Autrice guianese-americana celebra l'identità caraibica in nuovo libro sull'alfabeto

Il libro coglie 'quel che avrei voluto vedere da bambina'

Atiba Rogers
Claudia Pannozzo

Arte & Cultura

Pagine del primo libro di Stephanie L. Blair, “Sadie's Caribbean Alphabet” (“L'alfabetiere caraibico di Sadie”); foto per gentile concessione dell'autrice, usata con autorizzazione.

Tre mesi dopo che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] la COVID-19 una pandemia, Stephanie L. Blair, guianese[it] americana di prima generazione, ha ideato Sadie's Caribbean Alphabet (“L'alfabetiere caraibico di Sadie”), un libro per tutti quei bambini che normalmente non si vedono rappresentati nella letteratura mainstream.

Durante la convalescenza dopo un intervento, Blair, assistente amministrativa in uno studio legale di New York con una laurea in Linguistica, aveva abbastanza tempo libero da poter mettere mano alla sua idea. Quando si è convinta del suo potenziale, ha unito le forze con l'illustratore originario di Santa Lucia Herman Collymore per dare vita al libro illustrato.

Ho incontrato Blair, che conoscevo da bambina quando eravamo entrambe parte dello stesso gruppo locale caraibico-americano, per parlare del suo nuovo ruolo di autrice. Da anni, mi ha detto, sognava di scrivere un testo teatrale o un romanzo. Scriveva sempre delle bozze e le inviava alla sua migliore amica, la quale le aveva regalato anni prima un libro di drammaturgia per il compleanno, soltanto per avere un suo parere. Tuttavia, niente di quello che scriveva le sembrava mai giusto. Lo sentiva forzato o senza senso.

Ha cominciato a notare, ogni qualvolta che si ritrovava a compare libri per i bambini nella sua vita, che non ci fossero storie che riguardassero l'esperienza caraibico-americana. Nel giugno 2020 ha detto alla sua migliore amica, “Penso che scriverò un libro per bambini.” Ha sviluppato l'dea e il resto, come si usa dire, è storia.

L'autrice guianese-americana Stephanie L. Blair. For per gentile concessione dell'autrice, usata con autorizzazione.

Atiba Rogers (AR): Hai annunciato il lancio del libro in un post Facebook con la descrizione: ‘Quando ho cominciato a lavorarci su, sapevo di dover cogliere una parte di quello che avrei voluto vedere da bambina. Allora non c'erano libri per bambini con il mio aspetto, con la mia pelle color cioccolata, e che condividessero la mia cultura.’ Da giovane ragazza di origini afro-caraibiche, come hai affrontato la cosa?

Stephanie Blair (SB): Se cresci a Brooklyn non riesci a gestire la pressione; ti desensibilizzi e basta e impari a fare quello che devi fare. Negli Stati Uniti, gli immigrati non hanno tempo di metabolizzare i propri sentimenti a causa dei preponderanti stereotipi con cui devono fare i conti ogni giorno.
Alcune persone pensano che gli stranieri siano poveri, che non abbiano un'istruzione o che siano una qualche tipo di minaccia. Da guianese-americana, vengo giudicata perché sono americana, perché sono guianese e perché sono nera. Un giudizio triplice per me.
[L'alienazione] arrivava da più fronti. Non c'erano programmi televisivi con famiglie o bambini caraibici o caraibico-americani. Allora le persone non erano molto ferrate sulla [cultura delle] famiglie caraibiche come lo sono oggi.

AR: Com'è stato crescere nella tua famiglia? In quanto parte della diaspora caraibica, la tua famiglia si è dovuta assimilare alla società americana? Trovi difficoltà a interfacciarti con persone caraibiche che ti vedono in un'ottica americanizzata?

SB: Mi è stata inculcata l'importanza di conoscere le mie radici. La mia famiglia si è assimilata alla società americana per certi versi e no, non ho alcun problema. Il popolo caraibico tenta sempre di costruire una vita migliore per sé stessi e le proprie famiglie. Si sono creati una corazza esterna e si sono desensibilizzati dalle preoccupazioni per i convenevoli e per quello che pensa la gente.

AR: Sentivi di dover competere tra l'essere afroamericana e caraibica? Se sì, cosa ti ha spinto a scegliere di scrivere per i giovani caraibici e afroamericani?

SB: Quel che mi ha portato a [scegliere di] scrivere per i giovani caraibici è la mia esperienza personale. Cercavo dei libri per i miei cuginetti e figliocci, e ho notato quanto fosse scarsa e inaccessibile la letteratura per bambini neri in confronto ad altri generi di libri per bambini.
Mi risulta difficile etichettarmi. Gli americani vedono i bambini con genitori caraibici nati negli Stati Uniti come bambini caraibici, mentre il popolo caraibico vede i bambini nati negli Stati Uniti come americani, [eppure] dicono sempre loro, “Siete caraibici.” Questo è il mio primo libro e ce ne sono altri all'orizzonte, [probabilmente sotto la categoria] di scrittura caraibica e afroamericana.
Copertina di “Sadie's Caribbean Alphabet” (“L'alfabetiere caraibico di Sadie”), scritto per bambini fino ai sei anni. Foto per gentile concessione di Stephanie L. Blair, usata con autorizzazione.

AR: In che modo Sadie's Caribbean Alphabet rappresenta quel che significa essere caraibici?

SB:Il libro [coglie] quel che significa essere caraibico-americani [con] una forte connessione con le proprie radici caraibiche e con la famiglia caraibica che vive all'estero. Questo alfabetiere condivide il suo cibo, il suo sport, le sue spezie, la sua musica e i suoi monumenti caraibici con il mondo.

AR: Ritieni che scegliere di parlare di persone caraibiche potrebbe creare divisioni con gli africani e afroamericani? 

SB: Ho pensato a come persone di altre culture possano ricevere il mio lavoro, e spero che la risposta sia positiva. Non credevo che [il mio approccio] fosse divisivo. Alcuni la penseranno così, ma non posso vivere per accontentare tutti e non penso neanche di poter scrivere sulla cultura africana; in parte la comprendo, ma non l'ho vissuta in prima persona. Se scrivessi una storia afroamericana, alcuni direbbero, ‘Oh, è di origini guianesi, come può scrivere dell'esperienza afroamericana?’ La gente ha sempre qualcosa da ridire.
Alcune persone caraibiche sanno essere davvero critiche e c'è sempre una discussione su come, bè…i guianesi non siano caraibici, ma sudamericani.

GV: Ti definiresti una scrittrice nera? 

SB: Sinceramente mi risulta difficile etichettarmi, perché non l'ho mai fatto. Sono semplicemente Stephanie. Ma se dovessi farlo, direi di essere una scrittrice nera guianese-americana.

AR: Hai qualcosa da dire ai bambini che vengono visti come diversi?

SB: Siete stati perfettamente creati da un potere superiore per spiccare tra la folla. Non abbiate paura di chi siete. Ciò che vi rende unici è il vostro superpotere.
Produrre letteratura caraibica è uno dei miei obiettivi, perché ho frequentato scuole in gioventù dove i bambini e le famiglie erano diversi da me culturalmente, linguisticamente e fisicamente. Sebbene gli Stati Uniti d'America siano un miscuglio, se non vivi in uno stato con un gran numero di persone che provengono dallo stesso paese da cui provenite tu e la tua famiglia…è probabile che non sarai molto aperto riguardo alla tua cultura.

AR: Quali sono state le reazioni al libro e cosa speri di ottenere? 

SB: [Voglio] creare una connessione con famiglie caraibiche di tutto il mondo attraverso la letteratura. Sebbene faccia piacere avere una carriera di successo, il mio obiettivo è produrre letteratura caraibica con cui ci si possa identificare.
Ho ricevuto risposte positive da educatori, amici, familiari e, ovviamente, da molti bambini. Un genitore mi ha chiesto se il libro diventerà una serie e devo dire che ci ho pensato. Vedremo cosa succederà in futuro.

Il libro di Blair è stato autopubblicato.