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Nella Transnistria non riconosciuta, un pensionato affronta accuse penali per retorica “anti russa”

Screenshot da video intervista con l'imputato, pubblicato sul sito web che monitora il rispetto dei diritti umani “Zona de Securiate”.

Un pensionato 70enne di Tiraspol è accusato di aver offeso il presidente della Transnistria e di “negare il ruolo positivo delle forze di pace russe” nella repubblica non riconosciuta, secondo i documenti pubblici recentemente rivelati.

Le accuse contro Mikhail Yermuraki sono state avanzate nel febbraio 2020 dopo aver avuto un disaccordo con il direttore di una scuola secondaria a Tiraspol, la capitale della Transnistria, sulla ragione per l'installazione di una targa commemorativa nella sede della scuola in onore di un soldato russo morto in Siria.

Yermuraki è stato anche accusato di “incitamento all'odio interetnico”, sebbene questa accusa sia stata successivamente ritirata. Il suo è il primo caso nella repubblica non riconosciuta ad essere perseguito ai sensi di una legge del 2016 che vieta ai cittadini della Transnistria di criticare pubblicamente la missione di pace russa. L'imputato è attualmente soggetto a un divieto di viaggio.

Il caso è stato portato per la prima volta all'attenzione pubblica nel dicembre 2020 da Nikolay Kuzmin, un blogger di lingua russa residente in Transnistria,  che ha scritto una nota al riguardo sul suo canale Telegram [ru, come i link seguenti, salvo diversa indicazione].

All'inizio di questo mese, “Zona de Securiate”, un sito web moldavo della lingua rumena che monitora le violazioni dei diritti umani in Transnistria, ha pubblicato un'intervista con Yermuraki, in cui ha descritto l'accaduto.

Transnistria [it] (o Pridnestrovie) è uno stato secessionista al confine tra Moldavia e Ucraina, il quale si è separato dalla Moldavia all'inizio degli anni '90 durante un conflitto armato. La comunità globale e la Moldavia non riconoscono lo stato de facto della Transnistria, ma la considerano un'unità territoriale autonoma all'interno della Moldavia con uno status giuridico speciale. Nel settembre 2016, le autorità dell'autoproclamata Transnistria hanno tenuto un referendum, a seguito del quale hanno iniziato i preparativi per l'adesione alla Federazione Russa. Le forze di pace russe  hanno una presenza di lunga data nella repubblica e la situazione intorno alla Transnistria è spesso caratterizzata come un “conflitto congelato” [en].

Racconta che il procedimento penale è stato avviato contro di lui alla fine del 2019 dopo che aver avuto un dibattito con Tamara Gaydarly, la preside di una scuola secondaria locale, su una targa commemorativa della morte di un soldato russo che era un ex alunno della scuola.

Durante la discussione privata, Yermuraki dice, il preside gli ha fatto domande provocatorie come, “Cosa esisteva prima – Moldavia o Romania?” e “Che lingua parli – moldavo o rumeno?”

In risposta, Yermuraki, già noto alla comunità per le sue opinioni critiche nei confronti delle autorità transnistriani, ha offerto alla preside di leggere un testo scritto in precedenza nel quale delineava la sua posizione.

La preside della scuola ha registrato segretamente il dibattito e ha passato la registrazione al Ministero della sicurezza dello Stato della Transnistria. Poco dopo, fu avviato il procedimento penale contro Yermuraki.

Nell'intervista, l'imputato ha detto che sono state le sue opinioni critiche sullo status della Transnistria e sul ruolo delle forze di pace russe a portare alla sua persecuzione:

Меня обвиняют в трех преступлениях: оскорбление президента ПМР, что категорически запрещено на оккупированной территории России; второе — оскорбление российских миротворцев, которых я называю оккупантами, и третье, наиболее абсурдное из них, — разжигание межнациональной расовой и религиозной ненависти на территории ПМР. 

Sono accusato di tre crimini: aver offeso il presidente della PMR (Repubblica Moldava di Pridnestrov, nome ufficiale della Transnistria), che è espressamente vietato nel territorio occupato dalla Russia; secondo, aver offeso le forze di pace russe, che io chiamo occupanti; e il terzo, e il più assurdo, è l'incitamento all'odio razziale, religioso ed interetnico sul territorio della PMR.

La parte dell'accusa

Il 5 febbraio, il centro di informazioni legali “Apriori”, uno dei pochi gruppi per i diritti rimasti in Transnistria, ha pubblicato un’analisi dettagliata dell'accusa penale nel caso di Mikhail Yermuraki.

Secondo l'accusa, Yermuraki ha scritto nel 2006 un articolo intitolato “Pensieri sull'ovvio in ‘PMR'” in cui espone i suoi punti di vista critici sull'autoproclamato governo pridnestroviano e sul coinvolgimento della Russia nel processo di mantenimento della pace.

Durante il suo dibattito con la preside della scuola, secondo la dichiarazione dell'accusa, Yermuraki ha presumibilmente usato “un certo numero di termini offensivi” per riferirsi al presidente della Transnistria, tra cui “mercenario,” “burattino”, così come altre “dichiarazioni dimostrabilmente false sulle sue attività”. Ciò ha portato all'accusa ai sensi dell'articolo 316-1 del codice penale della Transnistria, “offesa al presidente della Transnistria”.

L'accusa penale sostiene anche che il rappresentante ufficiale del presidente della Transnistria nell'amministrazione statale, T. Kharakhalup, “ha dimostrato che il presidente ha esaminato le dichiarazioni pubbliche fatte da Yermuraki e le ha trovate offensive, sia come privato cittadino sia come rappresentante delle autorità, minando la sua autorità agli occhi del pubblico, e come tale ha ritenuto queste azioni criminali”.

Durante il suo interrogatorio nel febbraio 2020, riporta il documento, Yermuraki non ha riconosciuto la sua colpevolezza e “ha spiegato che le accuse contro di lui sono state mosse da un'autorità illegale [e che siano] false”.

Reazione pubblica

Gli abbonati al blog di Telegram di Kuzmin hanno reagito rapidamente alla notizia. Alex, uno degli abbonati, ha rivolto le proprie critiche direttamente al presidente russo Vladimir Putin e lo ha rimproverato per aver tacitamente sostenuto gli sforzi delle autorità transnistriane che avviano “casi del genere senza alcuna sostanza criminale apparente, che mirano a liberare lo spazio informativo” (ortografia e punteggiatura originali preservate):

И вообще надо быть идиотом, чтоб стать на такой шаткий стульчик, как нелигитимное президентство в ПМР, да ещё размахивать пером, подписывая людоедские законы. Это публицистика. Идиотские мысли в публицистике должны осуждаться читателем и союзом журналистов, а не судом, да еще до пяти лет заключения. Иногда через резкие и радикальные высказывания автор пытается передать градус своего отношения к чему-либо, прекрасно осознавая, что никто и никогда не последует его строкам.

Deve essere stupido salire sulla sedia oscillante della presidenza illegale e scuotere la penna per firmare una legge così severa. Si tratta solo di pubblicistica. I pensieri sciocchi nei saggi di attualità dovrebbero essere ostracizzati dai lettori e dall'unione dei giornalisti, non sanzionati dal tribunale e poi con un massimo di cinque anni di reclusione. A volte un autore può sforzarsi di comunicare il grado delle sue opinioni su qualcosa attraverso dichiarazioni taglienti o radicali, pienamente consapevole del fatto che nessuno seguirà mai il suo appello.

Il procedimento giudiziario nel caso di Yermuraki è in corso. L'imputato rischia una condanna fino a cinque anni di carcere. Stepan Popovskiy, un avvocato del centro di informazione giuridica “Apriori”, afferma che il caso può arrivare fino alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo:

У меня не вызывает сомнений, что это дело, если будет вынесен обвинительный приговор, окажется в Европейском суде по правам человека  с жалобой на нарушение ряда статей Европейской конвенции о защите прав человека и основных свобод, среди которых обязательно будет статья 10 Конвенции.

Non dubito che, in caso di sentenza di condanna, il caso arriverà alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo con un appello basato sulla violazione di alcuni articoli della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, compreso l'articolo 10 della Convenzione. [Articolo 10 della Convenzione prevede la libertà di espressione come “necessaria in una società democratica”- ed.]

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