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ONG europea scopre una campagna di disinformazione indiana durata 15 anni

Uomo che legge un giornale

Uomo che legge un giornale. Foto di Tim Samuel, via Pexels.

Secondo un nuovo report [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] della ONG EU Disinfo Lab, negli ultimi 15 anni l'India ha diffuso notizie false su 750 siti giornalistici attraverso 550 nomi di dominio, con l'intento di rafforzare la sua posizione nello scenario internazionale.

Il report ha scoperto le attività della rete Srivastava Group, con sede a Delhi. Guidato da Ankit Srivatsava, il gruppo ha acquistato centinaia nomi di dominio utilizzando indirizzi email privati o aziendali, tra cui quelli di importanti ONG e accademici.

L'agenzia di stampa indiana Asian News International (ANI) ha giocato un ruolo chiave nella diffusione del materiale della rete di disinformazione. Gli articoli pubblicati sui siti web di notizie false sono stati citati dai media europei come fonti attendibili dell'ANI, inoltre sono stati scelti e ripubblicati dai giornali e i canali di informazione indiani senza alcuna verifica dei fatti.

[..]The coverage—and often distortion—by ANI of the content produced in Brussels and Geneva led us to the Big News Network and the World News Network—an entire network of 500+ fake local media in 95 countries that have helped reproduce negative iterations about Pakistan (or China)[..]

[…]La copertura – e spesso la distorsione – da parte di ANI dei contenuti prodotti a Bruxelles e Ginevra ci ha condotti al Big News Network e al World News Network: una rete di più di 500 media locali falsi in 95 paesi che hanno contribuito a diffondere iterazioni negative sul Pakistan (o la Cina)[…]

Asian News International è considerata una delle più grandi agenzie di stampa in India e pare che abbia stretto rapporti con il governo indiano. A questo proposito The Caravan magazine afferma che recentemente, Smita Prakash, l'editor di ANI, è stata elogiata dai sostenitori e dai leader di maggioranza del Bharatiya Janata Party come un faro di speranza per il giornalismo indipendente.

Nel 2019, EU Disinfo Lab aveva già scoperto più di 265 siti pro-India operativi in 65 paesi. Questi siti, chiamati collettivamente “Indian Chronicles” dall'EU DisInfo Lab,  sono stati inizialmente utilizzati per produrre e raccogliere contenuti volti a screditare il Pakistan e altri paesi con l'intento di servire gli interessi indiani a livello internazionale.

EU Disinfo Lab afferma che questa è “la più ampia rete” di disinformazione che abbiano mai scoperto.

Queste think tanks e ONG collegate al Srivatsava Group hanno preso parola durante un evento delle Nazioni Unite a Ginevra e persino organizzato delle proteste. Presumibilmente la rete è stata anche utilizzata per diffondere la retorica anti-cinese e influenzare il processo decisionale al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e al Parlamento Europeo.

Screenshot del report dell'EU Disinfo Lab

Screenshot del report dell'EU Disinfo Lab, utilizzata su autorizzazione.

Le notizie hanno scatenato una nuova guerra mediatica tra India e Pakistan.

Srivastava Group è lo stesso conglomerato che l'anno scorso ha organizzato – con il supporto della sospetta ONG Women’s Economic and Social Think-Tank (WESTT) – una visita dei membri di estrema destra del Parlamento Europeo alla regione del Kashmir indiano, dopo che questo è finito in lockdown.

Intanto, l'editor di ANI, Smita Prakash, ha lanciato un tweet accusando il Pakistan di minare la credibilità di ANI:

Il Pakistan e i suoi rappresentanti hanno tentato di screditare ANI accusandolo di diffondere notizie false. I nostri soci e abbonati comprendono a pieno la politica che sta dietro a tutto questo e continuano a riporre fiducia  nella portata e nella credibilità della nostra copertura.

I ricercatori di EU DisinfoLab hanno concluso che le loro scoperte “dovrebbero essere un invito per colore che prendono decisioni a mettere in atto una serie di sanzioni verso quegli attori che abusano delle istituzioni internazionali”.

Non è stata fornita alcuna prova del fatto che la rete avesse dei legami con il governo indiano. Tuttavia un report investigativo della testata giornalistica indiana The Caravan ha affermato questo:

The report uncovered an entire network of coordinated UN-accredited NGOs promoting Indian interests and criticising Pakistan repeatedly. We could tie at least 10 of them directly to the Srivastava family, with several other dubious NGOs pushing the same messages. (…)

(…) Indian Chronicles effectively benefited from the track record of these organisations while pursuing their own agenda: discrediting Pakistan and promoting Indian interests at UN conferences and hearings. (…)

Il report ha scoperto un'intera rete di ONG coordinate e accreditate dalla Nazioni Unite che promuove gli interessi indiani e scredita ripetutamente il Pakistan. Dieci di queste organizzazioni sono probabilmente legate alla famiglia Srivastava, insieme a molte altre ONG sospette che diffondono gli stessi messaggi. (…)

(…)Indian Chronicles effettivamente ha beneficiato  dell'esperienza di queste organizzazioni mentre perseguiva il suo obbiettivo: mettere in cattiva luce il Pakistan e promuovere gli interessi indiani alla conferenze e alle udienze delle Nazioni Unite. (…)

Il Primo ministro del Pakistan, Imran Khan, ha subito lanciato un tweet dopo il rilascio del report:

Il Pakistan ha costantemente attirato l'attenzione della comunità internazionale sulle attività sovversive dell'India volte a indebolire le democrazie nella regione e a esportare/finanziare l'estremismo attraverso pseudo testate giornalistiche e “think tanks”. Recentemente il governo pakistano ha fornito alle Nazioni Unite un dossier sul terrorismo indiano in Pakistan.

Khan ha affermato che la comunità internazionale ha bisogno “di fare attenzione alla disonestà del regime indiano” che attualmente minaccia “la stabilità del sistema globale”.

Il 12 dicembre 2020, il Pakistan si è appellato all'UNHRC per iniziare immediatamente “un'indagine e la cancellazione delle 10 ONG false create dall'India per screditare il Pakistan”.

Il ministro degli esteri pakistano Shah Mahmood Qureshi nel corso di una conferenza stampa ha affermato che il governo si è rivolto alle Nazioni Unite per creare processi che garantiscano che il sistema internazionale non sia più manipolato attraverso tali operazioni di influenza.

L'India, dal canto suo, ha attaccato il report. Nasir Aziz Khan, principale rappresentante dell'United Kashmir People’s National Party (UKPNP), ha affermato che i report sono stati utilizzati dal Pakistan per distogliere l'attenzione dai problemi importanti. Durante una conferenza stampa, Anurag Srivastava, portavoce del Ministero degli affari esteri indiano ha accusato il Pakistan di diffondere dossier falsi:

In fact, if you are looking at disinformation, the best example is the country next door which is circulating fictional and fabricated dossiers and purveys a regular stream of fake  news.

In effetti, se vogliamo considerare la disinformazione, un esempio lampante è il paese della porta accanto che fa circolare dossier finti e trasmette un flusso regolare di notizie false.

Il 23 novembre 2020, l'India ha fornito un dossier ad alcuni membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che accusa alcuni terroristi pakistani di aver cercato di organizzare un attentato nella regione contesa del Kashmir.

Il giorno dopo, il Pakistan si è difeso inviando un proprio dossier ad Antonio Guterres,  Segretario generale delle Nazioni Unite, che accusa l'India di alimentare il dibattito sul “terrorismo” in Pakistan.

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