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La tassa sui libri in Brasile può danneggiare i lettori nelle periferie

Il governo Bolsonaro lavora alla proposta di una nuova tassa sui libri in Brasile | Foto: Rômulo Cabrera/Agência Mural

Questo testo è di Renan Cavalcante e Lucas Veloso. Viene pubblicato qui in seguito a un accordo per la condivisione dei contenuti tra Global Voices e l’Agência Mural [pt, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione].

Nel 2007 lo scrittore Alessandro Buzo, 48 anni, prese in affitto un immobile commerciale vicino casa propria e aprì la libreria “Suburbano Convicto”. A quel tempo nel distretto di Itaim Paulista, all'estremità orientale di San Paolo, non c'erano né biblioteche pubbliche, né spazi per la lettura. Le scuole erano gli unici posti in cui la popolazione aveva accesso ai libri.

Anni dopo, lo scrittore dice che accedere agli spazi per la lettura è diventato più facile, ma nelle biblioteche pubbliche e nelle scuole non ci sono nuove opere e i prezzi rappresentano un ostacolo per la maggior parte delle persone in Brasile. Nel 2019 il prezzo medio dei libri nel paese era di 19 real brasiliani (pari a 3,54 dollari), l'equivalente dell’1,8% del salario minimo.

“Ci sono anche delle biblioteche disponibili nei CEU (centri di istruzione della rete pubblica statale di San Paolo). Chi ha bisogno o voglia di leggere può trovare una soluzione, ma che dire del quartiere periferico che ha una libreria di libri nuovi, con pubblicazioni?” domanda.

In Brasile si è discusso sull'accesso alla lettura a causa del dibattito sulla riforma tributaria presentata dal governo di Jair Bolsonaro al Congresso Nazionale. Una delle idee è quella di tassare al 12% l'acquisto di opere letterarie, le quali oggi non sono oggetto di imposizione fiscale come previsto dalla Costituzione Federale. Case editrici come Todavia e la Companhia das Letras si sono dichiarate contrarie all'idea sui social network, ricordando la consultazione pubblica aperta in senato.

È in corso la consultazione pubblica del senato che garantisce l'immunità tributaria ai libri, giornali, periodici e carte destinate alla stampa. Se sei contrario alla tassazione del 12% sui libri, vota SÌ.

È stata presentata al senato la PEC 31/2020, che vuole garantire l'immunità tributaria ai libri, giornali, periodici e carte destinate alla stampa. Se sei contrario alla tassazione del 12% sui libri, vota SÌ e appoggia la proposta.

La paura è che, se approvata, la tassa renderà ancora più difficile l'accesso ai libri da parte della popolazione di reddito basso e renderà impraticabili progetti di promozione della letteratura nelle periferie. Nella maggior parte dei paesi dell'America Latina, i libri non sono tassati.

Una rilevazione statistica fatta da Agência Mural ha mostrato che, con la tassa al 12%, le opere più vendute in Brasile costerebbero in media 5,48 real (circa 1 dollaro) in più. Un prezzo più alto di quello del biglietto dell'autobus nella città di San Paolo.

La media passerebbe da 45,60 a 51,08 real. Sono state prese in considerazione le 10 opere più vendute nel paese nel mese di luglio secondo il portale PublishNews, specializzato nell'industria del libro.

La tassa può ostacolare l'accesso per i lettori delle regioni più povere | Foto: Rômulo Cabrera/Agência Mural

La possibilità ha generato una reazione da parte di enti legati al mercato editoriale. “Le istituzioni sono pienamente coscienti della necessità della riforma e della semplificazione tributarie in Brasile. Ma non è con l'aumento del prezzo dei libri che si risolverà la questione” dice il manifesto firmato da enti come la Câmara Brasileira do Livro e la Associação Nacional de Livrarias.

La tassa non è ben vista neanche da chi da anni lavora in progetti per incentivare la lettura e formare lettori nelle periferie.

“[Poiché il libro è un prodotto] caro, si dà la priorità all'apertura di librerie in centri commerciali e quartieri ad alto reddito” afferma lo scrittore Buzo. “Oggi ci sono svariate serate, slams, scrittori di periferia. Dovrebbero essere assunti per lavorare insieme agli studenti delle scuole pubbliche, perché sarebbe una rivoluzione, ma a chi importa di un popolo che legge?”.

A San Paolo, secondo i dati dell’Observatório Cidadão, nella raccolta di libri per adulti, disponibili nelle raccolte delle biblioteche municipali per cittadini dai 15 anni in su, i distretti centrali della capitale occupano le prime posizioni per il maggior numero di opere, in regioni come Libertade, República e Consolação.

Dall'altro lato, con meno opere, vi sono distretti come Marsulac, in zona sud, São Lucas, in zona est, e Anhanguera, in zona nordest.

Questa mancanza è stata molto spesso sopperita da collettivi culturali che fondano biblioteche comunitarie, come quelle di Cidade Tiradentes, Penha, Ermelino Matarazzo, Paraisópolis e Suzano. Ce n'è persino una dentro un cimitero di Paralheiros.

IN BRASILE IL POPOLO NON LEGGE?

All'inizio di settembre, in un’udienza al Congresso Nazionale dove ha discusso la proposta, Paulo Guedes, il ministro dell'economia del governo Bolsonaro, ha affermato che, quando il governo ha creato gli aiuti di emergenza durante la pandemia del Covid-19, in un primo momento i più poveri si preoccupavano più di sopravvivere “che non di frequentare le librerie che frequentiamo noi”.

“Una cosa è concentrarti sull'assistenza. Un'altra cosa è che, dicendo di aiutare i più poveri, esenti in realtà quelli che possono pagare” ha sostenuto.

Buzo non è d'accordo con il punto di vista del ministro. “Non credo che i ricchi leggano più dei poveri. Fai un giro a una serata in periferia. Ci sono molti abitanti delle periferie che leggono, sì. I ricchi hanno maggior accesso ai libri, perché hanno le librerie vicine a casa e i soldi per comprare, ma leggere è tutt'altra storia” ritiene.

Stando ai risultati del sondaggio Retratos da Leitura, commissionato dall'Istituto Pró-Livro in collaborazione con Ibope, il prezzo influenza il 22% dei lettori brasiliani al momento dell'acquisto di libri ed è il principale fattore decisionale nella scelta di un titolo. Ma il sondaggio indica anche che 27 milioni di brasiliani di classe economica C, D e E, i quali guadagnano meno di 8.640 real (o 1.611 dollari statunitensi), consumano libri.

Incoraggiata alla lettura dalla madre e dalla nonna fin dall'infanzia, anche Letícia Souza, revisora laureata in Lettere, è in disaccordo con Guedes. “Quel pensiero è assolutamente incoerente. Anzi, secondo me pensare che chi compra un libro abbia un potere d'acquisto maggiore contribuisce ad allontanare la popolazione più povera dalla lettura e dalla cultura in generale”.

Suzi Soares, l'organizzatrice del Sarau do Binho e della Felizs (Feira Literária da Zona Sul), guarda con diffidenza all'idea del governo di incentivare la donazione di libri come mezzo di accesso ad essi per chi vive in periferia. “Le persone devono leggere quello che vogliono, nessuno deve determinare quello che devi leggere” dice.

Suzi Soares guarda con timore all'idea che il governo decida quello che le persone devono leggere | Foto: José Cláudio de Sena/Divulgazione/Usata con il permesso dell'autore

Suzi ricorda la propria storia. Fino a quando non ha cominciato a lavorare, le pubblicazioni che leggeva erano prestiti di un'amica. “Quando mi avanzavano un po’ di soldi era una gioia entrare in libreria e comprare un libro che desideravo. Quando ho avuto la possibilità di comprare, sono stata molto felice”.

Nonostante tutto, Suzi dice anche di credere che le periferie continueranno a leggere. “Finiremo per trovare delle alternative, come le abbiamo sempre trovate. Riciclare, passare da uno all'altro, far circolare i libri che stanno sullo scaffale, così potremo leggere”.

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