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I raid della polizia presso importanti media mostrano la mancanza di libertà di stampa in Australia

Australian Federal Police raid on ABC

Il raid della Polizia Federale Australiana presso la ABC – Screenshot ABC TV News

I raid [en, come i link successivi] della Polizia Federale Australiana (abbreviata con AFP) sui membri di due delle maggiori organizzazioni mediatiche del Paese hanno provocato clamore.

Il 4 giugno 2019, la casa di Annika Smethurst, il direttore dell'ambito della politica nazionale del Sunday Telegraph e altri giornali di proprietà della News Corp Australia di Rupert Murdoch, è stata perquisita come parte di un'indagine sulla pubblicazione di un piano di espansione della sorveglianza governativa nel 2018. Un informatore aveva rivelato la proposta di dare nuovi poteri a un'agenzia di intelligence, la Australian Signals Directorate (ASD), per spiare i cittadini all'interno dell'Australia. Smethurst ha riferito il piano segreto al Daily Telegraph (l'articolo orginale a pagamento).

Il giorno seguente, è stato notificato un mandato agli uffici di Sydney della Australia Broadcasting Corporation (ABC), un'emittente nazionale indipendente finanziata principalmente dal governo federale, in cui si erano citati tre dei suoi giornalisti. Si trattava della pubblicazione di documenti trapelati risalente al 2017 che denunciavano possibili omicidi illegali da parte dei membri delle forze speciali australiane in Afghanistan, i cosiddetti Afghan Files. Andrew Hastie, membro del partito liberale federale del Parlamento e sostenitore del governo, all'epoca ufficiale del SAS, è stato citato nel rapporto. È il Presidente della Commissione parlamentare mista per l'intelligence e la sicurezza.

I mandati sono stati emessi ai sensi delle sezioni del Crime Act che tratta informazioni classificate. L'atto non prevede garanzie di ‘interesse pubblico’ o eccezioni per i giornalisti o informatori. Non è noto se le controverse leggi sulla conservazione dei dati e quelle sulla crittografia siano state utilizzate anche dalla Polizia Federale Australiana. Lo scorso anno, il Parlamento australiano ha approvato una legge che consente alle forze dell'ordine di accedere alle comunicazioni criptate. La legge sulla conservazione dei dati, che è entrata in vigore nel 2017, impone ai fornitori di servizi di telecomunicazioni di conservare i metadati per almeno due anni. Le agenzie governative possono richiedere l'accesso ai metadati senza essere provvisti di un mandato.

La Polizia Federale Australiana ha negato l'esistenza di un collegamento tra le incursioni e il governo australiano ha negato qualsiasi coinvolgimento in esse. Ciononostante, lo stesso governo ha ricevuto i mandati originali di entrambi i casi della Polizia Federale Australiana attraverso i suoi “capi agenzia”.

Le reazioni sul web sono stati di gran lunga negative:

Questi continui attacchi alle libertà di stampa in Australia dovrebbero essere condannati con la massima fermezza. La libertà di stampa per giudicare il governo è fondamentale nella democrazia liberale.
Nessun cittadino dell'Australia dovrebbe accettare questi raid senza un evidente controllo. #IlRaidallaABC #IlRaidallaAFP

Ironia della sorte: questa repressione della #LibertàdiStampa sta accadendo in occasione del 30esimo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen.

Salgono le preoccupazioni. Il governo è stato accusato di ipocrisia:

Sono stati sollevati seri interrogativi sul motivo per cui le fughe di notizie che sostengono la posizione del governo non sono sottoposte a indagine, ma coloro che denunciano la cattiva condotta del governo rischiano costantemente di finire in prigione.

Il giornalista australiano Peter Greste che ha passato 440 giorni in prigione in Egitto tra il 2013 e il 2015, ha richiesto una legislazione urgente a protezione dei giornalisti:

All'inizio di quest'anno, ho esposto le argomentazioni a favore di una legge per garantire la libertà dei media a protezione di un pilastro fondamentale della nostra democrazia. Adesso, sulla scia delle indagini sulla Polizia Federale Australiana di @annikasmethurst, di @BenFordham e ora della ABC, appare di importanza vitale.

L'Australia non dispone di un atto costitutivo o di una carta di diritti che possa garantire la libertà di stampa e di parola.

In un lungo articolo su The Conversation Rebecca Ananian-Welsh ha spiegato che “l'Australia ha più leggi sulla sicurezza nazionale di qualsiasi altra nazione”. Lei aggiunge:

It is also the only liberal democracy lacking a Charter of Human Rights that would protect media freedom through, for example, rights to free speech and privacy.

Inoltre è l'unica democrazia liberale a cui manca una Carta dei diritti umani che garantisca la libertà dei media attraverso, per esempio, i diritti alla libertà di parola e di privacy.

Ha anche sollevato interrogativi sulla riservatezza delle fonti e “sull'agghiacciante giornalismo di interesse pubblico”.

I social media hanno ricoperto un ruolo fondamentale nel diffondere le preoccupazioni. Dopo l'inizio del raid alla ABC, sette dei maggiori trend su Twitter in Australia riguardavano gli eventi in corso:

Screen Shot: Twitter 2019-06-05 at 6.06.25 pm

Screenshot: Twitter 2019-06-05 alle 6.06.25 del pomeriggio AEST.

Mentre si svolgeva il raid nella sede centrale della ABC di Sydney, John Lyons, direttore generale della sezione news della ABC News & capo della sezione giornalistica investigativa della ABC, stava twittando in diretta:

AFP: Sono ancora sconcertato dal potere di questo mandato. Consente alla Polizia Federale Australiana di “aggiungere, copiare, eliminare o alterare” il materiale presente nei computer della ABC. Mi rivolgo a tutti gli australiani, vi prego di pensarci: da questo momento, l'AFP ha il potere di eliminare materiale nei computer della ABC. Australia 2019.

Lui ha resistito ai tentativi della AFP di fermare i suoi tweet nel corso del raid:

IL RAID DELLA AFP LIVE: La Polizia Federale Australiana ha appena capito che sto pubblicando dei tweet in diretta sul loro raid. Ho detto che penso che il team della ABC e gli altri abbiano il diritto di sapere della presenza di un attacco nei nostri locali. Ho detto che non mi servirò di nessun nome di presunte fonti o materiale confidenziale. Loro lo hanno accettato.

Molti utenti online credono che i raid siano stati fatti per scoraggiare gli informatori come David McBride che è stato accusato nell'ambito delle fughe degli Afghan Files:

Le protezioni per gli informatori sono una ‘farsa’, dice l'avvocato le cui fughe di notizie hanno portato alle incursioni nella ABC.

Al momento ci sono numerosi informatori nelle aule del tribunale. Tra questi ci sono il testimone K e il suo avvocato Bernard Collaery che ha rivelato lo spionaggio illegale in Australia riguardo Timor Leste nel 2004. Il loro processo è tenuto in segreto. Un altro informatore è Richard Boyle che ha denunciato comportamenti immorali come le pratiche aggressive di recupero crediti presso l'Australian Taxation Office.

Emily Howie, direttore legale presso, ha difeso gli informatori e i giornalisti:

Without a free press, we don't have democracy. We don't know what our government is doing behind closed doors. These people should be lauded for revealing the truth but instead they face the real possibility of prison time.

Senza la libertà di stampa, non abbiamo la democrazia. Noi non sappiamo cosa stia facendo il nostro governo dentro i suoi uffici. Queste persone dovrebbero essere ringraziate per aver rivelato la verità ma invece si trovano di fronte alla possibilità di finire in prigione.

Il Primo Ministro australiano Scott Morrison ha sostenuto le azioni della Polizia Federale ma ha cercato di trovare un compromesso, suggerendo la possibilità di una revisione delle leggi pertinenti.

Marcus Storm, Presidente della sezione dei media dell'unione dei giornalisti, del Media, e della Entertainment & Arts Alliance (MEAA), ha descritto i raid come “un attacco alla libertà di stampa”:

Improvvisamente, qualche giorno dopo le elezioni federali, la Polizia Federale scaglia questo attacco contro la libertà di stampa. Sembra che quando la verità mette in imbarazzo il governo, il risultato è che la Polizia Federale viene a bussare alla tua porta,”

Nel frattempo il commissario in carica della AFP Neil Gaughan ha avvertito che i giornalisti e le organizzazioni media potrebbero essere accusati di aver reso note informazioni segrete del governo, sottolineando che il Crimes Act si applica sia alla fuga di notizia che alla pubblicazione. Inoltre ha aggiunto che “è un reato avere ancora quel particolare materiale sui siti web”.

Una giornalista veterana e attuale Presidente del Consiglio di amministrazione della ABC Ita Buttrose ha condannato il raid nella sua organizzazione come “chiaramente progettato a intimidire”. Poi ha continuato:

[..]legitimate journalistic endeavours that expose flawed decision-making or matters that policy makers and public servants would simply prefer were secret, should not automatically and conveniently be classed as issues of national security.

[..]gli sforzi giornalistici legittimi che mettono a nudo sbagliati processi decisionali o questioni che i politici e i funzionari pubblici vorrebbero semplicemente che rimanessero segrete, non dovrebbero essere automaticamente e convenientemente classificati come questioni di sicurezza nazionale.

Smethurst, redattore politico nazionale del Daily Telegraph, ha risposto alle incursioni con questo tweet ironico:

Apparentemente i membri della Polizia Federale Australiana sono stati “sottoposti a un esame senza precedenti” questa settimana.

Ci sarà sicuramente un vivace dibattito quando il Parlamento federale riprenderà le attività tra qualche settimana.

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