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La COVID-19 ha intensificato l’ostilità latente fra Brasile e Cina

Categorie: America Latina, Brasile, Cina, Citizen Media, Governance, Politica, Salute, COVID-19, Civic Media Observatory

Se durante il primo anno di presidenza di Bolsonaro si era instaurato un clima di tregua tra Brasilia e Pechino, il rapporto si è ora deteriorato con la pandemia della COVID-19. Immagine: Giovana Fleck/Global Voices.

Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro non è mai stato noto per la sua simpatia nei confronti del governo cinese. 

Nel febbraio del 2018, quando ancora membro del Congresso, Bolsonaro andò in visita [1] [pt, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] a Taiwan dove si incontrò con i funzionari del governo, spingendo così l’ambasciata cinese in Brasile a rilasciare una lettera [2] di lamentele.

Più tardi nello stesso anno, durante la campagna elettorale, Bolsonaro criticò ripetutamente [3] il paese asiatico affermando che il suo “avanzare” in Brasile dovesse essere “fermato”. 

E ancora, poco dopo la sua elezione, fece un ulteriore commento [4] pungente insinuando che la Cina potesse “comprare in Brasile, ma non il Brasile [stesso].”

Se durante il primo anno di presidenza di Bolsonaro si era instaurato un clima di tregua tra Brasilia e Pechino, il rapporto si è ora deteriorato con la pandemia della COVID-19 a scapito del Brasile, che ha faticato per tenere il virus sotto controllo e per immunizzare rapidamente la sua popolazione.

A seguito della pandemia, in Brasile sono morte più di 266.000 persone [5]portandolo così ad essere il secondo focolaio più letale al mondo dopo gli Stati Uniti. La crisi sanitaria è stata poi aggravata dalla scoperta di una nuova variante a Manaus [6] [en]la capitale dello stato di Amazonas. 

Bolsonaro ha passato la maggior parte del 2020 a difendere la teoria dell’immunità di gregge [7] [en] e i farmaci senza alcuna efficacia comprovata contro il virus [8] [en]. E, mentre i governi di tutto il mondo si sono dati da fare per assicurarsi le fiale del vaccino contro la COVID-19, Bolsonaro si è rifiutato di negoziare con le case farmaceutiche, specialmente quelle cinesi.

Finora ai brasiliani sono state somministrate circa 7,25 milioni di dosi di vaccino [9], la maggior parte di queste di CoronaVac, sviluppato dal laboratorio cinese Sinovac Biotech e prodotto in Brasile dall’Instituto Butantan [10], un ente pubblico di ricerca nello stato di San Paolo. Un lotto più piccolo di dosi di Oxford/Astrazeneca viene invece distribuito a gruppi prioritari.

Bolsonaro non ha risparmiato colpi nei confronti del vaccino CoronaVac, la cui produzione in Brasile è stata sostenuta dal governatore di San Paolo João Doria, ex alleato [11] del presidente e ora suo rivale politico.

Infatti, mentre l'Instituto Butantan stava finalizzando la terza fase di studi e portando avanti la convalida del CoronaVac, Bolsonaro ha sostenuto [12] [en], durante un’apparizione pubblica del 15 dicembre, che l’ “origine” del vaccino lo rendesse inaffidabile, intendendo che la provenienza cinese non lo rendesse sicuro. La settimana seguente, il presidente ha cancellato l’acquisto confermato precedentemente dal Ministero della Salute di 46 milioni di dosi di CoronaVac [13] [en], affermando che “il popolo brasiliano non sarà la cavia di nessuno.”

Nonostante i ripetuti rigetti di Bolsonaro, il 18 gennaio l'Agenzia nazionale di regolamentazione (Anvisa) ha approvato l'uso di entrambi i vaccini Oxford/Astrazeneca e Sinovac per casi di emergenza [14] [en]. 

Tuttavia, gli approvvigionamenti necessari per produrre il vaccino CoronaVac sono stati trattenuti [15] [en] in Cina per cinque giorni, presumibilmente a causa dei rapporti tesi del governo con Pechino. Come riportato da El País Brasil [16], in cambio dell'accelerazione delle procedure da parte della Cina, Brasilia ha segnalato che non imporrà restrizioni alla compagnia cinese Huawei nell'asta per le frequenze internet 5G che si terrà nel paese. I principi attivi sono stati alla fine inviati al Brasile il 25 gennaio [15] [en].

Il 18 febbraio, l’Instituto Butantan ha incolpato l'”attrito diplomatico” fra il governo federale e la Cina per il ritardo nella consegna delle dosi del vaccino CoronaVac [17] al Ministero della Salute, aggiungendo che “il Ministero della Salute non riconosce lo scontro con la Cina” e “ignora la realtà, attribuendo il ritardo a Butantan” e ad altri enti brasiliani. 

Con una popolazione di oltre 161 milioni di persone sopra i 18 anni, il paese ha bisogno di almeno 242 milioni di dosi [18] per immunizzare la sua popolazione.

I 10 partner commerciali più importanti del Brasile; esportazioni totali, espresse in miliardi (dollari americani)
Cina – 67.8 miliardi
Stati Uniti -21.5 miliardi
Argentina – 8.5 miliardi
Paesi Bassi – 7.4 miliardi
Canada – 4.2 miliardi
Giappone – 4.1 miliardi
Germania – 4.1 miliardi
Spagna – 4.1 miliardi
Cile – 3.8 miliardi
Messico – 3.8 miliardi

‘Comunavirus’

Nel marzo del 2020, mentre le città del Brasile iniziavano ad adottare misure di distanziamento sociale per contrastare la diffusione del virus, Eduardo Bolsonaro, il figlio del presidente e membro del Congresso, attraverso il suo account Twitter, criticava [19] e accusava la Cina per il suo ruolo nello scoppio della pandemia della COVID-19. 

Questo rappresenterebbe il primo di una serie di tentativi messi in atto dagli alleati di Bolsonaro per incolpare la Cina della pandemia. Ad aprile, il consigliere brasiliano Ernesto Araújo ha definito il coronavirus “comunavirus” [20]facendo un gioco di parole con “comunismo”. 

La mancata gestione da parte di Bolsonaro [21] [en] durante la pandemia ha aumentato il caos nel paese, dove trovare un colpevole è diventata la strategia di fuga dalle responsabilità del presidente,” afferma Edivan Costa [22], antropologo e sociologo che ha dedicato la sua carriera focalizzandosi sull’etnografia dei migranti cinesi in Brasile. 

Secondo Costa, il governo cinese è diventato un bersaglio facile per il presidente. “Ha imitato lo stile di Trump, come se traducesse le stesse cose che l’ex presidente degli Stati Uniti diceva nei confronti dei portoghesi”, ha affermato il ricercatore in una chiamata con Global Voices. 

Secondo l’Image and Cyberculture Studies Laboratory (Labic) dell’Università Federale di Espírito Santo (UFES), queste ideologie si sono radicate nei social media fra i supporter del presidente principalmente dopo che il virus è stato registrato in Brasile, facendo leva su fake news e speculazioni che aumentassero la diffusione della sinofobia. La ricerca dimostra che l’origine di tali discorsi fosse da attribuire a un mix di incertezza sociale e la conferma (o la smentita) delle notizie condivise dai media. 

“La difesa del bolsonarismo aveva un preconcetto ben definito: negare sia la gravità dei fatti dichiarati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), come pure l’efficienza del governo cinese nel gestire la crisi sanitaria”. Questo è quanto viene dichiarato nel rapporto stilato da Labic [23], che ha analizzato centinaia di post sui social media per identificare le tendenze anti cinesi fino a settembre 2020. 

Per Edivan Costa si tratta di una crisi narrativa, nella quale un governo populista trova un capro espiatorio per la propria inefficienza. Il sociologo afferma infatti che “il Brasile è un paese strategico da cui la Cina non si staccherà; a un certo livello, dipendono l'uno dall'altro. Ma questa crisi narrativa danneggia unicamente il Brasile, che non solo sta perdendo il suo potenziale economico, ma anche la vita delle persone”. 

Il 18 febbraio, durante la sua live settimanale [24] sui social media, Bolsonaro ha mostrato il certificato di vaccinazione della madre 93enne. Voleva sottolineare che a sua madre non è stato iniettato il vaccino CoronaVac, bensì l’Oxford/Astrazeneca. Ha mostrato un certificato [25] con scritto Oxford/Astrazeneca, ma il documento riportava il numero di serie di un lotto appartenente al vaccino CoronaVac e la data per il richiamo risultava anch’essa compatibile con quest’ultimo. 

Durante la live, Bolsonaro ha accusato l’infermiera [25] che ha fatto l’iniezione a sua madre di essere tornata e di aver modificato il certificato di vaccinazione. Il governatore di San Paolo, João Doria, ha definito l’affermazione di Bolsonaro “ridicola” [26]. L’8 marzo Olinda Bolsonaro ha ricevuto la seconda dose di CoronaVac, mentre Doria ha voluto ribattere [27] che la signora poteva ora ritenersi al sicuro grazie al vaccino sviluppato dall’Instituto Butantan: quello cinese.