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Tamburelli in mano e sopravvissuti in testa, nasce un potente movimento contro la violenza sessuale in Giamaica

Un tamburello tenuto in alto durante la protesta dell'11 marzo 2017 contro la violenza sessuale a Kingston, Giamaica. Foto di Storm Saulter, utilizzata previa autorizzazione.

Uno delle fondatrici dell’Esercito dei Tamburelli [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] giamaicano, un nuovo e audace movimento guidato da donne e da sopravvissuti di abusi e violenze sessuali, è stata arrestata con l'accusa di “utilizzo del computer per comunicazioni dannose”.

L'accusa a Latoya Nugent è stata mossa ai sensi della legislazione sulla criminalità informatica del paese, dopo che diversi uomini hanno presentato denunce formali alla polizia accusandola di identificare alcuni di loro come predatori sessuali sui social media. La Nugent è attualmente in libertà su cauzione.

Contestualmente all'arresto, il suo movimento, l'Esercito dei Tamburelli, ha raccolto molta attenzione e stimolato il dibattito nei Caraibi. In particolare alcuni in Giamaica cominciano a mettere in dubbio la rabbia e la tattica che il gruppo adotta nel nominare e svergognare uomini violenti, molti dei quali ricoprono posizioni di potere; una tattica che ha portato all'arresto della Nugent.

Ciò che alimenta la rabbia

L'attuale legislazione nazionale in Giamaica non riesce ad affrontare la complessa realtà della violenza sessuale contro donne e bambini. Ad esempio, la Legge sui Reati Sessuali definisce in modo restrittivo lo stupro come “penetrazione non consensuale del pene nella vagina di una donna da parte di un uomo”. Stupro e abusi sono eventi ampiamente sottostimati nel paese; ciò accade a causa dello stigma sociale e di una cultura in cui le vittime provano vergogna.

Tutte queste condizioni hanno portato alla creazione spontanea dell'Esercito dei Tamburelli all'inizio di quest'anno. L'esercito si è riunito dopo che la Nugent ha lanciato l'hashtag #TambourineArmy, in risposta all'attenzione che ha raccolto sui social media per aver colpito con un tamburello un pastore accusato di violenza sessuale durante una protesta. Con questo hashtag, la Nugent ha cercato di incanalare l'attenzione nata dall'incidente su qualcosa di più grande:

What we are trying to do is to engage persons who do healing work, and counselling and support kind of work, to provide safe spaces, physical and virtual, for survivors of sexual violence. We are also trying to let people understand the concept of sexual grooming.

Quello che stiamo cercando di fare è coinvolgere chi svolge un lavoro medico, di consulenza e di supporto a fornire spazi sicuri, fisici e virtuali, per i sopravvissuti alla violenza sessuale. Stiamo anche cercando di far capire alle persone il concetto di cura sessuale.

Il pastore, il dottor Paul Gardner, fu presto accusato di abusi sessuali su minori.

Mentre Gardner affrontava un processo e la sua chiesa un forte contraccolpo, il movimento online della Nugent ha portato 700 donne, uomini e bambini a marciare nella capitale Kingston, l'11 Marzo 2017. I partecipanti usarono dei tamburelli per rompere il silenzio contro lo stigma che i sopravvissuti sono costretti ad affrontare e per chiedere giustizia contro gli abusi sessuali e gli stupri.

Vittime di abusi sessuali e violenze di genere in Giamaica non più disposte a rimanere in silenzio. Foto dei partecipanti alla marcia dell'Esercito dei Tamburelli di Storm Saulter, utilizzata previa autorizzazione.

Tamburello o non tamburello

La spaccatura creata sulle tattiche dell'esercito si è intensificata quando Emma Lewis, collaboratrice di Global Voices che aveva scritto in passato sulla formazione e la missione del gruppo, ha pubblicato un pezzo sul suo blog che ha colpito un nervo scoperto e portato la discussione ad un livello più profondo, a volte aspro.

La Lewis, lei stessa sopravvissuta, nel suo post ha dichiarato di “essere stata anche lei una ‘radicale” e di esserlo ancora quando si tratta delle sue opinioni “sull'ambiente, la pena capitale, i diritti umani, i diritti all'aborto, i diritti LGBT”. Ha sostenuto, tuttavia, di non credere alla violenza perché “non risolve nulla”.

Alcuni non hanno ben accolto il suo post, scatenando una serie di feroci commenti online.

Secondo l'autore giamaicano Kei Miller, la Lewis potrebbe non aver capito che la rabbia dell'Esercito dei Tamburelli è necessaria; che forse la sua posizione di “presunta privilegiata bianca” la rende cieca alla reale motivazione della questione. Sul suo blog, Miller ha inoltre spiegato:

Many who read Emma’s blog – many women in fact – felt that she had bravely expressed their own misgivings […] there was something too militant, too aggressive and ultimately something too divisive about the Tambourine Army. The Tambourine Army was not impressed by this critique. To them it was just more respectability politics – an attempt to police their tone, to muffle their rage, an unfair demand to take all that pent up hurt, that lifetime of suppressed pain, and make it all more polite, more reasonable, more acceptable for brown people’s consumption, for male consumption, for good-decent-middle-class-people-who-faint-at-the-word-bomboclawt consumption.

Molti di coloro che hanno letto il blog di Emma – molte donne in effetti – hanno ritenuto che lei avesse espresso coraggiosamente i loro dubbi […] che ci fosse qualcosa di troppo militante, troppo aggressivo e, in definitiva, qualcosa di troppo controverso nell'Esercito dei Tamburelli. L'Esercito non fu colpito da questa critica. Per loro si trattava solo di una politica più rispettabile – un tentativo di controllare il loro tono, di attutire la loro rabbia, una richiesta ingiusta di accettare tutto quel dolore represso, una vita intera di dolore represso, e rendere tutto più educato, più ragionevole, più accettabile per le persone di colore, per il consumo maschile, per il consumo di un dignitoso ceto medio che sviene alla parola bomboclawt.

Uomini marciano al fianco delle donne nel tentativo di porre fine alla cultura dello stupro in Giamaica. Foto di Storm Saulter, utilizzata previa autorizzazione.

Ha continuato sottolineando che c'è un tempo per la rabbia:

I have not agreed with every utterance from the Tambourine Warriors. […] The binaries they sometimes insist on seem overly strict to me – ‘you either hold to this particular position, or you’re not with us!’ Still, I haven’t felt the need to voice any of these objections. This is not a critical/academic discourse. This is rage. Let it be. Let it do what only it can do. Let it offend and disrupt and dismantle what only it can. If I had been in Jamaica I would have marched and shaken a tambourine in solidarity.

To everything there is a season – a time for the silence of men, and a time for the tambourines of women.

Non sono d'accordo con nessuna delle affermazioni dell'Esercito dei Tamburelli. […] I binari su cui a volte insistono mi sembrano eccessivamente stretti: “o mantieni questa particolare posizione o non sei più con noi!” Tuttavia, non ho sentito il bisogno di dar voce a nessuna di queste obiezioni. Questo non è un discorso critico/accademico. Questa è rabbia. E così sia. Lascia che faccia quello che solo lei può fare. Lascia che offenda, interrompa e smantelli ciò che solo lei può. Se fossi stato in Giamaica avrei marciato e agitato un tamburello in segno di solidarietà.

Per ogni cosa c'è una tempo: un tempo per il silenzio degli uomini e un tempo per i tamburelli delle donne.

Anche Germaine Bryan, studente dell'Università delle Indie Occidentali, ha scritto della “rivoluzione in fermentazione” sul suo blog:

If the women behind this Tambourine Army believe they have exhausted all avenues of ‘proper’ ways to advocate that they taught us in their schools, then I say do what you must to maintain the fight. If you must shout, then shout; if you must march, then march; if you are attacked with force, fight back with force; but please don’t give up the fight.

Se le donne dietro l'Esercito dei Tamburelli credono di aver esaurito tutte le vie “appropriate” per sostenere ciò che ci hanno insegnato nelle loro scuole, allora dico di fare ciò che è necessario per mantenere la lotta. Se devi gridare, allora grida; se devi marciare, allora marcia; se vieni attaccato con la forza, rispondi con la forza; ma per favore non rinunciare alla battaglia.

In un aggiornamento Facebook, il collega scrittore Marlon James ha riassunto la situazione in questo modo:

First came the privileged uptown lady indifference. Then came the media black out. Then came the media hatchet jobs. And now the police intimidation has begun. All because Jamaican women would like to no longer be raped and murdered. #TambourineArmy.

Prima è arrivata l'indifferenza della signora dei quartieri alti. Poi sono arrivati il black out e l'ascia di guerra dei media. E ora sono iniziate le intimidazioni da parte della polizia. Tutto perché le donne giamaicane non vorrebbero più essere violentate e assassinate. #TambourineArmy.

Dopo il rilascio su cauzione, la Nugent ha espresso la sua gratitudine per il sostegno ricevuto tramite i social media:

Yesterday they broke my spirit. Today, because of all of you I am stronger than the concrete that was my resting place last night. The #TambourineArmy has risen.

Ieri hanno spezzato il mio spirito. Oggi, grazie a tutti voi, sono più forte del cemento su cui ho riposato ieri sera. Il #TambourineArmy si è rialzato.

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