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Da Teheran a Manhattan: gli scatti proibiti della moda

Kourosh Sotoodeh, fotografo di moda iraniano con le modelle Allegra Dewi Carpenter e Eszter Boldov durante un foto-shooting sui tetti di New York. Foto condivisa da Kourosh Sotoodeh con licenza d'uso.

Se il fotografo di moda Kourosh Sotoodeh [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazioneavesse intrapreso la professione dei sogni in Iran, suo paese d’origine, sarebbe stato con molta probabilità arrestato dalle forze dell’ordine locali durante un assalto alla sempre più crescente industria della moda, testimone già un anno fa di aggressioni da parte delle autorità. Secondo le guardie iraniane, persone come Kourosh vengono etichettate come fotografi itineranti che seduco giovani donne.” Sin dallo scorso gennaio, sono stati arrestati in massa fotografi, modelle e tutti quelli coinvolti in attività con agenzie di moda.

Dopo aver lasciato la Repubblica Islamica per lavorare presso un’agenzia di Dubai nel 2009 – anno di forti repressioni da parte del governo sui manifestanti contro la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad – non ha mai rimpianto la sua scelta. Trasferitosi a New York, dove la libertà di espressione è tanto vera quanto spietata è la competizione, descrive, durante un foto-shooting in studio a Manhattan, il cuore delle sue foto affermando: “i soggetti delle mie foto sono persone, pertanto è naturale per me scegliere luoghi in cui si sentano libere di esprimere il proprio stile e il modo di interagire a livello personale e sociale.” In Iran, se avesse pubblicato uno dei suoi scatti con un corpo femminile seminudo, il giorno dell'intervista, avrebbe rischiato di essere imprigionato o di andare incontro a chissà quale altra severa punizione.

Distinguersi in una delle città più competitive del mondo non è cosa semplice per nessuno, eppure il 38enne iraniano è riuscito a guadagnarsi uno spazio nella scena locale, collaborando con magazine quali inCOVER e Harper's Bazaar. “Citando le parole del mio newyorkese preferito, il comico Luis C.K., non faccio altro che buttar via i lavori ben riusciti per crearne sempre di migliori,” replica mentre cambia l’obiettivo. “Ne sono convinto.”

Dopo aver raggiunto Kourosh durante uno dei suoi servizi fotografici, siamo andati un po’ più a fondo parlando dei problemi e delle opportunità della fashion industry in Iran e di come è iniziata la sua carriera nella capitale della moda New York City.

Omid Memarian (OM): Quando hai iniziato a lavorare come fotografo? Quando hai deciso di lasciare l’Iran e per quale motivo?

Kourosh Sotoudeh (KS): I was interested in illustration from a very young age, but I started professional photography in March 1999. I was studying industrial design and naturally I spent most of my time at the Arts University where I learned more about photography and could see, enjoy and practice it. By “professional photography,” I mean the time I started earning a living through photography. It’s quite clear that back then I had a totally different concept and understanding of photography, compared to what I know now. Both my customers and I understood so little about it, so we thought we were doing fashion photography, but maybe it would be more accurate to say that I was engaged in some type of unusual portrait photography of subjects who liked to see themselves through my lens. Gradually, I gathered more experience and knowledge about the profession. After a modeling agency offered me a job in the field of fashion photography in 2009, I swiftly accepted the job and moved to Dubai.

Kourosh Sotoudeh (KS): Sono sempre stato interessato all’illustrazione sin da bambino ma ho iniziato a lavorare come fotografo professionista a marzo del 1999. A quel tempo ero studente di design industriale e passavo la maggior parte del mio tempo all’Università di Belle Arti dove ho imparato e sperimentato tante nuove cose sulla fotografia. Per “fotografo professionista” intendo da quando ho iniziato a guadagnare con i miei scatti. Ovviamente prima avevo un’idea completamente diversa della fotografia rispetto a oggi, sia io che i miei clienti conoscevamo ben poco a riguardo e pensavamo di fare fotografia di moda, ma in realtà sarebbe più accurato dire che ero impegnato a fare piuttosto una sorta di atipica fotografia ritrattistica con soggetti a cui piaceva stare dietro l’obiettivo. Col passare del tempo ho allargato le mie conoscenze e fatto sempre più esperienza, finché un’agenzia di moda non mi offrì un lavoro nell’ambito della fotografia nel 2009. Accettai subito e mi trasferii a Dubai.

Koroush

Kourosh mentre fotografa la modella Eszter Boldov. Foto condivisa da Kourosh Sotoodeh con licenza d’uso.

OM: Quali problemi hai riscontrato come fotografo di moda in Iran?

KS: There are many competent and creative fashion designers and photographers in Iran, some of whom will go far in gaining widespread recognition. There is also a large group of Iranian youth who are interested in modeling and have the internationally accepted physical features needed for this profession. But for many reasons, including the Iranian laws and the Iranian market’s lack of contact with the international fashion scene, many of these talented people will have to be terribly lucky to find a chance to prosper in this field.

I can’t say whether fashion photography is allowed in Iran or not, because the law is silent on many different issues, and this leaves a lot of room for subjective interpretations. But I can say with certainty that there are no laws against taking photographs of people who are wearing beautiful clothes, therefore there shouldn’t be any problems. Or if there is a problem, I never saw any rules developed to tell me as a photographer what to do and what not to do in order to stay away from trouble. The silence of the law enables different organizations to act according to their own taste. Just like all the other artists in Iran who choose people as subjects, I had problems too, but my biggest problem was an occasional security threat to a profession based on arts and aesthetics—something I could never understand.

KS: Ci sono tanti fotografi e fashion designer competenti e creativi in Iran e alcuni di loro potrebbero fare senza dubbio strada. Tanti giovani iraniani, con tutti i requisiti fisici necessari, intraprenderebbero volentieri la carriera di modelli, ma purtroppo per una serie di motivi, in primis la legge iraniana e in secondo luogo la mancanza di contatti diretti con la scena della moda internazionale, le possibilità di riuscire in quest’ambito, nonostante il loro talento, sono perlopiù dettate dalla fortuna.

Non so se la fotografia di moda è concessa o proibita in Iran, poiché la legge non si pronuncia a riguardo e questo silenzio lascia adito a interpretazioni soggettive. Posso però dirti con certezza che non ci sono leggi che impediscano di fotografare persone con addosso vestiti di lusso, per cui non dovrebbero esserci problemi; ma se ce ne fossero non li ho mai riscontrati. Non sono mai venuto a conoscenza di regole che m’imponessero di fare o non fare una cosa per evitare di mettermi nei guai. Inoltre, vista la mancata chiarezza della legge, diverse organizzazioni si arrogano il diritto di poter agire secondo le proprie regole. Come tutti gli artisti in Iran che scelgono le persone come soggetti, ho incontrato anch’io alcune difficoltà,  ma il problema maggiore – che di fatto non ho mai capito – era legato a occasionali minacce alla sicurezza personale basate sulla mia professione di artista ed esteta.

OM: Quale area della fotografia di moda presenta maggiori difficoltà in Iran? Queste difficoltà hanno mai portato i fotografi a rinunciare alla loro professione?

KS: Generally, when men are subjects of fashion photography, there are fewer limitations, although we can’t say this is always the case. There are a lot of limitations for photographing women, some of which are based on laws, but laws do not set many of these limitations. I’m not talking about nude photography, which of course everyone knows is not allowed in Iran! But there is a lot of subjective interpretation and enforcement of limitations. These limitations are increased or decreased based on the views of the officials in charge of arts and culture. As a photographer, you never know which rules you have to follow in order to build a long-term plan of action for your professional development. It is natural to be fed up and to give up the profession altogether after a while.

KS: In genere quando i soggetti delle foto di moda sono uomini, le limitazioni si riducono, anche se ci sono sempre delle eccezioni. Foto di donne sono sottoposte a molte più restrizioni, alcune delle quali basate su regolamentazioni di legge, anche se molte di queste non imposte dalla legge stessa. E non intendo il nudo femminile che come tutti sanno è vietato in Iran! Mi riferisco piuttosto alla soggettività d’interpretazione e adempimento delle regole, che aumenta o diminuisce in base al modo di pensare dei ministri della cultura in carica in quel momento. Un fotografo non sa mai con certezza quali regole deve seguire e quali no, per poter concepire un piano d’azione professionale a lungo termine. Dopo un po’ è naturale sentirsi stanchi e stufi, rinunciando del tutto alla propria professione.

OM: Conosci fotografi o modelle iraniani che sono stati costretti a cambiare mestiere per via della pressione esercitata dal governo sul loro estro creativo?

KS: Yes, I do. I know a lot of people who were very talented in their work, and after they were unable to pursue their field in Iran, they decided to emigrate, but the immigration wasn’t always a good decision for them. Sometimes they were unable to compete in the job market and ended up doing work other than photography. Their inability to compete was not necessarily a result of their lack of expertise, but due to the different language, their inability to relate to the new society’s social conditions, and the absence of any support. But the hardships of a life in diaspora should not cause disappointment and defeat.

KS: Si. Conosco molte persone con un gran talento che, impossibilitate a esercitare la loro professione in Iran, hanno deciso di emigrare, ma non per tutti è stata la scelta migliore. Alcuni di loro infatti non sono riusciti a competere con il mercato del lavoro straniero e sono finiti a fare altro. Il loro insuccesso non è per forza correlato alla mancanza di esperienza, ma piuttosto alle barriere linguistiche, alla difficoltà d’identificazione con le nuove dinamiche sociali e all’assenza di supporto. Tuttavia ritengo che le tante avversità dell’esodo non devono essere motivo di delusione o sconfitta.

Iranian models arrested in recent crackdowns.

Alcune delle modelle iraniane arrestate durante il recente assalto. Foto della Campagna Internazionale dei Diritti Umani in Iran con licenza d’uso.

OM: Qual è la tua opinione sul motivo per cui le autorità iraniane controllano fotografi e modelle con l’intento di ostacolare il loro lavoro?

KS: I don’t believe there is total agreement between the government decision-makers in this or in similar areas. When the entire path of a profession is limited by subjective decisions, the atmosphere for growth in that profession shrinks, and as a photographer working in such an environment, you would feel at best just tolerated. If fashion photography in Iran were to move towards nude and erotic photography, it would have seriously violated the law and a crackdown would be expected, but I believe that even nudity has not been properly defined and there are no clear boundaries.

Are there any written procedures on how much of a woman’s hair can be shown in a photograph? Is it written anywhere that if a woman has plump red lips, she should not be the subject of a close-up shot? If I don’t know these boundaries, my job becomes very difficult. I believe even the authorities differently define these boundaries and they each have their own ideas about them. Ultimately, their biggest concern is if these activities violate Islamic culture. But the truth is that even in defining the boundaries of Islamic culture, there is no unified voice or understanding.

KS: Non credo ci sia un vero e proprio accordo da parte dei governanti in questo e altri ambiti. Quando l’intera professione è regolata da decisioni soggettive, la probabilità di crescita in quell’area diminuisce e lavorare in un ambiente del genere come fotografo è a malapena tollerabile. Se la fotografia di moda in Iran si avvicinasse al nudo e alla fotografia erotica, infrangerebbe pesantemente la legge e un assalto all’intera industria sarebbe inevitabile, ma io credo che neanche sul tema della nudità siano stati definiti dei chiari limiti.

Non ci sono delle regole scritte su fin quanto possa essere scoperta la capigliatura di una donna durante lo scatto, oppure se sia proibito fotografare un primo piano di una donna con labbra carnose. Senza chiarezza su queste limitazioni il mio lavoro sarebbe molto difficile. Sono del parere che persino i rappresentanti delle autorità la pensino in modo diverso, applicando ognuno il proprio metro. Infine, il mio più grande dubbio consiste nel capire se queste attività violano davvero la cultura islamica. Ma la verità è che persino nel definire i confini della cultura islamica manca una voce omogenea che accomuni le diverse interpretazioni.

OM: Credi che i continui assalti alle modelle e ai fotografi gli impediranno di perseguire la loro carriera in Iran? Queste figure professionali spariranno dall’Iran?

KS: No. The industry will never stop. Clothes are one of the basic needs of human beings, no matter where people live. The fashion and clothing industry is very active in Iran and is naturally in need of promotion and marketing. Therefore, fashion photography, with all its limitations, will continue to exist, because the thinking behind this creativity is unstoppable. The thought process cannot be stopped and it will eventually find a way to be expressed. I think this situation is temporary and when something truly exists, it will have to be accepted. I hope laws are developed to define the boundaries, so everyone knows what is legal and what is illegal. The fact is that so much has been pushed underground, that there is now a huge underground world, bigger than the world above ground! This is why I think the ban needs to be re-thought. Can a world that is so extensive be marginalized?

KS: No. L’industria della moda non si fermerà mai. I vestiti sono uno dei bisogni primari dell’uomo in qualsiasi parte del mondo egli viva. In Iran l’industria tessile e della moda sono molto attive e per questo necessitano di essere promosse e pubblicizzate. Nonostante tutte le limitazioni, la fotografia della moda continuerà a esistere perché non si può fermare il processo creativo che sta alla base di questa professione; prima o poi, anche se represso, troverà il modo di manifestarsi. Sono convinto che l’attuale situazione sia temporanea e che se qualcosa davvero esiste, la si deve accettare. Spero che vengano istituite delle leggi che definiscano in modo chiaro i limiti di ciò che è legale e non. Il fatto è che ormai sono state seppellite così tante cose nel sottosuolo dell’incertezza da superare di gran lunga quelle in superficie! Ecco perché credo che la politica del proibizionismo debba essere rivista. Del resto non si può mica marginalizzare la vastità del mondo della moda, giusto?

OM: Cosa credi accadrebbe se gli agenti di sicurezza venissero a sapere che un fotografo sta facendo degli scatti di nudo?

KS: Again, this is where the outcome could be different due to the subjective nature of handling the issue. Like many other things that are considered a crime in Iran, you never know exactly what would happen if you pass this red light! Would you be fined $200, would you be imprisoned, or would you be deprived of your civil rights? I have no doubt that this type of photography is considered a crime, and all I can say is that you would have to be very fortunate to end the issue with a cash fine. When there are different types of pressure on ordinary photographers, I don’t even want to think about what would happen to someone who does erotic photography in Iran!

KS: Come già detto prima, questo è il tipico esempio in cui le conseguenze possono variare a seconda di chi si occupa del caso. Come tutte le altre cose considerate crimini in Iran, non sai mai con esattezza cosa possa succedere se oltrepassi la linea rossa! Verresti multato di 200 dollari, imprigionato o privato dei diritti civili? Io non ho dubbi che questo tipo di fotografia è considerata un crimine e la sola cosa che posso dire è che saresti molto fortunato a cavartela solo con una multa. Quando la pressione sui fotografi arriva da fronti diversi, non oso neanche immaginare cosa potrebbe succedere a chi fa scatti erotici in Iran.

OM: È possibile guadagnarsi da vivere come fotografo di moda professionale a tempo pieno in Iran?

KS: If by “professional” you mean someone who makes a living this way, the answer is yes. If you go to Instagram right now and search for a few simple keywords, you would be able to find a lot of Iranian photographers and models in this field. As I said before, this chain certainly exists and is economically viable. But if the question is whether they have world-class quality or not, the answer is dependent on a lot of other factors. It depends, for example, on how well the artist can promote himself or herself. When everyone is trying to toe the line, so as not to cross the government red lines, they would undoubtedly have less publicity and this could lead to lower work quality and revenue for them.

KS: Se per “professionale” intendi qualcuno che si guadagna da vivere, allora la risposta è si. Se dai un’occhiata a Instagram proprio adesso e inserisci semplici keyword, troverai tanti fotografi e modelle iraniane in questo campo. Come ho già detto, questa catena esiste ed è economicamente redditizia. Ma se la domanda riguarda invece la qualità, la risposta dipende da tanti fattori. Per esempio in che modo un artista riesce a promuoversi. Se tutti si concentrassero solo sul rispettare le regole per non oltrepassare la linea rossa imposta dal governo, avrebbero indubbiamente meno visibilità e questo influenzerebbe in modo negativo la qualità dei loro lavori e anche il loro guadagno.

Iranian model Elnaz Golrokh (now based in Dubai) maintains a popular fashion and modelling Instagram page with over 800K followers.

La modella iraniana Elnaz Golrokh (oggi di base a Dubai) ha sul suo profilo di moda Instagram oltre 800,000 follower.

OM: Con la comparsa e diffusione di Instagram, molti fotografi e modelle hanno cominciato a pubblicizzare i loro lavori sui social media e alcuni di loro hanno raggiunto milioni di follower. Secondo te, quanto determinante è oggi il ruolo dei social media nella popolarità di questo tipo di fotografia?

KS: Social media, and especially Instagram have been absolutely instrumental! I think that’s because Instagram communicates with image-seeking audiences and this brings people closer. Because social media is far-reaching, everyone has access to it and when a photographer uses this tool, through peer influence other colleagues and competitors also move to use that tool, and this is why a large group of Iranian photographers moved to Instagram, for example. Organizations that oversee internet access in Iran then scramble to find mechanisms for controlling these artists. But I believe that social media has catapulted people forward, and even if the censorship organizations are successful in pulling people back, the art of photography has been able to take a few steps forward in gaining new audiences.

KS: I social media e soprattutto Instagram sono assolutamente fondamentali! Instagram comunica con il suo pubblico attraverso le immagini e questo avvicina le persone. Proprio perché Instagram è alla portata di tutti, tutti ne possono fare uso e quando un fotografo lo utilizza, spinge a sua volta colleghi e concorrenti a usarlo e questo è ad esempio il motivo per cui un gran numero di fotografi iraniani si è spostato su questa piattaforma. Le organizzazioni che sorvegliano l’accesso a internet in Iran, faticano infatti a trovare un meccanismo di controllo degli artisti. Io credo che i social media abbiano catapultato le persone in avanti e, anche se la censura continua con successo la sua politica di repressione, l’arte della fotografia ha comunque fatto passi da gigante guadagnando sempre più seguaci.

Kouroush fotografa una modella sui tetti di New York. Foto dell’autore.

OM: Hai mai provato tu o altri fotografi iraniani a vendere le foto al di fuori dell’Iran? Oppure ti sei concentrato solo sul mercato locale?

KS: I think if you have professional ambitions, no matter what the profession, you always think about finding the best market and environment for your work. If you were a programmer in South Asia, you would for sure dream about working in Silicon Valley someday. If you were an Iranian soccer player, it is natural that your big dream would be to play in Spain’s La Liga. For me, the dream was to go wherever I could become a better and more experienced photographer. This is why I went to Dubai and now I am in the La Liga of photography in New York! As a photographer inside Iran, you may be able to send your photographs abroad, but the photos would have to be wildlife photography or social photography. The areas in which I was active hardly allowed me to be connected to the professional life outside Iran. This is why I had to move, so that I could strengthen my professional relationship with the international market. The subjects in my photography are people; therefore it is natural for me to want to go somewhere where people have more freedom with their clothes, conduct, and social acts.

KS: Penso che se hai ambizioni professionali, non importa in quale ambito, cerchi sempre di trovare l’ambiente e il mercato migliore per il tuo prodotto. Se tu fossi un programmatore in Asia meridionale avrai di sicuro sognato di lavorare un giorno nella Silicon Valley, se fossi invece un calciatore iraniano, il tuo più grande sogno sarebbe quello di giocare nella Liga spagnola. Nel mio caso, il mio sogno era quella di andare ovunque avessi la possibilità di diventare un fotografo professionista. Ecco perché sono andato a Dubai e ora sono nella Liga della fotografia a New York! Come fotografo che esercita la professione in Iran, puoi inviare le tue foto all’estero, ma devono ritrarre soggetti di natura selvatica o di fotografia sociale. Le aree in cui io ero attivo mi consentivano a malapena di entrare in contatto con gli ambienti professionali al di fuori dell’Iran, per questo mi sono dovuto trasferire e rafforzare il mio rapporto con il mercato internazionale. I soggetti dei miei scatti sono persone, pertanto è naturale per me scegliere luoghi in cui si sentano libere di esprimere il proprio stile e il modo di interagire a livello personale e sociale.

Kouroush's editorial from inCOVER. Used with permission.

inCOVER cover di Kouroush. Licenza concessa.

OM: Quali sono le cose che puoi fare a New York che non potresti fare in Iran?

KS: I always considered myself a citizen of the world, not of a particular country. I believe that I have to live where the general public’s values are closer to mine. This does not necessarily mean that where I am is better or worse; it just suits me more. When a large part of my identity is comprised of being a photographer and my desire to illustrate, it’s not at all strange that I would feel more comfortable here professionally and personally. The most important thing for me is that this city’s tempo and dynamics totally match my energy level and every morning when I wake up, I’m in a race with my city, and I love this feeling a lot. Before I forget, of course, I should add that in New York no one investigates and measures the hair and figures of my models with a ruler and a magnifying glass!

KS: io mi sono sempre considerato cittadino del mondo e non di uno paese specifico. Per me è importante vivere in un luogo dove i valori delle persone siano vicini ai miei. Ciò non vuol dire per forza che il luogo dove mi trovo sia migliore o peggiore, semplicemente mi fa star bene. Considerando il fatto che la maggior parte della mia identità è rappresentata dalla fotografia e dal mio desiderio di illustrare, non è difficile intuire che mi senta professionalmente e personalmente più appagato qui a New York. La cosa più importante per me è che il ritmo e le dinamiche di questa città siano in linea con le mie energie e che quando mi sveglio al mattino mi lascio andare al flusso della Grande Mela; lo adoro! Ah dimenticavo, vorrei aggiungere che a New York nessuno esamina e misura i capelli e i corpi delle mie modelle con un righello o una lente d’ingrandimento!

OM: Cosa vuoi raggiungere a New York?

KS: I definitely have some big dreams. I would like to be known as a New York photographer whose work has its own character and signature, and to show my view behind the camera to those in the fashion industry here. I hope next time we meet, my pictures do all the talking!

KS: Ho davvero grandi sogni. Mi piacerebbe essere conosciuto a New York come un fotografo i cui scatti hanno un carattere unico e mostrare attraverso il mio obiettivo a tutti quelli che lavorano nell’industria della moda a New York, il mio vero io. Spero che la prossima volta che ci incontreremo le mie foto possano parlare per me!

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