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Perché il popolo nativo aymara non celebra il giorno dell'indipendenza in Bolivia?

Assemblea provinciale degli aymara, denominati come ponchos rojos, 11 agosto 2020, Achacachi-Bolivia. Foto: Elias Hilari Quispe, usata con autorizzazione.

Nei 195 anniversari della Bolivia nel 2020, sui social network sono state pubblicate diverse manifestazioni legate al giorno dell'indipendenza del paese. I cibernauti aymara [es, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] hanno protestato per le accuse di corruzione, per negligenza in materia di salute, e istruzione da parte del governo transitorio di Jeanine Añez, ma stanno anche mettendo in dubbio la rilevanza dell'indipendenza della Bolivia per i popoli nativi della regione. Hanno dichiarato di non sentirsi a proprio agio nel celebrare il giorno dell'indipendenza boliviana della corona spagnola, generalmente commemorata il 6 agosto di ogni anno.

La nazione aymara è divisa in quattro paesi andini: Bolivia, Perù, Cile e Argentina con circa 3 milioni di persone che si identificano con questo popolo. La lingua che parlano è il Qullan Jagi Aru o attualmente denominato aymara. Vivono principalmente di agricoltura ancestrale e di commercio formale e informale. Attualmente si trovano nelle grandi capitali di questi paesi. In Bolivia, circa il 62,2% della popolazione si identifica come indigena.

Da quando gli aymara hanno iniziato a formarsi nelle università e intraprendono studi superiori, ogni volta aumentano le indagini sulla loro storia, tecnologia, agricoltura, organizzazioni politica ecc., e le tesi che formulano sono sempre più contro i non aymara che avevano descritto questo villaggio. I capi e i docenti aymara hanno affermato che i creoli — ossia i non-indigeni — avevano nascosto la conoscenza della nazione aymara nelle loro pubblicazioni e storia del paese, o che l'hanno minimizzata.

Elias Ajata Rivera, un giovane linguista aymara, ha pubblicato un manifesto sulla pagina Facebook che gestisce, “Aymar Yatigaña“. È una piattaforma che ha 109.767 seguaci che imparano l'uso della lingua aymara e la sua cultura.

RESPUESTA A LOS SEGUIDORES QUE NOS ESCRIBIERON PREGUNTANDO POR QUÉ NO PUBLICÁBAMOS ALGO ESTOS DÍAS. Janiw phiñasipxätat…

Geplaatst door AYMAR YATIQAÑA-Aprender Aymara con Elias Ajata op Vrijdag 7 augustus 2020

Dice: “Akanx janiw aka markanakan urupax amtatäkiti ¿KUNATA? – Qui su questa pagina non celebriamo i giorni dell'indipendenza di questi paesi, PERCHÉ?. Con questa domanda ha spiegato ai suoi seguaci perché la sua pagina non celebra l'indipendenza di diversi paesi andini:

Porque los días en que estos países celebran su independencia no fueron independencia para los aymaras. Las condiciones de explotación continuaron o empeoraron para nosotros.

Perché i giorni in cui questi paesi celebrano la loro indipendenza non erano indipendenza per gli aymara. Le condizioni di sfruttamento sono continuate o peggiorate per noi.

Continua a spiegare che gli aymara furono costretti a lavorare come “pongos” durante l'epoca repubblicana postcoloniale, vennero massacrati per “capriccio dei padroni” ed ebbero tasse indigenti. Scrive:

La independencia de estos países donde vivimos los aymaras no fue la liberación del aymara, fue un cambio de “amo”, pasamos de los abusos de los españoles a los abusos de sus hijos.

L'indipendenza di questi paesi dove noi aymara viviamo, non fu la liberazione degli aymara, fu un cambio di “padrone”, siamo passati dagli abusi degli spagnoli agli abusi dei loro figli.

La storia racconta che gli abusi di potere dopo l'indipendenza contro gli aymara e altri popoli nativi è continuata, arrivando fino alla rivoluzione nazionale del 1952, quando con le lotte sociali si conquistò, fra l'altro, il voto universale e la bonifica delle terre. Tuttavia, molti segni di disuguaglianza e razzismo contro i popoli nativi continuano ancora oggi.

Inoltre, Ajata ha discusso sull'esistenza degli aymara attuali che si deve agli stessi lider storici come Tupak Katari [it], Zarate Wilka e Santos Marka T'ula, che lottarono per la liberazione di questo popolo. Al contrario, secondo Ajata, i nomi che si insegnano a scuola come Simón Bolivar [it], Antonio José de Sucre [it], José de San Martín [it] e Bernardo O'Higgins sono indottrinamento contro la storia dei popoli originari. Ad esempio, il fondatore delle repubbliche della Grande Colombia [it] e Bolivia, Simón Bolivar, pensava agli indigeni nei seguenti termini: “Più ignorante della vile razza degli spagnoli”.

Per Ajata, il nazionalismo patriottico non ha senso per i popoli transnazionali.

A questa pubblicazione, diversi internauti hanno risposto con un “jajalla”, una parola aymara usata per le celebrazioni. “È vero, non si può celebrare una falsa indipendenza che ci hanno insegnato nelle scuole, è stata tutta una bufala. Fu l'indipendenza dei creoli”, rispose un'altra persona. Molti erano a favore della pubblicazione mentre alcuni hanno affermato che il loro post era razzismo contro i bianchi.

Due ricercatori aymara, Pablo Mamani e David Quispe, con formazione a livello di dottorato, hanno condiviso nei loro profili Facebook il seguente messaggio:

Bolivia es inviable sin los indios, salvajes, alteños, masistas…195 años de la republica neocolonial no enseñó nada?

Geplaatst door Pablo Mamani Ramirez op Woensdag 5 augustus 2020

La Bolivia è irrealizzabile senza gli indiani, i selvaggi, gli alteños, i masistas… 195 anni di repubblica neocoloniale non hanno insegnato nulla?

Nel messaggio si possono osservare termini come “indiani”, “selvaggi”, “alteños” e “masistas”. Alteño fa riferimento agli abitanti della città El Alto [it], con maggioranza della popolazione aymara, quechua e migranti di altre comunità, e masistas è la denominazione dei seguaci del partito Movimento per il Socialismo, MAS [it], di Evo Morales, ma attualmente associato alle persone aymara e quechua che non sono d'accordo con l'attuale regime di governo transitorio di Añez. Questi termini vengono usati nei media per denominare principalmente gli ayamara e i quechua. I docenti aymara Mamani e Quispe credono che la Bolivia dipenda dagli aymara, i quechua e il loro territorio.

Questa percezione contro il concetto della “bolivianità” è alimentata da uno dei capi sociali e un professore universitario aymara di nome Felipe Quispe Huanca, che ha il soprannome di El Mallku, il “condor delle ande”. Le sue parole in un dibattito televisivo sono state criticate dai politici conservatori cristiano e media che lo vedono come “istigatore di odio tra i boliviani”. D'altra parte, è sostenuto da molti nella popolazione nativa.

El Mallku ha fatto forti affermazioni contro la struttura politica della bolivianità:

“No soy boliviano… soy del Qullasuyu, de la nación aymara…tengo idioma, religión, territorio, filosofía…no me gusta vivir bajo la manga del opresor”

“Non sono boliviano… sono del Qullasuyu, della nazione aymara… ho una lingua, territorio, filolosofia…non mi piace vivere sotto la manica dell'oppressore.

Nel frattempo, l'ex deputato legislativo Rafael Quispe, che ora è Direttore Generale del Fondo dello Sviluppo Indigeno nel governo Jeanine Añez, ha parlato di inclusione. Nel dibattito televisivo ha detto:

Nuestros hijos indígenas ya son de clase media, estudiaron y son profesionales. No pueden seguir viviendo con rencor de hace 500 años, no pueden seguir odiando al k’ara [palabra quecha para invasores]. Todos somos bolivianos y debemos unirnos para que el país progrese.

I nostri figli indigeni sono già della classe media, hanno studiato e sono professionali. Non possono continuare a vivere con il rancore di 500 anni fa, non possono continuare ad odiare il k'ara [parola quechua per invasori]. Siamo tutti boliviani e dobbiamo unirci affinché il paese progredisca.

In questo modo, il dibattito tra El Mallku e Rafael Quispe ha messo alla luce l'esistenza di una contrapposizione per quanto riguarda la bolivianità.

Eppure, secondo i commenti nei post e nelle conversazioni con gli aymara, la maggior parte di loro critica categoricamente il concetto di bolivianità. In un'altra pubblicazione, uno degli ex vice-rettori dell'Università Pubblica di El Alto-UPEA, Qhisphiyir Qhisphi, ha spiegato:

“Nada que celebrar 195 años de bolivia, continúa la masacre y el genocidio llegados hace 488 años a estas tierras con la invasión, ejercidos con la colonización, practicados en la república… continuados en el estado. osan decir “independencia”, pero hay extranjeros gobernando con dictadura y tiranía.”

“Non c'è nulla da celebrare per i 195 anni della Bolivia, il massacro e il genocidio giunti 488 anni fa in queste terre continuano ad esserci con l'invasione, esercitati dalla colonizzazione, praticati nella repubblica… proseguiti nello stato. Osano dire “indipendenza”, ma ci sono stranieri che governano con dittatura e tirannia”.

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