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Donne nella scienza: la teologa Regina Polak sui conflitti interreligiosi e l'essere donna

Regina Polak. Foto di Joseph Krpelan, www.derknopfdruecker.com, utilizzata su licenza.

Nell'ambito del suo approfondimento sulle donne nella scienza [en, come i link seguenti] Global Voices ha intervistato la professoressa associata e dottore di ricerca Regina Polak, a capo del Dipartimento di Teologia Pratica alla Facoltà Cattolica-Teologica dell'Università di Vienna, e Rappresentante Personale del Presidente in Esercizio dell'OSCE sulla Lotta contro Razzismo, Xenofobia e Discriminazione.   

Fondata da Duke Rudolph IV nel 1365 e più antica università del mondo germanofono, l'Università di Vienna ha aperto le sue porte all'immatricolazione delle donne nell'anno accademico 1897/98, limitata alla facoltà di filosofia. Solo tre donne iscritte. Oggi, a seconda della disciplina – si può parlare quasi di uguaglianza nelle iscrizioni. Ma negli ultimi due decenni, le donne specializzate in studi di dottorato sono diminuite, denotando problemi strutturali come gerarchia conservativa e disparità di retribuzione con cui esse devono avere a che fare quando desiderano raggiungere i gradini più alti della carriera accademica. 

Stadttempel, the main synagogue of Vienna. Photo by Wikipedia user Bella47, CC BY-SA 3.0 at.

Nella sua intervista, ripercorrendo le sfide affrontate e il supporto ricevuto per riuscire a tenersi stretta la sua carriera accademica in qualità di donna e di madre, Polak parla anche della sua ricerca, integrante incontri interreligiosi e interculturali nella società. Ne è incluso il razzismo e altre forme di ostilità verso gruppi specifici che i migranti devono fronteggiare quando entrano nella società europea.

Polak è convinta dell'importanza del dialogo e dell'impegno dei Cristiani per promuovere ciò. Con il 2021 che è stato un anno di speranza e ripresa, la comunicazione e la comprensione sono di estrema importanza, soprattutto alla luce delle sfide odierne tra i rapporti cristiano-ebrei e cristiano-musulmani.

Global Voices (GV): Quale pensa sia la più grande sfida, e soluzione, quando si tratta di lavorare su questioni interreligiose?

RP (Regina Polak): I think dealing with the question of truth is the biggest challenge – the conviction that what he or she believes in and what he or she bases his whole life on, is true. This is a great intellectual, psychological, and above all spiritual challenge, which can be quite painful and irritating. Respect and real friendship forms a long-lasting solution.

RP (Regina Polak): Penso che affrontare la questione della verità sia la sfida più grande – la convinzione che ciò in cui un uomo o una donna credono e su cui basano tutta la loro vita sia vero. Si tratta di una grande sfida intellettuale, psicologica e soprattutto spirituale, che può essere piuttosto dolorosa e irritante. Il rispetto e la vera amicizia costituiscono una soluzione duratura.

GV: Come pensa che si possa superare l'ostilità nei confronti dei seguaci di religioni diverse?

RP: Structured encounters, authentic dialogue following rules, and education are all important ways to overcome animosities. presupposing that I am willing to understand the other person better. Be critical: Where and from whom did I learn prejudices?

RP: Incontri strutturati, dialogo autentico che rispetti le regole e istruzione sono tutti modi importanti per superare le ostilità; presupponendo che io sia disposto a capire meglio l'altra persona. Sii critico: da chi e dove ho imparato i pregiudizi?

GV: E che dire degli atei e dei fondamentalisti?

RP: Dialogue in a plural society with these groups encourages to better justify one's own belief. Exhausting, but enriching. However, fundamentalist atheism, – like religious or political fundamentalism – is incapable of dialogue and wants to enforce its own worldview by all means. But, there is no alternative to dialogue!

RP: In una società pluralista, il dialogo con questi gruppi incoraggia a giustificare meglio il proprio credo. È estenuante ma è un arricchimento. Tuttavia, l'ateismo fondamentalista – come il fondamentalismo religioso o politico – è incapace di dialogo e vuole imporre la propria visione del mondo con qualsiasi mezzo. Ma non c'è alternativa al dialogo!

GV: Pensa che le intolleranze verso diversi credi dipendano dalla propria religiosità? 

RP: Yes and no. Yes, because in all religious traditions, there are interpretations of the sacred texts that are associated with a fundamentalist understanding of truth, and a derogatory attitude towards people of other faiths. No, because such interpretations often have historical and cultural causes as well as political interests, or are favored by authoritarian personality structures.

RP: Sì e no. Sì, perché in tutte le tradizioni religiose ci sono interpretazioni dei testi sacri che sono associate a una comprensione fondamentalista della verità e ad un atteggiamento dispregiativo nei confronti di persone di altre fedi. No, perché tali interpretazioni hanno spesso cause storiche e culturali, nonché interessi politici, o sono favorite da strutture di personalità autoritarie.

GV: Come si relaziona la teologia alle attuali questioni sociali? 

RP: Over the years, my theological research has become significantly more political and part of public debate. In German-speaking countries, I am currently observing a reception of postcolonial theologies among young scholars, but also socio-ethical issues such as bioethics, digitization, and gender issues. The theological reflection of the climate crisis is, for example, a core theme of theology, since it is about the question of our continuing existence.

RP: Nel corso degli anni, la mia ricerca teologica è diventata molto più politica e parte del dibattito pubblico. Nei paesi di lingua tedesca, sto attualmente osservando una ricezione di teologie postcoloniali tra i giovani studiosi, ma anche questioni socio-etiche come la bioetica, la digitalizzazione e le questioni di genere. La riflessione teologica della crisi climatica è, ad esempio, un tema centrale della teologia, poiché riguarda la questione della nostra continua esistenza.

GV: Poiché negli ultimi decenni l'Austria ha ricevuto un afflusso di nuovi cittadini per lo più non cattolici dai Balcani, principalmente musulmani dalla Bosnia e cristiani ortodossi dalla Serbia, in che modo il dialogo interreligioso è influenzato dalla politica in questa regione? 

RP: With regard to Christian Orthodoxy, there is a long and proven ecumenical movement in Austria. Interestingly, politics in the Balkans region plays little role in the dialogue with Muslims. At the same time, the dialogue with Muslims in Austria has become much more difficult because it takes place in the context of political and public discourses that show massive anti-Islamic traits.

RP: Per quanto riguarda l'ortodossia cristiana, c'è un movimento ecumenico lungo e collaudato in Austria. È interessante notare che la politica nella regione dei Balcani gioca solo un piccolo ruolo nel dialogo con i musulmani. Allo stesso tempo, il dialogo con i musulmani in Austria è diventato molto più difficile perché si svolge nel contesto di discorsi politici e pubblici che mostrano enormi tratti anti-islamici.

GV: Il suo lavoro supera la tradizione del passato in termini di pace e conflitto in tutta l'Europa centrale? 

RP: The Catholic Church in particular has made a great conversion since the Second Vatican Council and recognized Judaism as a sister religion. Many faithful unfortunately do not know this history, yet. Unfortunately, it is different in the dialogue with Muslims. As for migration, it is regrettably clear that the historical inheritance of racism and xenophobia is still very much present.

RP: La Chiesa cattolica in particolare ha fatto una grande conversione dal Concilio Vaticano II e ha riconosciuto il giudaismo come religione sorella. Molti fedeli purtroppo non conoscono ancora questa storia. Purtroppo è diverso nel dialogo con i musulmani. Per quanto riguarda la migrazione, è purtroppo chiaro che l'eredità storica del razzismo e della xenofobia è ancora molto presente.

GV: In quanto parte dell'OSCE, in che modo il suo lavoro riflette il loro mandato? Crede che la religione sia presa sul serio come dovrebbe essere quando si tratta di politica verso la pace? 

RP: Yes, the OSCE takes the topic of religion very seriously, but as part of its comprehensive approach to protect and promote security and peace. This means that the OSCE has a human rights approach to religion – protecting and promoting respect for the freedom of religious or belief.

RP: Sì, l'OSCE prende molto sul serio il tema della religione, ma come parte del suo approccio globale per proteggere e promuovere la sicurezza e la pace. Ciò significa che l'OSCE ha un approccio ai diritti umani nei confronti della religione – proteggendo e promuovendo il rispetto per la libertà religiosa o di credo. 

GV: In che modo pensa che il dialogo interreligioso possa fornire una soluzione per l'Austria, l'Europa e il mondo riguardo all'aumento dell'islamofobia?

RP: Interreligious dialogue cannot solve the social, political and economic causes that underlie the hostility towards Muslims. But it can, most importantly, contribute religious ideas to a more peaceful and just coexistence.

RP: Il dialogo interreligioso non può risolvere le cause sociali, politiche ed economiche che sono alla base dell'ostilità verso i musulmani. Ma può, soprattutto, contribuire con le idee religiose a una convivenza più pacifica e giusta.

Centro Islamico di Vienna. Foto dell'utente di Wikipedia Bwag, CC BY-SA 4.0.

GV: Parliamo di più di lei come persona in relazione alla sua carriera accademica. Come si rapporta con il campo della ricerca? 

RP: I have always been a curious child with a strong interest in questions concerning the meaning of life and the role of God in the entire whole. I had a great teacher who inspired me to keep exploring my curiosity for everything around us and later on to pursue religious studies. Of course, from that starting point to today, it was a long road with unexpected turns.

RP: Sono sempre stata una bambina curiosa con un forte interesse per le questioni riguardanti il significato della vita e il ruolo di Dio nell'insieme. Ho avuto un grande insegnante che mi ha ispirato a continuare ad esplorare la mia curiosità per tutto ciò che ci circonda e, in seguito, a proseguire gli studi religiosi. Di certo, da quel punto di partenza ad oggi, è stata una lunga strada con svolte inaspettate.

GV: Svolte inaspettate? 

RP: Theology is the most fascinating discipline I can think of encompassing spiritual wisdom, ethics, literature, philosophy, history, social science, and many other disciplines. However, I took a detour into philosophy and journalismbefore working as an assistant at the department for Practical Theology and studying theology in 2000.

RP: La teologia è la disciplina più affascinante a cui io possa pensare che comprende saggezza spirituale, etica, letteratura, filosofia, storia, scienze sociali e molte altre discipline. Tuttavia, ho fatto una deviazione nella filosofia e nel giornalismo prima di lavorare come assistente presso il dipartimento di Teologia pratica e studiare teologia nel 2000.

GV: Come ha sviluppato la sua carriera in seguito, come donna e come madre?

RP: Two years later, at the beginning of my 30s, I became head of the department. It was a tough time as I had to do research for my Ph.D., my exams, teach, and take care of my son. My incredible colleagues and family supported me so much – I would not be in my current position, and without regret, if it had not been for them. Maternity leave would definitely have ended my career

RP: Due anni dopo, appena trentenne, sono diventato capo del dipartimento. È stato un momento difficile perché dovevo fare ricerche per il mio dottorato di ricerca, i miei esami, insegnare e prendermi cura di mio figlio. I miei incredibili colleghi e la mia famiglia mi hanno sostenuto così tanto – non sarei nella mia posizione attuale, e senza rimpianti, se non fosse stato per loro. Il congedo di maternità avrebbe sicuramente posto fine alla mia carriera.

Cattedrale di Santo Stefano, la principale chiesa cattolica romana di Vienna. Foto dell'utente Wikipedia Bwag , CC BY-SA 4.0.

GV: In che modo lavorare nella ricerca e promuovere la religione bilancia la sua femminilità?

RP: My Catholic identity results in a duty to explore interfaith dialogue. I do not see a conflict to be devoted to the church, my work, and being a woman. I am true to my church as I believe they people from the church bring valuable pearls of wisdom to humanity. And if one wants to change a faulty system, what better way to do so than from within? History proved, minorities are the ones who bring in innovation and possibilities.

RP: La mia identità cattolica si traduce in un dovere di esplorare il dialogo interreligioso. Non vedo un conflitto tra l'essere devota alla chiesa, al mio lavoro e l'essere una donna. Sono fedele alla mia chiesa perché credo che le persone di chiesa portino preziose perle di saggezza all'umanità. E se si vuole cambiare un sistema difettoso, quale modo migliore per farlo se non dall'interno? La storia ha dimostrato, sono le minoranze che portano innovazione e possibilità.

GV: In che modo la misoginia dei diversi credi religiosi influisce sul suo lavoro?

RP: I sharpen my rhetoric against it. As a woman, you need to take responsibility for yourself as my mother and sister taught me from a young age onwards. The world is not a utopia, and when you do feel fear, you need to act accordingly.

RP: Ho affilato la mia retorica contro di essa. Come donna, devi assumerti la responsabilità di te stessa come mia madre e mia sorella mi hanno insegnato sin dalla giovane età. Il mondo non è un'utopia e quando provi paura devi agire di conseguenza.

GV: Ha mai vissuto una situazione minacciosa nel corso della sua carriera che le ha fatto dubitare del suo percorso? 

RP: When situations occur, I speak up about it. My age does keep me safer in this environment. However, I am extremely lucky violence never happened to me, but if it had happened, I think I would have continued my work as this is my vocation. At least, I hope I would make that choice.

RP: Quando si verificano delle situazioni, ne parlo. La mia età mi mantiene più al sicuro in questo ambiente. Tuttavia, sono estremamente fortunata che la violenza non mi sia mai capitata, ma se mi fosse successo, penso che avrei continuato il mio lavoro perché questa è la mia vocazione. Almeno, spero che farei quella scelta.

GV: Se potesse dare un consiglio ad altre ricercatrici, quale sarebbe?  

RP:  An academic career is like climbing a mountain. Never do it alone and have a safety net if you do fall. Especially as a woman. In Austria, it is still hard for a woman to enter the field of academic research.

RP: Una carriera accademica è come scalare una montagna. Non farlo mai da sola e procurati una rete di sicurezza se cadi. Soprattutto come donna. In Austria è ancora difficile per una donna entrare nel campo della ricerca accademica.

GV: E per le donne di colore? 

RP: There is much denial in society when it comes to racism, and dialogue about it includes layers of talking around it till the point is softly conveyed. After the defeat of the Nazis, the German word for race, ‘Rasse’, was abolished from the language. With that, it seemed even the phenomena of racism as being an actual thing disappeared, including addressing the harsh reality we still live in today.

RP: C'è molta negazione nella società quando si tratta di razzismo, e il dialogo a riguardo include strati di discussione intorno fino a quando il punto non viene comunicato delicatamente. Dopo la sconfitta dei nazisti, la parola tedesca per razza, “Rasse”, fu abolita dalla lingua. Con ciò, persino il fenomeno del razzismo sembrava essere scomparso, incluso l'affronto della difficile realtà in cui ancora viviamo oggi.

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