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È una giornalista la prima indiziata per l'attacco malavitoso che nel 2019 causò dozzine di feriti a Hong Kong

22 aprile 2012, la produttrice di documentari Bao Choy presso il palazzo di giustizia di West Kowloon dove è stata dichiarata colpevole di “falsa dichiarazione” per ottenere delle informazioni durante un'indagine. Foto: Candice Chau/HKFP. Utilizzata previo consenso.

La corte di Hong Kong ha dichiarato Bao Choy, ex giornalista dell'emittente pubblica Radio Television Hong Kong (RTHK), colpevole [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] di aver violato l'Ordinanza sulla circolazione stradale. La giornalista è stata accusata di “falsa dichiarazione” per ottenere informazioni su due numeri di targa durante le sue indagini. Il 22 aprile, Choy è stata condannata a pagare una multa di 6.000 dollari di Hong Kong (circa 773 dollari americani).

Il verdetto della Bao si ricollega al reportage da lei girato nel mese di luglio 2019 sull'incidente alla metropolitana di Yuen Long. In quell'occasione alcuni malavitosi armati di mazze di legno hanno violentemente attaccato i passeggeri della metropolitana, tra i quali vi erano i partecipanti di una manifestazione tenutasi in centro città contro l'estradizione. Come risultato del reportage, la RTHK ha mandato in onda un documentario molto acclamato sull'attacco.

La Choy è stata multata per aver indagato su due numeri di targa e dovrà pagare una multa di 6.000 dollari di Hong Kong. In realtà poteva rischiare sei mesi di carcere.

Con il supporto del suo team, Choy ha ispezionato i video della sorveglianza dell'area per individuare le due macchine su cui erano presenti gli aggressori della stazione metropolitana. Dopo aver identificato le targhe dei due veicoli, i reporter hanno utilizzato il sito del Dipartimento dei Trasporti di Hong Kong per identificarne i proprietari.

Il sito richiede agli utenti di specificare il motivo della loro indagine selezionando tra le opzioni: “verifiche legali”, “acquisto di un veicolo” o “verifica sui trasporti o sul traffico”. Dato che il sistema non offriva l'opzione “indagine giornalistica”, la Bao ha selezionato l'ultima. Ottenere informazioni sui veicoli in questo modo è una prassi piuttosto comune tra i giornalisti di Hong Kong.

Ignorando l'interesse pubblico dell'indagine, il giudice ha dichiarato la Choy colpevole di “falsa dichiarazione”, sottolineando come fosse in realtà a conoscenza che quelle ricerche sarebbero state utilizzate per l'indagine giornalistica e non per “altri motivi”.

Il caso ha messo in luce come le autorità di Hong Kong utilizzino le leggi esistenti per perseguire le stampa. Per alcuni giornalisti [zh], l'interpretazione della legga da parte del magistrato ha reso chiaro come il database sia di libero accesso per chi acquista un'auto, chi è vittima di un incidente o chi ha necessità di informarsi su questioni inerenti la circolazione stradale, ma non per i reporter.

Il giornalista del quotidiano Apple Daily, Alex Lam, ha evidenziato con ironia come la Choy sia stata la prima condannata per l'indicente a Yuen Long:

Dopo il terrore diffuso a Yuen Long quella notte, @Baochoy, la giornalista che ha cercato instancabilmente la verità dietro questa vicenda, è stata la prima persona condannata per un crimine collegato al #721YuenLongAttack. C'è da riflettere.

Di seguito la reazione di Bao Choy al verdetto:

@Baochoy ha definito il verdetto di oggi come un evento sconvolgente e disarmante. Questa condanna non penalizza soltanto lei, ha affermato, ma anche tutto il settore giornalistico e tutti i reporter di HK. Si è dichiarata contraria al verdetto del giudice.

L'unione dei Corrispondenti esteri di Hong Kong ha definito quest'azione legale un “pericoloso precedente”:

L'azione del governo contro la Choy ha creato un pericoloso precedente. Ha aperto la strada ad ulteriori azioni legali contro i giornalisti per le loro indagini.

L'ultimo World Press Freedom Index pubblicato da Reporters without Borders, ha collocato Hong Kong alla posizione numero 80 su un totale di 180 paesi. Inoltre la International Press Freedom Watchdog ha messo in luce come la legge sulla sicurezza nazionale abbia permesso al governo di Pechino un intervento diretto per punire i “crimini contro lo stato”, un evento particolarmente pericoloso per i giornalisti.

Il governo di Hong Kong, tuttavia, si è allontanato da questo criticismo:

We are appalled by remarks made by Reporters Without Borders that seemed to suggest that people with a particular profession should be immune to legal sanctions… Criminals who break the law must face justice. Arrest and prosecution actions were based on facts and evidence and strictly according to the laws in force, regardless of the profession or stance of the suspects.

Siamo sconvolti dagli interventi di Reporters Without Borders che sembrano suggerire come alcune professioni siano immuni alle sanzioni legali… I criminali dovrebbero pagare per le loro azioni. Gli arresti e i processi si basano su fatti, evidenze e sulle leggi in vigore, indipendentemente dalla professione o dalla posizione sociale dei sospettati.

Bao Choy ha giurato di “non mollare” la sua carriera giornalistica:

@Baochoy: “Nonostante io abbia perso il mio lavoro alla RTHK, proverò con tutta me stessa a far emergere il mio potenziale collaborando con altre emittenti. Non rinuncerò al mio lavoro di giornalista. Indagare sull'attacco a Yuen Long per il programma HK Connection è stato per me un onore e fonte di orgoglio.

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