Attacchi ai giornalisti del Myanmar per aver fatto reportage sul colpo di stato

Nonostante l'aumento dei casi di attacchi contro di loro, i reporter e i giornalisti locali hanno seguito regolarmente le proteste contro il golpe. Foto di una protesta di Yangon condivisa da un giornalista locale a Global Voices

Dal golpe [en, come tutti i link successivi salvo diversa indicazione]  in Myanmar di febbraio fino al 17 giugno, sono stati arrestati circa 87 giornalisti. Di questi, la maggior parte ha abbandonato la propria abitazione e alcuni sono persino riusciti a fuggire nei paesi limitrofi. Nel frattempo, i media indipendenti proibiti sono stati costretti a nascondersi, per poter continuare il loro lavoro.

Phil Thornton, giornalista e consigliere senior della Federazione internazionale dei giornalisti del sud-est asiatico, ha parlato con diversi giornalisti, operanti in Myanmar, della loro esperienza durante le prime settimane del colpo di stato:

They have started to remove their identification badges. Our PRESS logo is now a target. Not knowing where snipers are is a huge fear, we now need protection from bullets.

I’m not the only journalist, many of us are now in deep hiding. It’s dangerous on the ground now. We can’t use our name on our stories. It’s getting difficult to survive as we aren’t being paid. Most of us are struggling and our families are suffering…the pressure is massive.

Hanno iniziato a togliersi i loro badge di identificazione. Ora, il nostro logo di STAMPA è un obiettivo. È terribilmente spaventoso non sapere dove siano i cecchini. Abbiamo bisogno di protezione dai proiettili.

Non sono l'unico giornalista, molti di noi ora si nascondono meglio che possono. Ad ora, restare sul campo è pericoloso. Il nostro nome non può più comparire nei nostri articoli. Sopravvivere sta diventando difficile, perché non veniamo pagati. Molti di noi stanno lottando e le nostre famiglie stanno soffrendo… la pressione è enorme.

Alcuni giornalisti hanno dovuto accedere a Internet negli hotel di proprietà di collaboratori degli ufficiali militari. Thornton ha condiviso la citazione di un giornalista che ha intervistato:

Mobile data has been cut, it’s difficult to get ADSL connected, getting caught with a pocket Wi-Fi will get you arrested. I try to hook into established Wi-Fi at hotels owned by the military’s cronies.

I dati mobili sono stati ridotti, è difficile connettersi all'ADSL e se ti scoprono con un Wi-Fi tascabile ti arrestano. Cerco di collegarmi al Wi-Fi degli hotel di proprietà dei compari dell'esercito.

Il giornalista freelance Thin Lei Win, fondatore del Myanmar Now (sito web di notizie), ha riconosciuto il ruolo dei giornalisti locali nel fornire informazioni utili sulla situazione sul campo:

Career journalists are getting a lot of help from ordinary people. It’s amazing how these citizen journalists just with mobile phones have started documenting everything that’s been happening and passing it on to professional journalists. These citizen journalists are informing us — everybody outside the country and inside the country — of what’s happening. In fact, the trust between media outlets and the public is why news outlets like Myanmar NOW and others are able to do some of their reporting.

I giornalisti di professione stanno ricevendo molto supporto da parte della gente comune. È incredibile come questi giornalisti locali abbiano iniziato a documentare, con dei semplici cellulari, tutto ciò che sta accadendo e a trasmetterlo ai giornalisti professionisti. Questi giornalisti locali ci stanno informando – tutti, chi fuori e chi dentro il paese – di ciò che sta accadendo. In effetti, la fiducia tra gli organi di stampa e il pubblico è il motivo per cui i notiziari come Myanmar NOW e altri sono in grado di fare alcuni dei loro servizi.

Con l'intensificarsi delle proteste anti-golpe, le autorità militari hanno pubblicato manifesti della “lista dei ricercati”, che includeva numerosi giornalisti.

Durante il fine settimana, due reporter sono stati aggiunti alla lista dei ricercati della giunta del Myanmar e il freelancer giapponese Yuki Kitazumi è stato arrestato. RSF_inter ha denunciato questa palese persecuzione nei confronti dei giornalisti, 19 dei quali possono essere arrestati in qualsiasi momento!

Han Kha-yar, una studentessa universitaria nello Stato Shan, ha riportato per iscritto l'inadeguata protezione offerta ai giornalisti freelance come lei:

Many news organisations do not provide media identification cards to reporters, let alone have ready protection mechanisms for their journalists in dangerous situations.

This lack of safety-related support made me feel somewhat hopeless, and in despair, about my role as a journalist and my future as one.

Molte agenzie di stampa non forniscono ai giornalisti i tesserini di riconoscimento, per non parlare, poi, di meccanismi di protezione disponibili nel caso in cui i loro giornalisti si trovassero in situazioni pericolose.

Questa mancanza di supporto relativo alla sicurezza mi ha abbastanza demoralizzata e sconfortata riguardo al mio ruolo di giornalista e al mio futuro come tale.

Tuttavia, è determinata a dedicarsi al giornalismo al fine di esporre le “malefatte dei militari”:

My own people, I thought, need someone like me, who is a local, to expose the military’s wrongdoings. For this reason, I have decided to drop my retirement plan. I am determined to carry on journalistic work – as long as I do not get arrested by the police or soldiers.

Ho pensato che la mia gente ha bisogno di qualcuno come me, che è del posto, per esporre i crimini dei militari. Per questo motivo ho deciso di abbandonare il mio piano pensionistico. Sono determinata a portare avanti il lavoro giornalistico, finché non vengo arrestata dalla polizia o dai soldati.

I giornalisti stranieri fanno parte di coloro che sono stati arrestati dalla giunta. Il 18 aprile, il giornalista giapponese Yuki Kitazumi è stato arrestato con l'accusa di diffondere “notizie false” ed è stato detenuto per quasi quattro settimane, prima di essere rilasciato e deportato in Giappone. Dopo il suo arrivo in patria, ha parlato della difficile situazione dei prigionieri politici torturati. Egli ha anche raccontato il suo calvario carcerario:

Even though I wasn't subjected to violence, an interrogator banged the desk hard when I refused to sign a statement containing things I had no recollection of saying. That frightened me.

Anche se non ho subito violenze, quando mi sono rifiutato di firmare una dichiarazione contenente cose che non ricordavo di aver detto, un inquirente ha battuto con forza sulla scrivania. Questo mi ha terrorizzato.

Giornalisti costretti all'esilio

Quando le operazioni delle forze di sicurezza hanno preso di mira anche i media, molti giornalisti hanno cercato protezione in altri paesi. Aye Min That, che ha lavorato come reporter per il Reuters in Myanmar, a marzo è fuggita in Thailandia. La donna ha raccontato all'International Press Institute le circostanze che l'hanno portata a decidere di lasciare il Myanmar:

I decided to leave because of the increasing threats, particularly police forces coming to journalists’ homes to arrest them.

I have had a few scary experiences. One of which was that while I was not at home, someone was standing in front of my apartment. They were about five people who came to my apartment and banged on my door for a while. A friend was in my flat at the time, she didn’t open the door but heard them saying my name and address. After a while, they left, but at that point I said to myself, no matter who these people are, I should probably leave.

Ho deciso di andarmene a causa delle crescenti minacce, in particolare per il fatto che le forze di polizia andavano a casa dei giornalisti per arrestarli.

Ho vissuto delle esperienze spaventose. Una di queste è quando qualcuno si trovava davanti al mio appartamento, mentre io non ero in casa. Circa cinque persone sono venute al mio appartamento e hanno bussato alla porta per un po’. In quel momento c'era una mia amica in casa, che non ha aperto la porta ma li ha sentiti dire il mio nome e il mio indirizzo. Dopo un po’ se ne sono andati, ma a quel punto mi sono detta che non importava chi fossero queste persone, era meglio andarsene.

Non tutti coloro che sono andati in Thailandia sono stati in grado di riprendere immediatamente il loro lavoro. Diversi giornalisti di Voce democratica della Birmania (DVB) sono stati arrestati dalle autorità thailandesi per “immigrazione clandestina”. Dopo che i gruppi mediatici globali hanno dato il via a una campagna per il loro rilascio, la DVB ha affermato che, ora, i giornalisti arrestati sono “al sicuro in un paese terzo”.

Alcuni giornalisti, come Mratt Kyaw Thu, hanno potuto cercare asilo in altri paesi. Dopo essere arrivato a Madrid, Thu ha raccontato all'AFP la sua esperienza nel fuggire dalle forze di sicurezza in Myanmar:

We're all just waiting for the knock on the door. Sometimes you hear footsteps on the stairs, and it's like they're coming for you: you have this feeling all the time.

Even heavy rain can make people fearful because it sometimes sounds like gunfire.

Noi tutti, stiamo solo aspettando che bussino alla porta. A volte senti dei passi sulle scale ed è come se stessero venendo a prenderti: hai costantemente questa sensazione.

Anche una forte pioggia può spaventare, perché a volte sembra il rumore di una sparatoria.

Egli ha aggiunto di sentirsi in colpa per aver lasciato il Myanmar, ma allo stesso tempo ha anche riconosciuto il dovere a cui i giornalisti devono adempiere:

My friends and some doctors and teachers joined the people's defence forces to fight against the military while I'm here, and that kind of makes me feel guilty.

But on the other hand, if all the journalists are fighting against the military, who will write the news?

I miei amici e alcuni dottori e insegnanti si sono uniti alle forze di difesa del popolo per combattere contro i militari, mentre io sono qui. E questo mi fa sentire in colpa.

Ma d'altra parte, se tutti i giornalisti stanno combattendo contro i militari, chi riporterà le notizie?

Volantini della stampa clandestina e operazioni mediatiche

Il blocco intermittente di Internet e la sospensione delle licenze dei media indipendenti hanno privato i cittadini di informazioni vitali, riguardanti la pandemia e il colpo di stato. Tutto ciò ha ispirato alcuni cittadini preoccupati a stampare opuscoli informativi e distribuirne, segretamente, delle copie in luoghi pubblici. Due esempi di questa stampa clandestina sono il The Voice of Spring e il Molotov Bulletin.

Il The Voice Of Spring con
il The Voice of Strike di Kalay.
Grazie a tutti coloro che si uniscono a noi.
Questa volta dobbiamo vincere!!!

Il Southeast Asia Globe ha chiesto a coloro che scrivono per il Molotov quale fosse la loro intenzione nel pubblicare la newsletter:

We noticed when the internet is shut off, the back-and-forth information disappears and people in their homes do not know what is happening on the streets, and that makes them fear more. To fight that back, we created Molotov.

Abbiamo notato che quando la connessione a Internet è bloccata, lo scambio di informazioni viene interrotto e le persone, nelle loro case, non sanno cosa sta succedendo per le strade e questo fa sì che il loro timore aumenti ancora di più. Per contrastarlo, abbiamo creato il Molotov.

Oggi (9 aprile) a Shwepyithar (Yangon) è stato distribuito il bollettino anti-giunta Molotov.  La copertina presenta un Thagyamin che indossa un elmetto, un nat di alto rango che si ritiene visiterà la terra il primo giorno del Thingyan (la festa di capodanno) che avrà inizio la prossima settimana.

Nonostante la revoca della licenza, il Mizzima ha continuato il suo lavoro essenziale nel fornire notizie alle persone. Questo breve video documentario descrive nel dettaglio come i giornalisti, gli editori e altri membri del personale del Mizzima hanno lavorato diligentemente, nonostante le minacce di arresto e incarcerazione:

Nell'ultima parte del video, lo staff del Mizzima si impegna a continuare a lavorare verso la realizzazione di un mezzo di informazione indipendente ed esprime la speranza che un giorno possano incontrarsi nel loro vecchio ufficio di Yangon City.

We will always stand together with Myanmar people.

We will never forget the sacrifice of Mizzima media staff who have been detained by the military junta.

We will always stand as an independent media.

We all will meet again in Yangon.

Resteremo sempre uniti al popolo del Myanmar.

Non dimenticheremo mai il sacrificio del personale del Mizzima, che è stato arrestato dalla giunta militare.

Rimarremo per sempre un media indipendente.

Ci rivedremo tutti a Yangon.

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