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La Corte Europea difende il diritto di privacy sui dati telefonici di una giornalista ucraina dal controllo statale

sedletska schemes

Natalia Sedletska, presentatrice di Schemes, un programma televisivo investigativo coprodotto da RFE/RL Ucraina e dalla Televisione Pubblica Ucraina. Foto concessa da Ufficio stampa RFE/RL Pressroom.

La Corte Europea dei Diritti Umani si è espressa a favore di una giornalista di inchiesta ucraina che lotta per proteggere i dati del suo smartphone dal controllo dei funzionari del governo e delle forze dell'ordine.

Natalia Sedletska, una giornalista di inchiesta di RFE/RL Ucraina e conduttrice del programma televisivo investigativo Schemes: Corruption in Detail (Schem) [ru], conduce da tre anni una battaglia per proteggere i suoi tabulati telefonici dal sequestro da parte dei procuratori ucraini, che stanno indagando su una fuga di segreti di stato avvenuta quasi quattro anni fa.

La CEDU ha concluso [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] che, ai sensi dell'Articolo 10 della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, i dati della Sedletska dovrebbero essere protetti dall'accesso del governo. Ha anche sottolineato l'importanza di proteggere le fonti dei giornalisti per una stampa libera ed efficiente:

[T]he court is not convinced that the data access authorisation given by the domestic courts was justified by an ‘overriding requirement in the public interest’ and, therefore, necessary in a democratic society.

La Corte non è certa che l'autorizzazione di accesso ai dati, concessa dai tribunali nazionali, fosse giustificata da una “esigenza imperativa di interesse pubblico” e, quindi, indispensabile in una società democratica.

La sentenza della CEDU del 1 aprile 2021, ribadisce il divieto iniziale dell’ottobre 2018 all'accesso del governo ai dati della Sedletska, dopo che un tribunale ucraino aveva concesso agli investigatori il diritto di accedere e controllare i dati del suo telefono per un periodo di 17 mesi. La sentenza derivava da una precedente indagine sulla presunta rivelazione di segreti di stato ai giornalisti nel 2017 da parte di Artem Sytnyk, direttore dell'Ufficio nazionale anticorruzione dell'Ucraina. Durante questo periodo, la trasmissione Schemes aveva rivelato diverse indagini che coinvolgevano alti funzionari ucraini, tra cui il procuratore generale Yury Lutsenko.

Radio Free Europe/Radio Liberty, per cui la Sedletska lavora, ha lodato la sentenza della CEDU in quanto offre le protezioni necessarie alla “riservatezza delle informazioni giornalistiche e pone dei limiti al potere esecutivo”.

(1/3) 👏 @RFERL elogia la sentenza della CEDU @RadioSvoboda @cxemu sulla petizione della direttrice Natalia Sedletska contro i tentativi del 2018 del procuratore generale ucraino di ottenere vasto e immotivato accesso ai dati del suo cellulare.

Esperti dell'Istituto Regionale per lo Sviluppo della Stampa, un'organizzazione ucraina per i diritti dei media, ha affermato [ru] che la sentenza della CEDU di proteggere la privacy della Sedletska, segna “un precedente non solo per l'Ucraina, ma per la CEDU in generale ” e che risulterà preziosa per la protezione dei dati e delle fonti di tutti gli altri giornalisti.

Natalia Sedletska è una giornalista esperta che ha cofirmato diverse denunce sulla corruzione politica d'alto livello e sull'abuso del pubblico ufficio in Ucraina, così come piani di riciclaggio di denaro. Più recentemente, producendo e presentando Schemes, una coproduzione di RFE/RL Ucraina e della Televisione Pubblica Ucraina, ha anche contribuito ai progetti  YanukovychLeaks [ru] e From Russia with Cash, un documentario investigativo dell'emittente inglese Channel 4 su come il denaro sporco proveniente dalla Russia, e non solo, venga riciclato attraverso il mercato immobiliare londinese di lusso.

Selfie made during secret filming at the London luxury apartment for Channel4 film #FromRussiaWithCash @danreed1000 pic.twitter.com/0PwWMbnIHZ

— Natalie Sedletska (@natasedletska) July 8, 2015

Selfie realizzato durante le riprese segrete in un lussuoso appartamento di Londra per il documentario di Channel4.

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