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Obbligate a (non) avere figli: le donne peruviane non riescono a decidere sul proprio corpo

Una donna peruviana e suo figlio su pxhere, di dominio pubblico

Durante il conflitto armato interno fra il 1980 ed il 2000, nel quale lo stato ha lottato contro gruppi di terroristi [es, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] sovversivi, in Perù il governo Fujimori ha messo in atto una serie di misure per ridurre il tasso di natalità del paese.

Con l'attuazione di questi provvedimenti, si stima che più di 270.000 donne e 22.000 uomini, la maggior parte indigeni e contadini, sono stati sottoposti alla sterilizzazione. Ancora oggi i sopravvissuti continuano a lottare affinchè le loro storie non siano dimenticate e si faccia giustizia [it]. Il ritardo di questo processo è dovuto, secondo María Esther Mogollón, una delle portavoci dell’ Asociación de Mujeres Peruanas Afectadas por las Esterilizaciones Forzadas, alla “scarsa volontà politica e ad una mancanza di consapevolezza di quelli che sono i diritti umani.”

Circa vent'anni dopo, fra il 2020 e il 2021, si potrebbe pensare che questo controllo sulla procreazione sia cessato. Invece non è così. Il controllo sui corpi delle donne in Perù si manifesta nella violenza sessuale e la penalizzazione dell'aborto.

Nel 2020 c'è stato un incremento del 12% di gravidanze non desiderate in Perù che ha interessato principalmente gli adolescenti. Inoltre ci sono state più di 13,840 denunce di violenza sessuale, il 43% delle quali ha visto come vittime giovani fra i 12 e i 17 anni e il 20.7%  bambine fra i 6 e gli 11 anni di età.

A questo proposito, su dieci adolescenti più di una era già rimansta incinta una volta. Le cifre aumentano nelle aree rurali del paese, con più di una minore ogni cinque che rimane incinta. Nel 2020 il Perù ha triplicato il numero di bimbe inferiori ai dieci anni di età costrette ad essere madri, conseguenza diretta dell'aumento delle violenze sessuali durante la pandemia.

Elga Prado Vasquez, coordinatrice del Programa de Sexualidad  y Autonomía Física del Movimiento Manuela Ramos, al telefono mi ha raccontato che la pandemia ha lasciato la popolazione vulnerabile più indifesa del solito a causa delle misure di contenimento, quando lo stato peruviano ha chiuso i servizi essenziali e le mancanze nel sistema sanitario si sono aggravate. Molte bambine, adolescenti e donne sono state lasciate sole difronte la violenza fisica e sessuale nelle proprie case. Sebbene il confinamento in Perù ormai non sia obbligatorio e i servizi pubblici abbiano riaperto, desta preoccupazione pensare ai numeri se si dovesse formalizzare un confinamento nel futuro.

A questa situazione dobbiamo aggiungere gli aborti illegali, terza causa di morte materna in Perù, secondo l'organizzazione non governativa femminista PROMSEX. Donne di tutti i livelli socioeconomici e culturali abortiscono, ma secondo un0 studio sugli aborti di donne adulte, si rilevano più aborti in persone di strati economici medi e bassi, con un'educazione secondaria e unaformazione superiore. In totale, quasi una donna su cinque ha abortito nella sua vita.  Secondo il Ministero della salute, nel  2018,  2480 adolescenti sono state assistite per aborto negli ospedali pubblici.

In Perú, quasi tutti gli aborti sono proibiti dal 1924, salvo in caso di pericolo di vita o minaccia alla salute della donna; non solo, questi aborti sono punibili davanti alla legge. Tra il 2000 e il 2019, 571 donne e adolescenti sono state sottoposte a processo per aver interrotto la gravidanza mentre 961 sono state denunciate. Secondo l'organizzazione Católicas por el derecho a decidir, si hanno 1,000 aborti al giorno in Perú.

Nonostante queste cifre, sono davvero pochi i partiti politici che, nelle elezioni dell'11 aprile 2021,  avevano a cuor  i diritti sessuali e riproduttivi. Solo due di 18 partiti hanno presentato proposte sull'accesso alla metodologia contraccettiva e al kit di emergenza, un insieme di farmaci gratuiti per salvagurdare la salute di una persona vittima di violenza sessuale.

Sembra che questa situazione non cambierà in vista del secondo turno delle elezioni presidenziali programmate per il 6 giugno di quest'anno. La cosa più grave è che che i candidati passati al secondo turno, Pedro Castillo y Keiko Fujimori, tendono ad essere pro-vita e non hanno una visione chiara  sui diritti sessuali e riproduttivi incentrati sul genere.

Dalla sterilizzazione forzata alle gravidanze forzate, sembra che le donne peruviane non possano decidere del loro corpo e della loro fertilità.

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