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Diritto di voto ai Rohingya ancora negato in Myanmar

Profughe interne Rohingya in Myanmar. Foto di Evangelos Petratos, stato di Rakhine, Myanmar, giugno 2014. Dall'account Flickr della Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee. (CC BY-NC-ND 2.0)

Il Myanmar continua a negare la cittadinanza e il diritto di voto al popolo Rohingya, nonostante gli appelli dei gruppi umanitari perché le elezioni dell'8 novembre [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] siano più inclusive, credibili, libere ed eque. Il Myanmar conta più di 130 gruppi etnici ma rifiuta di riconoscere i Rohingya.

Il Myanmar è stato governato da una dittatura militare per diversi decenni prima della transizione a un governo civile con le elezioni del 2010. In quel periodo ai Rohingya è stato permesso votare e tre candidati Rohingya hanno vinto un seggio in Parlamento.

Tuttavia il governo sostenuto dall'esercito ha usato la Legge sulla cittadinanza del 1982 per escludere i Rohingya dalle elezioni del 2015. La legge è stata descritta come discriminatoria perché richiedere agli individui di mostrare “prove definitive” che loro o i loro genitori siano entrati nel Paese prima del 1948.

Le elezioni del 2015 hanno portato a una vittoria schiacciante del partito d'opposizione Lega nazionale per la democrazie (National League for Democracy o NLD). Ma anziché revocare le politiche discriminatorie del precedente regime militare, il governo della NLD ha continuato ad emarginare i Rohingya ed è stato persino accusato di appoggiare le atrocità commesse contro questo gruppo etnico perseguitato dagli ultranazionalisti.

Mentre il Paese è a un passo dalle nuove elezioni a novembre 2020, la “privazione dei diritti politici” dei Rohingya continua. Ad almeno sei candidati Rohingya è stato impedito di correre per le elezioni dalla Commissione elettorale dell'unione (CEU) a causa di una controversia sulla cittadinanza. La CEU ha citato come ragione per l'esclusione dei Rohingya una legge elettorale che richiede ai candidati di provare la cittadinanza dei propri genitori.

Circa 1,7 milioni di Rohingya non potranno esprimere il loro voto. Tra questi c'è anche il milione di Rohingya costretti a fuggire dal Myanmar nel 2017 a causa di operazioni militari che attualmente vivono in campi profughi nel vicino Bangladesh.

Diversi gruppi Rohingya in Bangladesh hanno scritto una lettera in cui sollecitano la CEU a tutelare il loro diritto di voto grazie al meccanismo di voto dall'estero:

As citizens of Myanmar, we hold the right to vote. We had the right to vote until 2015 when we were blocked. The Myanmar government has stripped us of our citizenship and ability to participate in political life.

In quanto cittadini del Myanmar abbiamo diritto di voto. Lo abbiamo avuto fino al 2015 quando questo diritto ci è stato tolto. Il governo del Myanmar ci ha tolto la cittadinanza e la possibilità di partecipazione politica.

Tun Khin, dell'organizzazione Burmese Rohingya Organisation UK, ha osservato che i Rohingya in passato hanno votato in Myanmar:

My grandfather was a parliamentary secretary in Myanmar. We have voted in this country, our home, for decades before the government decided to exclude us in 2015. Many Rohingya supported Aung San Suu Kyi in the last election, but discrimination and genocidal policies have only worsened since the National League for Democracy took office.

Mio nonno era segretario di un parlamentare in Myanmar. Abbiamo votato in questo Paese, la nostra casa, per decenni prima che il governo decidesse di escluderci nel 2015. Molti Rohingya hanno sostenuto Aung San Suu Kyi alle ultime lezioni, ma la discriminazione e le politiche genocide sono solo peggiorate da quando la Lega nazionale per la democrazia è salita al governo.

Aung San Suu Kyi è la leader della Lega nazionale per la democrazia, nonché vincitrice del premio Nobel, che ha lottato contro la dittatura militare ed era considerata un'icona del movimento pro-democrazia.

Saed Makhlaswi, residente dello Stato di Rakhine, ha raccontato alla testata Nikkei Asia dell'esclusione dei Rohingya dalle attività di campagna elettorale:

We are not considered as citizens. Even though some of us have eligible documents to have the chance to vote, there is no preparation of the ballots nor voter registration in our area. It is like the election is not going to happen in our area.

Non siamo nemmeno considerati cittadini. Anche se alcuni di noi hanno documenti validi per il voto, non c'è alcuna preparazione dei seggi o registrazione dei votanti nella nostra zona. È come se da noi le elezioni non esistessero.

App informativa per gli elettori definisce i Rohingya ‘bengalesi’

mVoter 2020, una app informativa sulle elezioni sviluppata grazie a una collaborazione tra la CEU e l'Istituto internazionale per la democrazia e l'assistenza elettorale (International Institute for Democracy and Electoral Assistance o International IDEA) nell'ambito del programma STEP Democracy finanziato dall'Unione Europea, è stato criticato dagli attivisti per aver sottolineato l'etnia e la religione dei candidati e dei loro genitori nel database elettorali. Un candidato Rohingya era descritto nella app come bengalese, un termine dispregiativo usato dalle autorità per identificare i Rohingya.

Candiato Aye Win: “Non c'è niente che possa fare…Mi descriveranno come vogliono. Ma io sono un #Rohingya, naturalmente”. Viene descritto come “Bengali Bamar” sulla app mVoter, progetto di @Int_IDEA @Asia_Foundation, della CEU e della UE. È una violazione dei diritti umani.

Justice For Myanmar (Giustizia per il Myanmar), un sito bloccato in Myanmar per i suoi reportage contro l'esercito, scrive che l'app “orienta direttamente gli elettori in Myanmar a prendere in considerazione etnia e religione, quando dovrebbero invece valutare i candidati basandosi sui loro meriti e la loro piattaforma politica, a prescindere dal background culturale e dal credo religioso”. Il sito aggiunge:

Instead of providing access to much-needed, accurate information for voters, the mVoter 2020 app risks inflaming ethnic and religious nationalism during the election. The publicising of candidate race and religion would be unacceptable to voters in donor countries, and is unacceptable in Myanmar.

Anziché fornire agli elettori accesso a informazioni necessarie e accurate, la app mVoter 2020 rischia di esacerbare il nazionalismo etno-religioso in periodo di elezioni. Pubblicizzare l'etnia e la religione di un candidato sarebbe inaccettabile per gli elettori dei Paesi donatori ed è inaccettabile in Myanmar.

International IDEA, uno dei gruppi che ha lanciato l'app, di base a Stoccolma, ha deciso di ritirare la collaborazione con l'app mVoter2020.

Negli ultimi anni il conflitto etnico ha portato a scontri violenti. I Rohingya sono spesso stati presi di mira da buddhisti ultranazionalisti che diffondono discorsi di incitamento all'odio nei loro attacchi contro la minoranza etnica. Yee Mon Htun, membro di un team di ricerca che ha rilasciato un rapporto sulla necessità di combattere i discorsi d'odio prima delle elezioni, ha sottolineato la gravità del problema:

Hate speech in Myanmar has been designed to provoke, incite violence, discrimination and hatred that has in turn fueled violations of its ethnic and religious minority communities’ human rights and in the case of the Rohingya, it has enabled genocidal violence and atrocities.

I discorsi di incitamento all'odio in Myanmar sono stati pensati per provocare e incitare violenza, discriminazione e odio, che a loro volta fomentano le violazioni dei diritti umani delle minoranze etniche e religiose e, nel caso dei Rohingya, ha causato violenza genocida e atrocità.

Minoranze etniche private dei propri diritti

I Rohingya non saranno i soli a non potere l'8 novembre. La CEU ha annullato le elezioni in 56 municipalità citando rischi per la sicurezza. Questa decisione, che priverà del diritto di voto almeno 1,4 milioni di elettori, è stata criticata come arbitraria e non trasparente.

Ravina Shamdasani, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha attaccato le restrizioni imposte alle minoranze:

We have serious concerns about the human rights situation in Myanmar ahead of its general elections on 8 November. These include violations of the right to political participation, particularly of minority groups — including, disproportionately, the Rohingya Muslim and ethnic Rakhine population in Rakhine State.

Abbiamo serie preoccupazioni sulla situazione dei diritti umani in Myanmar prima delle elezioni generali l'8 novembre. Questo include violazioni al diritto di partecipazione politica, in particolare per le minoranze tra le quali figurano in maniera sproporzionata i musulmani Rohingya e altre minoranze etniche dello Stato di Rakhine.

Human Rights Watch ha avvertito che escludere i Rohingya renderà le elezioni meno credibili:

It’s appalling that Aung San Suu Kyi is determined to hold an election that excludes Rohingya voters and candidates. She knows that real democracy cannot flourish in an apartheid regime imposed on the Rohingya.

È vergognoso che Aung San Suu Kyi sia determinata a tenere delle elezioni che escludono gli elettori e i candidati Rohingya. Sa che la vera democrazia non può prosperare in un regime di apartheid imposto ai Rohingya.

Infine, il gruppo di ricerca e attivismo Progressive Voice ha incolpato l'esercito per aver creato instabilità tra i gruppi etnici:

While the situation of armed conflict is certainly serious in Rakhine State and other ethnic states in Myanmar, what the UEC does not mention is that it is the military offensives and militarization of the Myanmar military that creates this insecurity cited

That many people living in Rakhine, Shan and Kachin States are not able to vote is added to by the blatant disenfranchisement of the Rohingya, who, despite being able to vote in 2010, have been barred from voting in 2015 and this upcoming election.

Anche se la situazione dei conflitti armati è certamente seria nello Stato di Rakhine e in altri stati etnici in Myanmar, ciò che la CEU non dice è che sono state le offensive armate e la militarizzazione da parte dell'esercito del Myanmar a creare l'insicurezza che cita.

Il fatto che molte persone negli Stati di Rakhine, Shan e Kachin non saranno in grado di votare si aggiunge alla fragrante privazione dei diritti dei Rohingya a cui, nonostante abbiano potuto votare nel 2010, è stato impedito di farlo nel 2015 e nelle imminenti elezioni.

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