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Nelle zone rurali del Malawi, l'inadeguatezza delle strutture sanitarie è una questione di vita o di morte

La giovane madre Mphatso Gumulira, 15 anni, con il suo bambino Zayitwa presso l'ospedale Queen Elizabeth a Blantyre, Malawi. Foto via DFID/Flickr, CC BY 2.0.

 Nota dell'editore: Questa storia è stata scritta da Kondwani Magombo nell'ambito del progetto PROTECT per ARTICLE 19 [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], finanziato dal governo britannico, ed è stata qui pubblicata grazie a un accordo di collaborazione. 

Quando Jazira Afiya, ventisettenne e madre di tre figli, ha votato alle elezioni presidenziali del Malawi a giugno, ha espresso il suo voto con un solo desiderio: che il governo entrante portasse servizi sanitari nel luogo in cui vive.

Afiya vive a Kanyenga, un remoto villaggio in riva al lago, nel distretto turistico di Mangochi. La struttura sanitaria pubblica più vicina è a 40 chilometri di distanza, quindi il modo più semplice per arrivarci è il taxi motocicletta, che ha una tariffa andata/ritorno di 6.000 kwacha del Malawi (circa 6,78 euro) – un prezzo salatissimo per gli agricoltori di sussistenza come Afiya.

Il salario minimo del Malawi è di 1.346 MK (1,52 euro) al giorno, il che rende la tariffa della motocicletta l'equivalente di cinque giorni di reddito.

I residenti di Kanyenga conoscono fin troppo bene i malati che muoiono durante il viaggio verso l'ospedale, o le donne incinte che partoriscono nel tragitto e che a volte perdono il bambino nel processo.

Afiya è stata una delle donne entrata in travaglio che ha faticato a raggiungere l'ospedale in tempo.

“Ho cercato nel villaggio una motocicletta da noleggiare, ma non ne ho trovata nessuna”, racconta ad ARTICOLO 19. “Verso le 3 del mattino ho partorito il mio bambino a casa, con l'aiuto delle donne del quartiere.

“La mattina seguente sono riuscita a noleggiare una moto e quando sono arrivata in ospedale mi è stato detto che il bambino aveva preso una grave polmonite, apparentemente dovuta all'esposizione al freddo durante il viaggio: è stato proprio così che ho perso mio figlio”, spiega Afiya ad ARTICOLO 19.

L'accesso ai servizi sanitari è una lotta per la maggior parte degli abitanti del Malawi e in particolare per l'84% della popolazione che vive nelle aree rurali. Al centro dei problemi dell'assistenza sanitaria del Malawi ci sono donne e bambini che hanno bisogno di servizi specialistici come l'assistenza prenatale, l'assistenza alla maternità e l'assistenza ai minori di cinque anni.

Il secondo piano strategico per il settore sanitario (2017-2022) afferma che “il 56% delle donne adulte del Malawi ritiene la distanza dalle strutture sanitarie ancora come una barriera fondamentale per l'accesso all'assistenza medica”. Il sistema sanitario risente di una bassa capacità di risorse umane e di un tasso medio di posti vacanti del 67% per occupazione in ambito clinico, infermieristico e tecnico”.

La situazione è ben al di sotto degli obiettivi non solo del Malawi ma anche internazionali. La costituzione del Malawi si impegna a “fornire un'assistenza sanitaria adeguata, commisurata alle esigenze sanitarie della società malawiana e agli standard internazionali di assistenza sanitaria”.

L'ONU e l'Organizzazione mondiale della sanità puntano alla copertura sanitaria universale entro il 2030.

A causa di questi problemi, i servizi sanitari sono diventati un tema centrale della campagna elettorale nelle recenti elezioni. Il nuovo governo della Tonse Alliance è stato eletto con una serie di promesse, tra cui la fornitura di assistenza sanitaria essenziale nel Paese.

Mentre Afiya e i suoi vicini aspettano che il nuovo governo mantenga queste promesse, le organizzazioni della società civile del paese stanno ascoltando gli appelli della comunità locale e invitano all'azione.

“Attraverso il National Advocacy Forum, facciamo appello al governo su questioni che incidono sui diritti della gente”, spiega Emma Kaliya, un'attivista di genere e direttrice esecutiva del Malawi Human Rights Resource Centre (MHRRC). “Abbiamo presentato il nostro manifesto al presidente per quanto riguarda l'accesso alle cure sanitarie essenziali per donne e bambini”.

Kaliya chiede al governo di introdurre urgentemente cliniche mobili per accedere ad aree remote e difficili da raggiungere, come il villaggio di Kanyenga.

“Le questioni relative all'assistenza sanitaria materno-infantile devono essere una priorità per contribuire a ridurre i tassi di mortalità e di morbilità, che sono ancora molto elevati”, afferma la sostenitrice e lobbista dell'assistenza sanitaria, Dorothy Ngoma che, fino al 2018, è stata presidente dell'organizzazione nazionale del Malawi per le infermiere e le ostetriche.

Ngoma vuole che il governo costruisca più case di attesa e unità per la maternità e che recluti più infermieri, medici e altro personale clinico.

“Vorrei dire al nuovo governo che sia la società civile che il popolo del Malawi stanno guardando, e non accetteranno compromessi”, racconta ad ARTICOLO 19.

Il governo dice che continuerà a lavorare per risolvere questi problemi, valutando gli interventi e le risorse a disposizione delle persone, in particolare di quelle che vivono nelle zone rurali.

Il Dr. Charles Mwansambo del Ministero della Salute del Malawi racconta: “Abbiamo sviluppato un piano che, tra le altre cose, dà priorità alla costruzione di strutture sanitarie in aree remote e difficili da raggiungere, al fine di migliorare l'accesso ai servizi sanitari essenziali per tutta la popolazione del Malawi. Tuttavia, la dotazione di risorse è limitata e per questo motivo possiamo costruire solo a un ritmo più lento di quello auspicato”. Il Ministero sta quindi lavorando anche per mobilitare più risorse dai partner di sviluppo locali e internazionali in modo da poter costruire più strutture”.

Oltre alla pressione sui servizi sanitari durante la pandemia, è emersa un'altro grande problema: un'impennata del numero di gravidanze e di matrimoni tra bambini. Il distretto di Mangochi ha registrato quasi 7.400 gravidanze adolescenziali da gennaio a giugno 2020 – un aumento di oltre 1.000 casi rispetto allo stesso periodo del 2019.

Ngoma teme possibili future complicazioni, poiché molte donne potrebbero optare per l'aborto, legale in Malawi solo nei casi in cui la vita della donna è a rischio.

“Dobbiamo essere pronti a fornire servizi post-aborto alle ragazze incinte, e dovremo sostenere i genitori le cui figlie sono state colpite”, riferisce.

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