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Il caso delle riparazioni dei Caraibi: Parte II

La tratta degli schiavi; foto [it] di Ben Sutherland [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], da Flickr, CC BY 2.0. Si legge nel testo: “Durante il XVIII secolo la Bretagna era la nazione numero uno a capo del commercio degli schiavi. La metà degli africani che hanno attraversato l’atlantico e ridotti in schiavitù furono trasportati su delle barche inglesi.”

Questo è il secondo articolo di una serie che mette in luce la questione della riparazione per la schiavitù nei Caraibi. (Il primo articolo qui [it]) Si basa su problematiche discusse nell’evento live NGC Bocas Lit Fest, “Il caso delle riparazioni”, tema trattato nella conversazione con Sir Hilary Beckles, presidente della Commissione per le riparazioni della CARICOM.

In commemorazione della Giornata internazionale per le Riparazioni, l’NGC Bocas Lit Fest, il festival letterario dei Caraibi, ha tenuto una sessione di discussione sulla necessità di riparazioni per la schiavitù nella regione.

In questa puntata della serie, Global Voices esamina i vari modi in cui le ex potenze coloniali possono fare ammenda per il loro deliberato sottosviluppo dei Caraibi.

La ‘baraccopoli’ dell'Impero britannico

Come parte degli accordi per l’indipendenza dei Caraibi, le ex colonie britanniche hanno chiesto fondi per lo sviluppo per aiutare le principali infrastrutture e servizi pubblici, ma sono stati respinti, spingendo Eric Williams, primo ministro di Trinidad e Tobago e uno degli architetti del movimento per l'indipendenza, a dire:

The West Indies are in the position of an orange. The British have sucked it dry and their sole concern today is that they should not slip and get damaged on the peel […]

Le Indie Occidentali si trovano in una posizione simile ad un albero di arancio. Gli Inglesi l’hanno prosciugato e oggi la loro unica preoccupazione è di non scivolare sulla buccia e farsi male. […]

Interessante notare come le colonie britanniche delle Indie Orientali hanno ricevuto 50 milioni di sterline (circa 65.083.000 dollari) sotto il Piano Colombo, che ha contribuito a facilitare la loro transizione verso la sovranità. Sir Hilary Beckles, presidente della Commissione per le riparazioni della CARICOM,  attribuisce la negazione della richiesta di finanziamento da parte delle Indie Occidentali al fatto che la regione era “la casa della loro cultura sulla supremazia bianca.” Le persone nere, disse, erano viste come coloro non aventi il diritto né meritevoli di un piano di sviluppo; infatti, l’ex Primo Ministro David Lloyd George [it] una volta affermò che le Indie Occidentali erano la prova di “un impero squallido” che avrebbe diminuito il prestigio globale della Gran Bretagna.

Il ‘modello di Arthur Lewis’

La posizione della Commissione per le riparazioni della CARICOM è che la Gran Bretagna ha un debito nei confronti della regione basato sul valore di 200 anni di lavoro gratuito svolto da 15 milioni di persone ridotte in schiavitù. L’incredibile debito, stima Sir Hilary, vale circa 7 trilioni di sterline, [poco più di circa 9 trilioni di dollari americani] il quale equivale ad una cifra maggiore al prodotto interno lordo del paese (PIL).  Per sistemare la faccenda, c’è la necessità di un maggior introito di capitale nei Caraibi in modo da creare l’infrastruttura per lo sviluppo sostenibile – e costruirlo sulla base di ciò che è conosciuto come il “paradigma di Arthur Lewis” proposto come unica via da seguire.

Sir Arthur Lewis [it] era un economista di St. Lucian premiato con il Premio Nobel per le scienze economiche nel 1979. Lewis aveva progettato un modello di sviluppo per i Caraibi basato sull’azione drastica per supportare la riforma economica e una più equa distribuzione della ricchezza. Lewis aveva proposto il Piano Marshall attraverso il quale “le nazioni più ricche dovrebbero istituire un sistema di sovvenzioni per consentire ai paesi più poveri di migliorare il loro servizio pubblico”, una volta scrisse:

The British […] are responsible for the presence in these islands of the majority of their inhabitants, whose ancestors have contributed millions to the wealth of Great Britain, a debt which has yet to be repaid.

Gli inglesi […] sono responsabili per la presenza della maggior parte degli abitanti su queste isole, i cui antenati hanno contribuito milioni alla ricchezza della Gran Bretagna, un debito che dev’essere ancora saldato.

Misure tangibili che includono la cancellazione del debito, investimenti nell’educazione, agricoltura e salute pubblica contribuirebbero molto ad aiutare la regione a trovare una base economica sicura.

Le scuse non bastano

Sulla scia delle proteste globali riguardanti l’omicidio di George Floyd e delle rivelazioni nel database dell'University College London sui lasciti della proprietà britannica degli schiavi, la Banca d’Inghilterra e la Lloyd’s di Londra erano tra le varie organizzazioni che recentemente si sono scusate per il loro ruolo “vergognoso” nella tratta transatlantica degli schiavi [it].

La Commissione per le riparazioni della CARICOM, tuttavia, ha messo in chiaro il fatto che chiedere scusa non è abbastanza. La via da seguire, Sir Hilary sostiene, è un investimento del fondo per lo sviluppo per aiutare il sito d’estrazione, un modello usato con successo dal Piano Colombo come un investimento per il bene pubblico. Egli lo vede come una parte integrale della regione che prende la responsabilità per se stessa:

We transformed these broken colonies into functional democracies without any support. […] We have been borrowing money to support our development from Day One and now we have this debt crisis because we were abandoned by those who […] plundered our wealth. We had to go and borrow money from them to fund our own development. This is the cycle in which you are trapped into poverty. Reparations is one of those instruments that will help to break that cycle.

Abbiamo trasformato queste colonie spaccate in democrazie funzionali senza alcun supporto. […] Abbiamo preso in prestito soldi in supporto del nostro sviluppo sin dal Primo Giorno e ora abbiamo questa crisi di debito perché siamo stati abbandonati da coloro che hanno saccheggiato le nostre ricchezze. Siamo dovuti andare a prendere in prestito soldi da loro per finanziare il nostro sviluppo. Questo è il ciclo della povertà in cui siete intrappolati. Le riparazioni sono uno di quei strumenti che permetteranno di porre fine a questo ciclo.

Definendo il movimento di giustizia riparatoria “il più grande movimento politico del XXI secolo”, ha aggiunto che avrebbe unito gente da tutto il mondo che è state colonizzata, trasmettendo il messaggio che non stanno più accettando questo sistema di “civiltà” e che vogliono giustizia.

L'importanza dell'Africa

I leader della Comunità Caraibica (CARICOM), insieme al comitato CARICOM per le riparazioni sono stati meticolosi nel portare le richieste della regione alle Nazioni Unite, ma sperano ancora nel supporto da parte dell’Africa, a cause della sua tremenda influenza globale e del suo peso di difesa all'interno dell’Unione africana.

Alcune discussioni bilaterali hanno già avuto luogo, ma Sir Hilary crede che una volta in cui gli stati africani “faranno un passo avanti” nella conversazione, sarà “il punto di svolta.” Troppi, sospetta, sono “diventati vittima dell'idea che […] i loro governi antecedenti fossero partner” nelle atrocità della tratta degli schiavi – una narrazione che lui chiama “mitologia assoluta.”

You cannot have an international crime without a local partner […] but the presence of the local partner does not make the nation and the people of that society a partner.

Non si può avere un crimine internazionale senza un partner locale […] ma la presenza del partner locale non fa della nazione e del popolo di quella società un partner.

Confrontando il commercio transatlantico di schiavi con il commercio illegale di stupefacenti, ha spiegato che i commercianti europei di schiavi erano così ben equipaggiati – sia in numero che in armi – che le vite dei leader africani erano spesso in pericolo se si mettevano in mezzo. Tuttavia, c'erano molti africani che resistettero e combatterono per porre fine al commercio.

La terza e ultima puntata di questa serie discuterà l'importanza delle università nel movimento verso la giustizia riparatoria – e la triplice minaccia attualmente di fronte ai Caraibi.

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