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Il Governo dello Sri Lanka annulla la decisione di seppellire le vittime COVID-19 in un’isola remota dopo le proteste degli abitanti

Un gruppo di persone sull’isola di Iranaitivu, situata nel golfo di Mannar nel nord dello Sri Lanka. Foto di Ruki Fernando via Groundviews, utilizzata in base a un accordo di condivisione dei contenuti.

Un gruppo di persone sull'isola di Iranaitivu, situata nel golfo di Mannar nel nord dello Sri Lanka. Foto di Ruki Fernando via Groundviews, utilizzata in base a un accordo di condivisione dei contenuti.

Il 2 marzo il Governo dello Sri Lanka ha annunciato che avrebbe consentito la sepoltura [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] delle vittime della COVID-19 delle comunità musulmane e cristiane in un unico luogo: sull’isola “scarsamente popolata” di Iranaitivu nel golfo di Mannar, a 300 km dalla capitale Colombo.

Questa decisione è arrivata dopo che il 26 febbraio il Paese ha revocato il divieto, durato 11 mesi, di seppellire le vittime della COVID-19. Il divieto era in vigore in parte sulla premessa che seppellire coloro che erano morti per la malattia avrebbe potuto contaminare la falda acquifera salvo, però, andare contro le pratiche religiose delle comunità musulmana e cristiana in un paese a maggioranza buddista.

Tuttavia, gli abitanti dell’isola di Iranaitivu, che ospita circa 360 famiglie, hanno protestato contro la decisione del Governo di utilizzare l’isola come luogo di sepoltura, sostenendo in molti che ciò avrebbe condotto a una divisione nel rapporto di solidarietà tra la comunità etnica tamil e quella musulmana. Il Governo aveva ignorato le aree suggerite dalla comunità musulmana, scegliendo invece un’area tamil, ancora scossa dagli effetti della prolungata occupazione militare e della guerra civile in Sri Lanka [it].

Il Dr. Kumaravadivel Guruparan, ex professore associato di Giurisprudenza presso l’Università di Jaffna ha twittato il suo consenso:

Esatto. L’intenzione è di dividere la ritrovata solidarietà tra le comunità tamil e musulmana proprio sullo stesso tema che le ha unite.

Il 5 marzo il Ministro della Pesca Douglas Devananda si è espresso a sostegno degli abitanti del villaggio affermando che l’isola di Iranaitivu non era adatta alla sepoltura delle vittime della COVID-19. Tre giorni dopo, ha confermato che il Governo aveva sospeso la decisione di seppellire le vittime della malattia sulla piccola isola gemella.

L’8 marzo le autorità governative hanno dichiarato di non considerare più Iranaitivu come luogo di sepoltura e hanno iniziato a seppellire le vittime della COVID-19 a Oddamavadi, una città nel distretto di Batticaloa nella provincia orientale dello Sri Lanka.

Perché gli abitanti di Iranaitivu hanno protestato

Posizione dell’isola Iranaitivu in Sri Lanka. Screenshot da Google Maps

Posizione dell’isola Iranaitivu in Sri Lanka. Screenshot da Google Maps.

Iranaitivu (o Iranaitheevu) è una doppia isola e le sue zone nord e sud (Periyathivu e Sinnathivu) sono unite da un piccolo lembo di terra. Durante i 30 anni della Guerra Civile nello Sri Lanka [it] (1982-2009), l’isola, principalmente abitata da una comunità di pescatori di etnia tamil, si è trovata al centro dello scontro militare. Nel 1992 vi fu allestita una base navale e gli isolani furono trasferiti, costretti ad abbandonare le loro case e il bestiame.

Nell’aprile del 2018 un gruppo prevalentemente femminile composto da circa 300 ex isolani accompagnato da preti cattolici, pescatori, giornalisti locali e attivisti per i diritti civili è approdato a Iranaitivu con una flottiglia di 40 pescherecci per ristabilire la propria residenza sull’isola, ma furono respinti dalla Marina. Tuttavia, dopo un mese, il Governo ha concesso agli ex abitanti, tra i quali anche coloro che non erano in possesso di titoli fondiari, di restare. Nel corso degli anni successivi, il Governo e la Marina hanno iniziato a ricostruire alcune infrastrutture per la popolazione.

Gli abitanti dell'isola hanno sollevato diverse preoccupazioni durante la loro protesta contro la decisione di utilizzare l’isola come luogo di sepoltura per le vittime della COVID-19.

Groundviews, portale di giornalismo partecipativo, ha scritto in un tweet:

Gli abitanti di #Iranaitivu fanno appello al Governo affinché ritiri la decisione di seppellire le vittime della COVID-19 sull’isola. Affermano che ciò distruggerebbe la terra sulla quale fanno affidamento per la coltivazione e l’allevamento del bestiame e solleverebbe preoccupazioni riguardo al trasporto di corpi infetti via mare per 20 km.

Gli abitanti del villaggio hanno continuato a protestare anche quando la Marina ha iniziato a scavare le fosse.

Seguendo la circolare di Governo, il personale della Marina ha scavato nuove fosse sull’isola di #Iranaitivu. Gli abitanti del villaggio sono sbarcati sull’isola a mezzanotte e hanno suonato la campana della chiesa in segno di protesta. Continuano a restare in capanne provvisorie senza bisogni primari per protestare contro le sepolture da COVID-19.

Mari ha scritto:

Le fosse scavate dalla Marina militare srilankese sull’isola di #Iranaitivu per seppellire le vittime della COVID-19 sono state ricoperte oggi dagli abitanti del villaggio, in segno di protesta contro la decisione del Governo di seppellire le vittime della COVID-19 sull’isola.

A giornalisti e attivisti è stato impedito di visitare l’isola durante le proteste.

Ambika Satkunanathan, l’ex commissario della Commissione per i Diritti Umani dello Sri Lanka, ha domandato:

1) Perché ai giornalisti e agli attivisti della società civile è stato impedito di visitare Iranaitheevu? 2) Su quale base legale ciò è stato impedito? 3) In che modo Capital TV ha potuto visitare l’isola malgrado il divieto per gli altri giornalisti? Guarda il video dal minuto 4:15.

L’attivista per i diritti umani Ruki Fernando ha visitato Iranaitivu il 9 marzo e ha scritto su Twitter:

Felice di visitare oggi #Iranaitheevu e di unirmi agli abitanti per protestare (giorno 7) contro l’utilizzo dell’isola come cimitero per i deceduti da COVID. “Salteremo nelle fosse scavate per seppellire i cadaveri delle vittime della COVID” ha dichiarato una donna. Attendono la notifica ufficiale che i morti da COVID non saranno sepolti sull’isola.

Fernando ha inoltre evidenziato il rifiuto allo sviluppo di infrastrutture di base sull’isola da parte dei consecutivi governi in un racconto fotografico pubblicato su Groundviews.

Il Convento della Sacra Famiglia è ora in rovina. Foto di Ruki Fernando via Groundviews, utilizzata in base a un accordo di condivisione dei contenuti.

Il Convento della Sacra Famiglia è ora in rovina. Foto di Ruki Fernando via Groundviews, utlizzata in base a un accordo di condivisione dei contenuti.

Il divieto di sepoltura

Nonostante l’opposizione della comunità musulmana (10 % della popolazione), lo Sri Lanka ha emendato l’Ordinanza sulla quarantena e la prevenzione delle malattie nell’aprile 2020, rendendo obbligatoria la cremazione per i deceduti a causa della COVID-19. Alcuni funzionari della sanità hanno riferito il timore per la contaminazione delle falde acquifere come motivo della decisione. I capi delle comunità musulmane e la società civile hanno fatto presente che l’Islam proibiva la cremazione e che la decisione contravveniva alle linee guida della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riguardo i decessi per COVID-19, le quali consentivano sia la cremazione che la sepoltura.

A gennaio 2021, Kenneth Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch ha twittato:

L’obbligo dello Sri Lanka di cremare chiunque muoia a causa della COVID-19 va contro le linee guida della salute pubblica e discrimina la comunità musulmana, la cui tradizione richiede la sepoltura. Le linee guida dell’OMS contestano l’affermazione del Governo che si tratti di una minaccia per la salute.

Nel Paese ci sono state numerose proteste, sia online che offline, che chiedevano il permesso alla sepoltura. La blogger Amalini De Savrah ha twittato a proposito di una di queste proteste a dicembre 2020.

THREAD: Oggi un gruppo di 30 persone, indossando le mascherine e distanziate nel miglior modo possibile, hanno legato panni bianchi al cancello del crematorio Borella Kanatte chiedendo al Governo dello Sri Lanka di fermare le cremazioni forzate in solidarietà con le famiglie musulmane, i cui cari sono stati cremati a forza.

Dopo mesi di pressioni da parte delle comunità locali e internazionali e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), il 25 febbraio il Governo ha annullato l’ordine oggetto di controversia. Amnesty International ha dichiarato:

“The decision (reversing the burial ban) is a testament to the tireless struggle of families of victims, activists, and members of the Muslim community.”

“La decisione (revoca del divieto di sepoltura) è la testimonianza della lotta instancabile delle famiglie delle vittime, degli attivisti e dei membri della comunità musulmana”.

Oltre 500 persone sono decedute in Sri Lanka a causa della COVID-19 fino ad oggi e circa 300 di loro provenivano da comunità minoritarie.

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