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Addio a Mourid Barghouthi: il mondo piange il poeta palestinese

Categorie: Medio Oriente & Nord Africa, Palestina, Arte & Cultura, Citizen Media, Letteratura, Politica, Protesta, Rifugiati

Immagine dall’account Twitter [1] di Mourid Barghouti, che lo mostra con la sua defunta moglie Radwa Ashour: una storia d'amore apprezzata e seguita da tutto il mondo arabo. La didascalia recita: “Nel pomeriggio del 22 luglio 1970 siamo diventati una famiglia. La sua risata è diventata la mia casa”

L'importante e amatissimo poeta palestinese Mourid Barghouti è morto domenica all'età di 77 anni, scatenando nel mondo arabo e presso il suo ampissimo pubblico un'ondata di dolore per la sua dipartita e confermando una profezia che aveva fatto tempo addietro [ar]:

أنا أكبر من إسرائيل بأربع سنوات، والمؤكد أنني سأموت قبل تحرير بلادي من الاحتلال الإسرائيلي. عمري الذي عشت معظمه في المنافي تركني محملًا بغربة لا شفاء منها، وذاكرة لا يمكن أن يوقفها شيء

Ho quattro anni più di Israele e morirò sicuramente prima che il mio paese venga liberato dall'occupazione israeliana. La mia vita, la maggior parte della quale ho vissuto in esilio, mi ha lasciato carico di un'incurabile alienazione e di una memoria inarrestabile.

Con parole cupe, immagini vivide, emozioni malinconiche e messaggi di resilienza, la poesia di Mourid gravitava moltissimo attorno alle questioni palestinesi e arabe. Per decenni ha raccontato il suo desiderio di ritornare in patria, in Palestina, terra dalla quale è stato tenuto lontano per oltre 30 anni dalla guerra arabo-israeliana del 1967, e alla quale gli era concesso soltanto un accesso limitato.

Nelle sue 12 raccolte di poesie, la sua scrittura oscilla tra speranza, resistenza e disperazione, sognando il ricongiungimento con una lontana madrepatria, con una famiglia dispersa dall'apolidia e con un amore tenuto lontano dall'esilio.

In una intervista [2] [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] per il Guardian del 2008, viene così citato:

The dilemma of Palestinian writers, that we're expected to address the needs of people denied self-expression under occupation, to express their pain. But this is a trap: you have to strike a balance, not sacrificing the aesthetics for your readership. I hate the terms “resistance poetry” or “exile poetry.” We're not one-theme poets. A moment of joy or misery is juxtaposed by its opposite. There's no one face; I see both. I question myself all the time; if you oversimplify, you'd better quit.

Il dilemma degli scrittori palestinesi: il nostro compito è parlare dei bisogni delle persone a cui è negata l'autoespressione sotto occupazione, esprimere il loro dolore. Ma questa è una trappola: devi trovare un equilibrio, senza sacrificare l'estetica per i tuoi lettori. Odio i termini “poesia della resistenza” o “poesia dell'esilio”. Non siamo poeti monotematici. I momenti di gioia e di miseria vengono giustapposti ai loro opposti. Non c'è un'unica faccia; io le vedo entrambe. Mi interrogo tutto il tempo; se semplifichi troppo, allora è il caso di smettere.

Il suo libro di memorie “I Saw Ramallah”, che è stato il primo a presentarlo ai lettori di tutto il mondo, è stato descritto [2] da Edward Said, il celebre intellettuale e accademico, come “uno dei più bei resoconti esistenziali dello sfollamento palestinese”.

Nato nel 1944 nel villaggio montuoso di Deir Ghassaneh, in Cisgiordania, vicino a Ramallah, Mourid fu esiliato [2] dalla Giordania per 20 anni, dal Libano per 15 anni e dall'Egitto per 18 anni, separato dalla moglie egiziana, la romanziera e docente Radwa Ashour, e da suo figlio, il poeta Tamim.

A parte le sue poesie su questioni sociali e politiche del mondo arabo e sulle lotte quotidiane dei cittadini arabi, la relazione tra Mourid e Radwa è diventata una storia d'amore seguita da un vasto pubblico in tutta la regione.

Mourid Barghouti ci ha trasmesso la sua passione e il suo dolore per la patria. Ci ha trasmesso il suo puro amore per Radwa. Ci ha donato le sue parole che vibravano con la nostra Nakba siriana. Ci ha donato “I Saw Ramallah”, che è stato per me fondamentale nel comprendere il rapporto con le mie origini. Riposa in pace, Mourid.

Un altro tweet dice:

L'amore senza tempo tra Mourid Barghouti e Radwa Ashour – come tracciato attraverso le loro opere letterarie – è una delle grandi storie d'amore del ventesimo secolo… Abbiamo perso un'altra grande anima su questa terra: possano ora riunirsi nel loro amore radicale ed entrambi riposare nella lotta.

La genialità letteraria di Mourid ha raggiunto un vasto pubblico in tutto il mondo, che ha condiviso con lui il desiderio di una Palestina liberata e di una voce altrettanto libera.

La regista Annemaria Jacir ha twittato:

Ho il cuore spezzato per Mourid al-Barghouti. Quella cena ad Amman sarà per sempre impressa nella mia memoria. Iniziò a piovere. Tu corresti fuori e gettasti indietro le braccia come un bambino, girando su te stesso e sorridendo mentre ti bagnavi. La Palestina ha perso uno dei nostri più grandi.

Messaggi di dolore e cordoglio, ricordi, apprezzamenti e brani delle sue poesie hanno invaso i social media in tutto il mondo per piangere la morte dell'amato poeta.

La poetessa libanese Zeina Hashem, ha scritto:

“Lascio questo mondo così com'è,
sperando che, un giorno, qualcun altro
lo cambierà.” – @MouridBarghouti

Rest in Power, e grazie 💔

Il professor Laleh Khalili ha scritto:

“Gerusalemme. La città dei nostri piccoli momenti che dimentichiamo velocemente, perché non ci sarà bisogno di ricordarli e perché sono così banali come dire che l'acqua è l'acqua e il fulmine è il fulmine. E mentre ci scivola dalle mani viene elevata a simbolo, lassù nel cielo”. Mourid Barghouti

Un altro post di Omar Ghraieb recita:

Abbiamo perso Mourid Barghouti, un'enorme perdita per la Palestina; che tu possa riposare in pace sapendo che hai dato voce al tuo paese attraverso un'eccezionale genialità letteraria. Sarai sempre nel ricordo di ogni generazione, il tuo lavoro leggendario ti manterrà in vita.