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Le autorità calcistiche inglesi sospendono un giocatore straniero per un commento “razzista” che non lo era

Edinson Cavani, attaccante dell'Uruguay e del Manchester United. Foto di Ben Sutherland/Flickr licenza CC BY 2.0

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Persuasion [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] ed è curato da Global Voices.

Edinson Cavani era estasiato. L'attaccante uruguaiano del Manchester United aveva segnato due gol cinematografici in un'incredibile vittoria per 3-2 contro il Southampton nella Premier League inglese. L'amico Pablo Fernández gli ha fatto le congratulazioni su Instagram, a cui Cavani ha risposto, usando il soprannome di Fernández: “Gracias negrito”.

Lì sono iniziati i suoi guai. Alcuni media britannici hanno interpretato la risposta di Cavani dello scorso novembre come razzista e offensiva, quindi il giocatore si è prontamente scusato e ha rimosso il post su Instagram. Ma era troppo tardi. La Federcalcio inglese, pur non  individuando “nessuna intenzione da parte del giocatore di essere discriminatorio o offensivo in alcun modo”, lo ha comunque multato 100.000 sterline (circa 135.000 dollari americani) e lo ha sospeso per tre partite.

Per noi latinoamericani, tutta questa faccenda ha dell'incredibile. “Negrito, il diminutivo della parola “negro” (nero, in italiano), suona aggressivo in inglese. Ma, come ha sottolineato la Uruguay’s National Academy of Letters [es], in spagnolo non è offensivo; è un vezzeggiativo. Non è nemmeno particolarmente razzializzato: molti bianchi sono soprannominati negrito, compresoper l'appunto, l'amico di Cavani. (I suoi capelli sono neri.)

“Sfortunatamente,” si legge in una dichiarazione dell'Unione dei giocatori uruguaiani, “attraverso questa sanzione, la Federcalcio inglese esprime un’assoluta ignoranza e avversione verso una visione multiculturale del mondo”. Anche la Confederazione sudamericana del calcio, CONMEBOL, ha espresso il suo sostegno a Cavani. Una cantina uruguaiana ha iniziato a commercializzare un nuovo vino'd'annata col nome di “Gracias Negrito” [es].

È l'ennesimo caso di Context Collapse, l'inevitabile malinteso che sorge sui social media quando il contenuto prodotto per un pubblico raggiunge un pubblico diverso e pronto a offendersi. Ma c'è di più! Il caso Cavani mostra come i dibattiti razziali degli Stati Uniti siano stati globalizzati attraverso l'esportazione di una forma radicale di ideologia antirazzista, che vede gli appelli al contesto o alla comprensione interculturale come scuse per i bigotti.

Sia chiaro: gli afro-discendenti in America Latina hanno a che fare con degli svantaggi evidenti. Secondo un rapporto della Banca Mondiale del 2018, Afro-descendants in the region are 2.5 times more likely to live in chronic poverty than whites or mestizos (people of mixed ancestry). They also have fewer years of schooling on average, higher unemployment rates and less representation in decision-making positions, both public and private.

Tuttavia, la situazione è più complessa del semplicistico paradigma bianco/nero che pervade i dibattiti americani sulla razza. Ad esempio, la popolazione indigena dell'America Latina è di circa 50 milioni di persone [es], che appartengono a quasi 500 diversi gruppi etnici. La povertà materiale colpisce il 43 per cento delle famiglie indigene nella regione e la povertà estrema è 2,7 volte maggiore rispetto al resto della popolazione. In particolare, l'identificazione e le dinamiche razziali in America Latina sono molto più fluide che negli Stati Uniti o in Gran Bretagna.

La cosa più difficile da capire per gli amici inglesi è che la razza in America Latina dipende dal contesto: le persone con lo stesso tono della pelle e aspetto fisico possono scegliere di identificarsi in modo diverso a seconda di dove si trovano, cosa stanno facendo, con chi stanno. La razza non è qualcosa di fisso, il che è uno dei motivi per cui i termini razzializzati in spagnolo non hanno nulla a che fare con la durezza che hanno in inglese.

Io lo so bene. Il mio cognome è Sosa perché la nonna del mio nonno paterno ha adottato il cognome dei suoi “padroni”. I suoi genitori erano stati rapiti in quella che ora è l'Angola e finirono a lavorare in un ranch a Choroní, in Venezuela. Crescendo a Caracas, la mia razza cambiava continuamente e senza problemi, a seconda di chi frequentavo. Al liceo, quando ho fatto una coreografia delle Spice Girls con un gruppo di amiche, ero Mel B, “Scary Spice”: i miei capelli sono ricci e il mio naso è largo, e i miei amici avevano tutti la pelle più chiara di me, quindi in quel contesto ero Black. Più tardi, quando mi sono offerta volontaria in una comunità con bambini dalla pelle più scura, tutti mi hanno chiamato “catira”(“biondina”) a causa del mio colore della pelle più chiaro rispetto alla media dei Caraibi. Chiedimi qual è la mia razza e l'unica risposta onesta che posso dare è… dipende.

Nella nostra regione, dove il mescolamento delle razze (meticciato o mestiçagem) era spesso la norma a partire dal XIX secolo, abbiamo un sistema di colori molto più complesso del solo bianco e nero: i brasiliani, ad esempio, usano più di 130 termini per descrivere le sfumature di colore della pelle. Cercare di dare un senso a queste categorie usando le categorie razziali anglo-americane non ha senso: non è in questo modo che pensiamo a queste cose.

Paula Salerno, una linguista che ha fondato Discursopolis [es], uno strumento online di analisi del testo in lingua spagnola, mi ha detto che vietare una data parola indipendentemente dal contesto in cui viene utilizzata presuppone che le parole esistano separatamente da come le usiamo. Per un linguista, questo non ha senso.

Nei media in lingua spagnola, c'è stato uno stupore quasi universale per la sanzione ricevuta da Cavani. “Ingiusto” e “sproporzionato” erano le parole che venivano fuori più spesso. Per quanto mi sforzi, non sono riuscita a trovare un'organizzazione antirazzista che sostenga in modo inequivocabile e ufficiale la punizione.

Tuttavia, alcuni attivisti della regione hanno ritenuto che la multa e il divieto di tre partite fossero giustificati. Sandra Chagas, un'attivista antirazzista afro-uruguaiana, l'ha sostenuta, ma solo quando l'ho spinta a prendere posizione. “Ha connotazioni razziste con reminiscenze di schiavitù”, mi ha detto al telefono. La sua punizione “è come una multa per aver parcheggiato l'auto nel posto sbagliato: non importa se l'hai fatto con buone intenzioni o senza sapere che era vietato”.

Ma Alejandro Mamani, che parla per Identidad Marrón [es], un collettivo online per latinoamericani dalla pelle scura, ha respinto la sanzione. Ha sostenuto che dovremmo distinguere tra espressioni come “negrito, che hanno connotazioni positive, ed espressioni che usano “negro” come termine peggiorativo, come “mercado negro” (“mercato nero”) o “magia negra” (“magia nera”) .

Negli ultimi anni, la Federcalcio inglese ha portato avanti una politica di tolleranza zero nei confronti del razzismo. Considerando la deplorevole storia del razzismo aggressivo contro i giocatori e tra i fan, questa iniziativa era attesa da tempo. Il razzismo e la violenza affliggevano gli stadi, particolarmente negli anni '80, quando i giocatori neri erano tormentati dagli abusi e tutti si aspettavano che giocassero anche se gli hooligans sugli spalti gli lanciavano banane. Molto più tardi, le autorità hanno preso provvedimenti e gli stadi inglesi sono oggi luoghi molto diversi. Nonostante questo, i giocatori sono ancora soggetti al razzismo, soprattutto sui social media. Quindi la Federcalcio è ben felice di sostenere le iniziative antirazziste, e cosa potrebbe esserci di sbagliato in questo?

Chiedete a Cavani. Applicati senza riguardo per il contesto sociale, culturale e linguistico, gli interventi contro il razzismo rischiano di diventare una caricatura, creando un divario tra persone di culture diverse, invece di contribuire a unirle, cosa che il calcio fa in modo impressionante in tutto il mondo, coinvolgendo persone di tutte le origini e i colori nelle iniziative di squadra. La Federcalcio inglese, con la sua esagerata sanzione a Cavani, è riuscita invece a mostrare solo un'insensata adesione a un tipo di ideologia antirazzista anglo-americana massimalista, che in realtà fa ben poco per combattere il razzismo stesso.

Piuttosto che esportare le sue infiammabili nevrosi razziali, l'Anglosfera dovrebbe vedere se c'è qualcosa di positivo da importare dai latinoamericani riguardo al modo in cui ci rapportiamo alla vasta complessità dell'identità, piuttosto che cercare l'opposizione binaria e che, nei casi migliori, le differenze superficiali vengono accolte con affetto, cancellando certe sfumature dai termini razziali.

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