Le implicazioni della pandemia da COVID-19 per l'ambiente

Le sfide fra salute, ecologia e scienza climatica

Kevin Rennie
Cristina Bufi Poecksteiner

Ambiente

Un lavoratore forestale indossa una mascherina per proteggersi dal Coronavirus, mentre raccoglie legna in una zona tropicale in Guinea, Africa. Foto per gentile concessione di Aboubacarkhoraa Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

I lockdown dovuto alla COVID-19 [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] hanno prodotto scenari drammatici di recupero naturale: lo smog è scomparso dai cieli in India, i corsi d'acqua in Italia sono diventati limpidi per la prima volta a memoria d'uomo, gli stambecchi di montagna passeggiano nelle strade del Galles, le tartarughe marine tornano sulle spiagge del Brasile. Molte persone, confinate nelle loro case, hanno avuto il tempo di riflettere su queste buone novelle. Le storie di vita quotidiana portate alla paralisi offrono una visione unica e permettono una pausa riflessiva. Questa è anche una finestra di opportunità? Andrew Kowalczuk, collaboratore di Global Voices, è un ingegnere in tecnologia verde ed ex ricercatore biomedico. Lo abbiamo intervistato per parlare delle implicazioni per la salute, la fauna selvatica e il cambiamento climatico nel futuro post-COVID.

Kevin Rennie (KR): Abbiamo visto la ricomparsa spettacolare di animali negli habitat e nelle zone urbane durante i lockdown nella crisi da COVID-19. Quali sono le nuove opportunità o minacce per la fauna selvatica?

Andrew Kowalczuk (AK): La ricomparsa della fauna selvatica costituisce un vigoroso appello, per molte ragioni. La gente, confinata in questa inquietante calma, scopre di essere più vicina alla natura di quanto non si sia mai resa conto. E questo è molto incoraggiante, un atavismo, o fascino per la biodiversità, in contrasto con la vita urbanizzata. Il rovescio della medaglia, tuttavia, è che gli esseri umani sono i custodi degli animali rari. Globalmente, l'eco-turismo è di gran lunga la principale fonte di finanziamento per i parchi nazionali, le riserve di fauna selvatica e le attività di tutela. Le restrizioni di viaggio per la COVID hanno causato direttamente il collasso del turismo e quindi delle economie di queste destinazioni. In Africa, America Centrale e altre località c'è stato purtroppo un aumento del bracconaggio. La disperazione conferisce il movente e l'assenza di pattuglie di guardie forestali nelle riserve di fauna selvatica offre l'opportunità. Speriamo che l'attenzione mediatica si traduca in una migliore tutela degli animali vulnerabili dopo i sussidi COVID.

KR: La COVID-19 è comparsa in Cina nell'inverno 2019, ma sono ancora controverse le sue reali origini e se questa epidemia fosse prevenibile. Come arrivano questi virus dall'ambiente naturale all'uomo?

AK: Storicamente, tutte le maggiori pandemie sono state zoonotiche [it]. Significa che un patogeno naturale già presente negli animali, generalmente nei mammiferi, ha fatto un salto di specie tra gli animali e gli esseri umani. La Peste di Giustiniano [it] e le pesti bubboniche nel Medio Evo erano un bacillo [it] originatosi nei roditori. L’influenza spagnola del 1918 [it] era virale all'epoca, attraverso la ricombinazione di diversi virus di mammiferi, dagli allevamenti di bestiame. Adesso con la COVID-19 la differenza oggi è che la sovra-popolazione umana continua a invadere ulteriormente gli ambienti naturali, entrando sempre più in contatto con animali un tempo esotici. Questa è la lezione. Fra i coronavirirus [it], molti strettamente correlati trovati nei pipistrelli possono causare malattie umane. Il SARS-CoV-2, il patogeno che causa la COVID, è di nuovo geneticamente molto simile. E ci sono stati segnali premonitori anteriori e recenti, in forma delle epidemie di SARS-1 e MERS nel 2003 e nel 2012. Quindi, in teoria, sì, la COVID-19 avrebbe potuto essere prevenuta, ridimensionando quelle trasgressioni tra essere umani e natura, in primo luogo.

KR: Ci sono speculazioni che il nuovo Coronavirus sia stato creato o alterato in un laboratorio. È davvero possibile che sia così?

AK: È certamente un'ottima domanda. Ed è quello che molte persone vorrebbero sapere. SARS-CoV-2, definitivamente, non è stato creato de novo in un laboratorio, non è possibile. Vediamo, invece, una possibilità molto più realistica di modificazione genetica deliberata. Le prove trovate mappando il sequenziamento del DNA [it] e la filogenia rendono anche questo molto poco probabile. I nuovi inserti di nucleotidi, trovati nei domini della proteina spina (spike) [it] del Coronavirus SARS-CoV-2 non sono qualcosa che gli ingegneri genetici farebbero logicamente, nella sperimentazione con acquisizione di funzione [it]. Questo non esclude comunque lo scenario di un ceppo presente in natura, con caratteristiche di interesse clinico, isolato in un laboratorio, poi sfuggito. Se fosse così, la storia lo racconterà presto. Quello che importa è, in ogni caso, che la prevenzione di future epidemie dipenderà dalla responsabilità ambientale. Nuovi virus continueranno a emergere in natura.

KR: Alcuni habitat naturali stanno scomparendo, distrutti e degradati dagli esseri umani. Il rallentamento derivante della pandemia guadagna tempo per riconsiderare queste attività?

AK: Non necessariamente, ad esempio, la deforestazione nel bacino amazzonico in Brasile. L'aspettativa era che il lockdown avrebbe rallentato la distruzione delle foreste pluviali. In realtà è il contrario: un brusco incremento della deforestazione mediante bonifica del terreno da aprile di quest'anno, visibile attraverso l'osservazione diretta e nelle immagini satellitari. C'è un effetto a doppio taglio. Primo, il governo brasiliano ha deciso di non rafforzare la legge ambientale, dando persino un'amnistia per il taglio illegale. Poi i magnati, i cui affari legali sono diventati poco redditizi durante il lockdown hanno rivolto la loro attenzione all'Amazzonia. Le persone che tagliano direttamente gli alberi della foresta pluviale sono lavoratori impoveriti in un'economia informale e mutevole, che sanno che è illegale, spesso provano rimorso, ma hanno anche poche alternative per la sussistenza. Oltre a perdere il sequestro di anidride carbonica, ne risultano stagioni di incendi più intensi. E la perdita di biodiversità è analoga, o sinonimo, della questione della tutela della fauna selvatica.

R: Miglioramenti della qualità dell'aria sono stati segnalati in tutto il mondo durante i lockdown. Come possiamo approfittarne?

AK: Questo aspetto è stato il più straordinario per la maggior parte delle persone, lo smog si manifesta infatti nelle zone urbane dense. Se i cieli sono improvvisamente più azzurri e la gente respira più liberamente, comprende che una vita più salutare e sostenibile è a portata di mano. I lockdown da COVID sono stati la maggiore restrizione del movimento della popolazione nella storia umana. E hanno ridotto gli inquinanti industriali e di altri fonti, oltre ai particolati e ai gas effetto serra. Le emissioni globali di biossido di carbonio nel 2020 avranno la maggiore diminuzione percentuale annuale dalla Seconda Guerra Mondiale, l'effetto è gigantesco. Alcune grandi città, come Milano e Bruxelles, intendono reclamare spazi urbani dal traffico automobilistico. E c'è una linea guida senza precedenti da cui valutare come sarebbe senza veicoli a combustione. La conformità sarebbe altrimenti bassa, perciò sì, le giurisdizioni approfitteranno di questa opportunità per introdurre misure per migliorare la qualità dell'aria.

KR: Infine, quali sfide del cambiamento climatico affronteremo nel mondo post-COVID? Come potremo rispondere al meglio?

AK: Ebbene, grazie e grazie a tutti i nostri autori di Global Voices, per avere realizzato una panoramica così esauriente delle questioni. A breve termine, la diplomazia sulla politica del cambiamento climatico è stata interrotta in qualche modo dalla COVID. Per quanto riguarda l'economia, si è ritardata l'implementazione di molti giga-watt di energia da fonti rinnovabili, che sarebbe andata in rete nel 2020. Detto questo, si prevede che gli Stati Uniti, per la prima volta, produrranno più energia elettrica da fonti rinnovabili che dal carbone. L'energia rinnovabile può stimolare la crescita economica nella ripresa dalla recessione, in ogni nazione. Soprattutto quando la sua produzione è decentralizzata. Nella scienza, l'intenso lavoro per decifrare la genomica del Coronavirus, l’epidemiologia [it] e i vaccini hanno dato maggiore urgenza e apertura alla cooperazione internazionale come mai prima. Un modello analogo sarà necessario per la mitigazione del cambiamento climatico. Insomma, ecco a voi. Grazie per la profondità di queste domande e la copertura e la vostra lungimiranza nel futuro.