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Allarma la decisione di scaricare acqua radioattiva del disastro nucleare di Fukushima nell'oceano

fukushima radioactive water tanks

“Operai presso la Centrale Nucleare di TEPCO a Fukushima Daiichi lavorano nelle vasche sotterranee per lo stoccaggio dell'acqua, il 17 aprile 2013. Due tipi di serbatoi di stoccaggio in superficie emergono sullo sfondo.” Foto da International Atomic Energy Agency (IAEA), acconto Flickr ufficiale, elaborata dall'originale. Credito fotografico: Greg Webb / IAEA. Licenza immagine: Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

A metà ottobre 2020 il governo giapponese ha annunciato l'intenzione di scaricare l'acqua, contaminata da isotopi radioattivi, nel sito del disastro nucleare a Fukushima, suscitando allarme in tutto il mondo.

Il servizio giapponese di notizie Kyodo ha pubblicato [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] il 16 ottobre 2020 la notizia che il governo giapponese aveva annunciato l'intenzione di autorizzare lo scarico di circa un milione di tonnellate di acqua radioattiva nell'oceano dalla centrale nucleare di Daiichi nella prefettura di Fukushima.

In seguito all'annuncio, Greenpeace ha pubblicato un rapporto, dichiarando che l'acqua contaminata contiene “pericolosi livelli di carbonio-14, un isotopo radioattivo che può danneggiare il DNA umano. Nel mezzo delle preoccupazioni per l'impatto dell'acqua contaminata sull'ambiente e sulla salute umana, tuttavia, alcuni esperti hanno sottolineato che è difficile, se non impossibile, valutare il rischio reale senza conoscere dettagliatamente i progetti del governo.

Il settore della pesca di Fukushima, economicamente devastato, si oppone a qualsiasi tipo di piano che includa lo smaltimento nell'oceano, che potrebbe contaminare la pesca. Anche un Paese marittimo limitrofo del Giappone, la Corea del Sud, ha espresso “serie preoccupazioni“. Dall'altro lato dell'Oceano Pacifico, le notizie hanno allarmato alcuni abitanti dell'Isola di Vancouver, sulla costa pacifica del Canada, distante circa 7.300 km da Fukushima:

Il governo del Giappone ha intenzione di scaricare in mare più di un milione di tonnellate di acqua radioattiva dall'Impianto Nucleare danneggiato di Fukushima.

Dopo il forte e distruttivo terremoto e tsunami, l'11 marzo 2011, la centrale elettrica di Daiichi sulla costa pacifica del Giappone, circa 250 km a nord di Tokyo, è stata il sito del più grave incidente nucleare mondiale dopo Chernobyl nel 1986. L'incidente nucleare ha distrutto tre dei quattro reattori [it] della centrale, con la conseguente fuoriuscita di materiali radioattivi che hanno contaminato le comunità limitrofe, imponendo un'evacuazione di massa.

Circa 1,25 milioni di tonnellate di acqua contaminata sono attualmente immagazzinate presso l'impianto nucleare smantellato di Fukushima Daiichi. E il volume aumenta di circa 170 tonnellate al giorno, accumulando una varietà di elementi radioattivi che sono potenzialmente pericolosi per la salute umana. L'acqua è un miscuglio di acqua di raffreddamento e acqua di falda, iniettate deliberatamente, che si accumula mentre l'acqua scorre dentro e attraverso l'edificio del reattore e l'edificio della turbina, distrutti durante il terremoto di Tohoku e il successivo tsunami l'11 marzo 2011.

Mentre parte dell'acqua di falda a monte dell'impianto e della contaminazione è pompata direttamente nell'oceano, l'acqua contaminata è deviata in grandi serbatoi di stoccaggio che adesso dominano il vasto complesso nucleare di Fukushima. Impedire che l'acqua penetri nell'oceano è stato finora una delle maggiori sfide affrontate sia dal governo giapponese che dall'azienda elettrica proprietaria dell'impianto di Fukushima.

Un report di febbraio 2020 di un comitato governativo ha paragonato e valutato numerose soluzioni potenziali per eliminare l'acqua contaminata del sito di Fukushima. Le soluzioni includono l'iniezione diretta dell'acqua contaminata in formazioni geologiche (地層注入) sotto il complesso di Fukushima; l'evaporazione dell'acqua immagazzinata, lasciando dietro i contaminanti (水蒸気放出); e sotterrare l'acqua in barili o altri contenitori (地下埋設).

Nel documento, il comitato concludeva che lo smaltimento in mare (海洋放出) era la soluzione più economica e tecnicamente più fattibile. Sulla base di tale raccomandazione, nel corso del 2020 il governo giapponese ha discusso la possibilità di scaricare almeno un milione di tonnellate di acqua nell'oceano. Non sono stati tuttavia divulgati i dettagli di come o dove l'acqua dovrebbe essere scaricata.

fukushima radioactive water storage tanks

“Serbatoi per acqua, contenenti l'acqua contaminata davanti agli edifici del reattore presso Fukushima Daiichi.” Credito fotografico: Susanna Loof / IAEA. Licenza immagine: Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

“In fin dei conti è mancata una descrizione di quale metodo usare, o come tali isotopi saranno depositati o scaricati nell'oceano,” dice Jay Cullen in un'intervista con Global Voices. “L'acqua sarà scaricata dalla riva? Pompata in profondità? Trasportata da navi cisterna nell'oceano? Non è chiaro se sia persino legale scaricare nell'oceano, in base al Protocollo di Londra.”  Cullen è un chimico marino, oceanografo e professore presso l'Università della Scuola di scienze terrestri e oceaniche di Victoria sull'Isola di Vancouver.

L'acqua contaminata contiene contaminanti radioattivi, compresi isotopi di cesio, cobalto, carbonio-14 e tritio, che sono estremamente difficili da rimuovere dalle acque di scarico. spiega Cullen. Tutto può essere potenzialmente nocivo per la salute umana. Il rischio dipende però da una varietà di fattori sconosciuti, o che non sono stati rivelati dal governo giapponese e dall'azienda elettrica incaricata della bonifica, ed è quindi difficile da valutare.

“Equivale a dire che il piombo è nocivo, ma questo dipende naturalmente dalla quantità di piombo a cui si è esposti,” dice Cullen. Per valutare il rischio, dice Cullen, è necessario chiedersi “quanto di un isotopo finisce nell'ambiente, qual'è la sua attività nell'ambiente e qual'è la sua esposizione per gli esseri umani.”

Cullen ha evidenziato su Twitter anche il fatto che le attività umane storiche, come le armi nucleari, hanno già introdotto quantitativi notevolmente più elevati di alcuni contaminanti radioattivi nell'ambiente, che persistono fino ad oggi:

3/ La quantità di tritio (1 PBq) immagazzinata nei serbatoi di acque reflue di #Fukushima Daiichi è molto piccola se confrontata con i quantitativi ancora presenti nell'oceano, prodotti dai test di armi nucleari dell'ultimo secolo (8000 PBq)-

Si deve trovare il giusto equilibrio tra lo stoccaggio in loco e il potenziale rischio di una fuoriuscita incontrollata, rispetto allo scarico controllato, afferma Cullen.

“Il tritio ha un periodo di dimezzamento di 12 anni,” dice Cullen. Il rischio diminuisce con il tempo e “deve essere ponderato con la possibilità e la probabilità che i serbatoi di stoccaggio falliscano accidentalmente, o l'eventualità di un altro spettacolare terremoto in cui avvenga una fuoriuscita incontrollata.”

Un'altra sfida ardua nella valutazione del rischio derivante dallo smaltimento nell'oceano, dice Cullen, è la scarsa conoscenza finora di quale tipo di isotopi radioattivi sono immagazzinati nei serbatoi e, a sua volta, il rischio che pongono per l'ambiente e la salute umana.

6/ La nostra preoccupazione collettiva e una corretta contabilizzazione del rischio, correlato allo smaltimento di queste acque reflue nell'oceano, dovrebbe considerare gli altri isotopi presenti, come per esempio 90Sr e 137Cs, che persistono più a lungo nell'ambiente e possono concentrarsi negli organismi viventi.

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