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Conversazione con Nneka Jones, l'artista trinidadiana che ha creato l'efficace bandiera americana per il TIME: Parte I

Opera d'arte realizzata da Nneka Jones per la rivista TIME, la bandiera statunitense ricamata a mano su una tela. Foto gentilmente concessa da @artyouhungry, utilizzata su autorizzazione.

Le copertine [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] della rivista TIME sono solite trattare tematiche urgenti con immagini semplici e potenti che affrontano sia il panorama generale sia le sfumature di una qualsiasi situazione.

Tuttavia, la copertina del numero 31 agosto/7 settembre, è stata particolarmente commovente. Intitolata “La nuova rivoluzione americana”, un'inedita immagine della bandiera degli Stati Uniti si inserisce in uno spazio negativo, anche quando mantiene questo spazio per facilitare il dibattito sulla creazione di un futuro per i neri americani che sia all'altezza delle promesse di giustizia ed equità stabilite nella Costituzione del paese.

L'artista autrice dell'immagine è Nneka Jones, artista trinidadiana di 23 anni, il cui ritratto di George Floyd [es], che pubblicò nel suo instagram catturò l'attenzione del direttore artistico del TIME, Victor Williams. Il resto, come si dice, è storia:

 

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Un post condiviso da N N E K A (@artyouhungry)

Ho mantenuto il segreto, ma è giunto il momento di condividere l'opportunità che mi si è presentata di creare un'opera esclusiva ricamata a mano per la copertina dell'ultimo numero della rivista TIME “La nuova rivoluzione” a cura di Pharrel Williams.

SI, LA RIVISTA  😭🙏🏾

Sono molto molto grata per questa opportunità. Grazie a tutti i collaboratori del TIME (in modo particolare a Victor).

Jones lascia Trinidad e Tobago e si trasferisce negli Stati Uniti per ottenere la laurea in Belle Arti. Ottiene il diploma nell'Università di Tampa a Maggio 2020, lo stesso mese in cui uccisero Floyd ed esplose il movimento Black Lives Matter negli Stati Uniti e in tutto il mondo [it]. C'è stata una convergenza di eventi a consolidare il suo lavoro come “un'artista-attivista”

Jones ha scelto di lavorare ricamando su tela, come ha spiegato Victor Williams:

Every time she pushes the needle through the canvas, it’s an act of intention that mirrors the marching, the protests, the push to form a more perfect union. It’s deliberate. It’s painstaking. It’s long. It’s hard. Each one of those stitches is a single person’s story, a single person’s travails. That’s why we wanted to make the stitches visible.

Ogni volta che spinge l'ago attraverso la tela è un atto intenzionale che rispecchia le marce, le proteste, gli sforzi per creare un'unione ancora più forte. E’ volontario. E’ accurato. E’ lungo. E’ difficile. Ciascuno di quei punti rispecchia la storia di una persona, le pene di una persona. Per questo volevamo che i punti fossero visibili.

Anche il fatto di creare l'opera – le dita di Jones avevano tagli ed erano doloranti per il duro lavoro –  è stato un atto di solidarietà verso tutti coloro che sanguinano per le ingiustizie quotidiane come conseguenza di essere neri negli Stati Uniti.

Ho parlato con Jones a proposito della sua arte. In questo articolo, la prima parte dell'intervista, condivide la sua visione di come l'arte e l'attivismo possano cambiare il mondo.

Artista Nneka Jones, autoritratto ricamato a mano su tela Immagine per gentile concessione di @artyouhungry, utilizzata con il permesso.

Janine Mendes-Franco (JMF): Congratulazioni per la copertina della rivista TIME. Ricamare su tela è un mezzo di comunicazione unico. Come ti sei avvicinata a questa tecnica? 

Nneka Jones (NJ): Thank you! My discovery of embroidery came about through an experimental painting class at the University of Tampa. The class invited the students to create a painting without using paint as the main material on the canvas. It therefore forced my classmates and I to reflect on every day and non-traditional materials that could be used. Once I had decided that I would use thread, after seeing many other embroidery artists, I was able to complete my first hand embroidered self-portrait.

Grazie! Ho scoperto il ricamato durante una lezione di pittura sperimentale all'Università di Trampa. Ci invitarono a creare un'opera senza utilizzare il colore come materiale principale sulla tela. Questo ci ha obbligato a riflettere sui vari tipi di materiale che potrebbero essere utilizzati, sia quelli ricorrenti che quelli non tradizionali. Una volta deciso che avrei utilizzato il filo, dopo aver osservato molti artisti del ricamato, sono riuscita a completare il mio primo ritratto ricamato a mano.

JMF: E’ chiaramente un processo preciso e meticoloso. Cosa c'era in quella copertina di TIME, dal concetto alla realizzazione? 

NJ: Victor Williams reached out to me […] He was automatically drawn to my hand-embroidered work and offered for me to produce cover art for the […] issue curated by Pharrell Williams. We had decided that using the American flag would be the perfect symbolism as it is a reflection of everything happening in the nation currently.

After having only 24 hours to complete the hand-embroidered work, I was able to stencil out the flag and have the agreed upon image completed by the deadline. The incomplete ‘finish’ contributed toward the meaning of the piece, as it is symbolic of the work in progress toward a more inclusive future.

NJ: Victor Williams si mise in contatto con me […]. Si sentì istintivamente attratto dal mio lavoro di ricamato a mano e mi offrì la possibilità di realizzare la copertina per […] il numero curato da Pharrell Williams. Decidemmo che utilizzare la bandiera degli Stati Uniti sarebbe stato il simbolismo perfetto essendo un riflesso di tutto quello che sta attraversando ad oggi la nazione.

Dopo aver avuto solamente 24 ore per concludere il lavoro ricamato a mano, sono riuscita ad ottenere un modello della bandiera ed avere l'opera accordata pronta entro la scadenza. L'incompleto ‘finito’ ha contribuito al significato dell'opera, a significare un lavoro in corso per un futuro più inclusivo.

JMF: L'attivismo è profondamento intrecciato nella tua arte. Com'è stato trasferirsi da una multietnica Trinidad e Tobago a degli Stati Uniti divisi razzialmente? Che prospettiva ha portato la tua arte a temi che devono essere affrontati? 

NJ: Racism is something that exists on a global scale and every country has issues relating to some social injustices. These issues were not foreign to me before leaving Trinidad but of course, coming to a nation that is more largely populated and even more of a melting pot, they seemed to be more obvious.

As an activist-artist, I use my artwork as a tool to bring awareness to these injustices and evoke change within society. It is harder for us as humans to have these conversations without having a prompt or ‘push.’ The artwork then, is almost like a stepping stone, forcing viewers to look within themselves — but also amongst themselves — and have these conversations.

NJ: Il razzismo è qualcosa che esiste su scala mondiale ed ogni paese affronta problemi legati ad alcune ingiustizie sociali. Queste situazioni non mi erano estranee prima che decidessi di lasciare Trinidad e Tobago, ma chiaramente, arrivando in una nazione con una popolazione molto più numerosa e molto più di un melting pot, erano ancora più ovvie.

Come artista – attivista, utilizzo la mia arte come strumento per aumentare la consapevolezza di queste ingiustizie e chiedere che avvengano dei cambiamenti nella società. E’ molto difficile per noi come essere umani avere questi confronti senza avere qualche incentivo o qualche “spinta”. L'arte dunque è qualcosa che assomiglia ad un trampolino che obbliga gli spettatori ad osservare dentro loro ma anche tra loro, ed avere questi confronti.

Ritratto di George Floyd realizzato da Nneka Jones. Foto gentilmente concessa da @artyouhungry, utilizzata su autorizzazione.

JMF: Il tuo ritratto di George Floyd è delicato e potente allo stesso tempo. Come ti sei sentita nel realizzarlo? Che messaggio volevi inviare e perchè il suo fotorealismo era così importante per te?

NJ: The painting of George Floyd was all very in the moment. It contradicted all my other pieces as I usually take time to plan out the content and composition of my pieces and also spend a while completing it. However, this painting was different; I wanted to capture the essence of Floyd right then and there and bring some kind of peace to the chaos that was happening in America at that time. This meant that I had to do my best to capture him as his daughter, family and friends saw him before his passing.

NJ: Il quadro di George Floyd è avvenuto tutto nel momento stesso. Andava contro tutte le altre mie opere dal momento che solitamente prendo tempo per pianificare il contenuto e la composizione, e inoltre impiego tempo per completarle. Ma con questo quadro è stato diverso: volevo catturare l'essenza di Floyd e portare un po’ di pace nel caos che stava inondando gli Stati Uniti in quel momento. Questo significava che dovevo fare del mio meglio per ritrarlo così come lo vedevano sua figlia, la sua famiglia e i suoi amici prima della sua morte.

JMF: Quando le proteste BLM si diffusero in tutto il mondo, molti utenti dei social media dei Caraibi furono criticati per appoggiare la causa degli Stati Uniti, ma la realtà è che ogni società ha il suo proprio tipo di razzismo contro il quale combattere. Che ruolo gioca la tua arte in questi movimenti e nei risultanti confronti? 

NJ: Not many of us realize that although we come from different backgrounds, ethnicities, countries and social groups, a lot of the issues that we face are very similar and are related to overarching issues of racism, inequality and discrimination.

This is something that we can all relate to in some way and if my work is to be seen on a global scale, people would be able to identify the specific issue I am highlighting without even speaking the same language I speak. Art in itself offers a universal language and that allows me to create work that speaks out against the injustices and calls for change in all parts of the world, not just Trinidad and not just America.

NJ: Non tutti ci rendiamo conto che, anche se proveniamo da diverse origini, etnie, paesi e gruppi sociali, molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare sono molto simili e sono relazionati con problemi più generali di razzismo, diseguaglianza e discriminazione.

Questo è qualcosa con il quale tutti possiamo relazionarci e, se il mio lavoro si vedesse su scala mondiale, la gente potrebbe identificare il tema specifico che sto evidenziando anche senza parlare la stessa lingua. L'arte in sé offre un linguaggio universale, e questo mi permette di creare un'opera che si dichiara contraria alle ingiustizie e chiede un cambiamento in tutte le parti del mondo, non solo a Trinidad o negli Stati Uniti.

Nella seconda parte [it] dell'intervista, Nneka parla dell'ottismo relazionato alla sua opera e come le reti sociali hanno aiutato a promuovere la coscienza della sua arte.

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