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Due anni dopo la rivoluzione del Sudan, i manifestanti marciano per chiedere cambiamenti

Durante il secondo anniversario della rivoluzione in Sudan, i manifestanti chiedono un cambiamento più rapido da parte del governo transitorio. Foto scattata in Khartoum, Sudan, 19 dicembre 2020, da Mohammed Abdelmonim Hashim, usata con permesso.

Il 19 dicembre ha segnato il secondo anniversario della rivoluzione sudanese [it] giorno in cui sono scoppiate le prime proteste nella città di Atbara, e si sono espanse in tutta la nazione chiedendo libertà, pace e giustizia – e la fine della legge 30enne di Omar-al Bashir. Bashir è stato, alla fine, deposto l’11 aprile 2019, dopo mesi di dimostrazioni e proteste mortali.

Sotto il regime di Bashir, i cittadini sudanesi sono andati incontro a guerra, povertà, assedi economici e sanzioni. Le azioni di Banshir hanno portato il Sudan sulla lista americana dei terroristi, compromettendo il business e la diplomazia in tutta il mondo.

Quest’anno, i cittadini sudanesi in Khartoum, la capitale, hanno affrontato con coraggio la minaccia del coronavirus per dimostrare e richiedere un rapido cambiamento. Mentre i cittadini hanno celebrato i diversi traguardi e successi del governo transitorio degli ultimi due anni, i cittadini non hanno ancora i bisogni primari come l’assistenza sanitaria.

Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato la rimozione del nome del Sudan dalla lista delle nazioni promotrici del terrorismo [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] – un traguardo fluttuante nella marea dei diversi obiettivi del governo transitorio, come ad esempio la ristrutturazione dell’economia e la stabilizzazione di una pace a lungo termine del nord Darfur.

Nonostante l’ultimo accordo pacifico firmato a Juba, questi è una pace incompleta. I due principali movimenti di ribellione, il Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan (SPLM-N [it]) e il Movimento per la Liberazione del Sudan (SLM/ A-al-Nur [it]) non hanno firmato l’accordo.

I manifestanti del secondo anniversario che si sono riuniti a Khartum, il 19 dicembre, hanno diverse richieste. Alcuni fanno richiesta di accelerare le riforme del governo. Altri chiedono giustizia, e altri chiedono l’abbattimento del governo per aver presumibilmente “rubato” la rivoluzione.

I pacifici manifestanti si sono riuniti al Palazzo Repubblicano e di fronte all’edificio parlamentare. Alcuni hanno cercato ad organizzare un sit-in davanti al Parlamento per spronare la formazione di un Consiglio legislativo provvisorio, e un altro davanti al palazzo, per richiedere l’abbattimento del governo.

Durante il secondo anniversario della rivoluzione in Sudan, i manifestanti chiedono e dimostrano cambiamenti da parte del governo transitorio. Foto scattata in Khartoum, Sudan, 19 dicembre 2020, da Mohammed Abdelmonim Hashim, usata con permesso.

Tuttavia, la polizia ha disperso i manifestanti con lacrimogeni e bombe sonore, riportando un solo caso ferito da un individuo che ha apparentemente cercato di prendere una bomba sonora per rilanciarla contro i poliziotti ed è esplosa nelle sue mani, ferendosi.

Ci sono stati diversi casi di persone soffocate a causa dei lacrimogeni secondo un report [ar] del Comitato centrale dei medici sudanesi.

Hussam Abu-Alfath, un membro del partito del congresso sudanese ha caricato una foto senza alcun commento che ha circolato sui social media sudanesi mostrano la cooperazione tra polizia e manifestanti — un simbolo di speranza per un nuovo Sudan.

Alcuni manifestanti hanno denunciato il viaggio a Djibouti del primo ministro Abdalla Hamdock il giorno dell’anniversario della rivoluzione che lo ha portato al potere, mentre altri affermano che sia partito per importanti affari. Egli presiede il vertice dell'IGAD in un momento in cui la regione dell'Africa orientale sta vivendo instabilità e crisi imminenti.

Poi, Hamdok ha commentato con un Tweet l’anniversario della rivoluzione [ar]:

Porgo i miei saluti alle grandi persone sudanesi in occasione del secondo anniversario della gloriosa rivoluzione di dicembre, augurando prosperità alla patria e eternità ai martiri, il ritorno dei deceduti, e il raggiungimento delle aspirazioni dei nostri figli e in totale libertà, pace e giustizia, slogan che sgorgavano da dietro di sangue e trascorrevano la loro vita e la gioia per esso.

Il leader dell’SLMA ha commentato le marce dicendo [ar]:

I nostri sostenitori sono in prima linea in supporto della pace e a mantenere la marcia pacifica del diciannove dicembre. Non siamo contro nessuno, ma siamo contro l’esclusione.

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