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La cooperativa di donne a Srebrenica che produce “mascherine protettive per tutti”

Le attiviste (da sinistra a destra) Valentina, Hilda, Jelena e Željka a Srebrenica, Bosnia ed Erzegovina (maggio, 2020). Foto di Ahmedin Đozić/Balkan Diskurs, usata col consenso dell'autore.

Questa storia di Ahmedin Đozić è stata originariamente pubblicata su Balkan Diskurs [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], un progetto del Post-Conflict Research Center (PCRC). Una versione modificata è ripubblicata da Global Voices come parte di un accordo per la condivisione dei contenuti.

Srebrenica [it] è una città e un comune situato nella parte più orientale della Republika Srpska, un'entità della Bosnia ed Erzegovina. È un piccolo paese di montagna con circa 2600 abitanti, mentre il comune ha una popolazione di circa 13.400 persone. Le sue industrie principali sono l'estrazione del sale e i centri termali. Durante la guerra in Bosnia, nel giugno del 1995, Srebrenica è stata teatro di un massacro di oltre 8.000 uomini e ragazzi bosniaci [it], che è stato successivamente designato come atto di genocidio [it] dall'ICTY e dalla Corte internazionale di giustizia.

Un gruppo di donne di Srebrenica ha reagito alla pandemia di coronavirus realizzando a mano mascherine protettive per il viso per le persone delle loro comunità.

Valentina Gagić-Lazić, una delle fondatrici dell'associazione che unisce il gruppo di donne “incaricate”, Sara-Srebrenica [hr], e attivista di lunga data a Srebrenica da quando vi si è trasferita nel 1995, ha spiegato l'origine dell'iniziativa [hr]:

“Nismo željeli potencirati da su to djela samog udruženja, već pojedinaca. Ibrima Halilović, zaposlenica fondacije MI BOSPO je reagovala prva. Javila nam se i rekla da želi da šije, ali da nema šivaću mašinu. Brzo smo razmijenili ideje i došli do rješenja. Stavili smo na raspolaganje sve resurse koje smo imali u Udruženju, poput mašina, materijala i konca. Ubrzo smo organizovale prostor koji smo formirali kao malu radionicu.”

“Non volevamo farlo solo come parte di un'associazione, ma piuttosto come individui. Ibrima Halilović, dipendente di MI BOSPO, è stata la prima a rispondere. Si è messa in contatto con noi e ci ha detto che era disposta a cucire ma che non aveva una macchina per farlo. Ci siamo scambiate alcune idee e abbiamo trovato rapidamente una soluzione. Le abbiamo dato tutte le risorse della nostra associazione, come macchine, materiali e filo per cucire. Abbiamo anche organizzato un piccolo spazio da lavoro.”

Il gruppo è iniziato con solo sei donne; tre cucivano e il resto lavava, confezionava e stirava le mascherine.

“L'idea era di mostrare ai nostri concittadini che siamo al loro fianco durante questo momento difficile. Speriamo che queste mascherine li facciano sentire più protetti. Non siamo molti a Srebrenica e dobbiamo restare uniti attraverso la condivisione e la cura reciproca. Si devono essere diffuse voci riguardo il nostro lavoro perché sempre più persone hanno iniziato a sostenerci. Le donne hanno iniziato a supportarci, donando materiali e aiutando in altri modi. Tutti dovrebbero aiutare come possono. Si può percepire, di questi tempi, lo spirito di solidarietà”, ha aggiunto Gagić-Lazić.

Željka (a sinistra) e Hilda cuciono mascherine protettive per i residenti di Srebrenica e dei villaggi vicini. Foto di Ahmedin Đozić/Balkan Diskurs, usata col consenso dell'autore.

Il gruppo dinamico comprende donne di diversa estrazione professionale che hanno tutte lo stesso obiettivo: sostenere la propria comunità. Le donne del gruppo sono Valentina Gagić-Lazić, Stana Medić, Željka Milovanović, Hilda Đozić, Jelena Bibić, e Ibrima Halilović.

Valentina Gagić-Lazić aiuta pulendo, cucendo e stirando, mentre Stana Medić, una delle fondatrici di Sara-Srebrenica, sostiene l'iniziativa cucendo mascherine da casa propria poiché è a rischio elevato.

Željka Milovanović si è unita a quest'iniziativa usando la propria macchina da cucire. Impiegata della fabbrica EKONOMIK, che produce container prefabbricati, è considerata dai suoi colleghi di Srebrenica una feroce combattente che non si tira indietro di fronte a nessun lavoro quando si tratta di assistere la sua comunità.

Hilda Đozić, impiegata presso House of Good Tones – un progetto culturale per bambini – e membro attivo della comunità, contribuisce fabbricando e distribuendo le mascherine. Reagendo rapidamente alla crisi sanitaria, Đozić si è coordinata con la direzione di House of Good Tones per garantire uno spazio di lavoro a favore dell'iniziativa.

Un altro membro attivo della comunità, Jelena Bibić, insieme a sua figlia, prepara mascherine da cucire.

Le mani diligenti degli attivisti e dei membri dell'associazione “Sara-Srebrenica” hanno cucito oltre 1.000 mascherine protettive in pochissimo tempo. Foto di Ahmedin Đozić/Balkan Diskurs, usata col consenso dell'autore.

Complessivamente, sono state cucite e distribuite più di 1000 mascherine ai lavoratori dei negozi locali, farmacie, membri anziani della comunità e ad altri, nonché ai villaggi vicini a Srebrenica.

Sara-Srebrenica continua a rispondere ai bisogni della comunità locale e allargata, lavorando al fianco della Croce Rossa e della Protezione Civile a Srebrenica, per garantire che le sue risorse siano accessibili a tutti. Man mano che la produzione di mascherine va avanti, la domanda è aumentata con l'attuazione degli obblighi di indossare le mascherine.

“Il motivo per cui ci siamo uniti tutti era per contribuire. Volevamo fare qualcosa di concreto e utile, come facciamo sempre. Abbiamo solo reagito istintivamente. È importante condividere uno spirito di solidarietà durante questi momenti difficili. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere. Credo che sia stata la forza trainante per ognuno di noi”, ha detto Gagić-Lazić.

Assistendo i loro vicini in un momento di grande bisogno, questo gruppo innovativo, che sta aiutando con vari mezzi , è una testimonianza del potere delle donne determinate ad aiutare la propria comunità.

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