
Folla anti-LGBTQ+ a Karaganda, 29 luglio 2021. Screenshot preso dal canale di YouTube della Polizia kazaka.
Fare attivismo femminista e LGBTQ+ in Kazakistan non è un compito facile. Coloro che combattono per i propri diritti sono messi costantemente sotto pressione sia dal governo, che spesso non è in grado di proteggerli, sia dai gruppi nazionalisti conservatori, che si stanno diffondendo sempre di più online e offline.
Nel corso dei loro viaggi per il Kazakistan, Zhanar Sekerbayeva e Gulzada Serzhan, due portavoci di Feminita [kk], fondato nel 2015, hanno trovato resistenza in ogni tappa. Feminita è un gruppo di attivisti LGBTQ+ che ha tentato ripetutamente di registrarsi come ONG, ma la cui domanda è stata più volte rifiutata.
Nel maggio del 2021, Sekerbayeva e Serzhan hanno raggiunto la città meridionale di Shymkent [ru] al fine di organizzare un incontro per discutere i diritti queer. Nonostante avessero già definito le logistiche, il proprietario dell'hotel in cui la conferenza avrebbe dovuto avere luogo, non ha consentito [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] l'ingresso agli attivisti. Mentre essi scoraggiati lasciavano l'hotel, per spostare l'assemblea in un bar nelle vicinanze, un gruppo di nazionalisti conservatori li ha attaccati [ru].
Dopo la colluttazione, la polizia ha arrestato Sekerbayeva e Serzhan “per la loro sicurezza” e con un minivan li ha riportati il giorno successivo ad Almaty, città in cui risiedono.
Il 28 luglio una simile folla inferocita ha accolto Sekerbayeva, Serzhan e altri attivisti durante la visita a Karaganda [ru], città industriale nel centro del Kazakistan. La polizia ha transennato il luogo e ha portato gli attivisti alla stazione di polizia dove sono stati identificati. Nessuno degli attivisti contrari ai manifestanti LGBTQ+ è stato interrogato dalla polizia.
Una volta calmatasi la situazione, le autorità hanno mandato [ru] Sekerbayeva e Serzhan ad Almaty in treno.
Sia gli attivisti che i gruppi anti-LGBTQ+ sembrano essere inarrestabili. L'8 agosto, nella città nordorientale di Aktobe, più di 100 persone si sono riunite per protestare contro un altro piccolo evento che Sekerbayeva e Serzhan stavano organizzando per il 13 dello stesso mese.
Significativo il fatto che, mentre in Kazakistan la polizia è solita disperdere ogni tipo di raduno che non sia stato autorizzato dall'amministrazione comunale, a Karaganda e ad Aktobe le autorità hanno assistito alle manifestazioni senza intraprendere alcuna azione per disperdere la folla.
Nella stessa giornata, si è verificato un altro episodio anti-LGBTQ+ da parte di membri del parlamento e dell'imprenditore Kairat Kudaibergen, i quali hanno lanciato una campagna per boicottare Qańtar, un'illustratrice di Aktobe. Kudaibergen ha ripostato uno dei disegni di Qańtar, che illustrava individui dello stesso sesso che si baciavano con indosso i tradizionali abiti Kazaki. Il messaggio di Kudaibergen però era di odio, non di supporto.

Screenshot di un post cancellato da Instagram di Kairat Kudaibergen, pubblicato l'8 agosto 2021. Inviato da Qańtar e utilizzato in questo articolo dietro autorizzazione.
Қазақтың ар-намысы мен салт-дәстүрін таптатпайық! STOP
Non permettiamo loro di calpestare l'onore e le tradizioni dei Kazaki! STOP
Qańtar ha reso nota la questione e ha chiesto ai suoi sostenitori di segnalare l'atto di bullismo, commesso dallo stesso uomo che ha accolto positivamente un'azione anti-LBGTQ+ riguardante il popolare Pop-It toy [it]. Si tratta di un diffuso giocattolo con i colori dell'arcobaleno, bruciato dal blogger Kazako, poiché secondo lui simboleggiava la “propaganda gay”.
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— Qańtar ? (@obobro300) August 8, 2021
Contattata da Global Voices, Qańtar ha espresso la sua frustrazione e la sua delusione per l'attacco diretto da parte di Kudaibergen e per i messaggi di odio che sono derivati dal suo post divenuto virale.
There has always been homophobia. Now we are talking more about our rights and the homophobic masses don't like this. They want to return the time when we were completely silent and invisible.
L'omofobia c'è sempre stata. Adesso stiamo parlando di più dei nostri diritti e le masse omofobe non apprezzano. Vogliono tornare al tempo in cui rimanevamo completamente in silenzio ed eravamo invisibili.
Quando le abbiamo fatto domande sulla sua opera d'arte, che aveva già circolato in passato, Qańtar ha affermato che “era solo uno schizzo, non era nemmeno arte vera e propria”, sottolineando come qualsiasi pretesto venga utilizzato per attaccare la comunità LGBTQ+.
Mentre le aggressioni si moltiplicano sia sui social media che per le strade, le attiviste femministe sono riuscite a far nascere l'idea che la lotta per i pari diritti possa anche creare supporto. I messaggi di solidarietà che Qańtar, Sekerbayeva e Serzhan hanno ricevuto sono un segno del fatto che la questione femminista stia prendendo piede in Kazakistan.






