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#FreeSerikjan e la lunga ombra dei campi dello Xinjiang si estende al vicino Kazakistan

Serikjan Bilash tiene un discorso nella sede del collettivo Ata-Jurt. Screenshot dal video condiviso [kk] sul canale YouTube del gruppo il 2 febbraio.

L'attivista Serikjan Bilash, residente in Kazakistan, ha aiutato più di mille kazaki a sostenere la causa dei loro cari attualmente detenuti o scomparsi nella vicina provincia cinese dello Xinjiang, durante la persecuzione del governo cinese contro le minoranze etniche e religiose.

Dal suo drammatico arresto [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] l'11 marzo da parte della polizia kazaka per accuse di incitamento di “odio interetnico”, i kazaki gli stanno restituendo il favore.

Nell'ultima settimana hanno girato video [kk] per richiedere il rilascio di Bilash, la cui organizzazione ha reso il paese dell'Asia Centrale un punto focale della cronaca internazionale sull'oppressiva iniziativa di “rieducazione” di Pechino nello Xinjiang. Qui sotto c'è un esempio di video con la relativa traduzione.

Dear (President) Nursultan Nazarbayev, all Kazakh people depend on you. There are Kazakhs suffering from unjustified repression in China. This situation has lasted for more than three years. At first, there were deep frustrations. But Serikjan taught us how to legally write our complaints. He also attracted more attention from the international community. In short, I'd like you to grant him freedom.

Caro (Presidente) Nursultan Nazarbayev, tutto il popolo Kazako dipende da lei. Molti kazaki soffrono sotto l'ingiustificata repressione della Cina. Questa situazione dura da più di tre anni. All'inizio, c'era una profonda frustrazione. Ma Serikjan ci ha insegnato come scrivere le nostre denunce con termini legali. Ha anche attirato l'attenzione della comunità internazionale. In breve, vorrei che lo rimettesse in libertà.

Attualmente ci sono circa 400 video del genere che sostengono il suo rilascio, molti dei quali hanno più di mille visualizzazioni. La maggior parte si rivolgono all'uomo forte del Kazakistan, il 78enne Presidente Nursultan Nazarbayev.

Chi c'è dietro la repressione?

Gran parte degli articoli sull'arresto di Bilash dell'11 marzo si sono concentrati sul “braccio lungo” della Cina e sul suo potere di fare pressione ai vicini dell'Asia centrale, che dipendono dalla Cina per il commercio e gli investimenti. Anche se Bilash è stato arrestato e detenuto dalle autorità kazake l'11 marzo, è stato messo agli arresti domiciliari il giorno successivo da un tribunale della capitale Astana.

Ci sono buone ragioni per credere che la Cina sia stata messa in imbarazzo da Bilash e dalla sua organizzazione informale, conosciuta come Ata-Jurt.

La campagna di Ata-Jurt, perlopiù focalizzata sulla popolazione kazaka dello Xinjiang, che comprende 1 milione e mezzo di persone, ha fatto molto per rivelare i meccanismi interni dello stato di polizia nella regione.

Gli esperti dell'ONU hanno stimato che circa un milione di persone appartenenti a minoranze etniche e religiose – perlopiù uiguri ma anche kazaki, kirgizi e hui – potrebbero essere internati in strutture a cui il Partito Comunista Cinese si è di recente riferito con leggerezza come a “delle specie di collegi.”

Ata-Jurt ha incoraggiato sia i parenti che hanno cari scomparsi o detenuti oltre il confine in Xinjiang, sia le persone che hanno sperimentato la “rieducazione” in prima persona a parlare delle loro esperienze.

Gene Bunin, curatore dell'archivio in inglese Xinjiang Victims Database, stima che Ata-Jurt abbia pubblicato almeno 3000 testimonianze video prodotte da 2.000 testimoni differenti.

Le interviste di Bilash, a loro volta, sono state pubblicate su decine di organi di stampa internazionali, che hanno tutti scritto del suo arresto. Questi articoli hanno creato una tempesta di pubblicità negativa su una scala che il Kazakistan difficilmente avrebbe potuto anticipare.

La necessità di preservare i legami vitali con la Cina potrebbe essere per le autorità una motivazione sufficiente per agire contro Bilash. Tuttavia il regime autoritario del Kazakistan ha altre ragioni per vederlo come una minaccia.

L'oratoria carismatica di Bilash e la sua leadership all'interno della comunità, unita alla bravura nell'uso dei media, gli hanno assicurato un crescente seguito nell'ultimo anno, in particolare tra naturalizzati kazaki di origine cinese come lui.

Simili livelli di popolarità per una figura pubblica indipendente rappresentano un grattacapo per un regime che non riesce a soffocare la crescente insoddisfazione .

Questi timori sono traditi nel video qui sopra, successivamente sottotitolato in inglese, che si ritiene essere stato filmato e pubblicato dalla polizia dopo l'arresto di Bilash.

Nel video, l'attivista implora un altro oralman (una persona di etnia kazaka che è ritornato nella terra madre) di non partecipare ai raduni organizzati da un rivale politico di Nazarbayev risiedente all'estero, il banchiere fuggitivo Mukhtar Ablyazov [it].

Da quando il video è stato filmato, [Bilash] ha rilasciato un'altra dichiarazione via messaggio vocale in cui conferma di aver ricevuto pressioni dagli inquirenti perché denunciasse Ablyazov, e che gli era stato anche ordinato di rifiutare i servizi dell'avvocato di sua scelta.

Bilash ha riferito di essersi sentito a disagio nel denunciare Ablyazov, perché non sapeva chi egli fosse. Ha anche dichiarato di voler tenere il suo avvocato nonostante le pressioni.

Cosa c'è in una parola?

La determinazione di Bilash a descriversi come un attivista senza ambizioni politiche, dedicato a un'unica questione, rende difficile diffamarlo ai gruppi e i media pro-governo.

Un account Facebook chiamato “Nemici del popolo 2.0″, che attacca regolarmente personalità dell'opposizione, è stato inondato di commenti negativi quando ha tentato maldestramente di montare delle accuse diffamatorie contro Bilash, paragonandolo ad Ablyazov.

Un utente ha accusato il gruppo [kk] di “essersi guadagnato i suoi soldi cinesi” e aver “infangato il nome di una persona per bene.”

Le accuse di istigazione contro Bilash sono relative a un discorso che aveva tenuto a un raduno sul tema dello Xinjiang il mese scorso, in cui aveva invocato una “jihad” contro la Cina e le sue politiche nello Xinjiang.

Durante il discorso Bilash aveva fatto attenzione a chiarire che per “jihad” intendeva lanciare una guerra di informazione, “non prendere un'arma e andare in Siria.” Ma i media governativi kazaki hanno tagliato il discorso [kk] in modo che il chiarimento non figurasse nel montaggio, mandato in onda al telegiornale della sera alcuni giorni dopo il suo arresto.

Se Bilash fosse incriminato e ritenuto colpevole per questi commenti, potrebbe rischiare tra i cinque e i dieci anni di prigione.

Tuttavia il suo rilascio agli arresti domiciliari, in un paese dove la maggior parte dei prigionieri politici rimangono in prigione prima del processo, indica che le autorità non sono sicure di come gestire il suo caso.

Liberarlo potrebbe sembrare un'imbarazzante ritirata, nonché un affronto alla Cina, ma imprigionarlo potrebbe costare ancora di più.

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