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I brutali omicidi in Guyana sono la “continuazione dei precedenti scontri etnici”

I due cugini Joel e Isaiah Henry, uccisi in un brutale attacco il 6 settembre, nella comunità di Cotton Tree, a sud-est di Georgetown, in Guyana, sulla riva occidentale del fiume Berbice. Schermata tratta da un video pubblicato su YouTube da HGPTV.

Come in molti altri Paesi [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], la politica della Guyana è basata storicamente sulla razza – una realtà che si è manifestata durante la recente impasse elettorale [it] del Paese, in cui il governo in carica, che si rivolgeva prevalentemente agli elettori afro-guyanesi, è stato accusato di aver cercato di truccare i risultati a proprio favore.

Nonostante le acque si siano calmate e si sia insediato il Partito progressista del popolo (PPP) [it], appartenente all'opposizione e avente una base di consensi principalmente indo-guyanese, molte questioni urgenti vengono ancora generalmente risolte con il criterio della razza – dall’arresto di Clairmont Mingo, l'ufficiale elettorale accusato di frode nel processo elettorale al raccapricciante omicidio di due giovani neri che il 6 settembre sono stati trovati tagliati a pezzi.

Joel e Isaiah Henry, che erano cugini, sarebbero stati uccisi da un proprietario di una fattoria indo-guyanese dal quale stavano raccogliendo le noci di cocco. Ad oggi sono state arrestate sette persone. Da quando sono venuti alla luce i dettagli del duplice omicidio, gli abitanti della comunità dei due ragazzi hanno chiesto giustizia e protestato bloccando le strade ed appiccando incendi.

Il ministro degli affari interni della Guyana, Robeson Benn, ha criticato le dichiarazioni di “personaggi politici di spicco” e “agitatori” che alludevano al fatto che l'attacco ai ragazzi fosse dettato da motivi razziali.

Già l'8 settembre, diversi gruppi della società civile hanno fatto notare che gli omicidi hanno esacerbato i già difficili rapporti politici tra i diversi gruppi etnici del Paese e hanno invitato la Commissione per le relazioni etniche (ERC), la quale lavora nell'interesse dell'armonia e della giustizia tra le diverse etnie, ad intevenire per risolvere le crescenti tensioni razziali.

In riferimento alla “violenza razziale psicologica che viene perpetrata sui social media”, l’Assemblea Decennio internazionale per le persone di origine africana – Guyana (IDPADA-G), istituita sotto la precedente amministrazione con il supporto del Decennio delle Nazioni Unite per le Persone di Origine Africana, ha definito gli omicidi “un'altra manifestazione della marcia divisione, delle lotte etniche e del totale disprezzo per la vita di coloro che appartengono ad altri gruppi etnici”.

La Società per l'Empowerment Africano Guyanese (SAGE) ha dato un'interpretazione politica e razziale agli omicidi, affermando che l'attacco ha enfatizzato “la necessità di unirsi e difendere l'africano-guyanese dall'aggressività del nuovo governo del PPP”.

Il giorno successivo, il 9 settembre, anche Haresh Singh, il nipote diciassettenne di uno dei sospettati degli omicidi, è deceduto dopo essere stato trovato con lesioni alla testa e ferite da taglio.

In un altro episodio, Chatterpaul Harripaul, di 34 anni, ha sparato con il suo fucile verso una folla di manifestanti, i quali lo hanno poi picchiato a morte.

Il nuovo presidente del Paese, il dott. Irfaan Ali, ha definito “barbariche” tutte e quattro le morti e ha detto che le violente proteste non hanno “nulla a che vedere con la lotta per la giustizia”.

Il presidente, così come altri politici, ha criticato le dichiarazioni controverse del leader dell'opposizione del Paese, Joseph Harmon, il quale ha descritto l'accaduto non come “una lotta tra le razze”, ma come “una lotta contro l'oppressione […] una lotta contro il governo fraudolento”.

La politicizzazione della problematica da parte dell'opposizione, secondo il ministro degli Interni Benn sta esacerbando la situazione con le proteste e compromettendo la sicurezza nella zona di West Berbice, dove si stanno verificando la maggior parte dei disordini.

Intanto, organizzazioni come l'Organizzazione Giovanile Musulmana (MYO) si sono pronunciate contro gli omicidi, e l'Associazione Guyana Diritti Umani (GHRA) si è rivolta al coordinatore locale delle Nazioni Unite per chiedere l'aiuto di esperti forensi internazionali nelle indagini.

L'astio venuto a galla dopo il duplice omicidio e i successivi assassinii ad esso legati richiama alla mente in modo scomodo la storia della violenza su base razziale del Paese.

In una dichiarazione, la Associazione Guyana Diritti Umani (GHRA) ha sottolineato che “il prevalente clima politico velenoso è penetrato nella società al punto che la fiducia dei cittadini in un'indagine imparziale è praticamente inesistente”.

Richiamando alla riconciliazione razziale, il GHRA ha fatto notare che “entrambe le fazioni percepiscono [gli omicidi] come una continuazione dei precedenti scontri etnici” e che la “le vicende elettorali [it] del Paese […] hanno fatto precipitare questo tragico evento”.

La Guyana, che sta godendo dell'inatteso guadagno dovuto alla scoperta delle riserve di petrolio e di gas, non può permettersi il tipo di violenza a sfondo razziale che ha visto negli anni Sessanta, quando gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo di primo piano nell'impedire l'elezione del politico indo-guyanese Cheddi Jagan, che aveva tendenze marxiste. Centinaia di persone furono uccise e molte di quelle che erano state risparmiate fuggirono dal Paese, causando una massiccia fuga di cervelli e un'instabilità economica e sociale.

Le crescenti tensioni tra i due gruppi etnici principali del Paese si erano intensificate sotto il governo del Congresso Nazionale del Popolo, guidato da Forbes Burnham dal 1964 fino alla sua morte, avvenuta nel 1985. Burnham ha spesso usato la violenza per sedare i dissensi; l'esempio più tristemente noto è l’omicidio dell'attivista politico di colore Walter Rodney [it], anche se l'indo-guyanese ha subito regolarmente discriminazioni durante il suo mandato.

Le tensioni razziali sono nuovamente sfociate nella violenza nei primi anni 2000, quando più di 400 cittadini, la maggior parte dei quali neri, sono morti per mano di gang criminali legate ai due principali partiti politici e che si ritiene siano state sostenute dalle forze di sicurezza.

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