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Un documentario denuncia le minacce della videosorveglianza con riconoscimento facciale in Serbia

Categorie: Europa centrale & orientale, Cina, Serbia, Citizen Media, Cyber-attivismo, Diritti umani, Idee, Politica, Relazioni internazionali
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Una delle migliaia di telecamere di videosorveglianza nelle strade di Belgrado, la capitale della Serbia. Fotografia della SHARE Foundation, uso autorizzato.

Questo articolo è basato sul reportage del partner di contenuti di Global Voices Meta.mk News Agency [2] [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], un progetto della Metamorphosis Foundation

Un'iniziativa civica denominata #hiljadekamera [3] (cioè “migliaia di telecamere”) ha suscitato preoccupazioni riguardo il deterioramento della privacy in Serbia a seguito dell'introduzione di un sistema di videosorveglianza con riconoscimento facciale avanzato nella capitale Belgrado. Un documentario con lo stesso titolo è stato rilasciato come parte della campagna.

Il governo serbo, in collaborazione con l'azienda tecnologica cinese Huawei, ha lavorato attivamente dal 2019 alla realizzazione del progetto di videosorveglianza denominato “Safe City” (“Città Sicura”) a Belgrado. Tale progetto prevede l'installazione di migliaia di telecamere di videosorveglianza intelligenti con funzionalità di riconoscimento facciale e di oggetti. Le telecamere sono state acquisite come parte di un pacchetto che includeva un sistema di Intelligenza Artificiale utilizzato per analizzare i video registrati.

Il progetto Hiljade Kamera è guidato dalla SHARE Foundation [4], il principale gruppo serbo per i diritti digitali istituito nel 2012, nonché uno dei membri della rete European Digital Rights (EDRi [5]). Sul loro sito internet (hiljade.kamera.rs [3]), lanciato a maggio 2020, l'iniziativa si auto-descrive come “una comunità di individui e organizzazioni che promuove l'uso responsabile della tecnologia di sorveglianza”. Essa preme per il rispetto del diritto alla privacy e per la responsabilizzazione in relazione al programma di sorveglianza governativa attraverso numerosi metodi, tra cui la mappatura collettiva, il community building, indagini, sensibilizzazione e produzione di contenuti.

La SHARE Foundation ha diffuso un breve documentario per riassumere la situazione. Il documentario è disponibile in serbo con i sottotitoli in inglese.

Nel video, esperti ed esponenti dell'iniziativa e dell'Autorità Nazionale per la Protezione dei Dati serba hanno espresso i propri timori riguardo al progetto di sorveglianza.

Bojan Perkov, un ricercatore politico della SHARE Foundation, ha notato [6] in un articolo pubblicato il 19 maggio che i governi di Serbia e Cina lavorano alla “cooperazione economica e tecnica” dal 2009, quando hanno firmato il primo accordo bilaterale. Qualche anno dopo, il Ministro dell'Interno serbo e Huawei hanno stretto un'alleanza strategica che ha spianato la strada alla realizzazione del progetto “Safe Society in Serbia” (“Società Sicura in Serbia”). Negli ultimi mesi, sono state ampiamente installate nuove telecamere [7] [sr] in tutta Belgrado.

Perkov ha inoltre contestato la legalità dell'attuazione del programma:

Even though the Ministry was obliged by law to conduct a Data Protection Impact Assessment (DPIA) of the new smart surveillance system, it failed to fulfil the legal requirements, as warned by civil society [8] organisations and the Commissioner for Personal Data Protection [9].

Anche se il Ministro è stato obbligato per legge a condurre una Valutazione d'impatto sulla protezione dei dati (DPIA) del nuovo sistema di sorveglianza intelligente, non ha adempiuto agli obblighi normativi, come segnalano le organizzazioni della società civile [8] e il Commissario per la Protezione dei Dati Personali [9] [sr].

Le minacce della sorveglianza biometrica

Il documentario include un contributo di Ella Jakubowska dell'European Digital Rights (EDRi), la principale rete che si batte per i diritti digitali in Europa, che sottolinea i rischi derivanti dalla sorveglianza di massa:

There’s a real sense of empowerment from being able to express yourself differently and suddenly, if you’re forced to conform, this composes a real threat to your identity. It really challenges your sense of dignity and who you are as a person and who you’re allowed to be in your society in a way that’s very dangerous.

Si avverte un senso di autentica legittimazione nel potersi esprimere in modo differente, ma se vieni repentinamente costretto a conformarti, questo può rappresentare una vera minaccia alla tua identità. Mette davvero in discussione il tuo senso di dignità, chi sei come persona e chi sei costretto a essere nella società in un modo che è davvero molto pericoloso.

Questo spezzone fa parte di una lunga intervista [10] condotta dalla SHARE Foundation, che fornisce un contesto più ampio riguardo alle minacce della sorveglianza biometrica di massa nei confronti dei diritti umani e della libertà.

Nelle telecamere dotate di software di riconoscimento facciale, le caratteristiche facciali vengono acquisite e analizzate per identificare gli individui confrontando i dati con i database esistenti.

Come nota la Jakubowska:

Any society that looks to stratify people based on how they look, based on their health, based on their data and things about them, is an incredibly authoritarian and sinister society. The societies throughout history that have tried to separate and stratify people based on data about them are the sort of authoritarian societies that we want to stay as far away as possible from…

Qualunque società che cerchi di stratificare le persone in base al loro aspetto e alla loro salute e in base ai dati e alle cose che ha su di loro è una società incredibilmente autoritaria e sinistra. Nel corso della Storia, le società che hanno cercato di separare e di stratificare le persone sulla base dei dati che avevano su di loro sono il tipo di società autoritarie a cui vogliamo stare il più lontano possibile…

L'esponente di EDRi ha sottolineato che “le persone devono chiamare chi detiene il potere a rendere conto delle proprie azioni, segnalare la sorveglianza quando la vedono e contribuire alle organizzazioni della società civile e agli attivisti che cercano di svelare questi roll out segreti”. Ha poi aggiunto: “La collaborazione di tutti i soggetti coinvolti e la richiesta di un dibattito pubblico sono fondamentali per evitare situazioni in cui il potere decisionale viene tolto ai cittadini e messo nelle mani delle compagnie private o delle forze di polizia”.