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Il documentario “Queer Japan” mostra la variegata e vivace comunità LGBTQ+ giapponese

Categorie: Asia orientale, Giappone, Arte & Cultura, Citizen Media, Diritti gay (LGBT), Good News, Media & Giornalismi
Queer Japan interviewees [1]

Alcuni degli intervistati hanno partecipato al documentario Queer Japan, tra cui Nogi Sumiko, Atsushi Matsuda, Hiroshi Hasegawa, Gengoroh Tagame, Akira the Hustler, and Tomato Hatakeno. Immagine per gentile concessione di Graham Kolbeins, utilizzo autorizzato.

Recentemente è stato pubblicato su piattaforme di streaming un documentario che esplora la vita della variegata cultura LGBTQ+ del Giappone. “Queer Japan”, un documentario del regista, scrittore e designer queer canadese Graham Kolbeins, esplora la vita di artisti, attivisti, pionieri e persone normali nella cultura LGBTQ+ giapponese.

Queer Japan riguarda l'amor proprio, della comunità e della resilienza” afferma il regista Graham Kolbeins in un'intervista con Global Voices. “Riguarda la natura ambigua del gender e della sessualità e del modo in cui il linguaggio plasma la nostra fluida comprensione di questi concetti”.

Il documentario è stato proiettato per la prima volta a luglio 2019 ed è stato mostrato ai festival cinematografici in giro per il mondo. “Queer Japan” presenta le interviste di quasi tre dozzine di membri della comunità LGBTQ+ giapponese.

Il film presenta una varietà di persone coinvolte nell'arte, nell'attivismo, nella vita notturna e nella politica in Giappone, tra cui un docente universitario, un dentista, una drag queen e le feste che organizza per la comunità LGBTQ+, la prima transgender dichiarata eletta ufficialmente in Giappone Aya Kamikawa [2] [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] e l'artista visuale queer Nogi Sumiko [3].

Nogi Sumiko 1 [1]

Nogi Sumiko. Immagine per gentile concessione di Graham Kolbeins, utilizzo autorizzato.

“Queer Japan” contiene anche le interviste a Gengoroh Tagame [4], il celebre creatore di manga omoerotici che ha avuto successo [5] in Giappone e in tutto il mondo è anche tra gli intervistati presenti.

“Gengoroh Tagame non solo è un maestro dell'arte omoerotica, ha anche generato una rinascita dei manga gay attraverso la rivista di cui è co-fondatore, G-men [6] (un'influente rivista rivolta agli uomini gay in Giappone)”, afferma Kolbeins. “Le influenze e le referenze di Tagame sono eclettiche, attingono da tutto, dal Marchese de Sade a Go Mishima [7] e Tom of Finland [8] [it]”.

Il documentario include anche un altro co-fondatore della rivista G-Men, scrittore, editor e attivista Hiroshi Hasegawa [9]. Da quando Hasegawa è stato diagnosticato come sieropositivo nel 1992, ha fatto pressioni per maggiori e migliori trattamenti per la patologia in Giappone. Hasegawa ha anche giocato un ruolo di primo piano per la campagna giapponese per ridurre lo stigma sociale delle persone che vivono con l'HIV e l'AIDS.

Hiroshi Hasegawa at Tokyo Rainbow Pride [1]

Hiroshi Hasegawa al Tokyo Rainbow Pride. Immagine per gentile concessione di Graham Kolbeins, utilizzo autorizzato.

Kolbeins dice che la genesi di quello che sarebbe diventato il documentario “Queer Japan” risale a circa un decennio fa e al suo amore per i manga giapponesi.

“Ero davvero un grande fan dei manga a tema gay ed ero perplesso sul perché in Nord America nessun editore avesse ancora tradotto in inglese i lavori di questi artisti”, afferma Kolbeins. “All'epoca, scrivevo per riviste di arte e cultura e decisi di provare a realizzare alcune interviste per mettere in risalto gli artisti di manga a tema gay”.

Sebbene non esistano leggi che proibiscano atti sessuali consensuali tra adulti, non ci sono leggi [10] che affrontino e proibiscano la discriminazione contro l'orientamento sessuale e l'identità di genere sul posto di lavoro in Giappone e il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è ancora stato formalmente legalizzato.

Kolbeins dice di aver decido di mettersi in contatto con Anne Ishii, una scrittrice e traduttrice, che attualmente è direttore esecutivo dell’Asian Arts Initiative in Philadelphia [11].

“Abbiamo iniziato a lavorare insieme intorno al 2012, quando siamo andati a Tokyo per lavorare su un'antologia che abbiamo curato insieme, Massive: Gay Erotic Manga and the Men Who Make It [12]” afferma Kolbeins. “Subito dopo, abbiamo fondato insieme un brand di moda e di editoria chiamato Massive Goods [13] [un brand di moda, casa editrice, e agenzia creativa che rappresenta artisti queer e femministi giapponesi], continuando le nostre collaborazioni con artisti queer e femministi giapponesi”.

Sulla base di questo lavoro, Kolbeins and Ishii sono stati i vincitori del premio [14] Creative Artist Exchange 2016 della Japan-United States Friendship Commission (JUSFC), che ha permesso loro di trascorrere tre mesi in Giappone per intervistare le persone del documentario.

Queer Japan - Poster [1]

Poster del film Queer Japan. Immagine per gentile concessione di Graham Kolbeins, usata con permesso.

“Dopo aver ricevuto il premio della JUSFC, abbiamo aumentato il resto del budget di produzione per il documentario attraverso il crowdfunding,” afferma Kolbeins. “Grazie al lavoro che io e Anne svolgevamo al Massive, siamo stati in grado di raggiungere una comunità già interessata a molti dei temi del film”.

Il documentario alla fine ha richiesto a Kolbeins e alle registe Iida e Anne cinque anni per poter essere portato a termine prima di essere pubblicato durante il programma del festival cinematografico nel 2019.

Kolbeins dice che anche la regista di “Queer Japan”, Hiromi Iida, ha giocato un ruolo chiave per il documentario collegandolo alla comunità LGBTQ+ giapponese.

“Ho incontrato Hiromi su Twitter, contattandola dopo aver visto vari brevi documentari che aveva girato nella scena drag di Tokyo”.

Hiromi Ishii ha presentato Kolbiens ai leader della comunità, come Margarette [15], che gestisce l'iconica libreria Okamalt [16] e ospita anche il Department H [17], noto come [18] “una delle feste fetish più venerabili di Tokyo”.

Negli ultimi dieci anni, Kolbeins è stato in grado di entrare in contatto con una cultura LGBTQ+ in Giappone che descrive come “variegata, robusta e fiorente”.

“Allo stesso tempo, i membri della comunità queer giapponese affrontano molti ostacoli legali, pressioni familiari e dicriminazione”, dice says Kolbeins. È una situazione che porta molti a non dichiararsi apertamente, soprattutto sul posto di lavoro, afferma Kolbeins.

“La visibilità e l'accettazione continuano a crescere anno dopo anno e come puoi vedere in “Queer Japan” è pieno di individui che vivono fieramente a dispetto delle pressioni della società” afferma Kolbeins. “C'è un crescente spirito di solidarietà e potere collettivo nella comunità”.

Il documentario è ora disponibile in alcune regioni su diversi servizi di noleggio di streaming online [1]. Kolbeins afferma che ci sono speranze di distribuire il film nei cinema in Giappone nel 2021, a seconda delle condizioni della pandemia. Aggiornamenti riguardo il film sono pubblicati sulla pagina Twitter del documentario, @queerjapan [19].