nigeria. Uso dell'immagine autorizzato.

Come riporta Nigeria Health Watch, ad Adeyemi è spettato l'arduo compito di convincere i parenti di una paziente COVID-19 deceduta ad accettare che il funerale della madre sarebbe stato diverso dal solito. Adeyemi ha affermato di essersi ritrovata a far fronte a turni di 10 ore, così come allo stigma da parte degli altri operatori sanitari, che non volevano avvicinarsi a lei per paura di venire contagiati.

L'infermiera Adebusola Adewole ha lavorato come volontaria presso l'unità di terapia intensiva del centro di isolamento per la COVID-19 di Eti-Osa, nel Lagos. “Ci sono stati momenti in cui ho pensato di tirarmi indietro”, ha ammesso. Si sentiva sopraffatta dall'aumento dei casi e dallo stress generale del lavoro in prima linea.

Anche il Dottor Adedapo Adesanya ha lavorato come volontario nell'unità di terapia intensiva per COVID-19 del centro di isolamento di Eti-Osa, nel Lagos:

“Per molti anni, ho aspettato che mi si presentasse l'occasione di servire il mio Paese durante una pandemia. Potete solo immaginare la gioia che ho provato quando ho ricevuto una telefonata che mi informava che…”

-Adedapo Adesanya, operatore sanitario #COVID19Nigeria di prima linea.

In Nigeria, a causa della difficile realtà economica, la maggior parte dei nigeriani non può permettersi il lusso di lavorare a titolo volontario. Ecco perché Adewole e Adesanya, che lavorano come operatori sanitari volontari durante la pandemia, sono doppiamente eroi.

#COVIDStopswithMe

#Covid19StopsWithMe (la COVID-19 si ferma con me) è una campagna lanciata dal produttore musicale nigeriano Collins Ajereh, meglio noto come DonJazzy, volta a creare consapevolezza e a promuovere buone pratiche di sanità pubblica. Ajereh vuole che i nigeriani si assumano le responsabilità degli sforzi per fermare la diffusione del coronavirus.

Il 23 giugno, DonJazzy ha condiviso un video in cui mostra le precauzioni che prende prima di farsi tagliare i capelli. Nel video, si vedono il barbiere usare il disinfettante e DonJazzy indossare una mascherina.

Buongiorno. Vorrei sapere quali sono le precauzioni che avete imparato a prendere per tenere voi e la vostra famiglia al sicuro. Condividetele, per favore. Grazie.

DonJazzy ha usato la propria influenza sui social media per “spingere” il suo messaggio. Con 4.7 milioni di follower su Twitter, il video ha ottenuto al 29 di giugno 19.000 visualizzazioni su Twitter e 212.208 visualizzazioni su Instagram.

DonJazzy ha anche reclutato altre celebrità nella campagna #Covid19StopsWithMe.

Grazie boss, Daniel Amokachi.

Nel video, il calciatore in pensione ed ex vice allenatore della nazionale di calcio liberiana Daniel Amokachi consiglia ai nigeriani di lavarsi le mani regolarmente, di rispettare il distanziamento fisico e di assumersi la responsabilità di fermare la diffusione del coronavirus in un mix tra inglese e pidgin nigeriano.

DonJazzy ha inoltre promosso il video su YouTube #Covid19StopsWithMe della video blogger Oliseh Kadishi sull'importanza di usare regolarmente il disinfettante per le mani.

I protagonisti di queste campagne parlano direttamente ai propri concittadini, creando un forte impatto sulle vite delle persone comuni, che possono identificarsi con loro. Queste contro-narrative affrontano con successo la causa principale del negazionismo del coronavirus perché sono estranee alla consueta sfiducia associata agli interventi del governo.

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