
Uno screenshot di un video caricato su Twitter dall’ambasciatore del Fronte Polisario presso l’UE, dell’attivista saharawi Sultana, ferita da un’aggressione da parte della polizia marocchina.
Le violazioni [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] dei diritti dell'uomo nel Sahara occidentale, occupato dal Regno del Marocco, che prendono di mira i giornalisti, i civili separatisti sarahawi e gli attivisti separatisti sono aumentate a seguito di un inasprimento che ha posto fine a tre decenni di relativa pace nella regione.
Il 13 febbraio, l'attivista Sultana Sayed Ibrahim Khaya è stata soggetta a violenza fisica e percosse [fr] da parte delle autorità marocchine a Boujdour, un'area contesa tra il Regno del Marocco e il Fronte Polisario [ar], il movimento con sede in Algeria per l'indipendenza del Sahara occidentale.
Sultana Khaya, che è presidente della Lega Saharawi per la Difesa dei Diritti dell'Uomo e Protezione delle Risorse Naturali, e un membro della Commissione saharawi contro l'occupazione marocchina, è stata ferita al viso e all'occhio dopo essere stata colpita da pietre lanciate dalle forze di sicurezza marocchine.
Sua sorella, Alwaara, a seguito del pestaggio, è stata ferita al viso vicino alla bocca. Nel mentre le forze di sicurezza marocchine assediano la casa di famiglia nella stessa città, impedendo loro di lasciare l'edificio.
A proposito del pestaggio dell'attivista Sultana, l'attivista saharawi Aminatou Haidar ha scritto:
La brave militante sahraouie Soltana Khaya membre @IsacomSaharaui victime ce matin d’ une agression violente de la part de la police de l’occupant marocain, ça laisse très claire et nette la situation alarmante des sahraouis aux territoires occupés @mbachelet @UN @MaryLawlorhrds pic.twitter.com/6MH3ahluvv
— Aminatou Haidar (@AminatouHaidar) February 13, 2021
La coraggiosa attivista saharawi Sultana Khaya, membro della Commissione saharawi contro l'occupazione marocchina @IsacomSaharaui, questa mattina è stata vittima di una violenta aggressione da parte della polizia d'occupazione marocchina. Questo chiarisce la preoccupante situazione dei saharawi nei territori occupati.
Escalation regionale
La scena politica regionale si è scaldata il 13 novembre dello scorso anno, a seguito dell'incidente nell'aria di confine di Guerguerat [fr], che si trova in una zona cuscinetto monitorata dalla missione MINURSO delle Nazioni Unite, e che ha il compito di supervisionare un referendum sull'autodeterminazione nel Sahara occidentale.
A fine ottobre, i civili saharawi hanno bloccato la strada di Guerguerat, che attraversa la zona cuscinetto e collega il Sahara occidentale con la Mauritania. L'area è stata per lungo tempo sotto il controllo del Regno del Marocco, cosa che il Polisario considera una violazione dell'accordo di cessate il fuoco del 1991, firmato dalle due parti.
Il 13 novembre, le forze militari marocchine hanno liberato [fr] la zona cuscinetto dai civili e dagli attivisti politici saharawi senza causare feriti o arresti. Il Polisario ha considerato l'azione come la fine effettiva del cessate il fuoco e ha promesso [ar] di “ricominciare la guerra”. Il presidente della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi, Brahim Ghali, ha annunciato che il Fronte Polisario stava ponendo fino all'accordo e, da allora, sono state riferite sparatorie tra i due fronti.
Secondo le organizzazioni saharawi sui diritti dell'uomo e media [ar]:
عمليات القمع الممنهج الممارس من قبل الاحتلال المغربي ارتفعت ضد الصحراويين العزل بشكل ’هستيري’ في المناطق المحتلة من الصحراء الغربية ناهيك عن حصار منازلهم واختطافهم، وصولا الى التصفية الجسدية.
La repressione sistematica dei saharawi disarmati da parte dell'occupazione marocchina è aumentata in modo drammatico nelle aree occupate del Sahara occidentale. Per non parlare dell'assedio delle loro case e il rapimento, fino alla loro eliminazione fisica.
Gran parte del Sahara occidentale, ricco di fosfati, è sotto occupazione marocchina dal 1975, nonostante gli abitanti abbiano reclamato l'indipendenza. Rabat rifiuta qualsiasi referendum per l'autodeterminazione fino a quando l'indipendenza è una delle loro opzioni, anche se fu lo stesso Marocco ad accettare questa possibilità sotto il cessate il fuoco del 1991 con il Polisario, negoziato dall'ONU, il quale non riconosceva l'annessione del territorio al regno. L'effetto incendiario è peggiorato dopo che gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità del Marocco sul conteso Sahara occidentale lo scorso dicembre, come parte di un accordo in cui Rabat si è impegnata a normalizzare le relazioni con Israele.
A seguito del riconoscimento americano, che metteva in guardia da una possibile spirale di violenza, la Commissione saharawi contro l'occupazione marocchina ha scritto [ar]:
حتى و لو تحالف العالم ضد الشعب الصحراوي (و هو الامر المستحيل طبعا)، فذاك لن يكسر ارادته في الحرية و الاستقلال و لن يغير من طبيعة الوضع القانوني لإقليم للصحراء الغربية الغير محكوم ذاتيا و يناقش في اللجنة الرابعة لتصفية الاستعمار.
— ISACOM (@IsacomSaharaui) December 11, 2020
Anche se il mondo dovesse allearsi contro la nazione saharawi (che è chiaramente impossibile), non piegherebbe la sua volontà di ottenere libertà e indipendenza. Non cambierebbe lo status giuridico di un territorio non autonomo del Sahara occidentalte discusso in seno alla Commissione sulla politica speciale e di decolonizzazione (Quarta Commissione).
Secondo le organizzazioni locali che monitorano la situazione sui diritti dell'uomo nel Sahara occidentale, agli eventi di novembre sono seguite repressioni da parte della polizia marocchina sugli attivisti saharawi con irruzioni nelle case, aumento della sorveglianza, e arresti. Inoltre, l'accesso alla regione è diventato particolarmente difficile per gli osservatori esterni. Nel 2020, le autorità marocchine hanno impedito ad almeno nove tra avvocati, attivisti, politici e giornalisti di raggiungere i territori del Sahara occidentale.
In una dichiarazione a Human Rights Watch, l'attivista Sultana ha detto che l'aggressione subita a febbraio non era la prima, perché la polizia aveva precedentemente fatto irruzione a casa della famiglia il 19 novembre, colpendo alla testa la madre di 84 anni fino a quando questa non ha perso conoscenza ed è quindi stata portata in ospedale in un'ambulanza, e ferendo anche sua sorella Alwaara Sayed Ibrahim alla testa con una spranga d'acciaio, causandole un'emorragia.
Il rappresentante del Polisario in Europa e presso l'Unione Europea, Oubi Bachir ha scritto [ar]:
“هذه ضريبة النضال، كنت أعرف أن علي دفعها. كنت مستعدة، وما زلت، وربما الآن أكثر من اي وقت مضى”. تلك، خلاصة حديثي معها هذا المساء للاطمئنان على حالتها بعد هجوم #الشرطة_المغربية الغادر اليوم. كانت مجهدة وصوتها متقطع، لكن شموخها متصل ومتواصل. بالفعل، #سلطانة_خيا امرأة بألف رجل!! pic.twitter.com/juykgATA1I
— Amb. Oubi Bachir (@oubibachir) February 13, 2021
“Questo è il prezzo della battaglia, sapevo di doverlo pagare. Ero pronta e lo sono ancora, forse ora più che mai.” Questo è il riassunto della mia conversazione con lei di questa sera, per accertare le sue condizioni dopo l'infida aggressione della polizia marocchina di oggi. Lei era sotto stress e la sua voce era rotta dal pianto, ma la sua fierezza è costante e duratura. Sultana Khaya è davvero una donna con la forza di mille uomini!!
‘Pregiudizio internazionale’
Il 10 marzo, in una dichiarazione pubblicata sul suo profilo Facebook, Sultana ha criticato quello che lei chiama pregiudizio da parte del Comitato internazionale della Croce Rossa a favore del Marocco, facendo notare come lei avesse ripetutamente fatto appello “alle organizzazioni internazionali e nazionali sui diritti dell'uomo, in particolare alla Commissione internazionale della Croce Rossa, affinché intervenissero urgentemente e protegessero me e la mia famiglia dall'oppressione dell'occupazione marocchina.” La dichiarazione aggiunge [ar]:
أمام ما أعيشه وأتعرض له رفقة عائلتي من جرائم ضد الإنسانية، وإرهاب، وتنكيل، وقمع ممنهج، وسحل بالشارع، ومنع زيارة المنزل وقطع للتيار الكهربائي عن منزل عائلتي ببوجدور المحتلة، ورميي بمواد سامة أجهل طبيعتها،
Alla luce di ciò che io e la mia famiglia subiamo — crimini contro l'umanità, terrorismo, persecuzioni, repressioni sistematiche, trascinamento in strada, divieto di avere visite a casa, taglio della corrente a casa della mia famiglia nella Boujdour occupata, il fatto che mi abbiano lanciato contro sostanze velenose, non conosco la loro natura.
Ha aggiunto che una visita da parte di una delegazione del Comitato internazionale della Croce Rossa agli enti marocchini nella città occupata di Laayoune, il 6 marco, è stata “un'evidente violazione dei principi di indipendenza e di non schieramento.”
Violazioni passate
In quello che lei descrive come la “deplorevole situazione dei diritti umani dei civili saharawi,” Sultana Khaya vuol far riferimento al detenuto politico saharawi Mohamed Lemine Abidin Hadi, che è stato condannato a 25 anni di prigionia durante alcuni processi macchiati da lacune e vizi di procedura. Mohamed Lemin dal 13 gennaio porta avanti uno sciopero della fame e la sua famiglia è preoccupata per il deteriorarsi delle sue condizioni di salute e per l'impossibilità di comunicare con lui a causa dell'intransigenza dell'amministrazione penitenziaria marocchina.
Nel suo comunicato Sultana fa anche riferimento alle “sentenze ingiuste e illegali della corte d'occupazione marocchina contro i diritti umani per gli attivisti Ghali Hamdi Albu Bouhala e Muhammad Othman Potosofra, e la lista delle violazioni e delle repressioni sistematiche contro i saharawi che rifiutano l'occupazione è lunga”.
Sulla stessa linea, Hayat Khatri [ar], giornalista televisivo e radiofonico, ha descritto come i saharawi nelle città occupate vivono in [ar]:
بيئة سياسية قمعية خطرة، يكتسح انتهاك حقوق الانسان الصحراوي فضاءاتها من كل الاتجاهات، لتفرض دولة الاحتلال سيطرتها على مفاصل المقاومة الصحراوية، ومواجهة الصحراويين بكل الوسائل الحاطة بالكرامة الانسانية.
Un clima politico repressivo e pericoloso, dove le violazioni dei diritti dell'uomo nei confronti dei saharawi spaziano in ogni direzione, in quanto la potenza occupante impone il controllo sulle giunture della resistenza saharawi, e fronteggia i saharawi con tutti i mezzi che sviliscono la dignità umana.
Hayat ha anche detto che casa della sua famiglia nel quartiere di Al-Hashisha è circondata e sotto sorveglianza, aggiungendo che “le forze marocchine usano una tattica barbarica che punta a reprimere ogni atto di resistenza con cui i civili saharawi provano ad esprimere le proprie posizioni politiche contro l'occupazione.”
Oltretutto, in un resoconto rilasciato il 18 dicembre, Eric Goldstein, direttore generale ad interim del Human Rights Watch, division del Medio Oriente e del Nord Africa, ha detto: “le forze marocchine e del Polisario possono avere controversie di confine e diplomatiche, ma ciò non giustifica la repressione marocchina dei civili saharawi che si oppongono pacificamente alla dominazione del Marocco.”
Il Washington Post ha recentemente pubblicato un’ analisi di video che ha condotto, mostrando una violenta aggressione fisica da parte degli agenti di sicurezza marocchini contro gli attivisti saharawi lo scorso luglio, contraria alla versione ufficiale.
Si avverte che la situazione nel Sahara occidentale peggiorerà se le parti internazionali non interverranno per risolvere il conflitto. “Le recenti ostilità preannunciano un'ulteriore escalation, soprattutto in assenza di sforzi internazionali per calmare la situazione e spingere le due parti al tavolo dei negoziati”, ha scritto un rapporto del gruppo di crisi l'11 marzo.






