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Leader femminili discutono sulla campagna per i diritti digitali in Thailandia

Immagine di The 101 World, usata previa autorizzazione

Il seguente articolo [th] è stato scritto da EngageMedia, organizzazione no profit su media, tecnologia e cultura. Viene ripubblicato da Global Voices come parte di un accordo sulla ricondivisione dei contenuti.

Le attuali proteste [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] per la democrazia in Thailandia – e i provvedimenti per reprimerle – rivelano quanto i cittadini tailandesi stiano fronteggiando rispetto alla violazione dei propri diritti umani e digitali. Tali intimidazioni non riguardano, infatti, solo chi prende parte alle manifestazioni. I diritti dei cittadini, che confluiscono anche nello spazio virtuale, vengono violati anche attraverso l'internet. La privacy viene infranta da sorveglianti appartenenti alle istituzioni o da trolling messi in atto da complici statali e non statali. La libertà di parola, e in particolare il diritto di esprimere dissenso, è minacciato da censura o da leggi draconiane.

Alla luce di queste violazioni e come parte della più ampia campagna #HumanOnTheLine che mira a responsabilizzare e informare i netizen tailandesi sui diritti digitali e sul modo in cui i recenti avvenimenti del Paese li stiano infrangendo, Engagemedia ha chiesto a sei donne tailandesi, provenienti da contesti eterogenei, come bisognerebbe comportarsi di fronte a tali violazioni e, soprattutto, come agire per rendere l'internet thailandese un posto migliore, più libero e sicuro.

Uno fra gli obiettivi di #HumanOnTheLine è quello di rendere i tailandesi dei cibernauti consapevoli e istruiti riguardo le tecnologie esistenti ed emergenti e il modo in cui queste possano influire sui propri diritti, positivamente o negativamente, cercando inoltre di sollecitare spazi di discussione e di proporre quindi soluzioni in difesa di tali diritti.

Le seguenti interviste sono state pubblicate in precedenza su The 101 World [th]. Alcuni estratti delle sei dichiarazioni rilasciate sono stati selezionati e riportati in lingua inglese.

Secondo Thitirat Thipsamritkul, docente alla facoltà di legge della ThammaSat University:

Thitirat Thipsamritkul. Foto di The 101 World

Digital is the new context for human life. We live under new conditions of life that are created by digital tools. We could not resist that our life also goes on in the digital world and our rights and freedom should be respected in the digital space as well. Therefore, it’s the state’s obligation to guarantee the rights of citizens in this digital space.

Il digitale costituisce una nuova dimensione della vita umana. Per via dei media digitali, viviamo circostanze di vita nuove. La nostra vita continua quindi anche online e i nostri diritti e le nostre libertà dovrebbero essere rispettati anche in questo spazio. Di conseguenza, allo Stato spetterebbe l'obbligo di garantire i diritti dei cittadini anche nello spazio digitale.

Wasinee Pabuprapap. Fonte: Facebook.

Wasinee Pabuprapap, reporter di workpointTODAY, un quotidiano online locale che si occupa anche di approfondimenti, ha riferito:

I do aim to deliver information to different groups in order to make them have some common facts. If we prohibit a group from media space, the only fact that they could seek for is the fact under an agenda.

Il mio obiettivo è quello di trasmettere informazioni a categorie variegate di persone, in modo che acquisiscano conoscenze comuni. Se a un gruppo di persone vietiamo l'accesso allo spazio mediatico, gli unici fatti di cui potranno informarsi saranno solo quelli da programma.

La sostenitrice dei diritti umani e delle donne Chontica Jangrew, oltretutto co-fondatrice del Democratic Restoration Group, un gruppo di società civile che promuove riforme democratiche, ha dichiarato:

Chonticha Jangrew. Fonte: EngageMedia

In order to create a safe space, the government must listen to people’s voices. As a result, we will have sustainable ways to solve problems. We should change our mindset from thinking that different opinions are harmful for national security, to being aware that different opinions could be the way out of a crisis. If the government oppresses the expression both offline and online, both anonymous and publicly, there is always the risk.

Per poter creare uno spazio sicuro, il governo dovrebbe ascoltare più a fondo la voce delle persone. In questo modo, avremmo validi mezzi per risolvere i problemi. Dovremmo cambiare la nostra mentalità esimendoci dal pensare che opinioni diverse siano dannose per la sicurezza nazionale, e cercando, piuttosto, di capire che proprio quelle potrebbero rappresentare una via d'uscita da una crisi. Se il governo opprime la libertà di espressione sia nella realtà che nella vita online, anonimamente o pubblicamente, si rischierà di pensarla sempre alla stessa maniera.

Anchana Heemina. Fonte: EngageMedia

Anchana Heemina, sostenitrice dei diritti umani, delle donne e fondatrice del Duay Jai Group, gruppo a sostegno di persone condannate per insurrezione e delle rispettive famiglie nel sud della Thailandia, a Yala, Narathiwat, Pattani e in quattro distretti della provincia di Songkla, dove alcuni gruppi stanno cercando di affermare il diritto all'autodeterminazione, ha dichiarato:

In the Deep South of Thailand, the government must learn to use technology as a tool to create more positive connections with the people on the ground, not using technology to oppress people.

Nel profondo sud della Thailandia, il governo dovrebbe imparare a servirsi della tecnologia per creare relazioni costruttive con le persone, e non per opprimerle.

Veeraporn Nitiprapa. Foto di The 101 World

Veeraporn Nitiprapa, scrittrice vincitrice al South-East Asian Writers Award, ha detto:

When technology creates rapid change, the question is how people in different generations adjust to the change. We must learn from our experience, accept the risks and flaws, and learn and grow with it.

 

Quando la tecnologia crea un rapido cambiamento, il problema principale riguarda il modo in cui le persone di diverse generazioni si adattano ad esso. Bisogna apprendere dall'esperienza, accettare i rischi e le falle e imparare a conviverci.

Supinya Klangnarong. Fonte: EngageMedia

Supinya Klangnarong, co-fondatrice di CoFact.org, una piattaforma di verifica delle fonti giornalistiche, ha ricordato ai lettori che l'utilizzo di strumenti digitali e servizi online non è del tutto libera, in quanto vi si cedono in cambio le proprie informazioni e la propria privacy. Ha inoltre aggiunto:

In the digital world, there is no free lunch. There are many things beyond our control, such as algorithms, deep fake, and echo chambers. The question is how to have literacy over the tools that we are using.

Nel mondo digitale, non esiste nulla di realmente gratuito. Ci sono così tante cose che vanno oltre il nostro controllo, come gli algoritmi, i deep fake o le echo chamber. La questione riguarda il trovare un modo per informarsi a fondo sugli strumenti digitali di cui ci serviamo.

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