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Le tensioni al confine tra Etiopia e Sudan si accumulano nella regione di al-Fashqa in conflitto

Un uomo lavora nei campi di al-Qadarif, Sudan, stato nel quale il conflitto al confine tra Sudan ed Etiopia ha portato a contrasti per anni. Foto di Bibi Eng, sotto licenza di CC BY-NC-SA 4.0

Le tensioni al confine tra Etiopia e Sudan continuano ad accumularsi nella fertile regione di al-Fashqa, [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] dopo parecchie settimane di scontri tra le forze etiopi e quelle sudanesi nel mese di dicembre.

Il 14 gennaio, almeno cinque donne sono state uccise in quello che è stato il più recente attacco avventato al confine.

Dina Mufti, il portavoce del ministero degli esteri etiope, ha accusato le forze sudanesi di aver violato i confini etiopi, presumibilmente per vendicarsi delle milizie dell'Etiopia che avrebbero attaccato i contadini sudanesi al confine.

Nella mappa sono evidenziate l'Etiopia in verde e il Sudan in arancione. Foto di PlanespotterA320 via Wikimedia Commons, CC0.

La regione di Al-Fashqa si trova tecnicamente all'interno del territorio sudanese, nello stato di al-Qaadarif, ma gli etiopi si sono stabiliti nella stessa area da anni, con tensioni tra i due gruppi che vanno avanti da molto tempo.

Le tensioni sono aumentate a partire da novembre, quando 50.000 rifugiati etiopi sono fuggiti verso il confine tra i due stati dopo lo scoppio della guerra tra il governo federale etiope e il Tigrayan People's Liberation Front (TPLF), nella regione a nord del Tigray.

Sudan's Omar Qamar al-Din, ministro degli affari esteri ad interim, ha difeso le forze sudanesi dichiarando che si stanno muovendo entro i territori del Sudan, aggiungendo che quest'ultimo non vuole la guerra [ar], a meno che non vengano violati i suoi confini.

Il 15 dicembre, le forze armate sudanesi hanno teso un'imboscata alla milizia etiope mentre perlustrava l'area del Monte Abutiour. L'attacco ha causato le morti di almeno quattro soldati sudanesi e decine di altri feriti.

Hamdok, il Primo Ministro sudanese, ha espresso le sue preoccupazioni circa la situazione su Twitter [ar]:

Tweet 1: Il Governo ha continuato a seguire con attenzione e interesse gli eventi nel paese amico, l'Etiopia, iniziati quasi sei settimane fa. Il nostro paese ha accolto migliaia di rifugiati in fuga verso i confini orientali, e il nostro popolo ha incrementato la loro nota generosità, nonostante le condizioni economiche critiche e le possibilità limitate. Tweet 2: martedì sera, mentre le nostre forze stavano tornando da una perlustrazione nell'area di Jabal Abutiour, all'interno del nostro territorio, alcune forze e milizie etiopi all'interno del territorio sudanese hanno teso loro un agguato; di conseguenza, abbiamo perso vite ed equipaggiamento. Tweet 3: Il Consiglio dei Ministri conferma il proprio supporto e la propria posizione con le forze armate che colmano il divario e difendono il paese, e ribadisce la sua fiducia nelle capacità del nostro esercito per proteggere i confini del paese e respingere ogni attacco.

Durante lo scorso dicembre, l'esercito sudanese si è spostato per estendere il suo controllo su tutta la regone di al-Fashqa, e dopo aver lavorato per raggiungere l'ultimo valico di frontiera, è riuscito a mettere al sicuro l'intera area l'1 gennaio.

Una delegazione sudanese di alto rango ha viaggiato in Etiopia il 13 dicembre con dei piani per due giorni di discussioni, ma dopo qualche ora la sessa delegazione è tornata a Khartum aprendo la porta a tante domande.

La storia di al-Fashqa

La contestata regione di al-Fashqa è stata ceduta nelle mani del Sudan secondo un accordo Anglo-Etiope firmato nel 1902, tra l'imperatore etiope Menelik II e la Gran Bretagna nell'interesse del Sudan, quando questo era ancora una colonia britannica. Tale accordo ha definito i confini sudanesi con quelli etiopi come segue:

The frontier between the Sudan and Ethiopia agreed on between the two governments shall be: the line which is marked in red on the map annexed to this Treaty in duplicate, and traced from Kher Um Hagar to Gallabat, to the Blue Nile, Baro, Pibor, and Akobo River to Melile, thence to the intersection of the 6th degree of north latitude with the 35th-degree longitude east of Greenwich.

La frontiera tra il Sudan e l'Etiopia approvata da entrambi i governi sarà: la linea marcata in rosso sulla mappa annessa in questa duplice copia del Trattato, e tracciata da Kher Um Hagar a Gallabat, al Blue Nile, Baro, Pibor, e dal fiume Akobo fino a Melile, dunque fino all'intersezione del 6o grado di latitudine nord con il 35esimo grado di longitudine est di Greenwich.

Una copia della mappa, stampata nel 1909 a Londra, Inghilterra, può essaere consultata qui.

Fin dal 1902, dei segnali marcati chiaramente hanno impedito gli scontri al confine, ma a causa dell'erosione naturale tali segnali non sono più visibili.

Nel 1996 gli etiopi hanno occupato Al-Fashqa e con il passare del tempo vi hanno costruito degli insediamenti agricoli.

Fino ad oggi, i gruppi della milizia etiope avrebbero presumibilmente ucciso i civili sudanesi durante la stagione della raccolta per rubare le loro coltivazioni. Strade asfaltate che collegano gli insediamenti con l'entroterra etiope, indicano possibili investimenti supportati dal governo dell'Etiopia.

L'ex vice primo ministro etiope Demeke Mekonnen ha riconosciuto che al-Fashaqa è una regione sudanese, ma ciò che succede concretamente contraddice tali accordi e le narrazioni dei media.

Guerre per delega?

Dato che i contrasti tra l'Egitto e l'Etiopia si accumulano sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam – GERD, alcuni pensano che il Sudan stia puntando a una guerra per delega insieme all'Egitto, a causa del suo conflitto con l'Etiopia.

Suleiman Dedefo, ambasciatore etiope negli Emirati Arabi Uniti, ha twittato:

L'attuale tentativo egiziano di una guerra per delega contro l'Etiopia attraverso l'invasione sudanese ci ricorda di un evento simile portato avanti nel 1974 dal somalo Saed Barre. Incredibilmente, il TPFL ha lavorato come agente principale per l'Egitto durante entrambi i tentativi di guerra per delega.

Il venerdì seguente, Muhammad al-Faki Suleiman, membro del Consiglio di Sovranità sudanese, ha affermato durante una conferenza stampa:

  • Al-Fashaqah è sudanese, e ci chiediamo all'Etiopia di ritirarsi da due punti del confine.
  • Non stiamo realizzando questa guerra per conto di nessuno, queste sono pure menzogne.
  • Non abbiamo deciso di dichiarare guerra, ma abbiamo il diritto di aprire fino all'ultimo valico di frontiera all'interno del territorio del Sudan.
  • Possiamo combattere una guerra, ma una soluzione pacifica è la priorità.
  • La decisione di aprire fino a est, è stata presa su approvazione del Consiglio di Difesa e Sicurezza, con l'assenso di tutti i soci.

Il 16 gennaio, Abdel Fattah al-Burhan, capo del Consiglio di Sovranità sudanese, ha asserito di aver acconsentito circa il dispiegamento dell'esercito del paese per mettere al sicuro i confini internazionali con l'Etiopia, come parte dell'operazione militare del Primo Ministro Abiy Ahmed per disarmare i militanti del Tigray People's Liberation Front (TPLF).

Ha ribadito che l'esercito sudanese è stato dispiegato solo all'interno dei confini del Sudan.

La guerra non è una buona decisione per il paese. Il Sudan sostiene che si sta semplicemente spostando all'interno dei suoi stessi limiti. L'Etiopia ha detto che presunti crimini contro i contadini sudanesi sono stati commessi dai gruppi della milizia e non dalle forze ufficiali.

Una guerra a questo punto farebbe sprofondare la regione in un disastro, in particolare perché potrebbe svilupparsi simultaneamente a un altro conflitto in crescita, quello tra la Somalia e il Kenya.

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