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“Non tornare o sparirai”: una madre uigura supplica la figlia all'estero

Screenshot di un'intervista televisiva austriaca con Mehbude Abla pubblicata su YouTube.

L'identità dell'autore di questa storia è stata mantenuta anonima per motivi di sicurezza.

Global Voices ha intervistato Mehbube Abla, un’uigura di 38 anni originaria di Ghulja, una città nello Xinjiang occidentale. Nel 2004 ha lasciato la Cina per studiare all'estero e non è più tornata. Tutti i membri della sua famiglia che sono rimasti nello Xinjiang sono stati imprigionati.

Ci sono 11 milioni di uiguri [it], una nazione turca musulmana, che vivono in Cina nella provincia occidentale dello Xinjiang [it]. Ampiamente descritto dai media tradizionali cinesi come “separatisti della madrepatria” [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] o semplicemente “terroristi“, questo gruppo è stato preso di mira in modo più sistematico da quando Xi Jinping è diventato presidente della Cina nel 2012.

Secondo Human Rights Watch, gli uiguri sono stati privati ​​dei diritti umani fondamentali, inclusa la libertà di religione, di movimento e anche dell'uso della loro lingua madre. E secondo varie testimonianze e fonti, oltre 1 milione di uiguri – così come altre minoranze musulmane — sono nei campi di internamento. Alcuni detenuti del campo vengono anche trasferiti nel vasto sistema carcerario dello Xinjiang.

Data la segretezza che circonda questi campi di prigionia, descritti dalla Cina come “centri di formazione professionale“, è difficile accertare il numero esatto di persone attualmente detenute, ma si ritiene che centinaia di esse siano morte durante l'internamento. Informazioni più dettagliate sono disponibili nel database delle vittime dello Xinjiang.

Abla è attiva sui social media, dove sostiene i diritti umani degli uiguri. Questa intervista è stata condotta telefonicamente in lingua uigura e modificata per brevità e stile.

Global Voices (GV): Quando hai lasciato la Cina?

Mehbube Abla (MA): In 2004, I left Xinjiang to study in Germany, and a year later I moved to Austria, where I have been living ever since. Back then, before getting on the airplane, I looked around me, and told myself this was the last time I was seeing my homeland. I knew that I was never going to return. As soon as I had settled in Europe, I started to join meetings and protests for the Uyghur cause. My two younger sisters also live abroad.

Mehbude Abla (MA): Nel 2004 ho lasciato lo Xinjiang per studiare in Germania e un anno dopo mi sono trasferita in Austria, dove da allora vivo. All'epoca, prima di salire sull'aereo, mi guardai intorno e mi dissi che quella era l'ultima volta che vedevo la mia patria. Sapevo che non sarei mai tornata. Non appena mi sono stabilita in Europa, ho iniziato a partecipare a incontri e proteste per la causa uigura. Anche le mie due sorelle minori vivono all'estero.

Foto dei genitori di Mehbude Abla. Uso autorizzato.

GV: I tuoi genitori ti hanno chiesto di porre fine al tuo attivismo a causa delle molestie della polizia a casa loro?

MA: It is my parents and my younger brother back home who have really paid a price for me using my freedom to condemn China. Since I became an activist, members of the Chinese police force have gone to parents’ home, and taken my father and brother in for questioning a number of times. But my family never accused me of giving them trouble. The only thing my mother kept saying was “Don't ever come back! If you do that, you will disappear for sure!”. So in all these years I've never gone back.

But it was no problem for us to talk over the phone, until April 2017. That's when my brother, Adiljan Ablajan, who was in his early thirties, was taken to a so-called re-education camp. In September 2017, my mother Peyzohre Omerjan, was taken. And in October the same year, they took my father Ablajan Hebibulla.

MA: Sono stati i miei genitori e mio fratello minore che lì hanno davvero pagato il prezzo della libertà di cui io disponevo e che ho usato per condannare la Cina. Da quando sono diventata un'attivista, i membri delle forze di polizia cinesi sono andati a casa dei miei genitori e hanno preso più volte mio padre e mio fratello per interrogarli. Ma la mia famiglia non mi ha mai accusata di dar loro problemi. L'unica cosa che mia madre continuava a dire era “Non tornare mai più! Se lo fai, sparirai di sicuro!”. Quindi in tutti questi anni non sono mai ritornata.

Tuttavia, non è stato un problema per noi parlare al telefono, fino all'aprile 2017. È stato allora che mio fratello, Adiljan Ablajan, che aveva poco più di trent'anni, è stato portato in un cosiddetto campo di rieducazione. Nel settembre 2017, mia madre Peyzohre Omerjan è stata rapita. E nell'ottobre dello stesso anno hanno preso mio padre Ablajan Hebibulla.

GV: Cosa è successo ai tuoi famigliari da quando sono stati arrestati nel 2017?

MA: My mother and brother were held in the same camp at first, close to our home. I don't know anything about the location where my father was held. In June 2018, my mother and brother were sentenced to 20 years in prison, but in October 2018 I learned that they were both taken back to the camp because the verdict was deemed faulty. In November 2019, I got the information that my mother had again been sentenced, this time to 19 years in prison, while my brother got a five year sentence. My brother was married and had a one-year-old daughter when he was detained back in 2017. I heard that his wife was sent to a camp as well, and I have no idea what happened to their daughter. At the same time I also learned that my father was sentenced to eight years in prison. From what I heard, my mother is being held in a women's prison in Ghulja, in the west of Xinjiang. I don't know where my father and brother are held. But there has been news about Uyghur prisoners from Ghulja being moved to other parts of China.

MA: All'inizio mia madre e mio fratello furono tenuti nello stesso campo, vicino a casa nostra. Non so nulla del luogo dove è stato mandato mio padre. Nel giugno 2018, mia madre e mio fratello sono stati condannati a 20 anni di carcere, ma nell'ottobre 2018 ho saputo che erano stati entrambi riportati al campo perché il verdetto era stato ritenuto erroneo. Nel novembre 2019, ho avuto la notizia che mia madre era stata nuovamente condannata, questa volta a 19 anni di carcere, mentre mio fratello aveva ricevuto una condanna di cinque anni. Lui era sposato e aveva una figlia di un anno quando è stato arrestato nel 2017. Ho sentito che anche sua moglie è stata mandata in un campo e non ho idea di cosa sia successo alla loro figlia. Allo stesso tempo ho anche saputo che la sentenza di mio padre era di otto anni di prigione. Da quello che ho sentito, mia madre è detenuta in una prigione femminile a Ghulja, nell'ovest dello Xinjiang. Non so dove siano incarcerati mio padre e mio fratello. Ma ci sono state notizie di prigionieri uiguri di Ghulja trasferiti in altre parti della Cina.

Mehbude Abla con in mano una foto dei suoi genitori. Uso autorizzato.

GV: Sei riuscita a scoprire qualche motivo ufficiale per l'arresto della tua famiglia?

MA No. I inquired at the Chinese embassy in Austria and was given the very general answer that my family “is doing fine, and those who broke the law are in prison”, and that's it. But my family are law-abiding citizens. My mother works as a tailor, she designs clothes. My father is a businessman who used to run his own shop selling imported goods. And my brother studied biomedical analysis, but was always very interested in cars and ended up starting his own car business.

I believe that by sentencing my family, the Chinese authorities want to put pressure on me and my sisters, and break us down mentally. But I will not let them! I'm even more dedicated now!

MA: No. Ho chiesto all'ambasciata cinese in Austria e mi è stata data la risposta molto generale che la mia famiglia “sta bene, e quelli che hanno infranto la legge sono in prigione”, e nulla di più. Eppure i membri della mia famiglia sono dei cittadini rispettosi della legge. Mia madre lavora come sarta, disegna abiti. Mio padre è un uomo d'affari che gestiva il proprio negozio di merci importate. E mio fratello ha studiato analisi biomedica, ma è sempre stato molto interessato alle auto ed era arrivato ad avviare la propria attività automobilistica.

Credo che condannando la mia famiglia, le autorità cinesi vogliano fare pressione su me e le mie sorelle così da abbatterci mentalmente. Ma io non glielo permetterò! Adesso sono ancora più decisa!

GV: Di recente hai ricevuto delle notizia su tua madre, puoi parlarcene?

MA In September, my aunt suddenly called my sister in Norway, saying that she had visited my mother in prison, and that my mother sends her greetings to us. According to my aunt, my mother is doing fine, and is allowed visits twice a month.

I believe that the authorities forced my aunt to call us, as a way to calm me down, in the hope I would quit my activism. Any contact with relatives abroad is dangerous for Uyghurs these days, so there is no way my aunt called on her own initiative. When answering the phone she told my sister: “Don't ask me anything, just listen to what I have to say.”

Until I can talk to my mother myself I don't believe anything I am told about her. This call from my aunt came just after a period when I had been very active on social media. The Chinese authorities want to show that: “Look, Uyghurs can actually contact their relatives abroad.” I believe my activism is pressuring them.

In Chinese prisons, relatives have to pay 300-400 Chinese renminbi (US$ 45 to 61) every month, to provide a prisoner with food and clothes. I know that my aunt is paying this sum for my mother, but what about my father and brother? It's just the close family, like siblings, parents and children, that are allowed to visit a prisoner. So who is caring for my brother? Both his parents are in prison too, and his siblings are now abroad.

MA: A settembre, mia zia ha chiamato improvvisamente mia sorella in Norvegia, dicendole che era andata a trovare mia madre in prigione e che mia madre ci mandava i suoi saluti. Secondo mia zia, mia madre sta bene e le sono consentite visite due volte al mese.

Credo che le autorità abbiano costretto mia zia a chiamarci, affinché mi dessi una calmata e  nella speranza che lasciassi il mio attivismo. Qualsiasi contatto con parenti all'estero è pericoloso per gli uiguri in questo periodo, quindi non è possibile che mia zia abbia chiamato di sua iniziativa. Quando ha risposto al telefono ha detto a mia sorella: “Non chiedermi niente, ascolta solo quello che ho da dire”.

Finché non potrò parlare con mia madre io stessa, non credo a nulla di ciò che mi viene detto sul suo conto. Questa chiamata di mia zia è arrivata subito dopo un periodo in cui ero stata molto attiva sui social. Le autorità cinesi vogliono dimostrare che: “Guarda, gli uiguri possono davvero contattare i loro parenti all'estero”. Credo che il mio attivismo li stia facendo sentire sotto pressione.

Nelle carceri cinesi, i parenti sono tenuti a pagare 300-400 yuan (dai 45 ai 61 dollari) ogni mese, per fornire cibo e vestiti al prigioniero. So che mia zia sta pagando questa somma per mia madre, ma per quanto riguarda mio padre e mio fratello? Solo alla famiglia stretta, come fratelli, genitori e figli, è concesso fare visita al detenuto. Allora chi si prende cura di mio fratello? Anche i suoi genitori sono in prigione e i suoi fratelli sono attualmente all'estero.

GV: Come affronti una situazione così stressante?

MA Of course, when I got the news of what happened to my family I was devastated. I cried for months. I would have been less sad if they had just died. The thought of what they are enduring in the Chinese prison is so painful, it is such a heavy burden. But I can't just stay home and cry. I have to be strong – I have two children to raise. And I have beautiful dreams about taking care of my parents. The more active I am and the more things I do, the more positive I get. This is something I learnt from my dear mother. I will keep fighting for my family.

MA: Certo, quando ho ricevuto la notizia di quello che era successo alla mia famiglia sono rimasta sconvolta. Ho pianto per mesi. Sarei stata meno triste se fossero morti e basta. Il pensiero di ciò che stanno sopportando nella prigione cinese è così doloroso, è un fardello così pesante. Ma non posso restare a casa e piangere. Devo essere forte, ho due figli da crescere. E ho bellissimi sogni su come prendermi cura dei miei genitori. Più sono attiva e più cose faccio, più divento positiva. Questo è qualcosa che ho imparato dalla mia adorata madre. Continuerò a combattere per la mia famiglia.

Leggi altre storie sulla persecuzione delle minoranze nella regione cinese dello Xinjiang [it]

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