chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Manifestanti e giornalisti in Nicaragua affrontano violenti attacchi nelle strade e online

“Fermate i posti di blocco”, frase comunemente usata fra i sostenitori di Daniel Ortega in riferimento ai blocchi creati nelle diverse città in Nicaragua per limitare la circolazione delle persone e dei veicoli come  modo di protestare contro il Governo. Dettaglio dell'immagine diffusa su Twitter da Ricardo Zambrano, ampiamente diffusa sui social.

Dal 18 aprile del 2018, il Nicaragua è caduto nel caos [es, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] ed i diritti dei manifestanti ed i media sono sotto minaccia diretta.

Mentre i manifestanti che chiedono la  sicurezza sociale e la resa dei conti del governo hanno subito violenti attacchi da parte della polizia, dell'esercito e di altre figure, i giornalisti sono stati attaccati e derubati dell'attrezzatura e dei video. Il Centro nicaraguense per i Diritti Umani ritiene che siano morte 146 persone durante le contestazioni e la sparatoria, come il giornalista Angel Gahona [en], ucciso mentre filmava una manifestazione di protesta il 21 aprile.

Si sono molto diffuse anche la censura on line e l'intimidazione su giornalisti e manifestanti. Sono stati attaccati i siti web di diverse agenzia stampa indipendenti e, in varie occasioni, sono rimasti senza linea. Agli inizi di giugno i nicaraguensi hanno iniziato a denunciare il fatto che le loro reti wireless fossero state hackerate e rinominate con uno slogan a sostegno del governo al potere.

Mentre aumentano le richieste politiche per un cambiamento nel regime, si sentono ancora di più gli effetti di questi incidenti e si limita l'accesso all'informazione quando invece se ne ha più bisogno.

Come è iniziata

La crisi è iniziata il 18 aprile, quando il governo – guidato dal presidente Daniel Ortega [it] e la first lady, Rosario Murillo, che è anche la vicepresidente – ha adottato unilateralmente un decreto che riduce il fondo pensionistico del 5% ed implementa le imposte sociali supplementari a datori di lavoro e dipendenti.

In risposta i pensionati e gli studenti hanno organizzato manifestazioni pacifiche per espreimere il loro disaccordo, ma si sono scontrati con le forze politiche antisommossa ed i membri del gruppo parastatale Juventus Sandinista. A partire da qui è scoppiato il caos. Gli scontri si sono rivelati violenti e alcuni manifestanti hanno denunciato l'utilizzo di proiettili veri [en] da parte della polizia.

Dopo il fallimento di tentativi di dialogo con Daniel Ortega per una soluzione pacifica del conflitto, molti nicaraguensi hanno chiesto le sue dimissioni.

Attacchi fisici ai giornalisti

Diversi giornalisti hanno ricevuto minacce [en] in rete e nella vita reale da metà aprile. In un incidente accaduto il 10 giugno Josué Garay, giornalista de La Prensa Nicaragua, è stato aggredito e derubato da un gruppo di persone. Garay ritiene che siano membri locali della Gioventù Sandinista. Gli hanno rubato il passaporto ed il cellulare che conteneva video e informazioni sul suo lavoro di inchiesta.

Sembra che gli aggressori abbiano voluto minacciare Garay ed impedire che lasciasse il paese per la sua attività giornalistica. Garay ha condiviso la sua testimonianza su Facebook:

En la madrugada dos hombres entraron a mi casa y directamente, entre amenazas con machete y tubo, me exigieron el celular (corporativo de La Prensa), mi billetera y mis documentos, entre ellos mi pasaporte. Me golpearon la cara y reventaron mi boca. Me sacaron de la casa y tiraron al patio, exactamente al sitio donde boto la basura. Cuando uno de ellos me iba a machetear le pedí que no me hiciera daño y el otro le dijo: “Hay dejalo, ojalá escarmiente”. Gracias a Dios estoy bien. Sin celular, así que toda comunicación por acá. Gracias a quienes han estado atentos y me han ofrecido su casa para quedarme. Dios nos proteja de este régimen.

In mattinata due uomini si sono introdotti a casa mia e, minacciandomi con machete e tubo, hanno preteso il cellulare (aziendale, de La prensa), i miei biglietti ed i miei documenti, fra i quali il passaporto. Mi hanno colpito il viso e spaccato la bocca. Mi hanno prelevato da casa e scaraventato in cortile, nel posto esatto dove butto la spazzatura. Quando uno di loro mi stava per colpire gli ho chiesto di non farmi del male e l'altro ha detto: ” Lascialo, forse ha imparato la lezione”. Grazie a Dio sto bene. Senza cellulare, quindi comunicherò tutto da qui. Grazie a coloro che sono stati attenti e mi hanno offerto la loro casa per riposarmi. Dio ci protegga da questo regime.

Non era la prima volta che lo attaccavano. Il 9 maggio ufficiali della polizia hanno minacciato Garay e alcuni colleghi con armi da fuoco mentre stavano portando avanti i loro reportages. La folla e la polizia hanno attaccato altri giornalisti de La Prensa, come Uriel Molina e Ivette Munguía, e hanno sequestrato loro l'attrezzatura. E l'8 giugno lo studio di Radio Nicaragua (statale) è stato incendiato.

Attacchi SSID

Con i mezzi di comunicazione tradizionali accusati di prendere le parti del Gobierno [en], molti nicaraguensi dipendono da intenet per restare informati. Ma anche questo sta diventando difficile.

A metà giugno, un centinaio di persone ha riferito che gli SSID (nomi utenti wireless) sono stati cambiati autonomaticamente durante la notte. Coloro che hanno informato del cambio sono abbonati a Claro, sussidiaria del gigante messicano delle telecomunicazioni America Movil.

Manifestazioni di blocco nella regione nicaraguense di Nueva Guinea. Foto publicata su Twitter da Rezaye Álvarez.

Il nome delle reti wireless è cambiato in “QuitenLosTranques” (Toglietelebarricate) in riferimento alla tattica comune di protesta di bloccare le strade. Questo messaggio lo hanno usato costantemente, soprattutto come etichetta, sia i membri del governo che i sostenitori in rete. Le barricate hanno fatto irruzione in tutto il paese nel tentativo di spingere Ortega a lasciare il potere e proteggere le comunità dalla violenza di Stato.

Questo è l'internet dell'azienda CLARO in Nicaragua. Il popolo paga internet no il governo. Rivedano questo o altrimenti non paghiamo.

Claro, che domina il mercato delle telecomunicazioni in Nicaragua, ha pubblicamente affermato che l'avvenuto incidente è fuori dal suo controllo e che non vogliono sostenere nessun messaggio politico.

Sebbene sia chiaro che gli autori di questi attacchi siano dalla parte del governo, non è altrettanto chiaro chi sia il vero responsabile. Ma le caratteristiche tecniche di un attacco del genere permettono anche all'aggressore di spiare l'attività della rete dell'abbonato, il che suggerisce che potrebbe essere una tattica con l'intento di intimidire gli abbonati.

Alcuni nicaraguensi temono che gli attacchi siano messi in atto da pirati informatici che appoggiano –o lavorano per– il governo di Ortega. Altri sospettano che il colpevole sia Claro, lazienda di telecomunicazioni. Claro ha già ricevuto critiche per aver attaccato lattaccato la richiesta da parte del governo di eliminare tre canali televisivi appena sono iniziate le proteste ad aprile.

A parte la censura dei canali applicata nei giorni precedenti, il costante fallimento su Facebook e Twitter che non caricavano i commenti sui post, e ancora dicono che il cambiamento di nome nelle SSID non è colpa vostra?

Gli utenti di Twitter diffondono modi per garantire agli utenti i loro SSID e cambiare il loro nome utente in uno dei motti delle proteste, #Queserindatumadre

Fuori dal Nicaragua. Rispettino il popolo.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.