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Proteste dei cittadini contro l'impunità dei predatori sessuali online in Macedonia del nord

Lo striscione “Stanza pubblica è un crimine” nella protesta del 3 febbraio contro l'impunità dei predatori sessuali. Foto di Vančo Džambaski, CC BY-NC-SA.

In centinaia sono scesi in strada a Skopje il 3 febbraio per manifestare contro la mancata azione delle autorità nei confronti dei predatori sessuali che gestiscono reti online per facilitare lo scambio di revenge porn e l'abuso dei dati privati delle donne per le molestie online. Alcune di queste persone sono inoltre sospettate di diffusione di materiale pedopornografico e di altri comportamenti criminali nella Macedonia del nord.

Il 27 gennaio 2021, Ana Koleva, una giovane di Kavadarci, una piccola città nel sud della nazione, ha pubblicato un video su Instagram riguardo la sua esperienza [mk, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione]. Nel video spiega come le abbiano rubato la foto dall'account Instagram per poi condividerla in un gruppo Telegram per predatori sessuali, insieme al suo numero di cellulare e altri dati personali.

Il malcontento pubblico è esploso nell'anniversario della rivelazione di uno scandalo che ha coinvolto un gruppo Telegram chiamato Javna Soba (Stanza pubblica), una allusione al termine “casa pubblica”, sinonimo di bordello. L'idea che gruppi di questo genere continuino a funzionare liberamente a distanza di un intero anno dalla loro scoperta [en] ha alimentato l'indignazione pubblica che è culminata nella manifestazione del 3 febbraio, indetta da 16 organizzazioni per i diritti delle donne, associazioni per i diritti umani e numerosi attivisti.

I manifestanti [en] hanno condannato l'impunità dei comportamenti criminali, tra cui la violenza online e offline contro le donne. Hanno marciato lungo le strade principali di Skopje sotto lo striscione “Stanza pubblica è un crimine”, partendo dal Ministero dell'Interno fino all'ufficio principale del Pubblico Ministero, le due istituzioni che si occupano della gestione dei casi di criminalità informatica. Secondo le procedure legali, quando viene riportato un crimine di questo genere, il Ministero dell'Interno inoltra la richiesta al P.M., il quale ordina alla polizia di avviare le indagini e aprire un caso.

Gli striscioni di protesta riportano: “Contro la cultura della violenza”, “La mancanza di azione è complicità”, “Uno stato che non fa rispettare la legge è uno stato che stupra”, “Mentre i poliziotti dormono, gli stupratori sono perfettamente svegli”. Foto di Vančo Džambaski, CC BY-NC-SA.

 I manifestanti hanno presentato le seguenti richieste:

Бараме од Јавното обвинителство неодложно и темелно да го расчисти случајот „Јавна соба“, кој претставува кривично дело во кое голем број жени се жртви на родово засновано насилство.
Бараме соодветни казни за администраторите на групите, како и сите членови кои праќале и се уште праќаат фотографии и пишуваат лични податоци на девојки и жени.
Бараме и инсистираме сексуалното вознемирување преку интернет посебно да се регулира и во Кривичниот законик.
Бараме соодветна грижа за жртвите од надлежните институции.

Chiediamo che il Pubblico Ministero risolva il caso Stanza pubblica in modo tempestivo e accurato. Si tratta di un atto criminale che permette la violenza di genere contro un alto numero di donne.
Chiediamo sanzioni adeguate per gli amministratori dei gruppi [Telegram], così come per tutti i membri che hanno condiviso e continuano a condividere fotografie e dati personali di donne e ragazze.
Chiediamo e insistiamo che le molestie sessuali online vengano regolamentate in modo specifico nel Codice penale.
Chiediamo che le istituzioni statali competenti garantiscano un'assistenza adeguata alle vittime.

Lo striscione “Non è colpa tua” rivolto alle vittime di abusi sessuali. Foto di Vančo Džambaski, CC BY-NC-SA.

Il Ministero ha espresso sostegno alla manifestazione tramite una comunicazione ufficiale il giorno stesso. Hanno dichiarato di aver preso tutte le misure di loro competenza riguardo i casi di abuso sessuale online recentemente riportati, compreso l'arresto di quattro persone, i cui telefoni sono stati confiscati ed esaminati e saranno consegnati come prova all'ufficio del Pubblico Ministero.

A gennaio 2020, i difensori dei diritti umani hanno definito Stanza pubblica “un gruppo di predatori sessuali che considerano il corpo delle donne come oggetti senza diritto alla privacy”.

All'epoca dei fatti, la polizia impiegò diverse settimane  per presentare le accuse contro il presunto amministratore e moderatore del gruppo Telegram, che non sono stati incarcerati. L'allora ministro si lamentò di non poter fare molto di più a causa della politica di Telegram riguardo la non condivisione dei dati dei membri del gruppo come parte di procedure pre-investigative. Al 27 gennaio 2021 il P.M. non aveva ancora ordinato un'indagine ufficiale, né tantomeno dato il via a un processo.

Screenshot del gruppo Telegram Javna Soba (Stanza pubblica) e il gruppo collegato Hm…. di gennaio 2020. Immagine di Meta.mk usata dietro autorizzazione.

Gran parte del contenuto di questi gruppi [en] consisteva in foto “rivelatrici” di donne prese dai loro account social, come ad esempio foto delle vacanze, accompagnate da doxing [it], la rivelazione del loro numero di telefono e altre informazioni personali, tra cui foto intime di ex-partner e messaggi privati. Il gruppo iniziale contava più di 7400 membri e un altro gruppo simile chiamato “Hm….” nato giorni dopo lo scandalo ne aveva 3779.

A distanza di un anno, sembrava che coloro che gestivano la prima versione del gruppo Stanza pubblica fossero semplicemente passati ad una nuova versione, utilizzando perfino lo stesso nome. Oltre al doxing nazionale di vittime nella Macedonia del nord, questi gruppi permettono il collegamento con predatori sessuali della vicina Serbia e la condivisione di materiale compromettente di donne di entrambi i paesi.

Quando lo scandalo è scoppiato per la seconda volta, la polizia ha richiesto a Telegram la chiusura del gruppo. Il primo ministro ha inoltre minacciato [en] che se Telegram si fosse rifiutato di cooperare, il governo avrebbe bloccato l'accesso all'applicazione per l'intero paese, in quello che sarebbe stato il primo caso di blocco di internet ufficiale nella storia della Macedonia del Nord.

February 3, 2021 protest in Skopje, North Macedonia. Photo by Vančo Džambaski, CC BY-NC-SA.

3 febbraio 2021, manifestazione a Skopje, Macedonia del nord. Foto di Vančo Džambaski, CC BY-NC-SA.

Telegram ha chiuso il gruppo Stanza pubblica il 28 gennaio, con l'avviso “questo gruppo non può essere visualizzato perché è stato utilizzato per la diffusione di contenuti pornografici”.

Accogliendo questa mossa di Telegram, il ministro degli Interni Oliver Spasovski ha avvertito [en] che sulla piattaforma era ancora attivo un altro gruppo simile e che la polizia avrebbe agito anche nei confronti dei suoi membri.

Il coraggioso atto di Ana Koleva ha ricevuto attenzione dai principali media e anche dalle autorità. Il ministro della giustizia ha tenuto con lei un incontro e ha annunciato l'inclusione del reato di stalking nel codice penale, per fornire ulteriore protezione contro la violenza di genere.

Manifestante che richiede la fine dell'impunità di fronte all'ufficio del Pubblico Ministero a Skopje, Macedonia del nord. Foto di Vančo Džambaski, CC BY-NC-SA.

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