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Il caso delle riparazioni dei Caraibi: Parte I

Screenshot della diretta streaming su Facebook del  “The Case for Reparations,” di Bocas Lit Fest, una conversazione  con  Sir Hilary Beckles (a destra), presieduta da Andy Knight (a sinistra), che si è svolta l'11ottobre 2020.

Questo è il primo articolo di una serie che mette in evidenza la questione della riparazione della schiavitù nei Caraibi. Si basa su questioni discusse all'evento live del Bocas Lit Fest, “The Case for Reparations[en, come tutti i link successivi salvo diversa indicazione], che ha visto una conversazione approfondita con Sir Hilary Beckles, presidente dalla Commissione CARICOM per le Riparazioni. 

Il 12 ottobre 1492, Cristoforo Colombo cambiò per sempre la traiettoria del “Nuovo Mondo” piantando i semi della colonizzazione: secoli dopo, la regione è ancora alle prese con gli effetti devastanti dell'occupazione e gli indicibili atti di violenza, compreso il genocidio e la schiavitù. Per attirare l'attenzione sulla questione, la Commissione CARICOM per le Riparazioni, presieduta dal professore Sir Hilary Beckles, accademico e storico, oltre che vice-cancelliere dell'Università West Indies,  ha deciso di commemorare questa data come la Giornata Internazionale per le Riparazioni.

Domenica 11 ottobre, il Bocas Lit Fest ha trasmesso in diretta streaming una conversazione con Sir Hilary sull'argomento come parte del suo calendario di eventi online che celebrano i 10 anni del festival letterario annuale. Intitolato “The Case for Reparations”, ha raccolto migliaia di visualizzazioni in tutta la regione.

Definendo la colonizzazione “uno dei fenomeni che ha sconvolto l'umanità [lasciando] una profonda e duratura impronta in tutti i continenti”, la commissione ha collegato i puntini per dimostrare che gli effetti di questo sistema disumano vanno ben oltre la psicologia e implicano conseguenze sull'economia, sulla cultura, sulla demografia, sulla politica e sull'ecologia:

When a wrong has been committed, it must be repaired. If you recognise that colonization has been a source of massive crimes against humanity, then reparations are legitimate. If you refuse these reparations, then you deny the criminal nature of colonial crimes.

This is why we are forcefully demanding reparations, and this demand is non-negotiable.

Quando un errore è stato commesso, deve essere riparato. Se riconoscete che la colonizzazione è stata una fonte di crimini contro l'umanità, allora la riparazioni sono legittime. Se rifiutate queste riparazioni, negate la natura criminale dei crimini coloniali.

Questo è il motivo per cui stiamo fortemente chiedendo risarcimenti, e questa richiesta non è negoziabile.

C'è stato un certo successo finora, in particolare la firma [it] di un accordo storico di 20 milioni di sterline britanniche [26.130.000 dollari statunitensi] per la riparazione della schiavitù, tra l'Università West Indies e l'università di Glasgow nel 2019. Tuttavia, la Commissione ritiene che sia necessario fare di più.

Oltre al sua piano d'azione di 10 punti, richiede un vertice, di alto livello, caraibico per le riparazioni con lo scopo di trasformare le semplici scuse in azioni che possano preannunciare una svolta nello sviluppo della regione.

In questa puntata della serie, Global Voices dà uno sguardo a come l'eredità della schiavitù abbia reso possibile l'omicidio di George Floyd ,e perché la colonizzazione nei Caraibi è un processo  in corso.

Il “momento di George Floyd”

L'attenzione internazionale rivolta al movimento Black Lives Matter [it] ha offerto ai Caraibi l'opportunità di richiamare l'attenzione sulla necessità di riparazioni.

Andy Knight, che ha intervistato Sir Hilary per la diretta streaming, ha fatto notare che è servito “il linciaggio di un uomo di 46 anni nel XXI secolo […] mostrato in televisione perché tutto il mondo vedesse, per accendere quel senso di indignazione a livello globale” mentre Floyd implorava per la sua vita. Le sue ultime parole, “non riesco a respirare”, da allora sono diventate il simbolo del soffocamento delle opportunità che i “neri di tutto il mondo hanno dovuto sopportare per oltre 400 anni”.

Sir Hilary ha collegato George Floyd e l'eredità della schiavitù facendo riferimento ad un punto chiave nel suo libro, “The First Black Slave Society — Britain's ‘Barbarity Time’ in Barbados, 1636-1876″ (La Prima Società degli Schiavi Neri – L'ora delle Barbarie della Gran Bretagna nelle Barbados, 1636-1876), pubblicato dall'Università West Indies Press nel 2016. È il punto in cui egli dice che le vite nera contavano solo in relazione ad un paradigma economico: nel 1636, i coloni britannici delle Barbados approvarono una legislazione – nota come Codice degli schiavi delle Barbados (Barbados Slave Code) – che segnò la prima inquadratura della nozione di popolo nero come proprietà.

Questo codice si diffuse in tutta la regione e negli Stati Uniti come “il modello dell'America delle piantagioni” – un sistema in cui i neri venivano percepiti come strumenti preziosi solo come strumenti per l'accumulo di ricchezza estrema. Il modo brutale in cui George Floyd è morto 384 anni dopo, secondo Sir Hilary, è un grafico iconico delle conseguenze di questo codice, sottolineando quando sia facile sbarazzarsi della vita nera, come uno spettacolo e una dimostrazione di potere.

Barbados: “un posto chiave per la sperimentazione della supremazia bianca”

Mentre la maggior parte dei Caraibi resisteva ai tenetevi degli europei di occupazione, alle Barbados [it] , gli inglesi incontrarono un'isola abbandonata. Gli spagnoli e i portoghesi che erano arrivati prima avevano portato i suoi abitanti indigeni a lavorare in Messico e in Brasile. Coloro che evitarono la cattura fuggirono verso le isole Hillier dove avevano maggiori possibilità di nascondersi, lasciando ai coloni inglesi un luogo che avrebbero potuto trasformare in una società costruita sulla schiavitù -un modello ritenuto dalla classi degli investitori “di interesse nazionale”.  Tutti i dissidenti che si opponevano alla schiavitù per motivi morali furono quindi messi da parte.

Quando nel 1834 è arrivata l’emancipazione, la Gran Bretagna – che si era già costituita come potenza competitiva a livello globale sulle spalle degli schiavi – capovolse la narrazione, dicendo che la schiavitù non era più un'interesse nazionale. A questo punto, dice Sir Hilary, la posizione del governo britannico fu che non avrebbe partecipato alla distruzione di una cultura economica e sociale che aveva creato.

Classificando 600.000 schiavi africani come proprietà, la Gran Bretagna fu in grado di compensare i proprietari di schiavi per la somma di 20 milioni di sterline [26.130.000 dollari statunitensi] in contanti, con altri 25 milioni di sterline [32.662.500 dollari statunitensi] da pagare in lavoro dagli schiavi stessi, che sono stati fatti lavorare gratuitamente per altri pochi anni per finanziare la propria emancipazione. Il modello di supremazia bianca, afferma Sir Hilary, “tesse la storia e sopprime la verità”.

La giustizia riparatrice riguarda lo sviluppo

Per aiutare a , la Commissione per le Riparazioni CARICOM propone un vertice di riparazione (riparatorio) tra i Caraibi e l'Europa –  che includa le università e i gruppi della società civile – volto ad avviare una seria discussione per onorare tale debito e lanciare un piano di sviluppo per i Caraibi.

La violenza della colonizzazione non è un processo incompleto. I Caraibi sono ancora [it] uno spazio colonizzato [it], ed è per questo che ls commissione intende appellarsi al Comitato Speciale per la Decolonizzazione delle Nazioni Unite per continuare il loro lavoro iniziato negli anni '60.

Il prossimo appuntamento di questa serie parlerà del sottosviluppo dei Caraibi e dei modi in cui la Gran Bretagna può iniziare a saldare il suo debito in sospeso verso la regione.

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