chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Il pittore yemenita Hakim Al-Akel: “La guerra si è imposta, ma l'arte sopravvivrà”

Acrilici su tela. Utilizzato con il permesso dell'artista.

Dopo sei anni di conflitto armato lo Yemen è diventato il luogo con la peggiore crisi umanitaria del pianeta[en, come tutti i link sucessivi, salvo diversa indicazione]. La guerra civile e la campagna militare sotto il comando dell'Arabia Saudita, con il sostegno della Gran Bretagna e degli USA, hanno obbligato più di quattro milioni di persone ad abbandonare le loro case, e più di 20 milioni di yemeniti hanno estremamente bisogno di aiuto umanitario. Gli organi centrali del potere sono stati fatti saltare in aria e il Paese è fortemente frammentato.

Ciononostante, per gli artisti yemeniti il mondo si manifesta ancora in tutta la sua bellezza. Il rinomato pittore Hakim Al-Akel, che vive con la famiglia nella città di Sana'a, attingendo ai ricordi della sua infanzia dipinge scene luminose della vita quotidiana in Yemen prima della guerra in corso.

Il 56enne Al-Akel è uno dei fondatori della prima associazione di belle arti in Yemen, istituita nel 1986. Oggi l'artista è considerato una delle figure più importanti nell'ambiente yemenita di belle arti. I suoi quadri sono stati esposti in più di 80 Paesi e vengono venduti in tutto il mondo, anche alla casa d'aste Sotheby's. Oltre ad aver avuto successo in campo artistico, ha ricoperto una serie di incarichi ufficiali, tra cui anche l'impiego di consigliere del Ministro della Cultura dello Yemen.

Nei quadri di Al-Akel sono rappresentati in tinte luminose semplici scene della vita quotidiana cittadina, paesaggi rurali e donne. Spesso il pittore rappresenta scene molto familiari e, in apparenza, prosaiche di vita quotidiana in spazi pubblici e privati visti dall'alto. Non dà titoli alle sue opere, e le persone da lui rappresentate alzano raramente lo sguardo verso di lui.

Clara Guest ha contattato Al-Akel per posta e ha parlato con lui della sua infanzia trascorsa nella città di Ta'izz, dello studio a Mosca e dei lavori dedicati alla guerra e alla pace.

Clara Guest: Mi parli di Lei. Come ha trascorso la Sua infanzia a Ta'izz?

Hakim Al-Akel: I first became aware of the world in the green meadows, running, climbing trees and playing games with my friends. The games changed by season and when the fruits ripened, we infiltrated the orchards and stole them despite the dangers of being caught by the guards… As for school, I hated it to the extent that I was always met with some sort of punishment. Instead of paying attention and concentrating, I was obsessed with drawing in school notebooks. I enrolled to study with Hashem Ali and from that moment the real change that occurred in my life began. 

Hakim Al-Akel: Innanzitutto, sono diventato consapevole del mondo per la prima volta nei prati verdi, correndo, arrampicandomi sugli alberi e giocando con i miei amici. I giochi cambiavano a seconda della stagione, e quando i frutti maturavano noi ci infiltravamo nei frutteti e rubavamo la frutta nonostante il pericolo di essere scoperti dalle guardie… Per quanto riguarda la scuola, la odiavo al punto che mi mettevano sempre in punizione. Invece di stare attento e concentrarmi, disegnavo come un ossesso nei quaderni di scuola. Sono andato a studiare con Hashem Ali e dal quel momento è cominciato il vero cambiamento della mia vita.

Senza titolo. Usato con il permesso dell'artista.

CG: Com'è stato studiare presso l'artista-innovatore Hashem Ali?

HA: My acquaintance with Hashem Ali had a great impact that changed the course of my life. Under him, I read books of philosophy, myths and the history of art. I developed a clearer idea about art, and the constant conversation with Hashem gave me great confidence in defining my goals. Myself and the other students exhibited our paintings in exhibitions held annually by the teacher Hashem, so it changed the course of my life.

HA: La mia conoscenza con Hashem Ali ha avuto un grande impatto che ha cambiato il corso della mia vita. Sotto di lui, ho letto libri di filosofia, di miti e di storia dell'arte. Ho sviluppato un'idea più chiara sull'arte, e la conversazione costante con Hashem mi ha dato grande sicurezza nella definizione dei miei obiettivi. Io e gli altri studenti esibivamo i nostri dipinti in esposizioni tenute annualmente dal maestro Hashem, e questo ha cambiato il corso della mia vita.

CG: Dopo la scuola Lei ha fatto parte per un po’ di tempo del servizio militare.

HA: Straight after high school, I entered the world of compulsory conscription in the army. This is a mythical world, another world of crushing humiliation and backwardness… It is necessary to turn into a real monster because those around you are a group of humans wearing masks of monsters.

HА: Subito dopo il liceo sono entrato nel mondo del reclutamento obbligatorio nell'esercito. È un mondo mitico, un altro mondo di umiliazione tremenda e di arretratezza… Bisogna trasformarsi in un vero mostro perché quelli intorno a te sono un gruppo di umani che indossano maschere da mostri.

CG: Quanto ha servito nell'esercito?

HA: The army is a compulsory service after high school and every student is required to serve for a year and then go to university. It seemed to me that I was the worst soldier and I hated the military in general. During this period, I drew paintings and participated in exhibitions, and my relationship with Hashem continued until I completed military service with difficulty and went to study art in Moscow.

HA: L'esercito è un servizio obbligatorio dopo il liceo e ad ogni studente è richiesto di servire per un anno e poi di andare all'università. Mi sembrava di essere il soldato peggiore e odiavo le forze armate in generale. Durante questo periodo, dipingevo quadri e partecipavo a mostre, e il mio rapporto con Hashem è proseguito fino a quando ho completato il servizio militare con difficoltà e sono andato a studiare arte a Mosca.

Acrilici, 100 X 140 см. Utilizzato con il permesso dell'artista.

CG: Lei è stato uno del grande gruppo di artisti yemeniti che hanno studiato arti figurative a Mosca alla fine degli anni '70. Come ha influito tutto ciò su di Lei?

HA: In Moscow, I saw all my dreams come true before my eyes and between my hands, culture, arts, theatres, galleries, museums, all the pleasures of the world. The seven years I spent in Moscow passed quickly. During this time, I lived through all the changes, got married and our child was born in Moscow. Moscow is unforgettable. I still have dreams of studying, of my friends, and of all the places with which I have had a cultural, visual, spatial and temporal relationship in that wonderful, frightening city. I studied for seven years in Surikov Institute where I gained academic knowledge and a formal artistic training. I was lucky to study drawing and painting under Russian Professor Troshev so I was able to study colour for two years before moving to the mural department that exposed me to a wide horizon of knowledge, from the Renaissance to Islamic miniatures.

HA: A Mosca ho visto tutti i miei sogni realizzarsi davanti ai miei occhi e avevo tra le mie mani cultura, arti, teatri, gallerie, musei, tutti i piaceri del mondo. I sette anni che ho passato a Mosca sono volati. In questo periodo ho vissuto di tutto, mi sono sposato e il nostro bambino è nato a Mosca. Mosca è indimenticabile. Sogno ancora lo studio, i miei amici e tutti i posti con cui ho avuto un rapporto culturale, visuale, spaziale e temporale in quella città stupenda e spaventosa. Ho studiato per sette anni all'Istituto Surikov dove ho ottenuto conoscenza accademica e una formazione artistica. Ho avuto la fortuna di studiare disegno e pittura con il professore russo Troshev, perché ho potuto studiare il colore per due anni prima di trasferirmi al dipartimento di pittura a fresco che mi ha esposto a un largo orizzonte di conoscenze, dal Rinascimento alle miniature islamiche.

CG: Oggi Lei ha uno stile artistico molto originale. Spesso le scene di vita quotidiana yemenita e i riti negli spazi pubblici e privati sono mostrati dall'alto. Come descriverebbe il Suo processo creativo?

HA: All my experiences depend on the reference of the place and the specificity of the Yemeni environment, including the uniqueness and privacy it bears…. In my experience, I rely a great deal on memories of scenes, and visions that have been etched in my mind from childhood until now. I try to employ the memories in my paintings and everything is fused together—time and place, reality and imagination. 

HA: Tutte i miei esperimento dipendono dal riferimento del posto e dalla specificità dell'ambiente yemenita, inclusi la sua unicità e la sua solitudine… Nella mia esperienza, faccio grande affidamento sui ricordi di scene e visioni che si sono incise nella mia mente dall'infanzia fino ad ora. Cerco di impiegare i ricordi nei miei dipinti e tutto si fonde insieme – tempo e spazio, realtà ed immaginazione.

CG: Lei e i Suoi colleghi artisti avete creato la prima associazione di arti plastiche in Yemen. Come si è sviluppata la scena artistica?

HA: In 1996, we founded the Syndicate of Plastic Artists and we were self-appointed to manage the association. We published the first newspaper that specialised in the plastic arts, known in Arabic as Tashkeel. I was later appointed a consultant for plastic arts and art houses within the Ministry of Culture. But all this ended because of the war. There is no longer any government support and there are no salaries for employees. Everything is completely cut off. Talking about the past has become a forgotten thing.

HA: Nel 1996 abbiamo fondato l'Associazione di Arti Plastiche e ci siamo presi l'impegno di dirigere l'associazione. Abbiamo pubblicato il primo giornale specializzato in arti plastiche, conosciuto in arabo come “Tashkeel”. Più avanti sono stato nominato consigliere per le arti plastiche e per le case d'arte all'interno del Ministero della Cultura. Ma tutto questo è finito a causa della guerra. Non c'è più alcun sostegno del governo e non ci sono stipendi per gli impiegati. Tutto è stato completamente dimenticato. Parlare del passato è una cosa dimenticata.

Senza titolo. Utilizzato con il permesso dell'artista.

CG: Nel 2016, il secondo anno del conflitto recente, Lei è tornato a Sana'a per la Sua mostra intitolata “Le Rovine e la Pace”. Non potrebbe parlarci un po’ della mostra?

HA: In 2015, the bombing began suddenly, and it created a strong and unexpected shock. Particularly as I lived next to the presidential house at the time which was bombed daily without stopping. Many of my neighbours moved to safer places. In a state of shock, I began to work on my sketches and plans for paintings that embodied this tragedy. This inspired the paintings in the exhibition “Ruins and Peace” which was inaugurated in January 2016. After this exhibition, I then exhibited in Bahrain in 2018 [Titled: A mantra for the Earth]. From that moment, I decided to focus on peace and coexistence as the primary goal for my art.

HA: Il bombardamento nel 2015 è cominciato all'improvviso, il che ha suscitato uno sconvolgimento forte e inaspettato. Per di più, allora vivevo vicino alla residenza del presidente, che veniva bombardata ogni giorno. Molti dei miei vicini si sono trasferiti in posti più sicuri. In stato di shock ho cominciato il lavoro sugli schizzi e sui progetti dei quadri che incarnavano questa tragedia. Ciò ha ispirato i quadri per la mostra “Le Rovine e la Pace”, inaugurata nel gennaio del 2016. Dopo questa mostra ne ho inaugurata ancora un'altra in Bahrein nel 2018 [con il nome “Mantra per la Terra”]. Da quel momento la pace e la coesistenza hanno occupato un posto primario nei miei quadri.

CG: Perché ha deciso di fare leva sulla questione della pace? 

HA: I have painted both war and peace but I choose to give peace more space. It is human nature to live in peace whereas wars are an exception in people’s lives. It is necessary to give war less time. War imposed itself as a sudden reality that we are living in.  And this surprise needs to go away in order to restore our lives and our stolen hopes. In the end everything will come to an end and art will remain.

HA: Ho dipinto sia la guerra che la pace, ma ho scelto di dare più spazio alla pace. Vivere in pace è nella natura umana, mentre le guerre sono un'eccezione nelle vite delle persone. Bisogna dare meno tempo alla guerra. La guerra si è imposta come una realtà improvvisa in cui stiamo vivendo. E questa sorpresa deve andarsene per poter ristabilire le nostre vite e le speranze che ci sono state rubate. Tutto finirà e l'arte sopravvivrà.

CG: Come vede la situazione attuale per gli artisti in Yemen?

HA: Life has become a thing of the past and the most dangerous part in this ongoing war is the drain of minds and creators, so that its only warriors and images of martyrs that fill the streets. This is a painful and sad thing, especially since we lost a lot in everything, and the war is still going on and nothing will return as it was.

HA: La vita è diventata una cosa del passato e la parte più pericolosa in questa continua guerra è il prosciugamento delle menti e degli autori, così che sono solo i guerrieri e le immagini di martiri a riempire le strade. È una cosa dolorosa e triste, specialmente da quando abbiamo perso molto in tutto, e la guerra continua e niente tornerà com'era.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.