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I manifestanti chiedono le dimissioni del primo ministro thailandese Gen Prayut

I manifestanti fanno il saluto delle tre dita durante una protesta del 19 agosto. Uno di loro reggeva un cartello che diceva “Se resti neutrale nelle situazioni di ingiustizia, hai scelto il lato dell'oppressore.” Foto di  Anna Lawattanatrakul / Prachatai

La versione originale di questo articolo [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] è stata pubblicata da Prachatai, un sito di informazione indipendente in Thailandia, ed è stata modificata e ripubblicata da Global Voices grazie ad un accordo per la condivisione dei contenuti.

Il gruppo attivista Thalufah ha organizzato manifestazioni giornaliere dal 16 al 22 agosto scorsi per protestare contro la presunta cattiva gestione della pandemia di COVID-19 da parte del governo thailandese, e per chiedere allo stesso tempo le dimissioni del primo ministro, il generale Prayut Chan-o-cha.

Le manifestazioni sono continuate per tutta la settimana, nonostante i cortei di protesta del 16 e del 17 agosto siano stati dispersi con la violenza dalla polizia per il controllo della folla. Il 18 agosto il gruppo ha organizzato una protesta presso il monumento alla Democrazia — la prima manifestazione a concludersi senza essere dispersa con la forza.

Il 19 agosto gli attivisti sono ritornati al monumento alla Democrazia per un'altra manifestazione, durante la quale hanno avvolto con un drappo nero la riproduzione di un manoscritto su foglie di palma, presente sul monumento e che rappresenta la Costituzione, per esprimere la disperazione della situazione. Hanno anche bruciato le foto di membri del gabinetto, deputati del governo e senatori come simbolo di protesta.

Il 20 agosto, Thalufah ha organizzato una carovana di protesta per visitare tre ambasciate di Bangkok e presentare petizioni che criticano il programma di vaccinazione COVID-19 e l'uso della violenza da parte delle autorità thailandesi contro i manifestanti pro-democrazia.

Dapprima il gruppo si è recato all'ambasciata svizzera per una petizione riguardante il recente uso della forza per dispendere i manifestanti pro-democrazia, che potrebbe aver violato le Convenzioni di Ginevra e altre leggi internazionali. Gli attivisti hanno chiesto alla Svizzera, in quanto membro del Comitato internazionale della Croce Rossa [it], di indagare su possibili violazioni delle Convenzioni da parte del governo del generale Prayut.

Successivamente, sono andati all'ambasciata degli Stati Uniti per presentare una petizione sulle 1,5 milioni di dosi di vaccino Pfizer COVID-19 donate alla Thailandia dal governo statunitense. Secondo alcuni rapporti il personale militare ha ricevuto il vaccino prima degli operatori sanitari, lo staff medico in prima linea non ha ricevuto abbastanza dosi mentre il personale non medico compariva sulle liste dei beneficiari del vaccino Pfizer.

Thalufah ha chiesto al governo statunitense di seguire l'assegnazione del vaccino Pfizer del governo thailandese per assicurarsi che le dosi siano distribuite equamente e per condannare la presunta corruzione legata ai vaccini.

Una rappresentante del gruppo mentre regge una copia della petizione davanti all'ambasciata della Svizzera. Foto di Anna Lawattanatrakul / Prachatai.

L'ultima tappa della carovana di protesta è stata l'ambasciata della Cina, dove il gruppo ha presentato una petizione chiedendo alle autorità cinesi di indagare sull'acquisto del vaccino Sinovac COVID-19 da parte del governo thailandese e di sospenderne la vendita. La petizione, inoltre, precisava che il governo thailandese non è trasparente rispetto alla compravendita di vaccini dalla Cina.

Thalufah si è anche recato all'edificio delle Nazioni Unite, domenica 21 agosto, per presentare una petizione all'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) e per chiedere allo stesso di investigare sulle violazioni dei diritti umani nell'ultimo anno in Thailandia, specialmente all'interno del sistema giudiziario. Inoltre, il gruppo ha chiesto alle Nazioni Unite di inviare una lettera al governo thailandese sollevando preoccupazioni sulle violazioni e invitandolo a seguire i principi internazionali. I membri del gruppo sperano che l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite fornisca assistenza agli attivisti pro-democrazia trattenuti in attesa di giudizio con accuse relative all'esercizio della libertà d'espressione e al diritto di riunirsi pacificamente.

Una locandina con il volto del generale Prayut è stata imbrattata con la vernice rossa e gettata vicino al monumento alla Vittoria prima della marcia di protesta del 16 agosto. Foto di Anna Lawattanatrakul / Prachatai.

Protesta a tema sportivo

I manifestanti sono tornati al monumento alla Democrazia domenica 22 agosto, con una protesta a tema sportivo. L'evento è cominciato con una parata guidata da Thanat Thanakitamnuay, ex leader del Comitato Popolare per la Riforma Democratica (PDRC) che di recente si è unito al movimento pro-democrazia, mentre reggeva un cartello con la scritta “Fratellanza popolare.”

Thanat ha perso la vista all'occhio destro dopo essere stato ferito in uno scontro tra dimostranti e polizia di controllo della folla presso l'incrocio Din Daeng il 13 agosto, dopo che la polizia gli ha sparato una tanica di gas lacrimogeno sul viso. La sua famiglia ha giurato di perseguire un'azione legale contro i responsabili delle sue lesioni.

Thanat Thanakitamnuay mentre si unisce alla parata. Foto di Anna Lawattanatrakul / Prachatai.

Durante la protesta sono stati tenuti vari discorsi tra un evento sportivo e l'altro, inclusi tiro alla fune e calcio a 5. Si è anche esibito un gruppo di skater mentre altri manifestanti gettavano la vernice su uno striscione di vinile con il volto del generale Prayut.

Un manifestante mentre fa skateboard vicino al monumento alla Democrazia durante la protesta. Foto di Anna Lawattanatrakul / Prachatai.

29 arresti nello scontro all'incrocio Din Daeng

Nel frattempo, domenica 22 agosto si svolgeva un'altra protesta presso l'incrocio Din Daeng. Il gruppo di manifestanti oggi conosciuti come “Thalu Gaz” (“Perforare il gas”) si è scontrato con la polizia di controllo della folla ferma di fronte alla sede del dipartimento della Royal Thai Army Band, lanciando bombe fumogene con palline da ping pong e biglie contro i cordoni della polizia. La polizia ha reagito con proiettili di gomma, idranti e un'arma sonica non letale chiamata Long-Range Acoustic Device (LRAD).

I dimostranti, molti dei quali guidavano delle moto, cercavano di oltrepassare i cordoni della polizia per raggiungere la sede del primo reggimento di fanteria e chiedere le dimissioni del generale Prayut.

La polizia per il controllo della folla era ferma anche davanti al Veterans General Hospital con due camion con idranti. Alle 18:10 ha costretto i manifestanti alla ritirata lanciando gas lacrimogeno, proiettili di gomma e getti di cannoni ad acqua.

L'incrocio Din Daeng è stato un luogo di scontri giornalieri tra manifestanti e polizia per il controllo della folla nell'ultima settimana, in quanto i dimostranti hanno cercato ripetutamente di penetrare i cordoni della polizia per raggiungere la sede del primo reggimento di fanteria, dove vive il generale Prayut.

Thai Lawyers for Human Rights (TLHR), un'organizzazione thailandese per i diritti umani, riporta [th] che almeno 42 persone sono state arrestate in seguito alle proteste di domenica.

L'organizzazione TLHR ha dichiarato che 19 delle persone arrestate erano minorenni e che almeno 11 sono state ferite durante l'arresto. Sono stati accusati di violazione del decreto di emergenza per aver organizzato un'assemblea con più di 10 persone e di disturbo della quiete pubblica. Una persona è stata accusata di possedere un'arma, mentre un'altra è stata accusata di avere un ordigno esplosivo.

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