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Nigeria: occorre dare un freno all'odio etnico, online e non

Nigeria's 50 naira bank note bears images of people of Hausa, Igbo and Yoruba ethnicity. The country recognises over 250 ethnic groups and 500 languages. PHOTO: Shardayy (CC BY 2.0)

Banconota da 50 naira nigeriane con impresse le immagini di persone Hausa, Igbo e Yoruba. Il paese riconosce più di 250 gruppi etnici e 500 lingue. FOTO: Shardayy (CC BY 2.0)

Il diritto di parola dei cittadini, di esprimere le loro opinioni e di tenere sott'occhio il governo è un aspetto insito ad ogni cultura democratica. I luoghi di conversazione, però, si sono di gran lunga estesi da pub o altri luoghi pubblici fino ad includere gli spazi pubblici online mediati in maniera digitale. Il mio paese, la Nigeria, è il paese africano pù attivo online a livello di conversazioni a tematica politica su Twitter [en, come ogni link a seguire, salvo diversa indicazione] seguito dal Sudafrica, dall'Etiopia, dal Burundi e dall'Egitto. La nostra pulsante sfera digitale, tuttavia, è infestata da commenti pieni di odio e cattiveria.

Una buona parte dei commenti d'odio in Nigeria è di tipo etno-religioso. Con più di 250 gruppi etnici e 500 lingue, il paese ha una lunga storia di conflitti che risalgono al 1914 circa, quando la Gran Bretagna unì i territori colonizzati del Sud e del Nord Nigeria per formare un unico stato. I conflitti etno-religiosi hanno continuato a tormentare la nazione dopo l'indipendenza del 1960, anche se, delle leggi drastiche che sopprimevano la libertà di parola e associazione durante il periodo di dittatura militare hanno tenuto la situazione abbastanza sotto controllo.

Era, però, una pace fittizia costruita sulle vite di tanti morti. I 28 anni di dittatura militare, infatti, aggravarono la divisione etnica riportando alla luce le rivalità tra le varie etnie. Tutto era visto nell'ottica del “noi” contro “voi”.

 

“I 28 anni di dittatura militare, infatti, aggravarono la divisione etnica riportando alla luce le rivalità tra le varie etnie. Tutto era visto nell'ottica del noi contro voi”.

I nigeriani, pertanto, speravano nel ritorno della democrazia nel 1999. Le tensioni tra le varie etnie  che avevano caratterizzato la politica del paese, con l’annullamento  delle elezioni presidenziali, nel 12 giugno del 1993, ad opera del generale Ibrahim Babangida, e lo stroncato tentativo di auto successione del defunto generale Sani Abacha, sembravano essere state neutralizzate dall'elezione del Presidente Olusegun Obasanjo. L'umore nazionale a quel tempo sembrava essere la riproduzione                                                                              di alcune delle parti del vecchio inno nazionale:                                                                                                  “Though tribe and tongue may differ/In brotherhood we stand”                                                                             “Anche se tribù e lingua potrebbero essere diverse/                                                                                                     rimaniamo uniti dalla fratellanza”.

 

Sfortunatamente, questa speranza ebbe vita corta. Il fantasma delle rivalità tra etnie resuscitò con la costituzione della Commissione per la Violazione dei Diritti Umani (Oputa Panel), alla quale diversi gruppi etnici si rivolsero per chiedere giustizia per aver subito crimini. Le macabre storie che uscirono fuori dai vari racconti mostrarono come le vecchie ferite e i rancori repressi erano tutto fuorchè guariti.

I partiti politici in Nigeria non hanno una base ideologica.L'unico fattore che li tiene uniti è la sete di potere e il depauperamento delle casse pubbliche. Perciò, civili che hanno contribuito militarmente, soldati in congedo ei loro amichetti continuano a dominare i partiti politici. Ciò rende il problema del conflitto tra le etnie persino più difficile da affrontare, in quanto quelli che hanno il potere posseggono tutti gli interessi nel mantenere lo status quo.

Per i social media e la loro influenza sui politici nigeriani, il momento cruciale sono state le elezioni presidenziali del 2015. I media digitali si sono affermati come il mezzo di punta per i partiti politici che cercavano di influenzare l'opinione pubblica e sondare i voti. Anche se i social media possono non essere ancora un fattore primario che determina i risultati delle elezioni e spinge le campagne elettorali, quasi la metà della popolazione nigeriana – il 46,1% su 170 milioni di abitanti – ha accesso ad internet, e per la fascia d'età 18-35, i social media giocano un ruolo essenziale nell'influenzare le scelte poltiche.

“L'impatto dei “sovrani” del web nigeriani, che possono influenzare le opiniooni e le azioni di numerosi seguaci riguardo a temi importanti, ha trasformato i social media in un mezzo molto efficace per amplificare l'influsso dei commenti discriminatori…”

Come ogni mezzo di comunicazione, internet può portare con sè vantaggi e svantaggi. Si è dimostrato essere una specie di cassa di risonanza, uno spazio dove degli individui si collegano ed entrano in contatto innanzitutto con gente simile a loro. L'impatto dei “sovrani” del web nigeriani, che possono influenzare le opiniooni e le azioni di numerosi seguaci riguardo a temi importanti, ha trasformato i social media in un mezzo molto efficace per amplificare l'influsso dei commenti discriminatori e, la possibilità di rimanere anonimi per gli utenti ha inasprito il tutto.

Durante il periodo di campagna elettorale, nel 2015, l'etnocentrismo dilagava sui social network. Uno studio di ricerca, nel quale sono stato coinvolto, si è occupato dell'analisi del contenuto di 250 tweet che contenevano l'hashtag #Igbo, in riferimento alla comunità Igbo del sud est della Nigeria – uno dei tre principali gruppi etnici del paese. [Per trasparenza: sono un Igbo]. I risultati sono stati allarmanti. Abbiamo trovato una prevalenza di tweet denigratori e dispregiativi che incolpavano un gruppo etnico per non aver votato il Presidente Muhammadu Buhari. Le scoperte sono state confermate dai risultati ufficiali rilasciati dall'organo che regola le elezioni, che mostra come il voto, nelle elezioni del 2015, abbia seguito la linea etnica.

Nigeria is hardly the only country in the world where ethnic divisions appear to be deepening. The US is currently grappling with the most decisive presidential election in the country’s history, in which one of the candidates has turned hate into a weapon for canvassing votes. The UK’s #Brexit referendum in June is alleged to have been propelled by the bitterness of some Britons with regard to immigration. And here on the African continent, ethnocentric hatred was instrumental in the violent clashes that occurred after the 2007 elections in Kenya, and was propagated largely through digital technology.

“…difendere la libertà di parola…diventa persino più importante alla luce del fatto che lo spazio online del continente africano è già compromesso dall'interferenza del governo.”

L'essenza della democrazia partecipativa, tuttavia, significa che preservare il diritto alla libertà di parola online è incontestabile. Questo diventa ancora più importante alla luce del fatto che lo spazio online nel continente africano è già compromesso dall'interferenza del governo.

La detenzione di un blogger filogovernativo qui in Nigeria; l'assalto ai media digitali in Etiopia; la carcerazione dei dissidenti in Gambia; il blackout dei social media imposto durante le recenti elezioni ugandesi; le mosse dei governi di Uganda e Nigeria per imporre controlli più severi sui social media: tutti questi fatti dimostrano fino a che punto gli stati si spingono per sopprimere la libera espressione nello spazio online.

Non possiamo permetterci di auto immolarci o di dare in mano i nostri diritti a degli avvoltoi che trovano qualsiasi scusa pur di sovvertire la libertà di parola, sia online che offline. I nigeriani hanno anche bisogno di guardarsi le spalle da furti di conersazioni pubbliche da parte di forze che promuovono la divisione.

Una soluzione pratica potrebbe essere quella di adottare la relazione della National Conference del 2014 (#NGConfab). Anche se imperfetta, uno dei suggerimenti della #NGConfab è quella della rotazione della carica di presidente da nord a sud tra tutte le sei zone geopolitiche (nord est, nord ovest, centro nord, sud est, sud ovest e centro sud). Un accordo come questo potrebbe mettere freno ai commenti d'odio negli scambi politici e a i suoi sostenitori – sia online che offline- in Nigeria.

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