Per la seconda volta in sei mesi, il 16 luglio 2021, a Rubižne [ru, come i link seguenti], una città nella regione del Luhansk, è stata bruciata l'auto di un attivista. Il 15 luglio, a Dnipropetrovsk, due soggetti non identificati hanno aggredito un difensore locale dei diritti umani. Il 18 giugno, la macchina della figlia di un attivista di Odessa è stata carbonizzata. Il 22 giugno, un evento simile è capitato ad un attivista ambientale a Kiev.
Questi sono solo alcuni degli attacchi subìti dalla comunità di attivisti negli ultimi due mesi. Dal 2019, l'Ucraina ha assistito ad un brusco aumento degli episodi di aggressioni nei confronti di chi lotta contro la corruzione, l'edilizia abusiva e le violazioni dei diritti umani. Secondo uno studio recente condotto dal Zmina Human Rights Center, questi dati sono ancora in aumento nel 2021. Zaborona si è rivolto a vari attivisti che hanno subìto aggressioni per capire perché questi reati non faranno che aumentare.
“I nostri strumenti: un computer e una stampante”
Intorno alle 3 di mattina del 22 giugno, una macchina veniva divorata dalle fiamme vicino ad un condominio nel quartiere Nova Darnytsia di Kijev. Dopo aver gettato un liquido sulla macchina, due soggetti non identificati sono scappati. Le fiamme si sono estese prima sulle auto circostanti e poi su quelle parcheggiate fuori dal cortile. La prima macchina a bruciare è stata quella dell'attivista ambientale di Kijev Oleksandr Silchenko, noto anche come Oleksiy Kot (“gatto” in ucraino). Dal 2016, Kot lotta contro l'edilizia abusiva nei parchi di Darnytsia.
“Era notte fonda e i nostri vicini ci hanno chiamato dicendomi ‘Sasha, la tua macchina è in fiamme!’ Sono in balcone e sta bruciando”, racconta Silchenko ricordando quella notte. “Abbiamo chiamato i pompieri e la polizia. Ma ormai era già tutto bruciato”. Nessun sospettato è stato identificato, afferma.
Secondo Silchenko, l'incendio doloso è legato al suo attivismo. Il suo lavoro in collaborazione con l'organizzazione comunitaria dei “Parchi di Darnytsia” “ha infastidito molte persone”, sostiene. Poco dopo l'incendio, ha ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto. Come ricorda Silchenko, la telefonata è cominciata con le parole “Devi capire che, se continui a ficcare il naso nei fatti degli altri, avrai dei problemi”. La polizia non ha ancora identificato il colpevole.
“Pensavano di spaventarmi, ma mi hanno solo provocato. Se si sono spinti fino a questo, significa che siamo considerati soltanto un gregge privo di diritto ad esprimere la propria opinione, e questo non mi sta bene”, afferma Silchenko. Residente a Kijev e cresciuto nel quartiere di Darnytsia, Silchenko ha visto il suo quartiere cambiare nel corso degli anni: l'aumento di condomini, la perdita di aree verdi e la formazione di un “vero e proprio ghetto”.
Nel 2016, Silchenko era lontano dall'attivismo: comprava, riparava e rivendeva auto danneggiate. Ma cinque anni fa, ha perso la pazienza. Quell'anno, nel quartiere di Poznyaki, non lontano da Darnytsia, una società chiamata Zhitloinvestbud-UKB ha iniziato a costruire un edificio di 27 piani con 1.300 appartamenti vicino al laghetto di Kachyne. I residenti locali si sono infuriati e un gruppo di volontari ha protestato via social.
“Siamo stati chiamati attraverso Facebook. Mi sono recato sul posto e mi sono fermato [nell'attivismo] per molto tempo”, racconta Silchenko. Durante le proteste del 2016, nonostante Silchenko e altri protestanti abbiano avuto problemi con i titushki (deliquenti di strada impiegati per disperdere o intimidire i dimostranti), sono riusciti a preservare il lago, almeno per ora.
In seguito, l'attenzione di Silchenko si è spostata sul Park of Partisan Glory, anch'esso a Darnytsia, e su una zona naturale protetta. Insieme ad altri, ha scritto alle autorità locali per convincerle a rimuovere dal centro del parco le altalene a pagamento circondate da recinzioni. Sono inoltre riusciti a fare togliere più di 30 chioschi che bloccavano i percorsi pedonali. Attualmente, stanno cercando di far rimuovere un ristorante “autoautorizzato” costruito nel parco. Silchenko si è a sua volta rivolto al servizio di ispezione ecologica, all'amministrazione comunale di Kiev e alla polizia. Alla fine, afferma, il 14 aprile hanno deciso di demolire il ristorante ma, per ragioni sconosciute, continua ad essere operativo.
Quest'anno, assieme ad altri, Silchenko ha registrato Parks of Darnytsia come organizzazione comunitaria per facilitare la lotta all'edilizia illegale. Ha affermato che, in precedenza, quando lavoravano solamente come cittadini privati, venivano “considerati come idioti locali che non sapevano cosa volevano”. Adesso è “più facile arrivare ai consigli comunali e a quelli regionali”, ed avere un'influenza vera e propria sulle decisioni.
“Non prendiamo parte a proteste in cui le persone vanno in giro con cartelloni e urlano indistintamente. I nostri strumenti sono un computer, una stampante e visite a commissioni ufficiali e riunioni”, spiega l'attivista ecologico. “Stiamo tentando di costruire un governo basato sulla legge e di chiedere giustizia, dunque adottiamo comportamenti legali e leciti”.
Nonostante voglia continuare a lottare, Silchenko ammette di non sentirsi sicuro in Ucraina in quanto attivista e non esclude di poter ritornare a subire attacchi. Infatti, se in precedenza le minacce si limitavano a “innocue accuse su Facebook da parte di ragazzini”, oggi sono arrivate ad essere pericolose.
“Ma continuerò a fare quello che sto facendo”, insiste Silchenko. “Se no che senso avrebbe vivere in questo Paese?”
Zone pericolose
Nel 2019, i gruppi per i diritti umani hanno contato 83 casi di violenze nei confronti di attivisti civili. Secondo lo Zmina Human Rights Center, questo dato è aumentato fino ad arrivare a 101 nel 2020. Secondo l'Association of Ukrainian Human Rights Monitors on Law Enforcement, nell'esercizio conclusosi nel giugno 2021 si contano 107 casi di violenza e pressione nei confronti di funzionari civili. L'anti-corruzione, l'ambientalismo e i diritti LGBT restano le sfere più pericolose dell'attivismo. Le zone più pericolose, dove gli attacchi avvengono più spesso, sono le regioni di Kijev, Odessa e Charkiv.
Ad esempio, Sphere, l'organizzazione femminista-lesbica basata a Charkiv, ha subìto 28 attacchi dal 2017: come riferisce Kateryna Mitieva, una delle portavoci di Amnesty International Ucraina, sono state rotte finestre e lanciati fegati di animali contro l'edificio nel quale si riuniscono. La polizia ha aperto solo tre indagini penali sugli attacchi, ma neanche quelle sono oggetto di indagini.
Negli ultimi otto anni, grazie alla sicurezza fornita dalla polizia e dalle autorità, in Ucraina è diventato sempre più facile tenere una protesta civica. Ma, come spiega Mitieva, questi sviluppi positivi non comprendono la difesa dei diritti degli attivisti. Questo è dovuto principalmente alla mancanza di norme legali adeguate (ad esempio, non ci sono leggi per affrontare gli attacchi di odio nei confronti degli attivisti LGBT), afferma, sottolineando che le forze dell'ordine presentano una “mancanza di autonomia” dalle classi dirigenti più influenti.
“I casi relativi a aggressioni o danni materiali sono indagati meglio, anche se non è sempre così. Gli attivisti che operano per l'anti-corruzione o gli ambientalisti intaccano gli interessi delle grandi imprese e di politici influenti. Parliamo di importanti somme di denaro, ed è per questo che è molto pericoloso”.
“Ho cominciato a scavare più a fondo quando sono iniziate le minacce”
Leonid Kolesnichenko combatte contro l'estrazione illegale di sabbia e lo smaltimento dei rifiuti a Odessa dal 2011. Oltre ad essere un ex-soldato, è un politico in pensione. Kolesnichenko afferma di essersi accorto della presenza dei problemi già dieci anni fa, quando la sabbia iniziò a sparire a tonnellate dalle miniere di Odessa durante i passaggi regolari dei camion della spazzatura.
“Odessa aveva molti campi di filtrazione” dove le acque reflue venivano purificate per l'irrigazione, afferma Kolesnichenko. “Ma negli anni Settanta, a causa di questi campi, ci fu un'epidemia di colera. Odessa venne chiusa per due mesi e ai residenti venne vietato di attingere a quelle acque. Attualmente, lì si trova una miniera di sabbia e vari laghetti”.
L'attivista dice di aver visto in prima persona come i camion prelevassero sabbia dalla miniera giorno e notte quasi tutti i giorni. La sabbia viene usata per la costruzione di condomini a più piani, di asili e di parchi giochi. Kolesnichenko sospetta che l'impresa edile Budova di Odessa sia coinvolta, assieme a Odesa Mayor Gennadiy Trukhanov.
Secondo Kolesnichenko, il profitto dell'impresa mineraria illegale si aggira intorno ai 37.ooo dollari al giorno. Inoltre, è preoccupato per l'impatto ambientale: essendo la miniera vicina ad una discarica, piena di rifiuti casalinghi e medici e di carcasse, la sabbia è intrisa di prodotti chimici.
“Abbiamo mandato la sabbia in laboratorio e ci è stato riferito che conteneva l'intera tavola periodica”, ricorda l'attivista.
Kolesnichenko, insieme alla giornalista di Odessa Elena Kravchenko, all'attivista Oleh Mikhailik e ad altri, presenta regolarmente lamentele alle autorità regionali e nazionali, dalle quali ricevono solo silenzio.
Kolesnichenko ha raccontato di aver chiamato la polizia 20 volte in un mese, ma i suoi tentativi non l'hanno portato da nessuna parte: nonostante il caso sia stato riqualificato come “violazione delle regole con il fine di proteggere o sfruttare il sottosuolo”, negli ultimi tre anni non è stato trovato neanche un sospettato.
La perseveranza di Kolesnichenko gli è quasi costata la vita: nel 2019, hanno cercato di sparargli sui campi di filtrazione e, sempre nello stesso anno, gli è stata lanciata addosso una granata. Fortunatamente, in quel caso, è riuscito a trovare riparo dietro un'auto. Nel 2020, un gruppo di persone infuriate per le attività di Kolesnichenko, si sono recate a casa sua e gli hanno bruciato l'auto. La polizia aprì un'indagine, ma non riuscì a trovare nessun sospettato. Il 18 giugno di quest'anno, l'auto di sua figlia è stata incendiata nel suo garage. Anche in questo caso, le indagini non hanno portato a niente di concreto.
“Ho iniziato a scavare più a fondo quando sono iniziate le minacce”, spiega Kolesnichenko. “Ho superato la fase della mia vita nella quale ero spaventato. Ma ho una figlia e una nipote, e voglio che vivano in un Paese dove la legge funziona”.
Consapevolezza e pressione civile
Secondo la portavoce di Amnesty International Mitieva, a differenza della Russia e della Bielorussia, dove è quasi impossibile esercitare i propri diritti come persone anche durante le proteste, in Ucraina è perlomeno presente una base democratica per l'attivismo. Ma le restrizioni per la pandemia insieme alla corruzione e alla mancanza di informazioni giuridiche, rendono difficile la rivendicazione dei diritti.
Lyudmyla Yankina, leader dell'organizzazione per la difesa degli attivisti e per la difesa dei diritti umani Zmina Human Rights Center, crede che la società civile ucraina sia la chiave per esercitare pressione sulle forze dell'ordine così che indaghino realmente i crimini e trovino i reali colpevoli per fargli rendere conto che i loro attacchi hanno effettivamente delle conseguenze.
Agli attivisti, Mitieva consiglia di andare a fondo e, in caso le forze dell'ordine e i tribunali si rifiutino di prenderle in considerazione, di portare avanti le loro cause fino ad arrivare alla Corte Europea dei diritti umani. Se la reputazione di un Paese è a rischio, le autorità superiori devono iniziare a prestare attenzione.
Hanna Belovolchenko è una giornalista di Zaborona, un sito ucraino di notizie indipendente sul quale è apparso per la prima volta questo articolo. Questa versione dell'articolo è stato ripubblicato da Transitions Online. L'articolo è stato accorciato e leggermente modificato per adattarsi allo stile di Global Voices. Ripubblicato su autorizzazione.








