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Proiettili, sangue e morte: la storia inedita dei fatti di Lekki Toll Gate in Nigeria, Parte II

Trois plans montrent une victime de la fusillade sur son lit d'hôpital, des balles présentées dans une main, et un homme dont le bras semble cassé.

Vittime della sparatoria del 20 ottobre al casello di Lekki a Lagos, Nigeria. Immagine da Premium Times, utilizzata con il permesso.

Nota dell'editor: dopo diversi giorni di approfondimento, Premium Times può presentare un quadro più chiaro di quanto accaduto al casello di Lekki il 20 ottobre. questa storia, redatta da Nicholas Ibekwe [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] e pubblicata originariamente su Premium Times, è qui ripubblicata in base ad un accordo di condivisione dei contenuti. Leggi qui la prima parte della storia [it].

Per circa dieci giorni, ad ottobre 2020, si sono verificate in tutta la Nigeria una serie di manifestazioni massicce contro la violenza della polizia.

Lo scorso 20 ottobre, si è verificata una sparatoria al casello di Lekki, a Lagos, durante la quale si sono riuniti i manifestanti come parte del movimento di massa #EndSARS. Guidata dai giovani locali, chiede lo scioglimento della Squadra speciale antirapina (SARS), un'unità tattica della polizia nigeriana i cui membri sono accusati di molteplici abusi, tra cui estorsioni, stupri, rapimenti, torture ed esecuzioni extragiudiziali.

La fuga da Lekki

Gli abitanti del luogo hanno testimoniato un fuggi fuggi ai primi spari. Secondo loro, alcuni manifestanti si sono precipitati nella loro abitazione per proteggersi dai proiettili.

Nicholas Ibekwe, giornalista del Premium Times (PT), ha parlato con una madre che gli ha mostrato il ginocchio contusivo della figlia, che secondo lei è il risultato della fuga.

Inoltre, i residenti hanno riferito che alcuni dei manifestanti si sono tuffati nella laguna nel panico che ha seguito la sparatoria. Un pescatore locale, Agboola Kapko, indica una linea di riva e racconta come li ha salvati:

I dey for that side [points] before dey start to shoot. Many people run enter water. I can’t leave them like that to die so I help many people comot for inside water and they come safe. I carry many people go another way, go put dem and they follow that way go.

Ero lì [indica il luogo] prima che iniziasse la sparatoria. Molte persone si sono buttate nel canale. Non potevo lasciarli annegare, così ho aiutato tutti quelli che potevo a uscire dall'acqua in sicurezza. Poi ne ho portati molti più lontani, dove sono rimasti per un po’ di tempo prima di tornare indietro.

Anche sua moglie ha mostrato alla giornalista la mano gonfia e contusiva. Ha detto di essere rimasta ferita quando è caduta mentre cercava di fuggire dall'esercito.

“Nessuna traccia di sangue”

Durante un'intervista con il canale tv americano CNN il 26 ottobre scorso, il governatore di Stato di Lagos, Babajide Sanwo-Olu, ha confermato di essersi recato sui luoghi e di non aver trovato “alcuna traccia di sangue”. Pertanto, le foto, le immagini di video-sorveglianza e le testimonianze delle vittime che affermano il contrario.

Una foto piuttosto esplicita è infatti circolata su internet, nella quale si può vedere un giovane uomo a terra, la sua testa in mezzo ad un bagno di sangue. Indossava una felpa Éclair e una t-shir Versace. I testimoni hanno detto che gli agenti di polizia gli hanno sparato in testa dopo che i soldati se ne erano andati. Gli strumenti di verifica, come le ricerche di immagini speculari offerte da Google, Bing e TinEye, non hanno rivelato alcuna precedente pubblicazione della foto su Internet.

Questa volta, un video mostra dei dimostranti che stringono la gamba insanguinata di una vittima con una cintura. L'uomo è stato colpito alla gamba e si contorce dal dolore. In un altro video, un uomo coperto di sangue giace senza vita con una bandiera nigeriana in mano mentre qualcuno cerca di rianimarlo. Su Twitter, immagini di desolazione scattate al casello di Lekki il giorno dopo l'attacco rivelano un uomo con una grande macchia di sangue.

Questo video è stato girato il 21 ottobre, un giorno dopo il massacro di Lekki. Un testimone cammina intorno al casello, macchiato di sangue come le vittime. NON LO DIMENTICHEREMO. Riposa in pace.

Le vittime raccontano la loro storia

Nicholas Okpe

Nicholas Okpe est allongé, il semble souffrant. On voit un pansement sur sa poitrine et un autre sur son flanc droit.

Foto di Nicholas Okpe nel pronto soccorso dell'ospedale. Gli hanno sparato al casello di Lekki. Immagine da Premium Times, usata con permesso.

Nicholas Okpe è stato colpito al casello di Lekki il 20 ottobre, mentre dimostrava attivamente e si offriva volontario per il movimento #EndSARS.

Quando il giornalista del Premium Times gli ha fatto visita nel reparto di emergenza dell'ospedale di Grandville ad Ajah, riusciva a malapena a stare fermo. Aveva una benda sul lato destro del torace, dove il proiettile lo aveva colpito, e un tubo posto appena sotto la gabbia toracica, ancora sul lato destro, per drenare il sangue e il pus in un contenitore sul pavimento. Il proiettile era ancora conficcato nel petto ed era in attesa di un consulto.

Il suo medico, il dottor Ikemefuna, dice che era in condizioni critiche quando è stato portato in ospedale, e che è fortunato ad essere vivo: “Sta migliorando, non è più sotto ossigeno. Grazie a Dio il proiettile lo ha colpito sul fianco destro e gli ha spinto il polmone di lato. Ha ancora bisogno di altri test”.

Nicholas Okpe ha detto al PT che le sue condizioni erano così gravi che tre ospedali lo hanno rifiutato prima che l'ospedale di Grandville accettasse di curarlo. Queste prove sono traumatiche per lui: “Devo sopportare molto dolore. Ho un dolore costante. Ogni volta che inizio a urlare, mi danno degli antidolorifici e mi lasciano in pace. Quando smettono di fare effetto, il dolore ritorna. Ho solo troppo dolore in testa”.

Prima che gli sparassero, ha anche detto di aver visto dei soldati sparare alle telecamere di sorveglianza del casello.

La façade du service des urgences est carrelée dans des tons gris. Le bâtiment est austère, à l'exception de panneaux bleu et rouge.

Urgences traumatiques de Grandville, dans le quartier d'Ajah, à Lagos (Nigeria). Image de Premium Times, utilisée avec permission.

Raymond Simon

Raymond Simon, musicista in una chiesa, non si era recato al casello di Lekki per manifestare, ma ha quasi perso la vita mentre salvava le vittime. Ha detto al giornalista che stava tornando a casa in moto da una prova quella sera, quando ha deciso di portare in ospedale diversi feriti. Di ritorno da un terzo viaggio all'ospedale locale di Reddington, è stato sorpreso dalle forze dell'ordine al casello e brutalmente aggredito. Uno dei poliziotti ha cercato di sparargli, ma fortunatamente uno dei suoi colleghi glielo ha impedito. Simon dice che un terzo, con un fucile a baionetta, ha cercato di infilargli la pistola nel collo. È riuscito ad evitare il colpo con un rapido movimento della testa, e la lama lo ha colpito al mento.

Confida con emozione: “Dopo avermi fatto male, mi hanno portato nel loro baule, accanto a un cadavere. Stavano guidando in giro per la zona, e sono sicuro che stavano cercando un posto per sbarazzarsi del corpo. Mi hanno buttato a Ilasan [una zona residenziale a Lekki, Lagos], avevo le mani legate dietro la schiena”.

Ha aggiunto che la polizia se ne andò con l'altra persona, presunta morta. Riuscì a tornare in ospedale un po’ più tardi, dove fu curato e dimesso. La sua moto fu rubata durante l'attacco.


Abbandonato dal governo di Lagos

Il governo nigeriano aveva annunciato che avrebbero curato i manifestanti, ma questa dichiarazione contraddice le dichiarazioni di diversi feriti intervistati dai giornalisti.

Infatti, il Premium Times ha interrogato per la prima volta il contestatore Divine Bassey, che è stato colpito alla mano destra. Ha detto di non aver ricevuto alcuna cura medica dallo Stato.

Patrick Ukala, anche lui dimostrante al casello di Lekki, è stato colpito al braccio destro e il proiettile è ancora conficcato nel braccio. Sta aspettando una radiografia che non ha potuto fare all'ospedale di Grandville, dove è stato curato per primo, a causa della mancanza di attrezzature sul posto.

Le vittime dicono che il governo non ha pagato loro neanche un centesimo per il trattamento.

Infine, quando il giornalista del PT ha visitato Nicholas Okpe al pronto soccorso di Grandville, ha incontrato anche una delegazione del Ministero della Salute dello Stato di Lagos. La delegazione è stata accompagnata da giornalisti e cameraman per un'intervista alle vittime e, secondo il manifestante ferito, questa è stata l'ultima volta che ha visto funzionari governativi: “dal giorno in cui li ha visti, non sono mai tornati, e non hanno mai parlato nemmeno con il medico. E poi, più tardi, il medico ci ha chiesto di andare a casa”.

Nicholas Okpe è tornato a casa con il proiettile ancora conficcato nel petto. Anche Patrick Ukala non è stato operato per rimuovere il proiettile dal braccio.

Quando il Dipartimento di Emergenza Traumatologica di Grandville è stato contattato per ulteriori spiegazioni, il Dr. Adebayo ha confermato che tutte le vittime della sparatoria al casello di Lekki erano già state rilasciate: “Coloro che avevano bisogno di ulteriori visite con specialisti sono stati indirizzati a loro. Non abbiamo operato il signor Okpe qui, ma sarà sicuramente operato ovunque andrà in futuro”.

Gli ospedali riferiscono di intimidazioni da parte del governo

Alcuni direttori di ospedali si sono lamentati con il PT che il Ministero della Salute ha fatto pressione su di loro utilizzando la loro agenzia responsabile della registrazione e del monitoraggio delle strutture sanitarie, l'Agenzia per il monitoraggio e l'accreditamento delle strutture sanitarie (HEFAMAAA).

Essi sostengono che HEFAMAAA ha pubblicato un questionario online che richiede informazioni dettagliate sui dimostratori #EndSARS che sono stati trattati presso le loro strutture. Gli amministratori temono che questa iniziativa possa richiedere loro di fornire alcune informazioni soggette al segreto professionale. Sono particolarmente preoccupati per la riga del questionario che chiede il loro numero di registrazione.

Il portavoce del Ministero della Salute, Tunbosun Ogunbanwo, è stato contattato il 28 ottobre e ha accettato di rispondere alle domande inviate via SMS, ma non aveva ancora dato alcuna risposta al momento della pubblicazione di questo articolo il 31 ottobre.

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