In Turchia, i video su Youtube di un capomafia fanno concorrenza a Netflix

Screenshot di un video sul canale YouTube del capomafia turco Sedat Peker.

Con una camicia bianca e seduto a una scrivania dove tutto, inclusi un rosario e un libro (diverso da video in video), sembra essere selezionato e posto con attenzione, un boss mafioso inizia distrattamente a rivelare informazioni circa dei collegamenti tra il governo turco e la criminalità organizzata. Ma non fraintendete: è quanto successo veramente, non una serie Netflix, nonostante le milioni di visualizzazioni dovute a una filza di video pubblicati su YouTube a inizio maggio stiano facendo concorrenza proprio agli show di Netflix [tr]:

Divertente manifesto Netflix su Sedat Peker pubblicato sui social media.

Giuro, Netflix non ha mai mandato in onda una serie tanto entusiasmante quanto questa. L'episodio 5 di Sedat Peker è online.

Il protagonista dei video, Sedat Peker, ha iniziato a pubblicarli [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] su YouTube il 2 maggio. Da allora ha spiattellato “accuse di stupro, traffico di droga e morti sospette contro gli ufficiali vicini al Sig. Erdogan.” Finora sono stati presi di mira il Ministro degli Interni attuale, Süleyman Soylu, l'ex Direttore della Sicurezza e adesso politico Mehmet Agar, e l'ex Ministro delle Finanze, cognato del Presidente Erdogan, Berat Albayrak. Ma la domanda principale posta da Peker è perché il governo del paese e i suoi pezzi grossi lo abbiano abbandonato e tradito.

Peker, 49 anni, è stato dichiarato colpevole di crimanilità organizzata due volte, ed è materia di un codice rosso dell'Interpol. Nel suo quarto video, Peker afferma di aver speso 16 1/2 anni in totale dietro le sbarre.

Secondo quanto riferito vivrebbe a Dubai adesso, dopo aver lasciato la Turchia nel 2020 e dopo un breve periodo sui Balcani. È diventato popolare nel 2016, dopo aver minacciato che avrebbe “fatto il bagno nel sangue” di quegli accademici che avessero firmato una petizione che denunciava le operazioni militari contro i Curdi a sudest della Turchia. Peker fu assolto allora, così come in altre due occasioni: la prima, dopo il tentativo di un colpo di stato fallito quello stesso anno, quando aveva minacciato di impiccare i golpisti nelle loro celle; la seconda, dopo aver minacciato il giornalista Fatih Altaylı.

Per quel che vale, nulla di ciò che Peker ha detto finora nei suoi video è una novità, ma non ci sono dubbi che la reiterazione del boss circa gli oscuri collegamenti tra gli alti dirigenti del partito e la mafia stia danneggiando il Partito della Giustizia e dello Sviluppo al potere. Più che altro, le storie di Peker sono indirizzate a personalità importanti che sono sembrate immuni alle minacce, ha scritto la giornalista Pinar Tremblay nel suo recente articolo per Al-Monitor, aggiungendo che le “sue parole [di Peker] in quanto infiltrato portano un gran valore intanto che la trasparenza delle attività del governo sta significativamente diminuendo.”

Il video pubblicato il 20 maggio ha aumentato la crescente delusione circa l'amministrazione di Erdogan, che sostiene che i giornalisti a favore del governo abbiano agito da mediatori tra Peker e il Ministro dell'Interno Süleyman Soylu.

Fino ad ora, le accuse di Peker contro parecchi funzionari sono state cestinate dagli interessati, e non è stato avviato nessun procedimento giudiziario finché Peker non ha preso di mira il Ministro dell'Interno, Süleyman Soylu, che ha presentato una denuncia penale contro capomafia il 17 maggio dovuta a una serie di accuse recenti. In un episodio contro Soylu, Peker ha affermato che il ministro avrebbe approvato dal 2015 la scorta a lui assegnatagli  e che l'avrebbe aiutato nell'evitare dei processi dopo aver avviato un'investigazione sulle attività mafiose del boss.

Incredibilmente, la risposta generale del partito al potere circa le accuse in corso è stata tiepida e in qualche modo sfuggente, ha scritto il giornalista Zülfikar Doğan; il che è in contrasto al modo in cui il governo ha risposto alle critiche in passato. Invece, questa volta è stata incolpata l'opposizione, della quale il portavoce presidenziale İbrahim Kalın è stato accusato il 13 maggio di giocare piccoli giochi circa le rivendicazioni di un boss della criminalità organizzata [tr]:

Che brutto segno dell'opposizione, impegnata nelle diffamazioni, quello di cercare aiuto dagli inganni di un mafioso e quello di fare piccoli calcoli politici sulle spalle del nostro Ministro dell'Interno. Spero si vergognino per quello che hanno fatto.

Nell'intervenire durante un incontro del governo il 18 maggio dopo settimane di silenzio, il Presidente Erdogan ha finalmente parlato delle accuse di Peker, promettendo di “evitare questo sporco copione.” Nell'imminente urgenza di una crisi economica durante gli sforzi del governo di sconfiggere la COVID-19, tale promessa potrebbe essere insufficiente di fronte a un problema più grande per il Partito di Giustizia e Sviluppo: essere di nuovo al centro di  un altro scandalo, per di più uno per il quale evitare potrebbe semplicemente non essere abbastanza.

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