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Perché è importante localizzare la tecnologia

Localization Sprint con Jaqi Aru e il gruppo di lingua amara a El Alto, Bolivia. Foto di Localization Lab

Rising Voices sta ripubblicando gli articoli di Localization Lab come parte di una collaborazione. L’articolo originale [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] può essere letto su Medium.

Da WhatsApp a Instagram, l'evoluzione tecnologica ha portato alcune innovazioni piuttosto interessanti. Tuttavia, la natura dinamica della tecnologia ha anche dato origine al fenomeno del digital divide.

In Zimbabwe e in altri paesi a basso reddito gli operatori di rete mobile e i fornitori di servizi internet privatizzati rappresentano i principali motori di accesso al web. Tuttavia, a causa degli alti costi della vita e delle enormi spese necessarie per la costruzione di infrastrutture, l'accesso a internet nello Zimbabwe è generalmente più costoso della media regionale e ciò rappresenta un ostacolo all'innovazione digitale. Nonostante le numerose pressioni fatte al governo, ottenere infrastrutture condivise volte a ridurre i costi di accesso a internet si è rivelato più difficile del previsto.

Ma davvero, anche se l'accesso a internet fosse alla portata di tutti, si potrebbe risolvere il problema del digital divide? Forse no. Forse parte della soluzione risiede nei traduttori volontari e nel loro lavoro di localizzazione della tecnologia.

Come la maggior parte di coloro che provengono da quella fetta di mondo conosciuta come il sud globale, la mia lingua madre – lo shona [it] – è considerata una lingua minoritaria e per questo motivo non viene annoverata tra le lingue da rendere disponibili online.

Se da una parte l'avvento della tecnologia ha semplificato il modo in cui le persone restano in contatto tra loro, dall'altra ciò si traduce in una forma di comunicazione prevalentemente scritta, pensiamo ad esempio alle app di messaggistica istantanea, i social media, le email, ecc. Per le persone la cui madrelingua non è l'inglese o un'altra lingua maggiormente diffusa, è necessario uno sforzo maggiore per interagire con la tecnologia e questo rappresenta una barriera per molti.

Parole come wifi, interfaccia e altri termini tecnici non hanno un corrispettivo nella mia lingua e in altre lingue minoritarie, poiché queste evolvono con maggiore difficoltà e lentezza. Quindi, se la tecnologia e internet stanno prendendo piede nei paesi in via di sviluppo, è necessario integrare le lingue e le culture locali nelle interfacce di applicazioni e siti web.

Localization Sprint con i volontari di lingua swahili. Foto di Zaituni Njovu.

A questo proposito fondamentale è il lavoro di Localization Lab, che traduce le applicazioni in lingue locali per le comunità che ne hanno bisogno. Questa community globale rappresenta un'opportunità, per i traduttori volontari come me, per fare la differenza, assicurando che in un mondo in continuo cambiamento e orientato alla tecnologia, le lingue minoritarie sopravvivano, continuino ad evolvere e non spariscano completamente. Gli eventi di traduzione annuali – i Localization Sprints – sono i mattoncini che mi hanno aiutano a costruire un nuovo modo di considerare l'accesso e la fruizione di internet da parte dei cittadini del mio paese. Gli Sprints mi hanno aiutato a capire che le sfide legate alla promozione di linguaggi e contesti locali e il tentativo di abbattere il divario digitale non sono vani.

Il lavoro svolto permette la sicurezza e l'alfabetizzazione informatica, e consente a chiunque sia coinvolto nell'attivismo digitale di lavorare per dotare le comunità locali di competenze digitali in una lingua e in un contesto a loro familiari e riconoscibili. In qualità di formatore di sicurezza informatica in Zimbabwe, quest'ultimo aspetto è particolarmente importante, poiché spesso ci ritroviamo in aule piene di persone che hanno poca o nessuna conoscenza dei concetti base di internet e delle tecniche di sicurezza digitale.

Durante ogni corso in cui ho dovuto adattare e modificare il materiale di studio alle esigenze degli studenti, si è fatta sempre più strada la consapevolezza che noi formatori abbiamo bisogno di applicazioni e informazioni nella nostra lingua madre, e questo è possibile solo se ci sono persone che traducono siti web e strumenti informatici.

Attraverso Localization Lab, conversazioni molto più grandi sullo sviluppo linguistico stanno iniziando a prendere forma e questo, nel mio paese, è l'inizio di un viaggio di 1000 miglia.

Quindi vi lascio con un pensiero personale:

The translations are a starting point. A starting point to ensure my mother tongue stays relevant, a starting point to bridge the digital divide caused by language and context, and indeed, the starting point to unlock the potential of my fellow countrymen and women. Indeed all this starts with volunteering to translate applications.

Le traduzioni sono il punto di partenza. Un punto di partenza che consente alla mia lingua madre di essere rilevante, un punto di partenza per colmare il divario digitale causato da lingua e contesto e, a dirla tutta, un punto di partenza per sbloccare il potenziale dei miei connazionali. E tutto questo inizia con i volontari che traducono le applicazioni.

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